Ignazio Paternò Castello

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Ignazio Paternò Castello
Portret van Ignazio Paternò Castello, prins van Biscari, RP-P-1909-5475.jpg
Il principe di Biscari in una incisione dell'epoca
Principe di Biscari
Stemma
In carica 1750 –
1786
Predecessore Vincenzo Paternò Castello, Paternò e Tornambene
Successore Vincenzo Ignazio Paternò Castello Morso
Nome completo Ignazio Vincenzo
Trattamento Sua Eccellenza
Altri titoli I barone di Alminusa e della terra di S. Anna, I barone di Mandrili e Marcato di Toscanello
Nascita Catania, 24 maggio 1719
Morte Catania, 1º settembre 1786
Dinastia Paternò Castello
Padre Vincenzo Paternò Castello, Paternò e Tornambene
Madre Anna Scammacca Bonajuto
Religione Cattolicesimo

Ignazio Paternò-Castello, V principe di Biscari (Catania, 24 maggio 1719Catania, 1º settembre 1786), è stato un archeologo e mecenate italiano.

Apparteneva alla casa Paternò, fu principe di Biscari; il titolo gli proveniva dal capostipite del ramo dei Biscari, Agatino Paternò Castello, I principe di Biscari (1594-1675).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu tra i fautori della riscoperta dell'anfiteatro, del teatro, della vecchia curia e di alcune terme a Catania. Il suo palazzo si trova presso il porto (palazzo Biscari alla Marina), mentre era proprietario di un grande giardino extra moenia, chiamato "il Labirinto", che avrebbe successivamente costituito il primo nucleo del giardino Bellini. Fece ristrutturare il palazzo Biscari, che adibì a museo[1] e fu visitato da Brydone nel 1771, Goethe nel 1787 e da Vivant Denon.

Promosse gli scavi a Camarina, Siracusa, Lentini e Taormina e anche la costruzione di un ponte sul Simeto[1]. Descrisse le sue scoperte archeologiche in un volume intitolato Viaggio per tutte le antichità della Sicilia[1], pubblicato a Napoli nel 1781.

La fama del Principe era molto vasta, e numerose accademie italiane ed estere procedevano a nominarlo loro socio: nel 1757 l'Accademia del Buon Gusto e quella degli Ereini di Palermo, nel 1762 la Società degli antiquari di Londra, nel 1772 l'Accademia dei trasformati di Noto, nel 1773 la Società dei Palladi di Catania, nel 1775 l'Accademia dei botanofili di Cortona, nel 1776 l'Accademia dei Georgofili e l'Accademia della Crusca di Firenze e quella Peloritana dei Pericolanti di Messina[2], nel 1777 l'Accademia degli Ereini-Hymerei di Caltanissetta, nel 1778 l'Académie royale des sciences, belles-lettres et arts di Bordeaux, nella quale prese il posto del defunto Voltaire, nel 1778 la Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere di Napoli[3], nel 1783 l'Accademia degli Speculatori di Lecce, e nel 1784 la Nuova Reale Accademia di Firenze.

A Catania fondò e finanziò l'Accademia degli Etnei[1][4].

Massone, fu Maestro venerabile della loggia dell'Ardore, di Rito scozzese rettificato, e membro del Capitolo Prefettuale partenopeo dei Cavalieri Benefici della Città Santa[5], col nome d'ordine di a Fortitudine[6].

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Vincenzo Paternò-Castello e La Restia (1630-1675), II principe di Biscari[8] Agatino Paternò-Castello La Valle (1594-1675), I principe di Biscari[7][8]  
 
Maria Paternò-Castello La Restia dei baroni di Biscari e di San Filippo di Ragusa[8]  
Ignazio Paternò-Castello Gravina (†1699), III principe di Biscari[18][8]  
Felicia Gravina-Cruyllas e Gravina[8] Ignazio Gravina-Cruyllas e Alliata, II principe di Palagonia e Caltabiano, marchese di Francofonte[8]  
 
Emilia Agliata (o Alliata) e Gravina dei principi di Villafranca  
Vincenzo Paternò-Castello, Paternò e Tornambene (1685-1749), IV principe di Biscari  
Giacinto Paternò e Lago, II barone di Recalcaccia e Spinagallo[19][20] Vincenzo Maria Paternò (1623-1678), VIII barone di Raddusa  
 
Leonora Lago d'Aragona e Ascenso dei baroni di Regalcaccia, Bucalesi e Cadeddi  
Eleonora Paternò e Tornabene (o Tornambene)[21][22][20]  
Olivia Tornambene e Asmundo Ludovico Tornambene[9]  
 
Geronima Asmundo, II baronessa di Regalcaccia e Spinagallo[10]  
Ignazio Paternò-Castello, V principe di Biscari  
Guglielmo Scammacca e Paternò, barone della Bruca e Crisciunà[23] Giovambattista Scammacca[11][12]  
 
Agata Perna[13][14][15]  
Arcaloro Scammacca e Perna, barone della Bruca e Cresciunà (o Crisciunà)[24][25][26][23]  
Isabella Scammacca e Tornambene Bernardo Scammacca  
 
Remigia Tornambene  
Anna Maria Scammacca e Bonajuto[24][23]  
Filippo Bonajuto, barone della Cavallera (o Cavalera)[16][27] Giuseppe Bonajuto[16]  
 
Isabella Bonanno[16]  
Maria Bonajuto e Mancuso[24]  
Anna Mancuso e Rao[16] Giuseppe Mancuso  
 
Medea Rao e Spucches[16][17]  
 

