Giovanni Palatucci

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Giovanni Palatucci
Giovanni Palatucci.jpg

Servo di Dio

Nascita Montella, 31 maggio 1909
Morte Dachau, 10 febbraio 1945
Venerato da Chiesa cattolica
Attributi palma

Giovanni Palatucci (Montella, 31 maggio 1909Dachau, 10 febbraio 1945) è stato un poliziotto italiano, vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza.

Inizialmente addetto all'ufficio stranieri dal 12 novembre 1937 e poi reggente della Questura di Fiume sino al 13 settembre 1944, quando fu arrestato dai tedeschi delle SS e internato il 22 ottobre successivo nel campo di concentramento di Dachau con il numero 117826, dove morì di stenti il 10 febbraio 1945, 78 giorni prima della liberazione del campo[1].

Nel 1952 lo zio vescovo Giuseppe Maria Palatucci raccontò che il nipote durante la sua permanenza a Fiume aveva salvato «numerosissimi israeliti»[2]. Da allora Giovanni Palatucci è salito agli onori sia in Israele (dove è Giusto tra le nazioni dal 1990), sia presso la Chiesa cattolica (per la quale è Servo di Dio dal 2004), sia presso la Repubblica Italiana (per la quale è Medaglia d'oro al merito civile dal 1995).

Nel 2013 il Centro Primo Levi ha avanzato alcuni dubbi sulla corretta ricostruzione storica delle vicende legate alla figura di Palatucci[3]. A seguito di questa ricerca la figura di Palatucci è stata rimossa[4] da una esposizione al Museo dell'Olocausto di Washington e lo Yad Vashem e il Vaticano hanno iniziato a esaminare la nuova documentazione emersa[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Montella, nella provincia di Avellino, da Felice e Angelina Molinari, era nipote di Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna. Compì gli studi presso il Ginnasio "Dionisio Pascucci" di Dentecane di Pietradefusi e il Liceo Classico "Pietro Giannone" di Benevento. Dopo la maturità conseguita a Salerno nel 1928, svolse nel 1930 il servizio militare a Moncalieri come allievo ufficiale di complemento. Iscritto al Partito Nazionale Fascista, nel 1932 conseguì la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Torino. Nel 1936 giurò come volontario vice commissario di pubblica sicurezza. Nel 1937 venne trasferito alla questura di Fiume come responsabile dell'ufficio stranieri e poi come commissario[5] e questore reggente[6].

Nella sua posizione ebbe modo di conoscere l'impatto che le leggi razziali ebbero sulla popolazione ebraica. In quel contesto, cercò di fare quello che la sua posizione gli permetteva, creando attraverso una rete di amici una strada per salvare tanti ebrei dai campi di sterminio[7][8]. In una lettera ai genitori scrisse: «Ho la possibilità di fare un po' di bene, e i beneficiati da me sono assai riconoscenti. Nel complesso riscontro molte simpatie. Di me non ho altro di speciale da comunicare».[senza fonte]

Un calcolo approssimativo ha stimato in più di 5.000 il numero di persone che Giovanni Palatucci aiutò a salvarsi durante tutta la sua permanenza a Fiume[9].

Nel novembre 1943 Fiume, pur facente parte della Repubblica Sociale Italiana, di fatto entrò a far parte della cosiddetta Zona d'operazioni del Litorale adriatico, controllata direttamente dalle truppe tedesche per ragioni d'importanza strategica e il comando militare della città passò al capitano delle SS Hoepener. Pur avvisato del pericolo che correva personalmente, decise di rimanere al suo posto[10][11][12].

29 aprile 1945: dopo meno di due mesi dalla morte di Palatucci nel campo di concentramento di Dachau, i prigionieri sopravvissuti vengono liberati dagli americani

Il Console svizzero di Trieste, un suo caro amico, gli offrì un passaggio sicuro verso la Svizzera, offerta che Palatucci accettò, inviando al suo posto la sua giovane compagna ebrea.[13]

Per contrastare ulteriormente l'azione del comando tedesco, Palatucci vietò il rilascio di certificati alle autorità naziste se non su esplicita autorizzazione[senza fonte], così da poter aver notizia anticipata dei rastrellamenti e poterne dar avviso. Inoltre inviava relazioni ufficiali al governo della Repubblica Sociale Italiana per segnalare continue vessazioni, limitazioni nello svolgere le proprie attività e il disarmo dei poliziotti italiani da parte dei tedeschi.

