Paternò Castello (famiglia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Paternò Castello
Stemma Paternò Castello.png
Nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello)
Casata di derivazionePaternò
Casata principalePaternò Castello di Biscari
FondatoreAngelo Francesco Paternò
Data di fondazioneXVII secolo
Etniaitaliana
Rami cadettiPaternò Castello di Carcaci
Moncada Paternò Castello di Valsavoja
Paternò Castello di San Giuliano
Paternò Castello di Bicocca
Paternò Castello della Sigona (estinto)
Paternò Castello di Sant'Alessio (estinto)

I Paternò Castello sono una famiglia nobile siciliana derivata dal casato dei Paternò, molto potente e influente in Sicilia orientale, in modo particolare a Catania. Tra il XVII e il XVIII secolo, acquisirono il possesso di titoli e feudi, e diedero origine a sei rami, due principeschi (Biscari e Valsavoia), due ducali (Carcaci e Paternò Castello Guttadauro), uno marchionale (San Giuliano), e due baronali (Bicocca e Sant'Alessio).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

 Angelo Francesco Paternò
barone di Aragona, di Cuba e di Sparagogna
capostipite =
 
  
 Orazio
barone di Biscari
Camillo
 
    
Francesco
barone di Biscari
Vincenzo
barone di Biscari
Agatino
principe di Biscari
 Antonino
  
   
 Rami dei Principi di Biscari, dei Duchi di Carcaci, dei Baroni di Sant'Alessio, dei Baroni di Bicocca e dei Duchi Paternò Castello Guttadauro
Octicons-arrow-small-down.svg
Orazio
barone di Gallizzi
Tommaso
  
  
 Ramo dei Marchesi di San Giuliano
Octicons-arrow-small-down.svg
Ramo dei Principi di Valsavoia (Moncada Paternò Castello)
Octicons-arrow-small-down.svg

Linee primigenie semplificate dei Paternò Castello (in linea maschile)

Angelo Francesco Paternò e Paternò, IV barone di Aragona, di Cuba e di Sparagogna, senatore di Catania nel 1564-65, 1568-69, 1571-72, 1579-80, 1580-81, 1582-83, 1587-88, sposò nel 1553 la nobildonna Francesca Castello Abbatelli, figlia di Vincenzo, barone di Biscari.[1][2][3] Dall'unione nacquero Orazio e Camillo, e il loro primogenito nel 1578, per la morte prematura e senza eredi dello zio materno Ferrante Castello Guerreri, ereditò le baronie di Biscari, dei Solazzi di Salamone, dei Solazzi di Troina, dei Supplementi di Trapani e Sciacca - feudi entrati così in dote ai Paternò - e si originò la linea dei Paternò Castello, poiché il medesimo Orazio assunse come secondo cognome quello materno, che verrà perpetuato ai discendenti.[3][4]

Investito dei titoli di decimo barone di Biscari e quinto barone di Aragona, di Cuba e di Sparagogna, il 4 novembre 1573, 6 ottobre 1580 e 4 settembre 1600, Orazio Paternò Castello († 1614) fu patrizio di Catania nel 1606-07, 1609-10, 1612-13.[2] Sposato con Digna La Valle Statella, figlia di Vincenzo barone di Crucifia, ebbe numerosi figli, tra cui Francesco e Vincenzo († 1618), che gli succedettero: morto il primo senza eredi[5], il secondo sposò nel 1611 la nobildonna Maria La Restia Iurato, figlia di Giulio barone di San Filippo di Ragusa[6], da cui ebbe quattro figli.[7] Il Barone di Biscari morì prematuramente così come i suoi tre figli maschi, e rimase soltanto la figlia femmina Maria, che nel 1623, a soli undici anni, sposò lo zio Agatino Paternò Castello (1594-1675).[7] Da detto matrimonio nacquero tredici figli, e i Paternò Castello poterono così mantenere il loro possesso della baronia di Biscari.[8]

I Paternò Castello si stabilirono nella città di Catania, nella quale occuparono le cariche più importanti in ambito politico, giuridico e militare, e vi esercitarono notevole influenza in molti periodi della sua storia.[9]

