Giardino Bellini

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Giardino Bellini
Catania Park1.jpg
Ingresso monumentale del giardino Bellini da via Etnea
Localizzazione
Stato Italia Italia
Località Catania
Informazioni generali
Superficie 71.000 m²
Inaugurazione 6 gennaio 1883
Gestore Comune di Catania
Realizzazione
Architetto Ignazio Landolina (1822-1879)
Proprietario Comune di Catania

Il Giardino Bellini (o Villa Bellini) è uno dei quattro giardini pubblici principali di Catania. Localmente è spesso indicato semplicemente come " 'a Villa".

Ignazio Paternò Castello principe di Biscari, proprietario del giardino antico. (Incisione d'epoca)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo più antico del giardino risale al Settecento ed apparteneva al principe Ignazio Paternò Castello di Biscari[1], che lo aveva voluto secondo le tipologie di allora con siepi strutturate a formare labirinti, decorazione di statue nei vialetti e numerose fontane di varia foggia a zampillo d'acqua o a cascatelle. Tale concezione architettonica gli aveva valso proprio il nome di Labirinto[2]. Il giardino era affidato ad abili giardinieri tra i quali il primo fu Pietro Paolo Arcidiacono e in seguito Giuseppe Squillaci. Dopo la morte del principe mecenate, avvenuta il 1º dicembre 1786, il giardino decadde progressivamente a causa dell'abbandono da parte degli eredi. Venne proposto in vendita a partire dal 1820 ma solo dopo un lungo periodo di trattative, il 29 settembre 1854 il Labirinto venne acquistato dal comune di Catania dalla proprietaria Anna Moncada Paternò Castello, discendente dagli eredi del principe[1].

Progetti di trasformazione e ampliamento[modifica | modifica wikitesto]

Statua marmorea di Giuseppe Mazzini, ingresso ovest

La trasformazione del giardino per adattarlo all'uso pubblico incontrò numerose difficoltà non ultime quelle economiche dato che per renderlo atto allo scopo previsto si dovevano risolvere i problemi connessi quali l'acquisto di alcuni orti privati adiacenti. Nel 1858 il marchese Antonio Paternò del Toscano, capo dell'amministrazione cittadina scriveva a corredo della sua relazione circa il "Progetto di un pubblico passeggio":

« Non una città che fosse pur di terz’ordine manca nel continente di una pubblica villa, ove i cittadini trovano l’opportunità di respirare l’aria ossigenata delle piante e il convegno sicuro di tutta quella gente che vuol divertirsi »
([3])

Il governo borbonico autorizzò il finanziamento dei lavori ma sorsero rivalità tra gli esperti incaricati bloccandone l'esecuzione finché, nel mese di aprile 1863 fu dato incarico di dirigerne l'esecuzione all'architetto Ignazio Landolina (1822-1879). Venne iniziata quindi la trasformazione del giardino privato in giardino pubblico i cui lavori si protrassero fino al 1875[1].

Nel 1866 ai piedi della collina sud, lato via Etnea, venne posto il busto di Vincenzo Bellini a cui è dedicato il giardino[3].

Nel 1875 il comune di Catania acquistò dai Padri domenicani i terreni adiacenti a sud-ovest dell'antico Labirinto, nel 1877 la parte a nord che apparteneva al principe Paternò di Manganelli e l'orto di San Salvatore dai padri Cappuccini[1].

Il 4 ottobre 1877, sotto la nuova direzione dell'ingegnere Filadelfo Fichera (Catania, 1850-1909), iniziarono i lavori di unificazione dei nuovi fondi acquisiti[1]. Questi si curò di rendere più funzionale ed agevole la fruizione dell'area attraverso la risoluzione dei delicati aspetti tecnici dovuti alla morfologia del terreno, mettendo in comunicazione il giardino-labirinto del Biscari con i terreni di San Salvatore. Il Fichera - tra i maggiori esperti in materia di ingegneria sanitaria dell'epoca - riuscì ad ovviare alle dette difficoltà attraverso un elegante ed erudito impiego di scalinate, ponticelli e viali, conferendo al Giardino Bellini l'impostazione attuale. Sul lato prospiciente via Etnea si demolirono, la casa Chiarenza e le stalle della casa Majorana[3].

Vasca dei cigni; vista dalla parte superiore.
Uno dei quattro gruppi scultorei di D. M. Lazzaro (lato nord-ovest).

Nel complesso venne realizzato un boschetto piuttosto fitto attraversato lungo il perimetro da un passeggiata con sentieri pedonali collegati e un viale ad anello per le carrozze; sulla collina nord fu realizzato un piazzale con al centro da un elegante chiosco in legno[3].