Egli si preoccupò anche dell'istituzione di uno "Stato Libero di Fiume", per far sì che questo territorio, che correva il rischio di dover venir ceduto dall'Italia alla Jugoslavia, mantenesse una sua indipendenza. Fu proprio con l'accusa formale di cospirazione ed intelligenza con il nemico in seguito al «rinvenimento di un piano relativo alla sistemazione di Fiume come città indipendente, tradotto in lingua inglese» che il 13 settembre 1944 venne arrestato dai militari tedeschi e tradotto nel carcere di Trieste[14]. Il 22 ottobre venne trasferito nel campo di lavoro forzato di Dachau, dove morì due mesi prima della liberazione, a soli 36 anni.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Aiuti agli ebrei e accuse di collaborazionismo[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1995 furono avanzati dubbi sulla corretta ricostruzione storica delle vicende legate alla figura di Palatucci[15] ma maggiore clamore ha destato la ricerca condotta dal Centro Primo Levi nel 2013 che ha in parte ridimensionato i meriti attribuitigli[16][17][18].

Secondo lo storico Michele Sarfatti è avvenuto che «il sistema delle onoranze nei confronti di Giovanni Palatucci ha preceduto il lavoro di ricerca storica. Questo è il motivo per cui a lui sono state attribuite in modo acritico azioni che nessuno aveva mai verificato essere state compiute veramente da lui»[19].

Un memorandum del Ministero degli Interni del luglio 1952 aveva già escluso che Palatucci avesse compiuto un salvataggio di massa, ma nessuno fece approfondite ricerche documentali.[17]

Stando alla ricerca del Centro Primo Levi, in base all'esame di circa 700 documenti finora inediti, Palatucci andrebbe descritto come uno zelante esecutore della deportazione di almeno 412 dei circa 500 ebrei presenti a Fiume, nel suo incarico di responsabile dell'applicazione delle leggi razziali fasciste. La sua deportazione e morte a Dachau sarebbe stata dovuta non al suo aiuto agli ebrei, ma all'aver mantenuto contatti col servizio informativo nemico, per aver passato agli inglesi i piani per l'indipendenza di Fiume.[4]

Anche il museo Yad Vashem e la Santa Sede hanno avviato accertamenti. L'Osservatore Romano, seppure con qualche riserva, ha ammesso che «sul caso Palatucci le ricerche storiche di prima mano sono state poche, che numeri e fatti sono stati sottoposti ad interpretazioni agiografiche. Ed è anche probabile che in seguito alle ricerche in corso i numeri andranno ridimensionati, che alcuni eventi andranno riletti»[20].

Secondo la ricerca del 2013, la storia di Palatucci sarebbe un mito fomentato dallo zio, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci, che nel 1952 si sarebbe servito della storia inventata per assicurare una pensione di guerra al fratello e alla cognata, genitori di Palatucci.[21]

Michael Day, giornalista per il quotidiano The Independent, si è chiesto come Palatucci abbia potuto aiutare più di 5.000 ebrei a fuggire da una regione in cui la popolazione ebraica era grande la metà.[22] Anna Pizzuti, curatrice del database degli ebrei stranieri internati in Italia, ha sostenuto al Corriere della Sera che è impossibile che Palatucci abbia inviato "migliaia di ebrei [...] nel campo di internamento di Campagna dove sarebbero stati protetti dal Vescovo Giuseppe Maria Palatucci", perché "quaranta in tutto sono i fiumani internati a Campagna. Un terzo del gruppo finì ad Auschwitz".[16][22]

Testimonianze a favore[modifica | modifica wikitesto]

