Senatore di Roma

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Il Senatore di Roma era la figura civile cui, sin dall'Alto Medioevo, spettava principalmente la rappresentanza della città di Roma e del suo Senato. I poteri collegati a tale carica non furono sempre gli stessi, variando a seconda del periodo storico di riferimento.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Tale carica inizia a comparire come rappresentante di quell’Ordo Senatorius risorto come erede dello scomparso Senato romano, che se pur pare non venne mai meno anche nei periodi più bui dell'Urbe, rinacque in modo definito tra il VII e VIII secolo su quanto rimaneva dell'antico Ordo Equestris, espressione dunque di quel ristretto potentato di Proceres formato da nuovi latifondisti e alti funzionari dell'Urbe (suddivisi all'interno dell'assemblea tra Inlustres[1], i senatori in senso stretto che prendevano parte alle decisioni, Spectabiles e Clarissimi), che costituirà la nuova aristocrazia sorta da quanto rimaneva delle antiche famiglie senatoriali romane e da elementi bizantini e germanici pervenuti a Roma durante le guerre di riconquista contro le invasioni barbariche che devastarono Roma tra IV e VI secolo; strettamente legata alla curia romana da cui questa unicamente attingeva le persone cui affidare i più alti incarichi amministrativi del ducato romano, del Patrimonio di San Pietro e della Corte pontificia quali potevano essere quelli dei Giudici palatini come l'Apocrisarius, il Nomenclator, o il Vestararius, quella del Magister Militum, e quelle di amministratore delle varie provincie, a loro volta i componenti del Senato si contendevano il controllo sulle più alte cariche ecclesiastiche e sullo stesso Papato[2].

Esemplare al riguardo la prima citazione nota del Senatorato dei romani assunta da Teofilatto, e dal nipote, figlio della figlia Marozia, Alberico di Roma, che assunse il titolo di Princeps atque Senator omnium Romanorum, e che più che una rappresentanza delle istanze e degli interessi della cittadinanza, tanto che il titolo di senator e di senatrix fu esteso ai componenti anche femminili del casato come segno distintivo ed esclusivo della loro appartenenza al gruppo parentale, fu un esercizio del potere in senso dispotico e feudale, i loro discendenti noti come conti di Tuscolo, condizionarono infatti con le loro scelte il Papato per circa un secolo, redistribuendo con intenti politici e clientelari all'interno del ristretto ceto senatorio, diviso in fazioni, gli incarichi, gli uffici e le onorificenze più prestigiose e redditizie.

Età di mezzo[modifica | modifica wikitesto]

La piazza del Campidoglio e il palazzo Senatorio in un'incisione del 1555
Roma. Palazzo Senatorio nel rifacimento michelangiolesco in Piazza del Campidoglio
Il Palazzo Senatorio visto dai Fori
Esecuzione di Arnaldo da Brescia

La gestione aristocratica e baronale del Senato perdurò fino alla metà del XII secolo quando, sin dal 1143[3] sul finire del pontificato di Innocenzo II e durante i pontificati di Lucio II, che secondo certa storiografia avrebbe perso la vita a seguito degli scontri in Campidoglio nel 1145, ed Eugenio III che non volendo riconoscere il nuovo ordinamento fu costretto all'esilio subito dopo la sua elezione, e anche per opera di Arnaldo da Brescia che in piena età comunale organizzò il desiderio dei romani ad avere un proprio organo rappresentativo quanto più possibile indipendente dal Papa e dal potere baronale espresso dalle poche famiglie che lo esercitavano, si insediò nel 1148 nel luogo ove era stata la roccaforte dei Corsi (eretta sulle rovine del Tabularium in Campidoglio da cui ne vennero cacciati nel 1105 da Pasquale II che ne dispose la parziale demolizione, e che di lì a seguito di un progressivo rifacimento iniziò a denominarsi Palazzo Senatorio)[4], il primo Senato romano, una oligarchia formata da circa 30 persone elette dal popolo su base rionale, le quali nominarono uno e poi più spesso due o tre senatori che inizialmente presero il nome di patricius in luogo del prefetto di nomina papale[5].


Il primo ad assumere la guida della rivolta di ispirazione "repubblicana" del 1143 fu Giordano dei Pierleoni che assunse il titolo e la carica elettiva di Patricius, tuttavia la prima menzione del titolo di Senatore si ha nel 1148 nella persona di un Guido senza ulteriori notizie che ne consentano una sua certa identificazione. Nel 1188 per pressioni del Papato nella persona di Clemente III, il Senato venne costretto a concludere un patto con il quale a fronte di un formale reciproco riconoscimento, si accentuava la sovranità del Papa su Roma e sul Senato e si imponeva ai romani di accogliere nelle magistrature comunali i membri dell'aristocrazia locale soprattutto di estrazione feudale, fedeli al Papa e ad esso legati da solidi interessi di natura economica, riconducendole nuovamente al loro controllo (Tuscolani, Colonna, Orsini, Frangipane, Pierleoni, Savelli, Cenci, Annibaldi, conti di Ceccano, Stefaneschi, Anguillara, Papareschi o Paparoni, Capocci e poche altre).