Rami[modifica | modifica wikitesto]

Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari (1790-1857)
Roberto Paternò Castello, VIII principe di Biscari (1790-1857) ritratto da Giuseppe Gandolfo
Antonino Paternò Castello, VI marchese di San Giuliano (1852-1914), ministro degli Esteri del Regno d'Italia

I Paternò Castello, dopo due generazioni si suddivisero in due rami, quello dei Principi di Biscari originatosi nel 1633 e derivato da Agatino Paternò Castello La Valle, figlio di Orazio, X barone di Biscari, e quello dei Baroni di Gallizzi, originatosi nel 1644 e derivato dal fratello minore Antonino (1599-1659).[10][4] Dal ramo dei Principi di Biscari derivarono a loro volta le linee dei Baroni di Sant'Alessio (1719), dei Duchi di Carcaci (1725), dei Baroni di Bicocca (1750) e dei Duchi Paternò Castello Guttadauro (1881), e dal ramo dei Baroni di Gallizzi derivarono le linee dei Principi di Valsavoia (Moncada Paternò Castello, 1707) e dei Marchesi di San Giuliano (1720).

Principi di Biscari

«(Catania) Ad Agatino Paternò Castello dei principi di Biscari comandante la guardia nazionale nel MDCCCXLIX pongono questa conoscente memoria i Catanesi perché non sia dimenticata la magnanima risposta che egli diede al Satriano persuadente la resa della ribellata città: "Coi Borboni non si patteggia".»

(Epigrafe di Mario Rapisardi)

Agatino Paternò Castello, XIII barone di Biscari, con privilegio dato il 21 giugno 1633 dal re Filippo IV di Spagna, escecutoriato il 26 agosto, fu investito del titolo di "I principe di Biscari".[2][11] Suo successore fu il primogenito Vincenzo (1630-1675), che morto prematuramente poco dopo il padre, non riuscì ad ottenere l'investitura del titolo.[12] Fu sposato con Felicia Gravina Cruyllas, figlia di Ignazio, X principe di Palagonia, da cui ebbe per figlio Ignazio, che gli succedette nei titoli e nei feudi, di cui ricevette investitura il 15 febbraio 1676.[2] Ignazio Paternò Castello Gravina (1671-1700), III principe di Biscari, sposò Eleonora Paternò e Tornabene, figlia di Giacinto, barone di Recalcaccia e Spinagallo, ereditiera di detti beni.[13] Dal matrimonio nacque un solo figlio, Vincenzo (1685 - 1749), IV principe di Biscari per investitura del 20 settembre 1700, che sposò Anna Maria Scammacca Bonajuto, figlia di Arcaloro barone della Bruca e Cresciunà, ed acquistò i feudi di Baldi, Bidani, Imbaccari e Mirabella, di cui ebbe investitura il 24 aprile 1725, 27 luglio 1735 e 16 settembre 1737.[2][14]

Tra i figli di Vincenzo Paternò Castello Paternò, vi furono Ignazio (1719-1786), che gli succedette nel titolo di principe di Biscari e negli altri titoli.[2][14] Ultimo feudatario fu Vincenzo Paternò Castello Morso (1743-1813), VI principe di Biscari, che fu gentiluomo di camera del re nel 1797.[15]

Principi di Valsavoia (Moncada Paternò Castello)

Il feudo di Valsavoia (o Valsavoja), sito nel territorio di Lentini, appartenne ai Gravina coi quali fu elevato a rango di principato. Nel 1785, Pietro Moncada Paternò Castello Perremuto sposò Isabella Gravina Cruyllas Paternò, figlia di Carlo, I principe di Valsavoja, e il nipote di costoro, Paolo (1807-1894), ereditò il titolo nel 1889 per la morte senza discendenti del cugino Giuseppe Gravina Cruyllas Scammacca.[16]

