Paternò (famiglia)

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Paternò
Paternò famiglia stemma.jpg
campo d'oro, ai quattro pali di rosso e la banda d'azzurro, attraversante sul tutto, coronata all'antica dello stesso.
StatoBandiera del Regno di Sicilia 4.svg Regno di Sicilia

Bandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
Due Sicilie Regno delle Due Sicilie

Italia Italia
Casata principaleCasa di Barcellona-Aragona
Titoli
  • Principi di Biscari
  • Principi di Sperlinga dei Manganelli
  • Principi di Valsavoja
  • Duchi di Roccaromana
  • Duchi di Carcaci
  • Duchi di San Nicola
  • Duchi di Pozzomauro
  • Duchi del Palazzo
  • Duchi di Furnari
  • Marchesi del Toscano
  • Marchesi di Sangiuliano
  • Marchesi di Capizzi
  • Marchesi di Raddusa
  • Marchesi di Manchi di Bilici
  • Marchesi di Spedalotto
  • Marchesi di Reggiovanni
  • Marchesi di Sessa
  • Conti di Butera
  • Conti di Martana
  • Conti di Buccheri
  • Conti di Montecupo
  • Conti di Prades
  • Conti del Grado
  • Baroni del Burgio
  • Baroni di Pantano Salso
  • Baroni della Terza Dogana
  • Baroni della Floresta
  • Baroni di Biscari
  • Baroni di Granieri
  • Baroni dei Porti e delle Marine della Val di Noto
  • Baroni di Belmonte
  • Baroni di Oxina
  • Baroni di Ramione
  • Baroni di Mangalaviti
  • Baroni dei Sollazzi di Troina
  • Baroni di Gesso Polena
  • Baroni di Cuba
  • Baroni di Aragona
  • Baroni di Sparacogna
  • Baroni delli Manganelli
  • Baroni del Mastronotariato
  • Baroni di Imbaccari e Mirabella
  • Baroni di Pettineo
  • Baroni di Raddusa e Destri
  • Baroni di Spedalotto
  • Baroni di Reggiovanni
  • Baroni di Pollicarini
  • Baroni di Bicocca
  • Baroni di Villasmundo
  • Baroni di Gallitano
  • Baroni di Sant'Alessio
  • Baroni di Salamone
  • Baroni di Aci Ficarazzi
  • Baroni di Sciortavilla
  • Baroni di Baldi
  • Baroni di Placa Bajana
  • Baroni di San Cono
  • Baroni di Sangiuliano
  • Baroni di Armiggi
  • Baroni di Regalcaccia e Spinagallo
  • Baroni di Bidani
  • Baroni di Intorrella
  • Baroni di Scala
  • Baroni di Rigilifi
  • Baroni di Xiruca e delli Canali
  • Baroni di Piraino
  • Baroni di Misilindino
  • Baroni di Vallone
  • Signori di Paternò
  • Signori di Mongiolino
  • Signori di Marianopoli
  • Signori di Mottacamastra
  • Signori di Capizzi
  • Signori di Alzacuda
  • Signori di Migaido
  • Signori di Bidani
  • Signori di Gulfo
  • Signori di Pionica e San Martino
  • Signori di Culcasi
  • Signori di Gatta
  • Signori di Toscano
FondatoreRoberto d'Embrun
Data di fondazioneXI secolo
EtniaItaliana, Siciliana, Aragonese, Normanna
Rami cadetti
  • Paternò di Manganelli
  • Paternò di Roccaromana
  • Paternò del Toscano
  • Paternò di Sessa
  • Amico Paternò del Grado
  • Paternò Castello di Biscari
  • Paternò Castello di Carcaci
  • Paternò Castello di Sangiuliano
  • Moncada Paternò Castello di Valsavoja
  • Paternò di Raddusa
  • Paternò di Spedalotto
  • Paternò di San Nicola

I Paternò sono una famiglia della nobiltà siciliana, fra le più importanti e antiche dell'aristocrazia italiana, che affonda le sue radici agli albori del secolo XI. Nel corso della sua storia i suoi membri sono stati insigniti di molteplici titoli nobiliari legati a numerosi feudi, e discende da tre antiche casate reali: quella dei conti di Barcellona poi re d'Aragona, dei conti di Provenza e degli Altavilla in Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo capostipite fu Roberto d'Embrun, appartenente alla casa dei Conti di Barcellona, nella quale si erano estinti i conti di Provenza, conferendovi i loro feudi e i loro titoli. Roberto partecipò alla conquista normanna della Sicilia condotta da Ruggero d'Altavilla intorno al 1070, ottenendo i feudi di Paternò e di Buccheri, nuclei di vasti possedimenti che rimasero in possesso della famiglia fino al 1167.