In favore di Palatucci nel giugno 2013 decise di testimoniare l'anziana Renata Conforty i cui genitori furono tratti in salvo proprio dal questore di Fiume[23]. Dopo un lungo silenzio anche il Vaticano, attraverso L'Osservatore Romano ha pubblicato un lungo articolo della storica Anna Foa in cui riabilita Palatucci auspicando "che il Museo di Washington, che ha immediatamente cancellato dai suoi siti e dalle mostre il nome di Palatucci, abbia avuto accesso alla documentazione e non solo alla lunga analisi che ne fa il centro Primo Levi"[24] e rigetta le accuse mosse dello stesso Centro che tace sulle numerose testimonianze di salvataggi individuali rilasciate dagli stessi ebrei che furono salvati e sul fatto che la mancanza di documentazione scritta è da ascrivere proprio al fatto che le operazioni attuate da Palatucci fossero necessariamente segrete[24]. Conclude la Foa che "ora come ora, in presenza di condanne infondate tanto definitive, ciò che è fondamentale è rispondere attraverso la documentazione a queste semplici domande: Palatucci ha o no salvato degli ebrei? Palatucci ha o no denunciato degli ebrei? Solo a queste domande ci aspettiamo che i documenti diano una risposta."[24].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 17 aprile 1955, venne concessa la Medaglia d'Oro alla memoria dall'Unione delle Comunità Israelitiche d'Italia con la seguente motivazione: «Commissario all'Ufficio stranieri della Questura di Fiume, tanto operò in favore degli ebrei e di altri perseguitati, che venne arrestato dai nazisti nel settembre 1944 e deportato in Germania. Le sevizie e le privazioni del campo di sterminio, a Dachau, ne troncarono, alla vigilia della liberazione, la mirabili esistenza. Se al suo nome nello Stato d'Israele sono state dedicate una via ed una foresta, gli ebrei d'Italia vogliono anch'essi onorarne il ricordo».
  • Il 12 settembre 1990 lo Yad Vashem lo riconosce Giusto tra le nazioni[25].
  • Il 15 maggio 1995 la Repubblica italiana gli ha conferito la Medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione:
Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l'arresto e la deportazione. Fedele all'impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l'occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all'arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, dove sacrificava la giovane vita.»
— Dachau – 10 febbraio 1945[26]
  • Processo di canonizzazione. Il 21 marzo 2000 il Vicariato di Roma ha emesso un Editto per l'apertura del processo di beatificazione di Giovanni Palatucci, avvenuta formalmente il 9 ottobre 2002.
  • In occasione della cerimonia ecumenica Giubilare del 7 maggio 2000, papa Giovanni Paolo II lo ha annoverato tra i martiri del XX secolo.
  • Nel 2004 si è conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione ed è stato proclamato Servo di Dio.
  • Il 29 maggio 2009 l'Italia ha emesso un francobollo commemorativo in suo onore[27].
  • Il 25 aprile 2002 a Nettuno viene inaugurato il Parco "Giovanni Palatucci"[28].
  • Il 10 febbraio 2003 è inaugurato a Roma il Parco Giovanni Palatucci[29].
  • il 21.11.2007 a Palazzo San Gervasio gli è stata dedicata una strada.