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Ignazio Paternò Castello, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Accademia Peloritana dei Pericolanti, su ww2.unime.it, Università di Messina. URL consultato il 30-03-2011 (archiviato dall'url originale il 2 settembre 2011).
  3. ^ Società Nazionale di Lettere Scienze e Arti in Napoli, su socnazsla.unina.it, Università di Napoli Federico II. URL consultato il 26 marzo 2012.
  4. ^ Lettera ai nipoti, in paternocastello.it. URL consultato il 30-03-2011.
  5. ^ Gian Paolo Ferraioli, Un ministro massone tra pace e guerra: Antonino Paternò Castello marchese di San Giuliano, in Aldo A. Mola (a cura di), La Massoneria nella Grande Guerra, Roma, Bastogi, 2016, p. 185.
  6. ^ Carlo Francovich, Storia della Massoneria in Italia, i Liberi Muratori italiani dalle origini alla Rivoluzione francese, Milano, Ed. Ghibli, 2013, p. 292-293, n. 14, (14).
  7. ^ Fu Patrizio di Catania (1623-24, 1627-28, 1631-1632).
  8. ^ a b c d e f Villabianca, p. 104 (1754).
  9. ^ Fu cinque volte Senatore di Catania (1647-48, 1660-61, 1669-70, 1672-73, 1676-77). Cfr. Francesco Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca,Cronologia senatoria del Regno: Catania, in Della Sicilia Nobile, Parte Terza, 1759, pp.316, 318-320. Si ipotizza una connessione con i Tornabuoni di Firenze (cfr. Tornabene di Catania, in Storia delle famiglie illustri italiane, editore Ulisse Diligenti, vol. 1, 1890: vedi Tornabuoni di Firenze, in Famiglie celebri italiane (Prima serie).
  10. ^ Maria Concetta Calabrese, I Paternò di Raddusa: patrimonio, lignaggio, matrimoni (secc. XVI-XVIII), Milano, Franco Angeli, 2002, p. 53.
  11. ^ Fu Patrizio di Catania (1598-99).
  12. ^ Andrea Minutolo, Memorie del Gran Priorato di Messina, Messina, 1699, p.256
  13. ^ Filadelfo Mugnos, Teatro genologico delle famiglie illustri ... de' Regni di Sicilia, Parte terza, 1670, p. 86.(on-line)
  14. ^ Cfr. Albero genealogico di Fra Don Lorenzo Paternò di Catania 1656, in Fra Don Andrea Minutolo, Memorie del Gran Priorato di Messina, Messina, 1699, p.256 (on-line).
  15. ^ Figlia di Arcaloro Perna (o Perno), viene denominato come Arcaloro Li Perni, due volte regio secreto di Catania nel 1564 e 1580, due volte capitano di Giustizia di Catania (1575-76, 1581-82), erede del feudo di Fiumefreddo nel 1582. Fonti: F. Emanuele e Gaetani (Villabianca),Cronologia senatoria del Regno: Catania, in Della Sicilia Nobile, Parte Terza, 1759; citato in: N°2832 / "Perna Arcaloro compratore col patto di riscatto dai coniugi Laura e Giovanni Cottone, costui erede e successore del fratello Giovan Pietro morto senza figli" (1582), in: (PDF) Simona Fazio (a cura di) (2020), Soprintendenza Archivistica della Sicilia - Archivio di Stato di Palermo, Protonotaro del Regno di Sicilia, Repertorio dei processi di investiture feudali: dal 1452 al 1812 n. 122 (Provvisorio).
  16. ^ a b c d e Dario Barbera, I Gesuiti e l'invenzione della Naumachia taorminese, in «Quaderni di Archeologia», Università degli studi di Messina, Fabrizio Serra Editore, n. 4, 2014, p. 67.
  17. ^ Citata in: N° 3124 / "Rao Medea erede universale di Marcantonio Rao e questi avente causa di Mariano Maltese" (1595), in: (PDF) Simona Fazio (a cura di) (2020), Soprintendenza Archivistica della Sicilia - Archivio di Stato di Palermo, Protonotaro del Regno di Sicilia, Repertorio dei processi di investiture feudali: dal 1452 al 1812 n. 122 (Provvisorio).
  18. ^ A lui si deve l'ideazione e l'inizio della ricostruzione di Palazzo Biscari alla Marina a Catania, dopo il gravissimo terremoto del 1693 nella Sicilia orientale.
  19. ^ Villabianca, p. 105 (1754).
  20. ^ a b Villabianca3, p. 231 (1757).
  21. ^ Cfr. Duca D. Francesco Paternó Castello di Cárcaci <1893-1982>, Corpus Historiae Genealogicae Siciliae: «Paternò», in Rivista del Collegio Araldico, (già Rivista Araldica), Roma, Presso R. Collegio Araldico, vol. 32, 1934, pp.247-253.
  22. ^ Villabianca, pp. 104-105 (1754).
  23. ^ a b c Villabianca2, p. 297, 322 (1759).
  24. ^ a b c F. Emanuele e Gaetani (Villabianca), Della Sicilia Nobile, Parte Seconda, 1754, p.108.
  25. ^ Su di lui si può leggere: la Leggenda di don Arcaloro.
  26. ^ Fu tre volte capitano di giustizia di Catania (1689-90, 1705-1706, 1710-1711), patrizio nel 1701-1702, tesoriere nel 1706-1707.
  27. ^ Il feudo della Cavallera è sito nell'antica Centorbi, oggi Centuripe (Enna).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN5065461 · ISNI (EN0000 0000 6139 7751 · SBN CFIV111569 · BAV 495/157945 · CERL cnp01358786 · LCCN (ENn80086709 · GND (DE124386121 · BNE (ESXX1391184 (data) · BNF (FRcb13012591s (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n80086709