Secondo alcune ipotesi, egli assunse il cognome Paternò a seguito della conquista della omonima cittadina.[1] Secondo altre, invece, la discendenza di Roberto d'Embrun assunse il cognome Paternò perché Costantino I, figlio di Roberto d'Embrun e già Conte di Buccheri sposò Maria, Contessa di Paternò e figlia di Flandina d'Altavilla e Ugone di Circea.

Egli, quindi, essendosi questo ramo della Casa di Barcellona definitivamente trapiantato in Sicilia, avrebbe cognomizzato l'importante predicato di sua moglie in "de Paternione". Cosa che similmente accadde ai Conti di Barcellona che mutarono loro nome in Aragona perché un loro membro sposò Petronilla, l'ultima discendente della casa d'Aragona.

Questo matrimonio fra Costantino I e Maria, inoltre, spiegherebbe anche i grandi onori che i Paternò ebbero dai Normanni fin dall'origine della loro storia siciliana, anche prima del successivo e secondo matrimonio (1161) fra un altro membro della famiglia Paternò (Costantino II de Paternione) con un'altra discendente della Casa Altavilla (Matilde d'Avenel, nipote di Rainulfo di Alife).

A Roberto d'Embrun successe il nipote Roberto II Paternò, e a questi il figlio, citato sopra, il miles Costantino II de Paternione († 1168), signore di Buccheri, conte di Butera e Martana,[2], testimone in almeno due diplomi di Simone il Guiscardo (rispettivamente datati 5-VIII-1143 e 30-XI-1148),[3] il quale sposò Matilde dell'Aquila, Drengot ed Altavilla, contessa di Avenel, pronipote di Ruggero d'Altavilla.[4] Lo stemma dei Paternò fu collocato, per ordine del Gran Conte Ruggero, sul portale del duomo di Catania insieme a quelli del re normanno e della città.

Già nell'XI secolo ebbero i titoli di Conte di Buccheri, Conte di Butera e Conte di Martana, e a partire dall'epoca aragonese furono infeudati di un numero vasto di quelle grandi e popolate baronie che venivano concesse solo alle più importanti famiglie del regno.

I Paternò ebbero onori e gloria sotto i Normanni, attraversarono un periodo più buio sotto gli Svevi, ma con gli Aragona (1282-1516) e con il successivo lungo periodo vicereale spagnolo (1516-1713), il quadro cambiò completamente e la rilevanza che questa Casa aveva avuto sotto i Normanni fu riconquistata, se non addirittura superata.

I suoi membri divennero protagonisti delle vicende catanesi, tanto che l'Enciclopedia Treccani così ricorda: "... furono dotati di feudi ed onori dai Re Aragonesi... questa famiglia rapidamente ascese a grande autorità, impadronendosi del Governo Civile di Catania...".

Fra il XII ed il XX secolo ebbero infeudate circa sessanta baronie, fra le quali ricordiamo quelle di Pettineo (titolo creato nel 1170, il piu antico del Regno di Sicilia); nonché quelle del Burgio (1292), delle Saline (1292), di Regiovanni (1296), del Pantano di Catania (1340), della Nicchiara (1392), di Mirabella Imbaccari (1422), di Graneri (1453), di Sparacogna (1478), di Aragona (1479), di Spedalotto (1490), di Raddusa (1503), di Destra (1503), ecc.

Agli inizi del XV secolo la famiglia si divise in tre rami principali, con i tre fratelli:

  • Nicola detto “il Maggiore” (morto nel 1428), primo Barone della Floresta (dal 26 marzo del 1399), primo Barone della Terza Dogana (dal 1423), Giudice di Catania (1422), Regio Consigliere, sposò Alvira Reggio, figlia di Jacinta di Mantova. Da lui discendono le Linee ancora esistenti: Principi di Sperlinga dei Manganelli; Duchi di Roccaromana e Marchesi del Toscano; Marchesi di Sessa.
  • Benedetto (Barone del Pantano Salso). Da lui discende una Linea estinta nel XVI secolo.
  • Gualterio, quinto Barone del Burgio, Barone dei Porti e delle Marine di Val di Noto, Barone di Imbaccari, ambasciatore degli Aragona presso il papa Martino V. Costui aveva sposato Elisabetta Ventimiglia del castello Maniaci, discendente dalla celebre casata degli Aragona e dagli Svevi. Da Gualterio discendono le Linee ancora esistenti dei: Principi di Biscari; Principi d'Emmanuel; Duchi di Carcaci; Marchesi di San Giuliano; Principi di Val di Savoja; Marchesi di Raddusa; Marchesi di Regiovanni e di Spedalotto; Duchi di San Nicola, Duchi di Pozzomauro e Conti di Montecupo.