Il "viale degli Uomini illustri" ad ovest venne completato nel 1880 con i busti posti su colonne dei personaggi più famosi della storia italiana e catanese, ma già nel 1875 all'inizio del viale era stata posta la statua in bronzo di Giuseppe Mazzini opera dello scultore Francesco Licata[3].

Inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

La "villa" venne inaugurata il 6 gennaio 1883[1] e divenne presto abituale meta delle famiglie catanesi che vi portavano i bambini a giocare mentre passeggiavano conversando con gli amici.

Riordino e addobbi, tra gli anni trenta e gli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso monumentale di via Etnea venne realizzato ed aperto nel 1932 nell'ambito del riordino della zona e della costruzione del cavalcavia sulla via Sant'Euplio in base al progetto degli architetti Antore, Samonà e Gessigrande[3].

L'anno dopo, alla sommità dello scalone, nel piazzale soprastante il tunnel di via Sant'Euplio al cui centro spicca la grande vasca con fontana e cigni vennero collocati i quattro gruppi di statue monumentali che rappresentano le Arti, opera dello scultore Domenico Maria Lazzaro e le Stagioni, opera dello scultore Perrotta[3].

La stagione estiva d'opera[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1935 vengono rappresentate Norma (opera) con Gina Cigna, Ebe Stignani e Tito Schipa, La sonnambula con Iva Pacetti e Schipa ed Il pirata con la Pacetti, nell'agosto 1942 Turandot diretta da Ottavio Ziino con un giovane Mario Del Monaco e Giovanni Inghilleri e Tosca (opera) con Maria Pedrini, Del Monaco ed Inghilleri, nell'agosto 1951 Aida con Mario Filippeschi, La traviata diretta da Pino Donati con Gianni Raimondi ed Afro Poli, La forza del destino con Ugo Savarese, Stabat Mater (Rossini) diretto da Donati con Antonietta Stella e Manon (Massenet) con Clara Petrella, la Stella e Giuseppe Di Stefano e nel settembre 1952 con Gigliola Frazzoni Rigoletto, Madama Butterfly ed Il barbiere di Siviglia (Rossini).

Alla fine degli anni cinquanta venne riordinata la zona del tunnel di via Sant'Euplio e quelle adiacenti. In quegli anni venne curato ampiamente l'aspetto floreale ed esperti giardinieri creavano veri e propri disegni ed iscrizioni nelle aiuole delle collinette gemelle. Poco tempo dopo venne incrementato il numero di voliere e di volatili esotici, quindi acquisiti ed allevati anche volatili acquatici come anatre e cigni, il cui habitat era stato attrezzato nelle grandi vasche e fontane di cui il giardino era dotato. Verso il 1960 il giardino divenne anche un piccolo zoo con volatili stanziali in libertà ed animali, come varie specie di scimmie, ed infine anche elefanti.

Piazzale centrale e collinetta del Salvatore in cattive condizioni nel novembre del 2007

Progressiva decadenza[modifica | modifica wikitesto]

Resti del padiglione cinese distrutto da incendio doloso

A partire dalla metà degli anni settanta iniziò un progressivo ridimensionamento dei fondi comunali stanziati per la manutenzione ordinaria e la decadenza non tardò a manifestarsi. Le piogge rovinarono ampiamente le aiuole in pendenza della parte sud del giardino e le piante mal curate inselvatichirono. Quelle stagionali scomparvero addirittura. Non miglior sorte toccò agli animali che lentamente si ridussero. L'elefante indiano donato alla città dal circo Orfei, ultimo sopravvissuto del piccolo ma ricco zoo del Bellini, morì alla metà degli anni ottanta.

Dagli ultimi anni novanta è stato usato per manifestazioni culturali e religiose, per concerti canori, perfino per fiere tradizionali. Ha perso tuttavia l'antica frequentazione di famiglie con i propri bambini.

Dopo anni di incertezza e abbandono nel 2001 un incendio di origine non chiara distrusse totalmente il padiglione cinese posto alla sommità della collinetta nord, assieme al suo contenuto in libri e documenti. Per alcuni anni la fruibilità fu prima ridotta a causa di transenne e ponteggi che permettevano solamente il transito nel senso della lunghezza nel viale alberato adiacente la via Sant'Euplio e poi del tutto negata.

Nel 2007 venne approntato un progetto di recupero funzionale[4] molto contestato perché se fosse stato realizzato avrebbe stravolto l'aspetto globale architettonico e botanico del giardino[5].

Il 23 settembre 2010, anniversario della morte di Vincenzo Bellini, con una pomposa cerimonia inaugurale e un concerto della banda dei carabinieri tenuto nel chiosco della musica da lungo tempo inattivo, dopo un sommario riattamento, il giardino fu riaperto al pubblico. Tuttavia non venne restaurata quasi nessuna delle originali strutture e neanche curato il patrimonio naturalistico d'insieme lasciando il tutto in condizioni di generale trascuratezza[6]. Il giardino Bellini è ormai classificabile quale parco alberato.

