Savelli (famiglia)

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Savelli
Stemma Savelli.png
StatoStato Pontificio
Titolisignori, duchi, principi, marchesi (rami principali), baroni, principi e patrizi (ramo cadetto dei Giannuzzi Savelli)
FondatoreAimerico o Almerico Savelli
Data di fondazioneXI secolo
Data di estinzione1712 (ultimo dei rami principali)
Etniaitaliana
Rami cadettiLinea di Giovanni (estinta)
Savelli di Albano (estinta nel 1668)
Savelli di Ariccia (estinta nel 1639)
Savelli di Rignano (estinta nel 1614)
Savelli di Palombara (estinta nel 1712)
ramo cadetto dei Giannuzzi Savelli (fiorente)

I Savelli (in principio anche Sabelli) sono stati un'antichissima e nobile famiglia di assoluto rilievo nella storia di Roma dall'alto medioevo fino al XVIII secolo. Dominarono la città in rivalità con la prima generazione di grandi casate romane, quali i Colonna, gli Orsini, i Caetani e gli Annibaldi [1], venendo poi adombrata dall'emergere della seconda generazione di famiglie tra cui i Chigi, i Borghese, i Barberini, i Doria Pamphili e gli Sforza Cesarini, a molte delle quali, in eredità dalle ultime esponenti femminili o per cessione, ha trasmesso cariche, feudi, palazzi e collezioni in seguito all'estinzione dei suoi rami principali. Sul finire del XIV secolo, infatti, si divise nei rami dei Savelli di Albano, Ariccia, Rignano e Palombara, in cui si estinse con il principe Giulio il 5 marzo 1712, ad eccezione del ramo cadetto dei Giannuzzi Savelli (Baroni di Pietramala, Principi di Cerenzia e Patrizi di Cosenza), ancora oggi fiorente, originato da Giannozzo, figlio di Antonello Savelli di Albano (da cui il cognome patronimizzato in Giannuzzi Savelli), condottiero nel regno di Napoli al seguito di Re Ladislao di Durazzo nel XIV secolo.

Imparentata con le più grandi famiglie del suo tempo, ebbe due sommi pontefici, Onorio III e Onorio IV (altri tre papi, San Benedetto II San Gregorio II ed Eugenio II, vissuti tra il VII e il IX secolo, pur appartenenti alla famiglia risultano ancora privi di documentata continuità genealogica), innumerevoli cardinali, vescovi, senatori e condottieri. Ebbe altresì la carica di Maresciallo di Santa Romana Chiesa e custode perpetuo del Conclave, ereditaria dal 1352, il più alto privilegio conferibile ad una casata da parte di un Pontefice, poi trasmesso ai Chigi nel 1712 a causa dell'estinzione dei rami principali della famiglia, nonché il privilegio della giurisdizione sulla Corte Savella, il Tribunale competente a giudicare i reati commessi dai civili, che da lei prese nome.

La detenzione perpetua di entrambe queste cariche istituzionali, caso unico nella storia, come unica fu l'attribuzione del proprio nome ad una istituzione pontificia, la Corte Savella, l'eccezionale numero di papi, cardinali, vescovi e condottieri noverati al suo interno, configurano la nobile famiglia dei Savelli, come forse quella più strutturalmente connessa con il potere e le istituzioni di Roma in tutta la storia della Chiesa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della famiglia si perdono nella leggenda, i Sabelli erano una delle tribù laziali che contribuirono alla formazione di Roma e si narra fossero discendenti da Aventino, re degli Albani, alleato di re Latino contro Enea. Secondo alcuni genealogisti, erano dei Sabelli o Savelli i papi Benedetto II e Gregorio II, vissuti tra il VII e l'VIII secolo, il martire sardo San Gavino, nonché il Papa Eugenio II (IX secolo) il quale, come attestato dal liber pontificalis era originario di Roma ("natione romanus").