Nel XV secolo Benedetto Paternò, secondo barone della Floresta, ottenne per la città di Catania il privilegio del buxolo, ossia l'autonomia amministrativa dal potere regio. Le cariche più importanti nel Governo di Catania, erano quelle di Patrizio, Capitano Giustiziere, Senatore ed Ambasciatore. Chi ricopriva queste cariche, governava Catania. Ebbene, per ricoprire queste cariche, bisognava appartenere alla Mastra Nobile, che era l'Istituzione alla quale apparteneva l'antica aristocrazia catanese e dalla quale il Re attingeva per effettuare queste nomine.

Il surricordato Benedetto, con il privilegio del Buxolo (Bussolotto) ottenne che la Mastra Nobile ogni anno avrebbe preparato un elenco di venti persone e che poi, con una estrazione a sorte (bussolo), si sarebbe proceduto ad attribuire ciascun nome di quei venti alle suddette cariche. Quindi, chi controllava la Mastra, avrebbe controllato la preparazione della lista dei venti e quindi avrebbe controllato l'insieme del potere di Catania.

Ebbene, nella Mastra Nobile, come ricorda la Enciclopedia Treccani (voce Paternò, vol. XXVI) «  ... i Paternò erano iscritti come famiglia più antica e nella quale, vi dominavano al punto da farne escludere chiunque ad essi non piacesse e da impedire a chiunque di poter far parte dei nobili e del Governo della città di Catania senza il loro consenso». Tanto è che ogni anno, e per vari secoli, vi era almeno un membro della Casa Paternò che occupava una delle suddette cariche.

Inoltre, in questi lontani secoli, i membri di questa Casa occuparono tutti i più importanti ruoli che davano potere su tutto il Regno. Furono più volte e con più loro esponenti, Presidente del Regno, ed a volte con funzioni Vicereali, furono Strategoti di Messina (la seconda carica del Regno); Mastro Giustiziere, Gran Camerario, Vicario Generale del Regno, Giudici della Gran Corte, ecc. Numerosi di loro furono, nel campo ecclesiastico, Vescovi, Arcivescovi o Cardinali.

Attenta fu anche la loro strategia matrimoniale. Come disse il Mugnos nel suo "Teatro Genealogico delle Famiglia nobili di Sicilia" (1650, vol. terzo, pag. 26), "più facil cosa sarebbe notare alcuna Famiglia delle Principali di Sicilia, con le quali non habbiano cognitione esservi apparentata, che raccontare tutte le casate che possano confessare haver dato, e ricevuto, uno o più quarti della famiglia Paternò... ".

Roberto Paternò, 8º principe di Biscari (1790-1857) ritratto da Giuseppe Gandolfo
Antonino Paternò Castello, 6º marchese di Sanguliano (1852-1914), Ministro degli Esteri del Regno d'Italia

Elencare tutte le alleanze principali sarebbe perciò complesso. Fra le famiglie del più antico patriziato catanese e siciliano in genere, possiamo ricordare gli Statella, i Gravina, i La Valle, gli Asmundo. Ed a queste vanno aggiunte, e sempre per rimanere nel contesto delle più antiche Casate siciliane, i Bonello i Maletta, gli Spadafora, i Ventimiglia Maniaci, i Platamone, i Gravina Cruillas, i Bonanno, Chiaramonte, gli Alliata, i Bonaccorsi, i Branciforte, i Grifeo, i Guttadauro, gli Artale (discendenti dai Normanni), i Lanza, i Moncada, i Monroy, i Nicolacci, i Notarbartolo, gli Stagno, i Trigona, i Vanni d'Archirafi, ecc. Ma non solo siciliane o italiane furono le famiglie con le quali i Paternò strinsero alleanze. I Caracciolo, i Carignani, i Filingeri, gli Imperiali, i de Liguoro, i Gaetani, i Serra, i Sersale, gli Spinelli, i Borghese, i Cattaneo, i Corsini, i Marcello, i del Pezzo, i Savelli (discendenti da varie Case Sovrane), i Riario Sforza, sono infatti solo alcune delle innumerevoli famiglie con le quali i Paternò si sono imparentati. E, fra queste, non vanno dimenticate anche alcune Casate Reali, come quella dei Normanni, degli Aragona (Gonzales Paternò sposò Isabella d'Aragona, pronipote di Re Juan di Navarra e di Aragona e figlia di Alfonso, Conte di Ribacorge), degli Ibanez de Mendoza, Marchesi di Mondejar e dei Savoia-Aosta. E tutto ciò senza considerare i mille intrecci fra vari membri della stessa Casa Paternò.