Il giardino[modifica | modifica wikitesto]

Fontana e laghetto con ninfa (in secca)
Grotticella con gruppo scultoreo e fontana alla base della scalinata a tenaglia

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Fontana e ingresso ovest
Villa Bellini, ingresso nord da piazza Roma
La vegetazione rigogliosa sul lato nord.

Dopo le aggiunte fatte all'antica villa di proprietà privata, il giardino venne aperto al pubblico nel gennaio del 1883 con la forma quadrangolare, rimasta pressoché inalterata. In posizione periferica all'inizio con la crescita del perimetro urbano è finito con l'essere situato nel centro storico della città, con l'ingresso principale sulla via Etnea e due ingressi ulteriori, uno ad est a San Domenico e uno a nord su piazza Roma; si estende su di una superficie di circa 71.000 m²[3].

L'ingresso da via Etnea avviene attraverso uno scalone, fiancheggiato da aiuole fiorite, che conduce ad un piazzale con al centro una grande vasca nella quale fino agli anni ottanta nuotavano dei cigni. Sulla collinetta che fa da sfondo alla vasca venne posto nella seconda metà del XX secolo un grande orologio, il cui quadrante è costituito da piantine sempreverdi. Sopra di esso trova posto la data "scritta" con piantine, che i giardinieri modificano giornalmente, che indica mese giorno ed anno.

Vasca dei cigni, orologio floreale e calendario; in alto, sullo sfondo, il padiglione della musica.

La struttura del giardino nel suo complesso è costituita al suo interno da due colline simmetriche e da un grande viale che circonda, ad anello allungato, la collinetta nord. Concentrico ad esso vi è un altro viale pedonale collegato mediante vialetti contornati da siepi a labirinto alle varie piazzole ed aree nelle quali insistono grotticelle con giochi d'acqua e luoghi appartati con panchine.

Alla sommità della collinetta sud è posto un chiosco in ferro battuto, di stile moresco, con un palco per la musica nel quale la banda municipale teneva i propri concerti fino al 1958 anno in cui venne sciolta[3]. In seguito, per un altro decennio, i concerti venivano tenuti meno regolarmente, nel periodo estivo.

Alla sommità dell'altra vi era un caratteristico padiglione cinese in legno pregiato di ciliegio di forma circolare in cui era ubicata una biblioteca. Il chiosco era un dono dell'imperatore della Cina. Venne ricostruito in quanto deperitosi nel tempo ma venne distrutto completamente da un incendio alla fine degli anni novanta e mai più ricostruito.

Un ampio piazzale divide le due collinette; un tempo era il luogo nel quale sostavano le carrozze dei visitatori. Sul lato ovest una scalinata a tenaglia raggiunge la quota ove si stende il viale degli uomini illustri; alla sommità di essa è posto un orologio solare dodecaedrico che faceva parte dell'antico "Labirinto" del Biscari, opera dello studioso tedesco Wolfang Sartorius[3].

Lungo i viali secondari sono poste delle statue, fontane, vasche, voliere e chioschi. Sul lato ovest, parallelo alla via Salvatore Tomaselli, si stende il viale degli "Uomini illustri" che è fiancheggiato dai busti, posti su colonne, dei maggiori rappresentanti le glorie della città[3].

Una caratteristica, oggi perduta, erano le numerose grotte in pietra lavica al cui interno erano ricavate delle fontane con giochi d'acqua, spesso con pesci rossi nella vasca.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La flora del giardino è molto varia, costituita in maggior parte da specie di provenienza subtropicale che si sono acclimatate molto bene. In quantità minore sono le specie mediterranee: Pinus halepensis, Pinus pinea, Cupressus sempervirens, Ulmus canescens, Quercus ilex e Viburnum tinus.
Dominante è la copertura arborea e arbustiva della forma fanerofitica che (all'atto del censimento) comprendeva 107 specie, appartenenti a 85 generi e 54 famiglie.
Numerosa la presenza delle palme delle specie Chamaerops humilis, Phoenix dactylifera, Phoenix canariensis, Phoenix reclinata, Livistona chinensis, Livistona australis, Washingtonia filifera, Washingtonia robusta, Erythea armata, Trachycarpus fortunei, Howea forsteriana, Howea belmoreana)[3].

Consistente è la presenza di Araucaria heterophylla, Araucaria bidwillii, Araucaria columnaris, Araucaria cunninghamii e di Ficus magnolioides, Ficus microcarpa, Ficus elastica; numerosi sono gli esemplari di Sophora japonica, Cupressus sempervirens, Pinus pinea e i filari, lungo i viali, di Platanus hybrida e Schinus molle che costituiscono il decoro arboreo degli stessi[3].