  • Il 22 maggio 2009 a Cagliari gli è stata dedicata una piazza nei pressi del Palazzo di Giustizia[30].
  • Il 29 maggio 2011 la comunità montellese di Norristown gli ha dedicato un monumento murale[31][32].
  • Ad Avellino gli è stata dedicata la via prospiciente la Questura di Avellino ed un Parco Pubblico cittadino.
  • A Montella gli è stata dedicata la Scuola Primaria Statale "Giovanni Palatucci" ed una piazza.
  • Negli anni 90 gli è stata dedicata la piazzetta di Maratea.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ennio Di Francesco, Un commissario scomodo, Roma, Teti, 2009, pp. 255-256.
  2. ^ Intervista a mons. Giuseppe Maria Palatucci e al provinciale francescano padre Alfonso Palatucci a Ramat Gan del 23/4/1953, ora in Michele Bianco, Antonio De Simone Palatucci, Giovanni Palatucci. Un olocausto nella shoah, Montella, Accademia Vivarium novum-Dragonetti, 2003.
  3. ^ Comunicato del Centro Primo Levi
  4. ^ a b c Palatucci, lo "Schindler italiano" in realtà collaborava con i nazisti
  5. ^ Giovanni Preziosi, I «protetti» di Palatucci: un giusto ricordo, "La Stampa", 23 maggio 2015, quinto capoverso.
  6. ^ Giovanni Preziosi, Palatucci e la contessa polacca della Croce Rossa, La Stampa, 14 settembre 2015.
  7. ^ Secondo la testimonianza di Franco Avallone, citato da Giovanni Preziosi, I «protetti» cit.
  8. ^ Giovanni Preziosi, Palatucci e la contessa, cit.
  9. ^ Domenico Agasso jr., Giovanni Palatucci, un poliziotto beato?, in "lastampa.it", 21 maggio 2013.
  10. ^ D. Agasso jr., Giovanni Palatucci cit.
  11. ^ G. Preziosi, I «protetti» cit.
  12. ^ G. Preziosi, Palatucci e la contessa cit.
  13. ^ Baruch Tenembaum, Giovanni Palatucci, an italian hero in the Holocaust
  14. ^ G. Preziosi, Palatucci e la contessa cit.
  15. ^ Marco Coslovich, Note sulla figura e l'opera di Giovanni Palatucci, in "La Rassegna Mensile di Israel", terza serie, Vol. 61, No. 1, gennaio-aprile 1995, pp. 90-103.
  16. ^ a b Palatucci, tutte le ombre sulla vita dello «Schindler italiano», in "Corriere.it", 25 maggio 2013.
  17. ^ a b Italian Praised for Saving Jews Is Now Seen as Nazi Collaborator, New York Times, 20 giugno 2013.
  18. ^ «Palatucci non fu un Giusto» Yad Vashem riapre la questione, in "Corriere della Sera", 21 giugno 2013.
  19. ^ Lo Schindler italiano che non ha mai salvato un ebreo
  20. ^ Per colpire la Chiesa di Pio XII
  21. ^ Patricia Cohen, "Italian Praised for Saving Jews Is Now Seen as Nazi Collaborator", The New York Times, 19 giugno 2013.
  22. ^ a b Downfall: How the Italian 'Schindler' was exposed as a Nazi collaborator, The Independent, 20 giugno 2013.
  23. ^ «Salvò i miei genitori in fuga dalle SS»
  24. ^ a b c Il Vaticano: «Attaccano Palatucci ma il vero bersaglio resta Pio XII»
  25. ^ Palatucci Giovanni (1909 - 1945)
  26. ^ Palatucci Giovanni. Medaglia d'oro al merito civile
  27. ^ Il francobollo sul sito di Poste Italiane
  28. ^ NETTUNO: UN PARCO ALLA MEMORIA DI GIOVANNO PALATUCCI
  29. ^ Nasce a Roma il parco Giovanni Palatucci
  30. ^ Da ieri c'è piazza Palatucci
  31. ^ Prima della scuola media di San Rocco a Giovanni Palatucci è stato dedicato un monumento in Pennsylvania
  32. ^ Holy Saviour Club to honor Giovanni Palatucci, hero of Holocaust-era Jews