Nel XVII secolo la Linea Biscari che discese da Gualtiero, Barone di Imbaccari, e le Linee che a loro volta gemmarono dalla Linea Biscari assunsero il cognome di "Paternò Castello" in seguito al matrimonio fra un membro della Casa Biscari con l'ultima erede della Casata dei Castello.

Nel 1633 i Paternò furono la prima famiglia catanese ad ottenere il titolo di Principe, quello di Principe di Biscari, e tra le prime in Sicilia.

Il casato ottenne anche molti altri titoli nobiliari, fra i quali si ricordano quelli di Principi di Sperlinga dei Manganelli (estintosi questo ramo, che era il primogenito, nella famiglia Borghese con il matrimonio del 1927 tra Angela Paternò, dama di corte di S.M. la Regina d'Italia, VII principessa di Sperlinga dei Manganelli con Flavio Principe Borghese, XII principe di Sulmona), Principi di Valsavoja, Principi d'Emmanuel, Duchi di Carcaci, di Roccaromana, di San Nicola e di Pozzomauro, Marchesi di Raddusa, di San Giuliano, di Casanova, di Sant'Alessio, di Papale, di Graniti, di Gallodoro e di Motta Camastra (30 luglio 1783) e di Pollicarini (6 giugno 1783), di Regiovanni, di Sessa, del Toscano, Conti di Montecupo e Casanova (1727); Baroni di Binvini (XIV sec); Baroni di Belliscari (XIV sec.); Baroni di Cuba (XIII sec) e Maucino (XIV sec.); Baroni d'Aragona (XV sec), ecc. I Paternò furono anche Pari del Regno di Sicilia.

I membri della famiglia ebbero importanti cariche nell'ambito del governo della Sicilia e furono insigniti dei seguenti ordini cavallereschi: Cavalieri del Cingolo Militare e dello Speron d'Oro, dell'Ordine di Santiago di San Giacomo della Spada, del Ordine Supremo della Santissima Annunziata, dell'Insigne e reale ordine di San Gennaro, dell'Ordine Imperiale di Santo Stanislao (Russia), dell Ordine di Sant'Anna). Furono di diritto Grandi di Spagna in quanto pretori di Palermo. Alla metà del XV secolo entrarono a far parte dell'ordine di Malta, cui diedero un Luogotenente del Gran Maestro dell'Ordine di Malta e tre Gran Priori.

La famiglia giunse a possedere, agli inizi del Seicento, 48 diversi feudi con mero e misto imperio[1] e nel corso della sua storia ottenne 170 feudi principali, avendo diritto a sei seggi ereditari nel parlamento siciliano, di più cioè di qualunque altra famiglia di Napoli o di Sicilia.

Al momento dell'abolizione della feudalità, nel 1812, la famiglia possedeva 80 000 ettari di territorio e cinque seggi ereditari al Parlamento, undici fra città e terre in vassallaggio con circa 20 000 sudditi, ventisei feudi con mero e misto imperio, ecc.[1]

Ramificazione della famiglia Paternò[modifica | modifica wikitesto]