Molte delle siepi sono realizzate con Ligustrum vulgare, Pittosporum tobira, Viburnum tinus e Cestrum parquii; le bordure decorative, i disegni e le rappresentazioni con Portulacaria afra, Buxus sempervirens, Leonotis leonurus, Bougainvillaea glabra[3]. Presenti anche esemplari di Ailanthus altissima, Rhamnus alaternus, Pistacia lentiscus e Ulmus canescens.

Specie erbacee a fioritura vistosa Anthirrhinum majus, Matthiola incana, Salvia splendens, Viola wittrockiana, Tulipa riempiono le aiuole o decorano le strutture in maniera discontinua o casuale[3].

Residui della vegetazione iniziale del giardino sono due esemplari di Araucaria columnaris all'ingresso principale, numerosi esemplari di Washingtonia filifera, le Phoenix dactylifera alla base della collina nord, gli Schinus molle del Viale degli uomini illustri e i Platanus hybrida ai lati dei viali lato piazza Roma[3].

Il giardino zoologico[modifica | modifica wikitesto]

Un primo piccolo giardino zoologico fu realizzato sin dai primi tempi con voliere e volatili in libertà[3]. Intorno agli anni sessanta e per circa un decennio, il piccolo zoo venne arricchito di molte varietà di uccelli, anatre, oche e cigni nelle varie vasche del giardino e pavoni in libertà; inoltre rettili e serpenti in apposite gabbie e varietà di scimmie ed altri piccoli animali, in un apposito recinto; trovarono posto anche alcuni elefantini e un elefante indiano donato da un circo di passaggio, come simbolo della città di Catania.

Le difficoltà economiche e una certa dose di insensibilità tuttavia depauperarono lentamente il prezioso patrimonio zoologico che piano piano si ridusse a zero e ridussero quello botanico.

Anni duemila: più parco che giardino[modifica | modifica wikitesto]

Lo splendore dell'antico giardino è offuscato dalla totale mancanza delle decorazioni floreali che ne costituivano l'attrazione e dall'assenza dei cigni di un tempo della grande vasca di ingresso, dalla mancanza dell'acqua nelle molte vasche e fontane decorative oltre ché delle anatre e dei pesci rossi che vi nuotavano; i cigni della grande vasca sono stati sostituiti da due sagome di gru mancanti di alcuna attinenza col passato[7], alcune siepi decorative e divisorie con steli di tondino di ferro ad imitazione di piante. Una generale trascuratezza rende il vecchio giardino più simile ad un comune parco.

Decorazioni monumentali e commemorative[modifica | modifica wikitesto]

Viale degli "Uomini illustri"[modifica | modifica wikitesto]

Il viale degli uomini illustri negli anni venti

Il viale degli "Uomini illustri", posto ad ovest del giardino, fu inaugurato nel 1880 con i busti dei personaggi più famosi della storia italiana e catanese posti su colonne; già nel 1875 all'inizio del viale era stata posta la statua in bronzo di Giuseppe Mazzini. I lavori si conclusero nel 1883. Nel corso degli ultimi decenni, a causa dell'incuria e della scarsa vigilanza, alcuni busti sono stati oggetto di vandalismi ed asportazioni furtive. Dopo la riapertura del 23 settembre 2010 sono presenti:

Localizzazioni sparse di busti e statue di personalità illustri[modifica | modifica wikitesto]

Lungo i viali e negli spiazzi sono presenti molti altri monumenti e busti di personalità di spicco della società catanese e della storia d'Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Università di Catania, Dipartimento di Botanica, Cenni storici
  2. ^ Il nome "Labirinto" gli era stato attribuito, secondo il Recupero in virtù della sua conformazione:
    « Nella Villa del Sig. Principe di Biscari posta in questa Città, chiamata volgarmente il Laberinto, perché un quarto del giardino è piantato tutto di cipressi disposti in viottoli, che fanno tante giravolte, che difficile riesce il restituirsi nel dritto sentiero, ed uscire da quel intricato camino... »
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Unict-CNR, Dipartimento di botanica, Villa Bellini, dipbot.unict.it. URL consultato il 16 gennaio 2016.
  4. ^ Sintesi della relazione al progetto esecutivo, comune.catania.it. URL consultato il 29 settembre 2010.
  5. ^ le ragioni della contestazione
  6. ^ Il Giardino Bellini versa nel degrado, in Corriere della Sera, Corriere del Mezzogiorno, 16 aprile 2015. URL consultato il 21 ottobre 2015.
  7. ^ Riapertura polemica Catania: inaugurata la nuova Villa Bellini, non mancano le proteste, lasiciliaweb.it. URL consultato il 29 settembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 37°30′39.7″N 15°05′00.2″E / 37.511028°N 15.083389°E37.511028; 15.083389