Stemma dei Savelli sulla porta verso il Campidoglio di Santa Maria in Aracoeli

Da documentazione certa risulta che i canonici di S. Maria in Trastevere concessero in enfiteusi (1116) il castello di Rignano, che fu dei Savelli, a Pierguidone, fratello di Cencio, da cui forse nacque Aimerico o Almerico, il primo membro della famiglia da cui origina geneaologia documentata ininterrotta che, affermatosi nel patriziato romano, fu padre di Cencio, detto Cencio Camerario per essere stato da cardinale il camerario dei papi Clemente III e di Celestino III, ed eletto Papa col nome di Onorio III (1216-26). Al lui si deve la storica bolla pontificia "Solet annuere" con cui San Francesco d'Assisi ebbe definitivamente approvata (bullata) la sua Regola (evento raffigurato in un affresco di Giotto nel ciclo della Basilica Superiore di Assisi), e fu lui ad incoronare a Roma Federico II di Svevia quale Imperatore del Sacro Romano Impero.

Le grandi fortune della famiglia sono dovute al nipote di Onorio III, Luca Savelli (sec. XIII) che fu senatore di Roma. Alla morte dello zio pontefice, Luca non esitò a parteggiare per Federico II contro il nuovo Papa Gregorio IX. La disinvolta scelta di campo operata da Luca Savelli fruttò alla famiglia diversi benefici materiali, fra cui alcuni feudi sabini. Fu il primo maresciallo di Santa Romana Chiesa a partire dal 1270 o dal 1274.

Il fratello di Luca, Pandolfo (sec. XIII), fu podestà di Viterbo (1275), partecipò alle lotte tra Bonifacio VIII e i Colonna e fu senatore.

Nel giro di una generazione un nuovo Savelli salì al soglio pontificio, Giacomo figlio di Luca di Vanna Aldobrandeschi, che prese il nome di Onorio IV (1285-1287). Sotto il suo pontificato, oltre ad aumentarsi il potere e le ricchezze della famiglia, Roma e lo Stato della Chiesa godettero di un periodo di tranquillità come non accadeva da diversi anni. Onorio IV ebbe la soddisfazione di ridimensionare il più potente e ostinato nemico dell'autorità papale, il conte Guido da Montefeltro, che per molti anni aveva resistito alle truppe pontificie.

Nel testamento che Onorio IV, ancora cardinale, fece nel 1279, la fortuna della famiglia appare già costituita dai possessi di Albano, Castel Savello, Castel Gandolfo, Castrum Leonis (in Sabina), Castrum Faiolae, Castrum Arignani, Cesano (vicino a Civita Castellana), Scrofano, Turrita (Nepi), Palombara, Castelleone e Monteverde in Sabina. A Roma i Savelli possedevano il palazzo di Santa Sabina, abitato da Onorio III e da Onorio IV, le proprietà esistenti su quello che è l'odierno vicolo Savelli, in Parione. Per molte generazioni gli eredi di Onorio IV continuarono a dare lustro alla famiglia e ad aumentarne i possedimenti a Roma e nel Lazio. Nel 1368 acquistarono dai Pierleoni la fortificazione costruita sul Teatro di Marcello, poi nota come Monte Savello che fecero ricostruire su progetto di Baldassarre Peruzzi all'inizio del XVI secolo. L'edificio attuale fu poi riedificato di nuovo dagli Orsini nel XVIII secolo. Nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli sul Campidoglio era la cappella con le tombe di famiglia, tra cui quella del Pontefice Onorio III ad Opera di Arnolfio di Cambio, così come ne avevano nella Chiesa di S. Alessio sull'Aventino. Giovanni Battista Savelli, il 7 agosto 1352 fu nominato maresciallo di Santa Romana Chiesa da Papa Innocenzo VI, che rese da allora tale carica ereditaria in favore dei Savelli insieme alla custodia del conclave, che unitamente alla giurisdizione del tribunale detto Corte Savella (soppresso poi da Innocenzo X), fruttava alla casata pingui rendite.