Roberto d'Embrun
 │
 └─── Conti di Butera, Conti di Martana, Baroni della Floresta, Baroni del Burgio e Imbaccari (XI-XIII sec.)
      │
      ├── Baroni della Terza Dogana e dei Manganelli (ramo estinto nel 1603)
      │   │
      │   ├── Principi di Sperlinga dei Manganelli, Duchi di Palazzo,
      │   │   Baroni dei Manganelli, Baroni del Mastronotariato (ramo estinto nel 1973)
      │   │   (il titolo di Principe di Sperlinga dei Manganelli passa per matrimonio ai Principi
      │   │   Borghese, Principi di Sulmona)
      │   │
      │   └── Duchi di Roccaromana, Marchesi del Toscano
      │       │
      │       ├── Amico Paternò, Conti Paternò del Grado
      │       │
      │       ├── Marchesi di Sessa, Marchesi Paternò Asmundo, Baroni di Villasmundo, etc.
      │       │
      │       └── Duchi di Furnari, Baroni di Aci Ficarazzi (ramo estinto nel XX secolo) 
      │       │
      │       └── Paternò Abbatelli, Baroni di San Cono 
      │
      ├── Baroni del Pantano Salso (linea estinta nel XVI secolo)
      │
      └── Baroni del Burgio e di Imbaccari 
          │ 
          ├──│
          │  ├── Paternò Castello, Principi di Biscari, Baroni di Imbaccari, Mirabella
          │  │   │   Aragona, Baldi, Sciortavilla, Cuba e Sparacogna
          │  │   │
          │  │   └── Paternò Castello e Maniaci di San Giorgio, Duchi di Carcaci, Baroni di Placa e Bajana
          │  │       │
          │  │       └── Paternò Castello, Baroni della Bicocca
          │  │
          │  ├── Paternò Castello, Marchesi di Sangiuliano, Marchesi di Capizzi,
          │  │   Baroni di Sangiuliano, Baroni di Pollicarini, Signori di Mottacamastra, etc. 
          │  │   │
          │  │   └── Paternò Castello (dal 1707 Moncada Paternò Castello), Principi di Valsavoja
          │  │
          │  └── Paternò Castello, Baroni di Sant'Alessio e Salamone (ramo estinto nel 1831)
          │
          ├── Marchesi di Raddusa, Marchesi di Manchi di Bilici e Signori di Marianopoli
          │   │ 
          │   └── Paternò Ventimiglia, Marchesi di Spedalotto, Marchesi di Reggiovanni,
          │       Conti di Prades, Baroni di Pettineo, Baroni di Gallitano, Signori di Alzacuda, etc. 
          │
          ├── Baroni di Vallone (ramo estinto nel XVIII secolo)
          │ 
          └── Duchi di San Nicola, Duchi di Pozzomauro, Marchesi di Casanova, Conti di Montecupo.
              Con D.M. 23.11.1892 la Consulta Araldica del Regno dichiarò
              spettare a questa Linea il titolo di Principe di Presicce.
              Infine, a questa Linea (pareri Commissione Araldica per le Province
              Napolitane e Giunta Araldica Centrale del Corpo della Nobiltà Italiana),
              è stato riconosciuto il diritto alla rinnovazione del titolo di Principe di Cerenzia.
Ignazio Paternò Castello (1719-1786), 5º principe di Biscari, archeologo, mecenate, collezionista, fondatore del celebre Museo Biscari a Catania

Principi di Biscari (1633)[modifica | modifica wikitesto]

Armi della Casa Paternò

« (Catania) Ad Agatino Paternò Castello dei principi di Biscari comandante la guardia nazionale nel MDCCCXLIX pongono questa conoscente memoria i Catanesi perché non sia dimenticata la magnanima risposta che egli diede al Satriano persuadente la resa della ribellata città: "Coi Borboni non si patteggia". »

(Epigrafe di Mario Rapisardi)
  • Agatino Paternò-Castello, I principe di Biscari dal 1633 (1594 - 1675)
  • Vincenzo, II principe di Biscari (1630-1675)
  • Ignazio, III principe di Biscari (1651-1700)
  • Vincenzo, IV principe di Biscari (1685 - 1749)
  • Ignazio, V principe di Biscari (1719-1786)
  • Vincenzo, VI principe di Biscari (1743-1813)
  • Ignazio, VII principe di Biscari (1781-1844)
  • Roberto Vincenzo, VIII principe di Biscari (1790-1857)
  • Francesco Vincenzo, IX principe di Biscari (1816-1867)
  • Roberto Vincenzo, X principe di Biscari (1860-1930)
  • Roberto Vincenzo, (cugino del precedente), XI principe di Biscari (1872-1947)
  • Giuseppe, XII principe di Biscari (1908-...)
  • Ignazio, XIII principe di Biscari (1913-1963)
  • Roberto, XIV principe di Biscari (1945- vivente) (abdicato)
  • Ignazio, XV principe di Biscari (1973-vivente)
  • Thorbjorn Paternò Castello Guttadauro di Valencia d'Ayerbe d'Aragona di Carcaci e d'Emmanuel (1972-vivente)

Disputa tra Ignazio e Thorbjorn dal 2006, la nobiltà canonica appoggia Ignazio.

