Paternò Castello (famiglia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Paternò Castello
House of Paternò, Branch Paternò Castello, coat of arms.jpg
Nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello)
Casata di derivazionePaternò
Casata principalePaternò Castello di Biscari
FondatoreAngelo Francesco Paternò
Data di fondazioneXVII secolo
Etniaitaliana
Rami cadettiPaternò Castello di Carcaci
Moncada Paternò Castello di Valsavoja
Paternò Castello di San Giuliano
Paternò Castello di Bicocca
Paternò Castello di Sant'Alessio

I Paternò Castello sono una famiglia nobile siciliana derivata dal casato dei Paternò, di origine Spagnola (i Paternò discendono dai Conti di Barcellona) e provenzale (la Casa dei Conti di Provenza si estinse in casa Barcellona, per cui i Paternò vantano questa doppia derivazione).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Angelo Francesco Paternò, IV barone di Aragona, di Cuba e di Sparagogna, sposò nel 1553 Francesca Castello Abbatelli, figlia di Vincenzo, barone di Biscari, barone dei Solazzi di Salamone, dei Solazzi di Troina, dei Supplementi di Trapani e Sciacca.[1][2] Detti feudi entrarono così in dote ai Paternò, e si originò la linea dei Paternò Castello, poiché il figlio primogenito, Orazio assunse come secondo cognome quello materno, che verrà perpetuato ai discendenti.[2]

Investito dei titoli di decimo barone di Biscari e quinto barone di Aragona, di Cuba e di Sparagogna, il 4 novembre 1573, 6 ottobre 1580 e 4 settembre 1600, Orazio Paternò Castello († 1614) fu patrizio di Catania nel 1606-07, 1609-10, 1612-13.[1] Sposato con Digna La Valle Statella, figlia di Vincenzo barone di Crucifia, ebbe diversi figli, tra cui Francesco e Vincenzo († 1618), che gli succedettero: morto il primo senza eredi[3], il secondo sposò nel 1611 la nobildonna Maria La Restia Iurato, figlia di Giulio barone di San Filippo di Ragusa[4], da cui ebbe quattro figli.[5] Il barone di Biscari, morì prematuramente così come i suoi tre figli maschi, e rimase soltanto la figlia femmina Maria, che nel 1623, a soli undici anni, sposò lo zio Agatino Paternò Castello (1594-1675).[5] Da detto matrimonio nacquero tredici figli, ed attraverso ciò i Paternò Castello poterono così mantenere il loro possesso della baronia di Biscari.[6]

I Paternò Castello acquisirono il possesso di numerosi titoli e feudi tra il XVII e il XVIII secolo, dando origine a sei rami, due principeschi (Biscari e Valsavoia), due ducali (Carcaci e Guttadauro), uno marchionale (San Giuliano), e due baronali (Bicocca e Sant'Alessio). Essi si stabilirono nella città di Catania, nella quale occuparono le cariche più importanti in ambito politico, giuridico e militare.[7]

Rami[modifica | modifica wikitesto]

Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari (1790-1857)
Roberto Paternò Castello, VIII principe di Biscari (1790-1857) ritratto da Giuseppe Gandolfo
Antonino Paternò Castello, VI marchese di San Giuliano (1852-1914), ministro degli Esteri del Regno d'Italia
Principi di Biscari

«(Catania) Ad Agatino Paternò Castello dei principi di Biscari comandante la guardia nazionale nel MDCCCXLIX pongono questa conoscente memoria i Catanesi perché non sia dimenticata la magnanima risposta che egli diede al Satriano persuadente la resa della ribellata città: "Coi Borboni non si patteggia".»

(Epigrafe di Mario Rapisardi)

Agatino Paternò Castello, XIII barone di Biscari, con privilegio dato il 21 giugno 1633 dal re Filippo IV di Spagna, escecutoriato il 26 agosto, fu investito del titolo di "I principe di Biscari".[1][8] Suo successore fu il primogenito Vincenzo (1630-1675), che morto prematuramente poco dopo il padre, non riuscì ad ottenere l'investitura del titolo.[9] Fu sposato con Felicia Gravina Cruyllas, figlia di Ignazio, X principe di Palagonia, da cui ebbe per figlio Ignazio, che gli succedette nei titoli e nei feudi, di cui ricevette investitura il 15 febbraio 1676.[1] Ignazio Paternò Castello Gravina (1671-1700), III principe di Biscari, sposò Eleonora Paternò e Tornabene, figlia di Giacinto, barone di Recalcaccia e Spinagallo, ereditiera di detti beni.[10] Dal matrimonio nacque un solo figlio, Vincenzo (1685 - 1749), IV principe di Biscari per investitura del 20 settembre 1700, che sposò Anna Maria Scammacca Bonajuto, figlia di Arcaloro barone della Bruca e Cresciunà, ed acquistò i feudi di Baldi, Bidani, Imbaccari e Mirabella, di cui ebbe investitura il 24 aprile 1725, 27 luglio 1735 e 16 settembre 1737.[1][11]