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amleto Ballarini, Giovanni Palatucci. Favole e storia, in "Fiume. Rivista di Studi Adriatici", N. S., a. 23(2003), n. 1-6.
  • Michele Bianco, Antonio De Simone Palatucci, Giovanni Palatucci. Un olocausto nella shoah, Montella, Accademia Vivarium novum-Dragonetti, 2003. ISBN 88-87637-37-7.
  • Michele Bianco, Antonio De Simone Palatucci, Giovanni Palatucci. Un giusto e un martire cristiano, Napoli, La scuola di Pitagora, 2012. ISBN 978-88-6542-067-6.
  • Silva Bon, Le comunità ebraiche della provincia italiana del Carnaro: Fiume e Abbazia, 1924-1945, Roma, Società di Studi Fiumani, 2004.
  • Franco Celetta, Giovanni Palatucci. Raccontato con semplicità, Montella, Dragonetti, 2004.
  • Marco Coslovich, Note sulla figura e l'opera di Giovanni Palatucci, in "La Rassegna Mensile di Israel", terza serie, Vol. 61, No. 1, gennaio-aprile 1995, pp. 90–103.
  • Marco Coslovich, Il caso Palatucci. Il poliziotto che salvò gli ebrei?, in "Contemporanea. Rivista di storia dell'800 e del '900", anno V, n. 1, gennaio 2002, pp. 59–84.
  • Marco Coslovich, Giovanni Palatucci. Una giusta memoria, Atripalda, Mephite, 2008. ISBN 978-88-6320-001-0.
  • Georges de Canino, Il poliziotto che cercava le stelle, Roma, Anicia, 2011. ISBN 978-88-7346-482-2.
  • Ennio Di Francesco, Un commissario scomodo, Roma, Teti, 2009. ISBN 978-88-88249-44-5.
  • Giulio Di Luzio, Il disubbidiente. Il poliziotto che salvò gli ebrei, Milano, Mursia, 2008. ISBN 978-88-425-3718-2.
  • Dipartimento della Pubblica Sicurezza (a cura del), Giovanni Palatucci. Il poliziotto che salvò migliaia di ebrei, Roma, Laurus Robuffo, 2002. ISBN 88-8087-301-6.
  • Fulvio Giannetti, Racconti della Shoà, Roma, Pericle Tangerine, 2004. ISBN 88-88645-06-3.
  • Giovanni Palatucci. Documenti e cronologia essenziale (1909-2009) nel centenario della nascita, Campagna, Comitato Giovanni Palatucci, 2008.
  • Nazareno Giusti, L'ultimo questore. La vera storia di Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei, Livorno, Belforte, 2009. ISBN 978-88-7467-046-8.
  • Carlo Greppi, L'ultimo treno. Racconti del viaggio verso il lager, Roma, Donzelli, 2012. ISBN 978-88-6036-734-1.
  • Antonio Luksich Jamini, Il salvataggio degli ebrei a Fiume durante la persecuzione nazifascista, in "Il movimento di liberazione in Italia", luglio 1955, n.37, pp. 44–47.
  • Amos Luzzatto, A proposito di laicità. Dal punto di vista ebraico, Cantalupa, Effatà, 2008.·ISBN 978-88-7402-386-8.
  • Tristano Matta, A proposito del caso Palatucci: una voce fuori dal coro, in "Qualestoria", anno 38, n. 2, dicembre 2010, pp. 121–126.
  • Ugo e Silvia Pacifici Noja, Il cacciatore di giusti. Storie di non ebrei che salvarono i figli di Israele dalla shoah, Cantalupa, Effatà, 2010. ISBN 978-88-7402-568-8.
  • Ferdinando Palatucci, Montella di ieri e di oggi, Napoli, Laurenzana, 1969.
  • Luigi Parente e Francesco Saverio Festa (a cura di), Giovanni Palatucci. La scelta, le differenze. Atti della giornata di studio, Avellino 20 dicembre 2001, Atripalda, Mephite, 2004. ISBN 88-88655-27-1.
  • Angelo Picariello, Capuozzo, accontenta questo ragazzo. La vita di Giovanni Palatucci, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2007. ISBN 978-88-215-5964-8. (La prefazione è di Toni Capuozzo, figlio di un collaboratore di Palatucci; il titolo del libro è ispirato a un episodio che lo vide protagonista, quale destinatario dell'ultimo messaggio di Palatucci dal vagone piombato).
  • Nico Pirozzi, Fantasmi del Cilento. Da Altavilla Silentina a Lenti un'inedita storia della Shoah ungherese, Edizioni Cento Autori, Napoli, 2007. ISBN 978-88-95241-34-0.
  • Giovanni Preziosi, I «protetti» di Palatucci: un giusto ricordo. La storia del salvataggio della famiglia ebrea dei Selan: dalla Croazia ustaša di Ante Pavelić all'Italia passando per quel ponte sul fiume Eneo, in "lastampa.it", 23 maggio 2015.
  • Giovanni Preziosi, Palatucci e la contessa polacca della Croce Rossa. La storia inedita delle missioni segrete a beneficio dei profughi polacchi svolte dalla contessa Maria Tarnowska Potocka con l'aiuto del Questore di Fiume, del francescano P. Dydek e di don Giancarlo Centioni della St. Raphaels-Verein, in "lastampa.it", 14 settembre 2015.
  • Goffredo Raimo, A Dachau, per amore. Giovanni Palatucci, Montella, Dragonetti, 1989; 1992.
  • Paolo Santarcangeli, In cattività babilonese. Avventure e disavventure in tempo di guerra di un giovane giuliano ebreo e fiumano per giunta, Udine, Del Bianco, 1987.
  • Settimio Sorani, L'assistenza ai profughi ebrei in Italia, 1933-1941. Contributo alla storia della Delasem, Roma, Carucci, 1983. ISBN 88-85027-99-7.
  • Franco Stano, Ebbe come criterio il cuore. Giovanni Palatucci, Montella, Dragonetti, 2009.
  • Piersandro Vanzan, Mariella Scatena, Giovanni Palatucci il questore giusto, Roma, Pro sanctitate, 2004. ISBN 88-7742-492-3; 2005. ISBN 88-7396-059-6; 2007. ISBN 978-88-7396-094-2; 2009. ISBN 978-88-7396-116-1.
  • Piersandro Vanzan, Giovanni Palatucci. Giusto tra le nazioni, Gorle-Cascine Vica, Velar-Elledici, 2008. ISBN 978-88-01-04211-5.
  • Susan Zuccotti, Papa Pio XII e il salvataggio degli ebrei in Italia: esistono prove di una direttiva papale?, in Alessandra Chiappano e Fabio Minazzi (a cura di), Il paradigma nazista dell'annientamento: la shoah e gli altri stermini. Atti del quarto Seminario residenziale sulla didattica della shoah, Bagnacavallo, 13-15 gennaio 2005, Firenze, Giuntina, 2006, pp. 189–208. ISBN 88-8057-244-X.

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