Arma[modifica | modifica wikitesto]

Blasonatura: campo d'oro, ai quattro pali di rosso e la banda d'azzurro, attraversante sul tutto.
Corona e manto: di Principe.

Lo stemma della Casa Paternò, come membri cadetti della Casa dei Conti di Barcellona e di Aragona è lo stesso della Casa reale d'Aragona, oggi confluita nella casa di Borbone: campo d'oro, ai quattro pali di rosso, con l' aggiunta una cotissa d'azzurro per segnalarne la derivazione in linea secondogenita. Lo stemma è perciò identico a quello della famiglia Aragona Maiorca, altra linea cadetta della casata Aragona, anch'essa estinta.

Esistono altre blasonature a seconda dei rami della famiglia:

  • Semipartito e troncato; al 1° d’oro a quattro pali di rosso, con banda d’azzurro attraversante (Paternò); al 2° d’azzurro, al castello di tre torri d’oro (Castello); al 3° d’azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3, 2 fra le sbarre ed una nell’angolo sinistro della punta, il tutto d’oro (Guttadauro) (principi d'Emmanuel);
  • Partito di Paternò, ovvero d’oro a quattro pali di rosso, alla banda d’azzurro attraversante (tutti i Paternò) e di Castello, quindi d’azzurro al castello di tre torri d’argento (principi di Biscari);
  • Partito di Paternò e per questo d’oro a quattro pali di rosso, con banda d’azzurro, attraversante; di Castello, che è d’azzurro al castello d’oro torricellato di tre pezzi, fondato sulla pianura erbosa al naturale (marchesi di San Giuliano, duchi di Carcaci).[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giuseppe Paladino, Paternò, Enciclopedia Treccani, 1935. URL consultato il 6 giugno 2015 (archiviato il 21 ottobre 2014).
  2. ^ Del 1168 è una lapide epigrafica, esistente nel Museo di Catania e scoperta nel 1737. La studiò a suo tempo Vito Maria Amico con Giacinto Paternò Bonaiuto. L'Amico nel 1757 ne riferì la scoperta nel "Lexicon siculum" trascrivendo le parole, poi tradotte dal Gioacchino Di Marzo nel "Dizionario topografico della Sicilia" del 1856 (vol. II, pp. 322-323): «Tagliando una strada in Catania nell'anno 1730 al lato settentrionale del collegio della compagnia di Gesù, s'imbatterono gli operai in una lapide infranta, nella quale, recatami, lessi in grandi lettere gotiche «... DE PATERNIONE. MILITI. VIRO. ARMIS. EGREGIO. BV... RTANAE. COMITI. ROBERTI. FILIO. MATHILDIS. UXOR. ... POSUIT DIE VIII APRILIS ANNO M. C. LXVIII ». Cioè: Constantino De Paternione Militi Viro Armis Egregio Bucherii et Partanae Comiti Roberti Filio Mathildis Uxor Moerens Posuit VIII Aprilis Anno MCLXVIII. "BV" fu interpretata BVCCHERII piuttosto che Butere (cioè Butera) o Buxemi (cioè Buscemi), poiché i biografi del '600 (Scipione Paternò e Colonna, e P. Giuseppe Paternò), ricostruendo l'albero genealogico dei Paternò, avevano affermato che il primo Roberto Paternò, coetaneo del Granconte Ruggero, era stato signore di Bucchieri (oggi Buccheri). Tuttavia i nuovi studi di Antonio Varvaro Bruno ricostruirono il senso della lapide così: « CONSTANTINO DE PARTENIONE MILITI VIRO ARMIS EGREGIO BVTERE CUM MARTANE COMITI ROBERTI FILIO MATHILDIS UXOR MOESTISSIMA POSUIT DIE VIII APRILIS ANNO M. C. LXVIII ».
  3. ^ Simone, era un parente di Costantino, in quanto nato dalle seconde nozze di Flandina d'Altavilla con Enrico del Vasto, suocera di Roberto d'Embrun.