Nel XIV secolo i Savelli pur strettamente imparentati con gli Orsini, parteggiarono insieme ai Colonna contro Bonifacio VIII, ma nel periodo avignonese, con Giacomo, senatore e vicario di Roberto d'Angiò (1305-1375) e Giovanni suo figlio, anch'esso vicario di re Roberto e maresciallo della Chiesa nel 1352, la famiglia appare ormai definitivamente legata alla curia pontificia in seno alla quale contò numerosi cardinali. Da Renzo, pronipote di Giovanni, originarono i quattro diversi rami in cui si divise la famiglia: dei signori di Rignano, di Ariccia, di Albano, di Palombara, oltre quello cadetto dei Giannuzzi Savelli. Del primo ramo fu iniziatore Paolo Savelli (Roma, 1350 – Padova, 3 ottobre 1405), capitano al soldo di Carlo III, poi di Gian Galeazzo Visconti, infine delle truppe veneziane, per le quali morì ferito in battaglia nel 1405 nei pressi di Padova. Per lui la Repubblica di Venezia commissionò e fece erigere un monumento funebre nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, il primo che la Serenissima abbia mai dedicato ad un condottiero. La sua discendenza ebbe fine con Luca dopo la metà del XVII secolo. Anche i rami di Ariccia e di Albano non ebbero lunga vita. Più fiorente fu quello dei signori di Palombara, che tramite numerosi matrimoni delle sue donne con i lontani cugini eredi ultimi degli altri rami raccolse tutta l'eredità dei Savelli. Il maggiore rappresentante di questo ramo fu Giovan Battista di Bernardino, capitano di Clemente VII contro i Colonna, colonnello di fanteria al soldo di Carlo V, dal quale ebbe nel 1529 il feudo d'Antrodoco, viceré d'Abruzzo, capitano delle guardie di Paolo III, morto a Firenze nel 1551. Da Giovanni Lucido e Clarice Savelli, sposatasi con dispensa di Alessandro VI, ebbero origine gli ultimi discendenti della famiglia. Di essi Caterina andò sposa a un fratello di papa Giulio III; Troilo fu fatto decapitare da Clemente VIII; Paolo e Federico furono i primi a portare il titolo di principi d'Albano (di cui i Savelli avevano la Signoria già da XII secolo) e sposando le due ultime discendenti del ramo di Ariccia, Caterina e Virginia riunirono nelle loro mani tutti i diritti della famiglia. Bernardino, figlio di Paolo, sposando una Maria Peretti raccolse pure l'eredità della famiglia di Sisto V. Bernardino riceverà nel 1632 il titolo di principe del Sacro Romano Impero, venderà nel 1637 Palombara ai Borghese, e vedrà elevati a ducato nel 1648 Ariccia e nel 1649 Poggio Natio, quest'ultimo pervenuto ai Savelli fin dal 1509. Suo figlio Giulio morì nel 1712 senza discendenti, e sua figlia Margherita portò la fortuna di casa Savelli nella famiglia del marito, il duca Sforza Cesarini. Il maresciallato della Chiesa fu allora trasferito alla famiglia Chigi.

Di questa nobile casata faceva parte anche la principessa Carlotta Savelli (1608-1692). Moglie del duca Pietro Aldobrandini di Carpineto in prime nozze e del principe Scipione Spinelli di Cariati in seconde, Carlotta, donna dall'animo pio, quale feudataria di Verzino (attuale provincia di Crotone) regalò ad alcune comunità di terremotati la località Scalzaporri. Il paese che ne nacque venne chiamato Savelli in suo onore, così come anche una via del paese le fu dedicata. Il simbolo stesso del comune di Savelli è lo stemma della nobile famiglia romana.

Massimiliano Savelli (di) Palombara, marchese di Pietraforte (16141685), è stato un alchimista e poeta italiano. Fece costruire la famosa Porta Magica di Roma, unica testimonianza di architettura alchemico-magica del mondo occidentale ancora oggi esistente. Gentiluomo ed affezionato amico della regina Cristina di Svezia sin dal suo primo soggiorno romano nel 1655-56, condivideva con la sovrana (che rinunciò al trono di Svezia per abbracciare il cattolicesimo e riparò a Roma in seguito alla sua conversione) la grande passione per l'alchimia e la poesia, come documentato da una serie di poesie manoscritte che il Palombara dedicò ed inviò alla regina di Svezia che poi questa, alla sua morte, lasciò alla Biblioteca Apostolica vaticana.

La famiglia si estinse con Giulio Savelli di Palombara, morto il 5 marzo 1712, a cui per via ereditaria erano confluiti la maggior parte dei titoli e beni degli altri rami man mano estinti, con l'eccezione del ramo cadetto dei Giannuzzi Savelli (Baroni di Pietramala, Principi di Cerenzia, Patrizi di Cosenza), nel Regno di Napoli come condottieri dal 1421, discendenti da Giannuzzo di Antonio Savelli (Roma, XIV secolo).