La nascita della nuova istituzione che non nascose l'intenzione di controllare il territorio circostante alla città inclusi i porti più importanti, fu particolarmente avversata da chi ne temeva la sua crescente autorità e il suo prevedibile espansionismo a partire dai pontefici e le città vicine prime tra tutte Tivoli e la famiglia dei conti di Tuscolo che proprio dal Senato fu condotta al suo definitivo declino decretato dalla battaglia di Prata Porci fino all'estinzione [6].

Nel 1191[7], quando il Senato aveva raggiunto un prestigio tale da offuscare quello dello stesso Papato, anche a causa degli eventi di quegli anni con gli scontri tra Impero e Papato per la reciproca affermazione dell'uno sull'altro, prestigio tale da costringere l'Imperatore Enrico VI a togliere la guarnigione militare stanziata presso Tuscolo con l'appoggio dei Conti tuscolani verso cui poi il popolo si diresse per abbatterne le fortificazioni. Nel momento in cui il Senato era costituito da 56 componenti[8], venne eletto un unico senatore nella persona di Benedetto Carushomo (volgarizzato in Carissimi)[9] con l'intento di rafforzare la figura del Senatore, per contrastare gli effetti del trattato con il Papato a causa del quale l'organo era andato affollandosi di componenti della classe baronale fedele alleata della Santa Sede grazie a secolari vincoli di natura feudale, accrescendone l'ingerenza nella gestione delle funzioni civiche, elezione che mise in difficoltà il papa del tempo, Celestino III Orsini che faticava ad avere una solida base in Roma nel fronteggiare Enrico VI.

Da quegli anni l'autorità che prima era esercitata dal Senato in maniera quasi collegiale, venne riunita in capo ad una sola persona che prese il nome di Summus Senator che esercitava essenzialmente una funzione giudiziaria nominando egli stesso i giudici del tribunale di cui era titolare, per lo stesso periodo del suo mandato, al cui termine i membri della Camera Capitolina stilavano il giudizio di sindacato, da cui spesso tendevano a sottrarsi invocando l'immunità senatoria prima ancora di iniziare il mandato[10].

Statua di Cola di Rienzo presso la Cordonata del Campidoglio

Fino al 1363 il Senatore era il titolare anche del potere esecutivo ed amministrativo, dopo tale data in anni di violenti scontri tra fazioni guelfa e ghibellina, e con la classe baronale che tentò in ogni modo di imporre persone loro fedeli, eventi che si conclusero con la morte violenta di Cola di Rienzo[11] assassinato nel 1354 con l'intervento della famiglia dei Colonna che più di ogni altra avversò il tribuno temendone un ridimensionamento del suo potere baronale anche all'interno della città, e per tentare di ovviare ai soprusi dei precedenti titolari della carica, si diede una impronta più democratica ai nuovi Statuti in base ai quali l'amministrazione passò dal Senatore alle mani di tre Conservatori e del Priore dei Capo Rioni, di cui ne assumevano le funzioni in caso di vacanza, e in quanto costituivano il Magistrato Romano erano gli esclusivi responsabili della amministrazione cittadina, rimanendo il Senatore il giudice di un tribunale particolare per alcuni reati. L'elezione del Senatore che tornava ad essere una sola persona dal 1370, avveniva per suffragio del popolo romano e doveva avere la convalida del Papa detentore della sovranità su Roma e sul Senato.

Con la scomparsa di Martino V, la municipalità ebbe nuovo impulso proprio dalla famiglia Colonna che si pose a difesa del comune soprattutto per interessi del tutto personali in avversione a Eugenio IV che come successore di Martino V ne volle cancellare alcuni atti in favore dei suoi famigliari, e fu costretto a fuggire da Roma vestito da monaco.

Sia da papa Bonifacio IX che con l'arrivo di Martino V Colonna le funzioni del Senatore e del comune vennero ulteriormente ridimensionate nella loro dipendenza dal papato, e se la famiglia del Senatore poteva essere romana (fino al pontificato di Eugenio IV [1431-1447] quando venne imposta l'origine forestiera e la provenienza da una località distante non meno di 70 miglia da Roma), tuttavia prima di questi anni molte volte vennero nominati a questa carica persone tutt'altro che provenienti dalla città e comunque da quel momento in poi i senatori trasferirono la loro famiglia a Roma; infatti pur non essendoci espliciti vincoli sulla nazionalità del nominato, tra i secc. XIII e XIV vennero eletti alla carica, nonostante una costituzione pontificia che lo vietava espressamente, cardinali, sovrani, principi e anche Papi (alcuni di essi furono senatore a vita), che nominarono loro vicari per l'esercizio delle funzioni.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Cavalletti Rondinini ultimo Senatore di Roma

Dal 1580 il Senatore divenne di esclusiva nomina papale con il conseguente svuotamento di gran parte delle competenze della magistratura capitolina, pur rimanendo l'atto del giuramento nelle mani dei Conservatori. La carica inizialmente di durata semestrale, divenne poi annuale, spesso prorogata od interrotta, e solo dal 1655 divenne vitalizia.