  4. ^ Cfr. Antonio Varvaro Bruno, Nuove indagini sulla Contea di Paternò e Butera nel sec. XII, in "Rivista Araldica", 1931, p. 541; G. Carrelli, Hauteville e Paternò, in "Rivista Araldica", 1932, p. 396; A. Varvaro Bruno, Hauteville e Paternò, in "Rivista Araldica", n. 1, 20 gennaio 1933, p. 3; A. Varvaro Bruno, Partanna e la lapide dei Paternò nel museo Biscari di Catania, "Archivio Storico Siciliano, Palermo s. 3, vol. 5 (1953), pp. 209-243; Id., Partanna nella storia, nell'arte, nella fede e nel folclore, Palermo, Scuola Grafica “Don Orione”, 1954.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Abate, A. “Esequie del Duca di Carcaci” Catania 1854
  • Agnello, G. “Il Museo Biscari di Catania nella Storia della Cultura Illuministica del ‘700” in Archivio Storico della Sicilia Orientale, 1957, a. X p. 142
  • Amico, “Catana Illustrata”, 1741
  • Amico, “Sicilia Sacra” 1742
  • Maria Concetta Calabrese, I Paternò di Raddusa, C.U.E.C.M. 1998
  • G. Carrelli, Hauteville e Paternò, in Rivista Araldica, n.3, 1932
  • Enciclopedia Treccani Vol. XXVI, voce "Paternò", curata dal prof. Giuseppe Paladino dell'Università di Catania
  • Francesco Gioeni, Genealogia dei Paternò, Palermo, 1680
  • G. Libertini, Il Museo Biscari, Milano 1930.
  • V. Librando, Il Palazzo Biscari in Cronache di archeologia e di storia dell'arte, 3, 1964, p. 104 e ss.
  • Denis Mack Smith, “Storia della Sicilia Medioevale e moderna”, Universale Laterza (1970) pp. 376–377.
  • Filadelfo Mugnos, Theatro Genealogico, 1650, s.v. "Paternò" p. 27
  • Filadelfo Mugnos, Teatro della nobiltà del mondo, 1654, s.v. "Paternò", p. 297
  • Muscia, Sicilia Nobile, 1408, s.v. "Paternò
  • Alvaro Paternò, Genealogia Domus Paternionum, 1525 (Archivio Paternò presso il Comune di Catania)
  • Scipione Paternò e Colonna, Storiografia della Casa Paternò, Catania. 1642
  • Francesco Paternò di Carcaci, I Paternò di Sicilia, Catania, 1935.
  • Vincenzo Notaro Russo, Genealogia della Casa Paternò, 1721, - Archivio Comune di Catania
  • Gaetano Savasta, Storia di Paternò, Catania 1905
  • F. Ughello, Antonius Paternò, nobilis neapolitanus, Palermo,1729
  • Bruno Varvaro, Nuove indagini sulla contea di Paternò e Butera nel sec. XII, in Rivista Araldica, n. 4 - dicembre 1931
  • Bruno Varvaro, Hauteville e Paternò in Rivista Araldica, n. 1 - 20 gennaio 1933
  • G.E. Paternò di Sessa, F. Paternò, "Dell'origine regia e aragonese dei Paternò di Sicilia", in Rivista Araldica, Fascicolo n. 6, giugno 1913
  • Salvatore Distefano, Ragusa Nobilissima - Una famiglia della Contea di Modica attraverso le fonti e i documenti d'archivio, contributo alla Historia Familiae Baronum Cutaliae, Ancillae et Fundi S. Laurentii, RICERCHE (2006), 109-160, a pag. 128 si ricorda che Eleonora Paternò e Tornabene, vedova Biscari, sposò Guglielmo Distefano, duca di San Lorenzo.
  • Librando, V. “Il Palazzo Biscari” in Cronache di Archeologia e di Storia dell'Arte, 1964, n. 3 p. 104 e ss.
  • Guzzetta, G.: “Per la gloria di Catania: Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari” Agorà, luglio- settembre 2001
  • Carlo Alberto Garufi, “Archivio Storico della Sicilia Orientale”, anno IX, 1912
  • Carlo Alberto Garufi, “Gli Aleramici ed i Normanni” Palermo 1910, Vol. I
  • Francesco Paternò Castello, Saggio storico-politico sulla Sicilia dal cominciamento del secolo 19 sino al 1830, Catania, 1848
  • Giuseppe Paternò de' Spedalotto, I Paternò. Cenno storico, Palermo, 1880

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