Revolution 9

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Revolution 9
Artista The Beatles
Autore/i Lennon-McCartney
Genere Musica sperimentale
Musica concreta
Edito da Apple Records
Pubblicazione
Incisione The Beatles
Data 22 novembre 1968
Negli USA l'album è stato pubblicato il 25 novembre 1968
Durata 8:22
Note registrato maggio/giugno 1968
The Beatles – tracce
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« Number nine, number nine, number nine... »

Revolution 9 è la penultima traccia dell'album The Beatles (anche noto come White Album) del 1968.

Il brano è una sequenza di colpi di clacson, grida e altri rumori alternati a fraseggi di pianoforte e un dipendente della EMI che, testando un nastro, ripete la frase number nine, number nine...

Origine e storia[modifica | modifica wikitesto]

Lennon e Ono dichiararono di aver inteso il pezzo (in correlazione con la quasi omonima Revolution) come un omaggio ai tumulti del Maggio parigino del 1968, ma lo stesso Lennon ammise anche che in parte si trattava di una risposta polemica all'inclusione nel White Album di brani di McCartney che Lennon non riteneva appropriati per i Beatles, come Ob-La-Di, Ob-La-Da.

Musica e arrangiamento[modifica | modifica wikitesto]

Fu una registrazione sperimentale dei Beatles, costituita da suoni di diverso genere (dialoghi, rumori, frasi musicali) uniti in un brano unico; con la durata di oltre 8 minuti, rappresentò il pezzo più lungo dell'intera discografia dei Beatles. Revolution 9 (ufficialmente firmato Lennon-McCartney) fu realizzato principalmente da Lennon insieme a Yoko Ono, alla cui influenza si deve certamente la natura sperimentale e avant garde di questo brano. Non a caso le sonorità del brano furono ispirate dalla ricerca musicale di John Cage, di Edgard Varèse e di Karlheinz Stockhausen.

Mentre George Harrison e Ringo Starr contribuirono in qualche misura alla realizzazione del brano, McCartney e il produttore George Martin opposero una forte resistenza alla sua pubblicazione.

Struttura e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il brano si apre con una conversazione fra George Martin e Alistair Taylor; dopo una breve introduzione del piano, una voce maschile incomincia a ripetere in continuazione la frase number nine, number nine, number nine.... Seguono oltre 8 minuti di rumori, che includono voci confuse, grida, il clacson e una frenata di automobile e frammenti di musica orchestrale. Molti suoni sono indecifrabili perché incisi al contrario. Si possono ascoltare anche una lunga serie di dialoghi, apparentemente, privi di senso scambiati fra John Lennon e George Harrison.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

I riferimenti negli omicidi di Charles Manson[modifica | modifica wikitesto]

Revolution 9 è anche noto per essere stato usato nel processo contro il terrorista Charles Manson. L'avvocato Vincent Bugliosi della polizia distrettuale di Los Angeles disse infatti che Manson credeva che il titolo del brano fosse un gioco di parole su "Rivelazione 9" (revelation 9), e si riferisse al racconto biblico dell'Apocalisse. Manson avrebbe identificato i Beatles con i quattro angeli dell'Apocalisse, ritenendo che essi stessero istigando lui e altri seguaci a dar vita a un nuovo ordine mondiale attraverso una "guerra razziale". Già un altro brano dei Beatles, Helter Skelter (questa volta di McCartney) era divenuto famoso per lo stesso motivo.

Altri brani sperimentali dei Beatles[modifica | modifica wikitesto]

Revolution 9 fu certamente il brano più avant garde della produzione beatlesiana. C'è un'altra registrazione, addirittura leggendaria, dello stesso tipo; è meno nota in quanto non è stata pubblicata su nessun album. Si tratta di Carnival of Light, di McCartney, registrata dai Beatles durante le sessioni di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, il 5 gennaio 1967. Questa traccia, della durata di 13:48, fu anch'essa un miscuglio di rumori e suoni di vario tipo, soprattutto ticchettii di orologi. La canzone non è mai stata pubblicata né su album e non ha avuto diffusione neppure in forma di bootleg; si sa comunque che nel 1996 Harrison si è opposto alla sua inclusione nell'album Anthology 2.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alan Aldridge Il libro delle canzoni dei Beatles, Mondadori, 1977
  • Roy Carr & Tony Tyler I favolosi Beatles, Euroclub, 1979

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Alan W. Pollack, Notes on "Revolution 9", in Notes on ... Series, Rijksuniversiteit Groningen.
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