I Moncada Paternò Castello, che si fregiarono dei titoli di Principe di Valsavoia, di Barone di Armiggi e Barone del Cuno Mazzano, derivarono da un Gaspare Paternò Castello Arezzo dei Baroni di Gallizzi († 1720 ca.), figlio di Antonio, nominato erede universale dal prozio Pietro Moncada dei baroni della Ferla, ultimo rampollo di questo ramo dei Moncada, in osservanza delle disposizioni testamentarie da lui rilasciate che imponevano l'anteposizione del cognome Moncada e l'assunzione dell'arma.[16][17] L'assunzione del cognome Moncada Paternò Castello da parte del predetto Gaspare fu ottenuta con decreto viceregio del 5 luglio 1707, e successiva approvazione del Senato di Catania del 16 agosto 1707.[17]

Duchi di Carcaci

Da Giacinto Paternò Castello († 1693), figlio secondogenito di Agatino, I principe di Biscari, derivarono i rami dei baroni di Bicocca e dei duchi di Carcaci. Il figlio di questi, Vincenzo (1678-1767), avuto dalla moglie Anna Paternò, figlia di Vincenzo barone di Raddusa, acquistò il titolo di duca di Giovanpaolo dai Marullo, che con privilegio dato il 17 marzo 1725, ed esecutoriato il 24 luglio, fece commutare in quello di duca di Carcaci.[18] Vincenzo Paternò Castello, I duca di Carcaci, fu senatore di Catania, ambasciatore del Senato di Catania presso il re Vittorio Amedeo II di Savoia, e vicario generale del Regno di Sicilia nel 1743.[18] Ebbe robusta discendenza attraverso i due matrimoni con Anna Maria Paternò Trigona, figlia di Francesco barone di Raddusa, e la nobile Prudenzia Amico Massa.

Uno dei figli, Mario Concetto Paternò Castello Trigona (1700-1781), II duca di Carcaci, investito dei titoli e feudi paterni il 1º marzo 1768, fu capitano di giustizia di Catania nel 1737-38 e patrizio di detta città nel 1741-42.[18] Sposato con Caterina Rizzari dei duchi di Tremestieri, ebbe tredici figli, tra cui Giuseppe Vincenzo (1728-1817), che fu sindaco di Catania nel 1765, patrizio nel 1768, e capitano di giustizia nel 1770, divenuto III duca di Carcaci e possessore degli altri titoli collegati, dopo la morte del padre per investitura ottenuta il 26 settembre 1781.[15]

Duchi Paternò Castello Guttadauro

Il più "moderno" dei rami dei Paternò Castello per formazione, ebbe origine con il nobile Enrico Paternò Castello Guttadauro, che con privilegio reale del 21 giugno 1881 ottenne il titolo di duca, trasmissibile ai discendenti.[19] Egli era figlio di Giovanni Paternò Castello San Martino, nobile dei duchi di Carcaci, e di Eleonora Guttadauro dei principi di Emanuel e di Reburdone, di cui era l'ultima discendente.[19]

Marchesi di San Giuliano

Il ramo deriva da un Orazio Paternò Castello Asmundo, IV barone di Gallizzi, che ereditò per via materna la baronia di San Giuliano, situata nel territorio di Villasmundo, su cui ottenne investitura del titolo di marchese il 23 dicembre 1720.[18] Fu capitano di giustizia di Catania nel 1732-33, e patrizio della città nel 1738-39.[18]

Possessori anche del titolo di Marchese di Capizzi, tra i membri più illustri di questo ramo si ricordano Benedetto Orazio Paternò Castello, V marchese di San Giuliano (1810-1885), patriota e politico, ed il figlio di questi Antonino (1852-1914), anch'egli politico come sindaco di Catania e ministro del Regno d'Italia, e diplomatico.

