Concerto dei Beatles sul tetto

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1leftarrow blue.svgVoce principale: The Beatles.

Concerto dei Beatles sul tetto
The Beatles' Rooftop Concert
Don't Let Me Down (video).JPG
I Beatles sul tetto della Apple
LuogoApple Corps, 3 Savile Row, Londra, Gran Bretagna
Date30 gennaio 1969
GenereRock
(EN)

«I'd like to say thank you on behalf of the group and ourselves and I hope we've passed the audition.»

(IT)

«Vorrei ringraziare a nome del gruppo e di noi stessi e spero che abbiamo superato l'audizione.»

(John Lennon al termine dell'esibizione)

Il Concerto dei Beatles sul tetto (detto anche "Rooftop Concert") fu l'ultima esibizione pubblica dei Beatles dal vivo. Il 30 gennaio 1969, la band, con l'aggiunta del tastierista Billy Preston, sorprese la città di Londra con un concerto improvvisato sul tetto dell'edificio che ospitava gli uffici della Apple Corps al n° 3 di Savile Row. In 42 minuti, i Beatles suonarono nove take di cinque loro canzoni prima di venire interrotti dalla polizia, chiamata in loco da alcuni residenti infastiditi dal rumore e dalla folla che si era spontaneamente radunata ai piedi dell'edificio. La storica esibizione venne ripresa dal regista Michael Lindsay-Hogg per l'inclusione nel film documentario Let It Be - Un giorno con i Beatles del 1970.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il concerto fu improvvisato, fin dai primi di gennaio i Beatles avevano pianificato di esibirsi dal vivo durante le sessioni per il progetto Get Back/Let It Be.[1] Non è ben chiaro di chi fu l'idea del concerto sul tetto, ma sicuramente il tutto venne deciso pochi giorni prima dell'esibizione, il 26 gennaio durante una riunione alla Apple.[2] George Harrison portò il tastierista Billy Preston come musicista aggiuntivo, nella speranza che un talento estraneo al gruppo avrebbe incoraggiato i compagni a dare il massimo in termini di concentrazione.[3] Ringo Starr ricorda:

«C'era l'idea di suonare dal vivo in qualche posto. Ci stavamo domandando dove saremmo potuti andare — magari il Palladium o il deserto del Sahara. Ma avremmo dovuto portarci dietro tutta la roba, così decidemmo: "Saliamo sul tetto!"[4]»

Nella sua autobiografia intitolata Sound Man, l'ingegnere del suono e produttore Glyn Johns dichiarò che l'idea del concerto sul tetto era stata sua.[5]

L'audio venne registrato impiegando due banchi mixer a 8 piste posizionati nella cantina della Apple[6] dal tecnico Alan Parsons,[7] e il regista Michael Lindsay-Hogg[8] portò la sua troupe sul tetto per catturare ogni immagine del concerto, incluse le reazioni dei passanti in strada.

Quando i Beatles iniziarono a suonare verso mezzogiorno, si creò una certa confusione in strada e nel quartiere con vari passanti incuriositi che guardavano in alto da sotto i cinque piani sottostanti, molti dei quali erano impiegati in pausa pranzo. Mentre la notizia dell'evento si diffondeva, folle di spettatori cominciarono a radunarsi nelle strade e sui tetti degli edifici nelle vicinanze. Mentre la maggior parte rispose positivamente al concerto, la polizia si preoccupò immediatamente per il rumore e il traffico che si andava creando nella zona.[9] Inizialmente, gli impiegati della Apple si rifiutarono di far entrare gli agenti, cedendo solo in seguito dietro minaccia di arresto.[9]

Quando la polizia salì sul tetto, i Beatles si resero conto che il concerto sarebbe stato interrotto a breve, ma continuarono comunque a suonare ancora per svariati minuti.[10] Paul McCartney improvvisò sul testo della sua canzone Get Back per ironizzare sulla situazione: «You've been playing on the roof again, and that's no good, and you know your Mummy doesn't like that... she gets angry... she's gonna have you arrested! Get back!» ("Siete andati ancora a suonare sul tetto, e questo non è bello, sapete che non fa piacere alla vostra mamma... si arrabbia... vi farà arrestare tutti! Tornate indietro!").[11] Il concerto ebbe fine al termine di Get Back, con l'esclamazione scherzosa di John Lennon: «I'd like to say thank you on behalf of the group and ourselves and I hope we've passed the audition» ("Vorrei ringraziare a nome del gruppo e di noi stessi e spero che abbiamo superato l'audizione").[12]

Scaletta concerto[modifica | modifica wikitesto]

Durante il concerto sul tetto della Apple i Beatles e Billy Preston eseguirono i seguenti brani:

  1. Get Back (Lennon/McCartney) – 3:05
  2. I Want You (She's So Heavy) (Lennon/McCartney) – 0:18
  3. Get Back – 3:04
  4. Don't Let Me Down (Lennon/McCartney) – 3:12
  5. I've Got a Feeling (Lennon/McCartney) – 3:30
  6. One After 909 (Lennon/McCartney) – 2:46
  7. Danny Boy (Weatherly) – 0:06
  8. Dig a Pony (Lennon/McCartney) – 3:44
  9. God Save the Queen (brano tradizionale) – 0:32
  10. I've Got a Feeling – 3:33
  11. A Pretty Girl Is like a Melody (Berlin) – 0:05
  12. Don't Let Me Down – 3:19
  13. Get Back – 3:01

L'esibizione iniziò con una prova di Get Back seguita da un applauso educato che probabilmente ricordò a McCartney una partita di cricket perché poi si avvicina al microfono e mormora qualcosa circa il giocatore Ted Dexter della nazionale di cricket.[13] John esclama: «Ci è giunta una richiesta da Martin Luther!»[14], poi la band attacca una seconda versione di Get Back; alla fine del brano Lennon dice: « ...arrivata richiesta per Daisy, Morris e Tommy».[15] Seguono Don't Let Me Down e I've Got a Feeling, al termine di quest'ultima John dice: «Oh mamma mia!... è proprio dura».[16] One After 909 viene seguita da un breve accenno al brano tradizionale Danny Boy, poi una falsa partenza di Dig a Pony con Ringo che si soffia il naso e John che chiede il testo della canzone, e al termine dell'esecuzione si lamenta di avere le mani troppo fredde per suonare gli accordi. Mentre il tecnico Alan Parsons cambia il nastro, i Beatles e Preston strimpellano brevemente God Save the Queen, l'inno nazionale britannico. Seguono seconde versioni di I've Got a Feeling e Don't Let Me Down e la terza ed ultima versione di Get Back, quella disturbata dall'arrivo della polizia. Alla fine Paul ringrazia per l'applauso Maureen Cox, moglie di Ringo Starr («Thanks Mo!»), e Lennon dice la sua celebre battuta conclusiva sull'audizione superata.[17]

La prima esecuzione di I've Got a Feeling, e le registrazioni di One After 909, e Dig a Pony furono poi inserite nell'album Let It Be.[18] Nel 1996, una versione "sul tetto" di Get Back, ultimo brano ad essere suonato dai Beatles dal vivo, è stata inclusa in Anthology 3.[19] Un montaggio delle due take di Don't Let Me Down è stata inclusa in Let It Be... Naked.[20] Durante le prove del concerto, ci fu anche un breve accenno del brano I Want You (She's So Heavy) mentre il cameraman cambiava la pellicola.[senza fonte]

Eredità e riferimenti nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

3 Savile Row, Londra, sul tetto di questo edificio si svolse l'ultimo concerto dei Beatles il 30 gennaio 1969.

Il concerto dei Beatles sul tetto della Apple segnò la fine di un'epoca per molti appassionati di musica e fan del gruppo. La band incise ancora un ultimo album, Abbey Road, ma nel settembre 1969 i Beatles si erano già separati anche se non ufficialmente.[21] Molte delle performance nel concerto, in particolare l'esecuzione di Dig a Pony, mostrano una band ancora in piena forma e vitale, anche se solo momentaneamente.[22] L'esibizione è entrata direttamente nell'immaginario collettivo, ed oltre al concerto stesso, sono diventati iconici anche gli abiti indossati dagli stessi membri del gruppo durante la performance, come l'impermeabile rosso di Ringo Starr e la pelliccia di Yōko Ono indossata da Lennon.[23]

La sequenza dove i The Rutles suonano Get Up and Go nel film-parodia All You Need Is Cash è direttamente ispirata al filmato del "rooftop concert", ed utilizza anche simili inquadrature di ripresa.[24] Nel gennaio 2009, la tribute band The Bootleg Beatles cercò di ripetere il concerto nel medesimo luogo in occasione del quarantesimo anniversario dell'esibizione, ma il permesso fu loro negato dal Westminster City Council.[25]

Nella quinta stagione della serie televisiva I Simpson, l'episodio Il quartetto vocale di Homer, è una parodia dichiarata della storia dei Beatles, dove i "Be Sharps" (Homer, Apu, Barney e il preside Skinner) si esibiscono in un concerto sul tetto del bar di Boe. George Harrison, ospite speciale della puntata in "versione Simpson", passa per caso di lì in auto, si ferma un attimo a guardare e dice: «Lo abbiamo già fatto» sminuendo il tutto. Al termine della canzone, Homer ripete la celebre battuta di John Lennon sull'audizione passata e tutti si mettono a ridere, compreso Barney che però poco dopo esclama: «Non l'ho capita».[26]