Papi[modifica | modifica wikitesto]

tra parentesi l'anno di inizio e fine del pontificato:

Cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Tra parentesi è indicato l'anno della nomina a cardinale:

Condottieri e uomini d'arme[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Paolo Savelli (1350-1405) Basilica dei Frari Venezia

Senatori di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Casata dei Savelli[modifica | modifica wikitesto]

Primi Savelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Cencio (1075-?)
  • Aimerico (1110-?)
  • Luca Pandolfo (1170-1216), fratello di papa Onorio III
  • Luca (1190-1266), diviene I signore di Albano

Signori di Albano[modifica | modifica wikitesto]

  • Luca (1190-1266), I signore di Albano
  • Pandolfo (1230-1306), II signore di Albano, fratello di papa Onorio IV
  • Giacomo (1280-1355), III signore di Albano
  • Giovanni Battista (1300-1360), IV signore di Albano
  • Luca (1320-1390), V signore di Albano
  • Renzo (m. 1400), VI signore di Albano
  • Antonello (m. 1428), VII signore di Albano
  • Cristoforo (1420-1500), VIII signore di Albano
  • Antimo (1464-1544), IX signore di Albano
  • Antonello (1511-1577), X signore di Albano
  • Cristoforo (1535-1591), XI signore di Albano
  • Marcantonio (1591-1638), XII signore di Albano
  • Onorio (m. 1668), XIII signore di Albano

Signori di Ariccia[6][modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco (?-?), I signore di Ariccia, figlio di Renzo, VI signore di Albano
  • Francesco (m. 1471), II signore di Ariccia
  • Piergiovanni (1448-1473), III signore di Ariccia
  • Silvio (m. 1515), IV signore di Ariccia
  • Camillo (m. 1589), V signore di Ariccia
  • Mario (m. 1601), VI signore di Ariccia
  • Caterina (m. 1632), VII signora di Ariccia, sposa Paolo Savelli, I principe di Albano
Estinzione della linea nella casata dei principi di Albano

Signori di Rignano (Rignano Flaminio)[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo (1350-1405), I signore di Rignano, figlio di Renzo, VI signore di Albano
  • Giovanni Battista (m. 1450), II signore di Rignano
  • Giacomo (m. 1463), III signore di Rignano
  • Pandolfo (m. 1471), IV signore di Rignano, fratello di Giacomo
  • Luca (m. 1515), V signore di Rignano
  • Paolo (m. 1545), VI signore di Rignano
  • Onorio (1540-1607), VII signore di Rignano
  • Lucio (m. 1614), VIII signore di Rignano, vende il feudo di Rignano al cugino Benardino, I duca di Castelgandolfo
Estinzione della linea

Signori di Palombara[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola (m. 1396), I signore di Palombara, figlio di Renzo, VI signore di Albano
  • Buzio (m. 1406), II signore di Palombara
  • Cola (n. 1400), III signore di Palombara
  • Mariano (m. circa 1496), IV signore di Palombara
  • Giacomo (m. 1541), V signore di Palombara
  • Giovanni Battista (1505-1551), VI signore di Palombara
  • Bernardino (m. 1590), VII signore di Palombara
  • Massimiliano Savelli (16141685), marchese di Pietraforte

Duchi di Castelgandolfo (1580)[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernardino (m. 1590), I duca di Castelgandolfo
  • Giovanni (1575-1628), II duca di Castelgandolfo, perde il feudo nel 1604

Principi di Albano (1607)[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo (m. 1632), I principe di Albano, figlio di Bernardino, I duca di Castelgandolfo
  • Bernardino (1606-1658), II principe di Albano
  • Giulio (1626-1712), III principe di Albano sino al 1697 poi I principe Savelli
Il feudo di Albano viene venduto per debiti, ma il papa concede a Giulio il titolo di principe sul cognome

Principi Savelli (1697)[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio (1626-1712), I principe Savelli
    • Bernardino (1653-1672), erede, premorì al padre

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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