Tra i figli di Vincenzo Paternò Castello Paternò, vi furono Ignazio (1719-1786), che gli succedette nel titolo di principe di Biscari e negli altri titoli.[1][11] Ultimo feudatario fu Vincenzo Paternò Castello Morso (1743-1813), VI principe di Biscari, che fu gentiluomo di camera del re nel 1797.[12]

Principi di Valsavoia

Il feudo di Valsavoia (o Valsavoja), nel territorio di Lentini, appartenne ai Gravina coi quali fu elevato a rango di principato. Nel 1781, Pietro Moncada Paternò Castello Perremuto sposò Isabella Gravina Cruyllas Paternò, figlia di Carlo, I principe di Valsavoja, e il pronipote di questi, Paolo († 1894), ereditò il titolo nel 1889 per la morte del cugino Giuseppe Gravina Cruyllas Scammacca.[13]

I Moncada Paternò Castello derivarono da un Gaspare Paternò Castello Arezzo, pronipote di Pietro Moncada dei baroni della Ferla, ultimo rampollo di questo ramo dei Moncada, che in osservanza delle disposizioni testamentarie da lui rilasciate nel 1703, antepose il cognome Moncada e ne assunse l'arma.[13][14] L'assunzione del cognome Moncada Paternò Castello da parte del predetto Gaspare fu ottenuta con decreto viceregio del 5 luglio 1707, e successiva approvazione del Senato di Catania del 16 agosto 1707.[14]

Pietro Moncada Paternò Castello Tedeschi, nel 1819 sposò Anna Paternò Castello e Maniaci dei principi di San Giorgio, figlia di Vincenzo, VI principe di Biscari, ed attraverso questo matrimonio acquisì in dote la baronia di Sigona, il castello di Biscari, e parte della dimora di famiglia.[15]

Duchi di Carcaci

Da Giacinto Paternò Castello († 1693), figlio secondogenito di Agatino, I principe di Biscari, derivarono i rami dei baroni di Bicocca e dei duchi di Carcaci. Il figlio di questi, Vincenzo (1678-1767), avuto dalla moglie Anna Paternò, figlia di Vincenzo barone di Raddusa, acquistò il titolo di duca di Giovanpaolo dai Marullo, che con privilegio dato il 17 marzo 1725, ed esecutoriato il 24 luglio, fece commutare in quello di duca di Carcaci.[16] Vincenzo Paternò Castello, I duca di Carcaci, fu senatore di Catania, ambasciatore del Senato di Catania presso il re Vittorio Amedeo II di Savoia, e vicario generale del Regno di Sicilia nel 1743.[16] Ebbe robusta discendenza attraverso i due matrimoni con Anna Maria Paternò Trigona, figlia di Francesco barone di Raddusa, e la nobile Prudenzia Amico Massa.

Uno dei figli, Mario Concetto Paternò Castello Trigona (1700-1781), II duca di Carcaci, investito dei titoli e feudi paterni il 1º marzo 1768, fu capitano di giustizia di Catania nel 1737-38 e patrizio di detta città nel 1741-42.[16] Sposato con Caterina Rizzari dei duchi di Tremestieri, ebbe tredici figli, tra cui Giuseppe Vincenzo (1728-1817), che fu sindaco di Catania nel 1765, patrizio nel 1768, e capitano di giustizia nel 1770, divenuto III duca di Carcaci e possessore degli altri titoli collegati, dopo la morte del padre per investitura ottenuta il 26 settembre 1781.[12]

Duchi Paternò Castello Guttadauro

Il più "moderno" dei rami dei Paternò Castello per formazione, ebbe origine con il nobile Enrico Paternò Castello Guttadauro, che con privilegio reale del 21 giugno 1881 ottenne il titolo di duca, trasmissibile ai discendenti.[17] Egli era figlio di Giovanni Paternò Castello San Martino, nobile dei duchi di Carcaci, e di Eleonora Guttadauro dei principi di Emanuel e di Reburdone, di cui era l'ultima discendente.[17]

Marchesi di San Giuliano

Il ramo deriva da un Orazio Paternò Castello Asmundo, che ereditò per via materna la baronia di San Giuliano, situata nel territorio di Villasmundo, di cui ottenne investitura del titolo di marchese il 23 dicembre 1720.[16] Fu capitano di giustizia di Catania nel 1732-33, e patrizio della città nel 1738-39.[16]

Possessori anche del titolo di marchese di Capizzi, tra i membri più illustri si ricordano Benedetto Orazio Paternò Castello, V marchese di San Giuliano (1810-1885), patriota e politico, ed il figlio di questi Antonino (1852-1914), anch'egli politico come sindaco di Catania e ministro del Regno d'Italia, e diplomatico.