Nel film del 2007 Across The Universe, un musical interamente costituito da canzoni dei Beatles, il gruppo di Sadie si esibisce in un concerto sul tetto di un edificio a New York. Lo show viene naturalmente interrotto dalla polizia.[27]

Il gruppo rock irlandese U2 si ispirò al concerto sul tetto dei Beatles per il videoclip della loro canzone Where the Streets Have No Name, esibendosi sul tetto di un palazzo a Los Angeles con conseguente blocco del traffico e folla di curiosi.

Il 15 luglio 2009, Paul McCartney si esibì a sorpresa in un mini-concerto a Manhattan dal tendone dell'Ed Sullivan Theater, dove poco prima aveva registrato una performance per il Late Show with David Letterman. Notizie dell'evento iniziarono a circolare via Twitter e grazie al passaparola, si radunò in loco una folla di curiosi ed appassionati, e la strada venne transennata per permettere l'afflusso di gente.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lewisohn, 1992, pag. 306–307
  2. ^ Lewisohn, 1996, pag. 312
  3. ^ Lewisohn, 1992, pag. 307
  4. ^ The Beatles, Anthology, 2000, pag. 321
  5. ^ Glyn Johns, Sound Man, Penguin Publishing Group, 2015, p. 129, ISBN 978-0-14-751657-2.
  6. ^ Kevin Ryan e Brian Kehew, Recording the Beatles: the studio equipment and techniques used to create their classic albums, Curvebender, 2006, p. 518, ISBN 978-0-9785200-0-7.
  7. ^ Perone, 2005, pag. 5
  8. ^ Everett, 1999, pag. 216
  9. ^ a b Beatles rooftop birthday:It's 40 years since the fab four's last ever concert, BBC, 30 gennaio 2008. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  10. ^ Perone, 2005, pp. 5–6
  11. ^ Dave Lifton, 44 YEARS AGO: THE BEATLES PERFORM LIVE FOR THE LAST TIME, ON A LONDON ROOFTOP, Ultimate Classic Rock. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  12. ^ Everett, 1999, pag. 222
  13. ^ Lewisohn, 1996, pag. 312
  14. ^ Lewisohn, 1996, pag. 312
  15. ^ Lewisohn, 1996, pag. 312
  16. ^ Lewisohn, 1996, pag. 312
  17. ^ Lewisohn, 1996, pag. 313
  18. ^ Everett, 1999, pag. 219
  19. ^ MacDonald, 2005, pag. 334
  20. ^ Beatles Bible
  21. ^ Paul McCartney: "I Want to Live in Peace", in Life Magazine, 7 novembre 1969.
  22. ^ MacDonald, 2005, pag. 331
  23. ^ John aveva chiesto in prestito la pelliccia perché era un giornata molto ventosa e sul tetto faceva abbastanza freddo.
  24. ^ Ladies and Gentlemen : The Rutles!, in CD Review, vol. 12, 1–9, p. 80.
  25. ^ Subhajit Banerjee, The Beatles rooftop concert: It was 40 years ago today, in The Telegraph, 30 gennaio 2009. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  26. ^ Asawin Suebsaeng, 8 Videos to Commemorate the Beatles' Final Concert, 43 Years Later, in Mother Jones, 30 gennaio 2012. URL consultato il 30 gennaio 2014.
  27. ^ Roger Ebert, Roger Ebert's Movie Yearbook 2010, Andrews McMeel Publishing, 2009, p. 1, ISBN 978-0-7407-9218-2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Beatles, The Beatles Anthology, Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-03784-6 (The Beatles Anthology, Chronicle Books, San Francisco, 2000)
  • (EN) Everett, Walter. The Beatles as Musicians: Revolver through the Anthology, Oxford University Press, 1999, ISBN 978-0-19-512941-0
  • (EN) MacDonald, Ian. Revolution in the Head: The Beatles' Records and the Sixties, 2005, Chicago Review Press, ISBN 978-1-55652-733-3
  • (EN) Lewisohn, Mark. The Complete Beatles Chronicle:The Definitive Day-By-Day Guide To the Beatles' Entire Career, 1992, Chicago Review Press, ISBN 978-1-56976-534-0
  • Lewisohn, Mark. La grande storia dei Beatles, 1996, Giunti, ISBN 88-09-20853-6
  • (EN) Perone, James. Woodstock: An Encyclopedia of the Music and Art Fair – American history through music, 2005, Greenwood Publishing Group, ISBN 978-0-313-33057-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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