Baroni di Bicocca

Agatino Paternò Castello, I principe di Biscari, acquistò il feudo di Bicocca, della cui baronia ebbe investitura il 22 gennaio 1668.[12] Michele Paternò Castello Trigona, figlio di Vincenzo, I duca di Carcaci, fu investito del titolo di barone di Bicocca il 20 febbraio 1750, per donazione fattagli dal padre, e diede origine ad un nuovo ramo staccatosi da quello dei duchi di Carcaci.[18]

Baroni di Sant'Alessio

Il castello e la terra di Sant'Alessio, appartenuti agli Alagona e ai Romeo, pervennero al casato per mezzo di Diego Paternò Castello, acatapano nobile di Catania nel 1743-44[18], collaterale dei duchi di Carcaci, che il 28 marzo 1719 ebbe investitura del titolo di barone di detto feudo.[20]

Il titolo venne revocato a Pietro Paternò Castello con decreto del 20 aprile 1900 che lo riconobbe a Giovanni Impellizzeri.[20][21]

Armi[modifica | modifica wikitesto]

House of Paternò, Branch Paternò Castello, coat of arms.jpg
  • Paternò Castello dei principi di Biscari: nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello).[22]
  • Moncada Paternò Castello dei principi di Valsavoia: nel 1° e 4°, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° e 3°, d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello); sopra il tutto: partito di rosso con otto bisanti d'oro, due su due (Moncada).[23]
  • Paternò Castello dei duchi di Carcaci e dei marchesi di San Giuliano: nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro al castello d'oro torricellato di tre pezzi (Castello).[22]
  • Paternò Castello dei duchi Paternò Castello Guttadauro: nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello); nel 3° di azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3 e 2 fra le sbarre e uno nell'angolo sinistro della punta, il tutto d'oro (Guttadauro).[22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F. M. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia Nobile, vol. 3, Stamperia de' Santi Apostoli, 1754, pp. 304-307.
  2. ^ a b c d e f Spreti, p. 198.
  3. ^ a b R. Costanzo, Araldica Secolare a Catania, Youcanprint, 2017, p. 62.
  4. ^ a b I Moncada Paternò Castello di Valsavoia – Un compendio su origini, discendenza ed altri fatti (PDF), su valsavoia.com. URL consultato il 01-07-2020.
  5. ^ V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, a cura di G. Di Marzo, vol. 1, Di Marzo, 1858, p. 145.
  6. ^ M. C. Calabrese, I Paternò di Raddusa: patrimonio, lignaggio, matrimoni (secc. XVI-XVIII), FrancoAngeli, 2002, p. 32.
  7. ^ a b Acate e le sue origini, su sites.google.com. URL consultato il 23-10-2018.
  8. ^ E. Romana, La terra del sole, Lulù.com, 2017, p. 329.
  9. ^ Paternò, su treccani.it. URL consultato il 24-10-2018.
  10. ^ PATERNÒ, su angelfire.com. URL consultato il 30-06-2020.
  11. ^ F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 1, Stamperia Santi Apostoli, 1757, p. 104.
  12. ^ a b Rivista del Collegio Araldico, vol. 32, Collegio Araldico, 1933, p. 247.
  13. ^ Villabianca, pp. 104-105.
  14. ^ a b Villabianca, p. 105.
  15. ^ a b Spreti, p. 200.
  16. ^ a b V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 4, Forni, 1981, pp. 645-646.
  17. ^ a b F. Paternò Castello di Carcaci, i Paternò di Sicilia, Prampolini, 1936, p. 347.
  18. ^ a b c d e f g Spreti, p. 199.
  19. ^ a b Spreti, p. 202.
  20. ^ a b Rivista del Collegio Araldico, p. 251.
  21. ^ W. Pagnotta, Riconoscimenti di predicati e titoli nobiliari, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1997, p. 138.
  22. ^ a b c Spreti, pp. 196-197.
  23. ^ C. Nicotra, Il Carmelo catanese nella storia e nell'arte, Tipografia Samperi, 1977, p. 152.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • V. Palizzolo Gravina, barone di Ramione, Il Blasone in Sicilia, vol. 1, Palermo, Mirto, 1875.
  • B. Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 2, Napoli, tipografia De Angelis, 1875, pp. 181-183.
  • G. B. di Crollalanza, Dizionario Storico-Blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, Pisa, Direzione del Giornale Araldico, 1886.
  • A. Mango, marchese di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, vol. 2, Bologna, Forni, 1915.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.
  • F. P. Di Vita, I Paternò Castello di Biscari. Una famiglia, un patrimonio nella Sicilia moderna (1700-1734), Torino, Giappichelli, 2007, ISBN 8834877225.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]