Baroni di Bicocca

Agatino Paternò Castello, I principe di Biscari, acquistò il feudo di Bicocca, della cui baronia ebbe investitura il 22 gennaio 1668.[9] Michele Paternò Castello Trigona, figlio di Vincenzo, I duca di Carcaci, fu investito del titolo di barone di Bicocca il 20 febbraio 1750, per donazione fattagli dal padre, e diede origine ad un nuovo ramo staccatosi da quello dei duchi di Carcaci.[16]

Baroni di Sant'Alessio

Il castello e la terra di Sant'Alessio, appartenuti agli Alagona e ai Romeo, pervennero al casato per mezzo di Diego Paternò Castello, acatapano nobile di Catania nel 1743-44[16], collaterale dei duchi di Carcaci, che il 28 marzo 1719 ebbe investitura del titolo di barone di detto feudo.[18]

Il titolo venne revocato a Pietro Paternò Castello con decreto del 20 aprile 1900 che lo riconobbe a Giovanni Impellizzeri.[18][19]

Armi[modifica | modifica wikitesto]

  • Paternò Castello dei principi di Biscari: Nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello).[20]
  • Paternò Castello dei duchi di Carcaci e dei marchesi di San Giuliano: Nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro al castello d'oro torricellato di tre pezzi (Castello).[20]
  • Paternò Castello dei duchi Paternò Castello Guttadauro: Nel 1° d'oro, a quattro pali di rosso, alla banda d'azzurro attraversante (Paternò); nel 2° d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello); nel 3° di azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3 e 2 fra le sbarre e uno nell'angolo sinistro della punta, il tutto d'oro (Guttadauro).[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Spreti, p. 198.
  2. ^ a b R. Costanzo, Araldica Secolare a Catania, Youcanprint, 2017, p. 62.
  3. ^ V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, a cura di G. Di Marzo, vol. 1, Di Marzo, 1858, p. 145.
  4. ^ M. C. Calabrese, I Paternò di Raddusa: patrimonio, lignaggio, matrimoni (secc. XVI-XVIII), FrancoAngeli, 2002, p. 32.
  5. ^ a b Acate e le sue origini, su sites.google.com. URL consultato il 23-10-2018.
  6. ^ E. Romana, La terra del sole, Lulù.com, 2017, p. 329.
  7. ^ Paternò, su treccani.it. URL consultato il 24-10-2018.
  8. ^ F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 1, Stamperia Santi Apostoli, 1757, p. 104.
  9. ^ a b Rivista del Collegio Araldico, vol. 32, Collegio Araldico, 1933, p. 247.
  10. ^ Villabianca, pp. 104-105.
  11. ^ a b Villabianca, p. 105.
  12. ^ a b Spreti, p. 200.
  13. ^ a b V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 4, Forni, 1981, pp. 645-646.
  14. ^ a b F. Paternò Castello di Carcaci, i Paternò di Sicilia, Prampolini, 1936, p. 347.
  15. ^ Carcaci, p. 348.
  16. ^ a b c d e f g Spreti, p. 199.
  17. ^ a b Spreti, p. 202.
  18. ^ a b Rivista del Collegio Araldico, p. 251.
  19. ^ W. Pagnotta, Riconoscimenti di predicati e titoli nobiliari, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1997, p. 138.
  20. ^ a b c Spreti, pp. 196-197.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • V. Palizzolo Gravina, barone di Raimone, Il Blasone in Sicilia, vol. 1, Palermo, Mirto, 1875.
  • B. Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 2, Napoli, tipografia De Angelis, 1875, pp. 181-183.
  • G. B. di Crollalanza, Dizionario Storico-Blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, Pisa, Direzione del Giornale Araldico, 1886.
  • A. Mango, marchese di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, vol. 2, Bologna, Forni, 1915.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.
  • F. P. Di Vita, I Paternò Castello di Biscari. Una famiglia, un patrimonio nella Sicilia moderna (1700-1734), Torino, Giappichelli, 2007, ISBN 8834877225.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]