La sua residenza ufficiale era il Palazzo Senatorio in Campidoglio e a lui spettava, a partire dal basso medio evo, il titolo di Magnificus Vir Dominus.
L'abito senatorio in uso nel secolo XIV è descritto in dettaglio da Felice Nerini, in De templo et coenobio sanctorum Bonifacii et Alexii historica monumenta… che lo riprende a sua volta da L.A. Muratori[12], come segue:

« un berrettone all’antica alla Ducale di broccato d’oro, foderato di pelle d’armellino, con calze di scarlato di grana, con scarpe di velluto rosso con una fibbia d’oro, con una sotanna di velluto cremesino con bottoni d’oro, con una veste alla Senatoria di broccato riccio soprariccio d’oro, foderata con pelle d’armellino con codette, e certi guanti di pelle bianca con un orlo di ricamo d’oro e perle, con tre anelli in dito d’oro, uno era un rubino, l’altro un diamante et uno smeraldo, con una collana d’oro al collo, con una bacchettina d’oro in mano, con una pallottina e un crocetta in cima etc… »

Ultimo Senatore di Roma fu il marchese Francesco Cavalletti Rondinini creato nel 1865, i suoi poteri e quelli del Senato romano passarono alla nuova Giunta di Governo presieduta da Michelangelo Caetani duca di Sermoneta, pochi giorni dopo l'arrivo dell'esercito italiano con la breccia di Porta Pia nel settembre del 1870, assumendo il nome di Giunta provvisoria di Governo di Roma e sua provincia.

Alcune personalità che ebbero il titolo di Senatore di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gabriele Sorrentino , La nascita dell'aristocrazia nell'Italia Medievale; Tesi di laurea, Urbino 2003.
  2. ^ Ancora nel 1141 poco prima della riforma popolare del Senato un visitatore fiammingo descriveva i nobili giudici del tribunale papale calamistati et sericis amicti (trad. "con i capelli arricciati e vestiti di seta"). v. C. Wickham, Roma medievale. Stabilità e crisi di una città (900-1150), p.249.
  3. ^ In realtà la contrapposizione al papato dei cittadini romani prendeva le mosse e venne accentuandosi almeno dal recente scisma originato nel 1130, di cui erano stati protagonisti in particolare le famiglie dei Pierleoni, familiari dell'antipapa Anacleto II, espressione della fazione romana formata in gran parte dal nuovo ceto "borghese" emergente, e quelle dei Frangipane e dei Corsi, primi rappresentanti della fazione aristocratica del momento, che controllavano le coste laziali e che avevano sostenuto l'elezione del papa legittimo Innocenzo II. v. Tommaso di Carpegna Falconieri, Innocenzo II, in Dizionario biografico degli Italiani, Treccani.
  4. ^ Il palazzo del '300 aveva assunto l'aspetto di vera fortezza con torri, mura merlate e ponte levatoio. Enrico VII nel 1320 fece distruggere questi apparati di difesa, ulteriormente ridotti successivamente da disposizioni papali. v. voce Campidoglio in Enciclopedia Italiana.
  5. ^ Il termine Praefectus, in relazione al Districtus venne usato per rimarcare la pretesa del comune di Roma dalla seconda metà del XII secolo, di essere erede della antica Prefettura e del Prafectus Urbis che estendeva la sua giurisdizione fino a 100 miglia di raggio dalla città; giurisdizione che venne riconosciuta al Senatore di Roma sul Districtus Urbis da papa Niccolo III nel 1259. L'estensione venne ridotta a 40 miglia con i nuovi Statuti del 1580. v. Daniela Esposito, Tecniche costruttive murarie medievali: murature "a tufelli" in area romana, pp.177 e 204; e Giuseppe Tomassetti, La Campagna romana, vol. I, p.94.
  6. ^ v. Valeria Beolchini, Tusculum II: Tuscolo, una roccaforte dinastica a controllo della valle Latina. Fonti storiche e archeologiche. Roma L'Erma di Bretschneider 2006, pp.90 e segg.
  7. ^ Nella Renovatio senatus del 1143/1144 'i nobilissimi cittadini romani, eredi e successori degli antichi, vantano diritti molto ampi e non disdegnano di trattare direttamente con l'imperatore, quasi da pari a pari', v. Tommaso di Carpegna Falconieri, Benefici e carriere eclesiastiche (secoli XII-XIV), p.210
  8. ^ Claudio De Dominicis, Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d'oro delle famiglie dirigenti (secc. X-XIX) - Membri del Senato della Roma pontificia, Roma 2009
  9. ^ v. alla voce di Sofia Boesch Gajano in Dizionario Biografico degli Italiani
  10. ^ v. L'ultimo senatore di Roma e le oreficerie Castellani: Roma, Palazzo dei Conservatori, 1987; p.23; a cura di Anna Mura Sommella
  11. ^ v. alla voce di Jean Mairie Vigueur in Dizionario Biografico degli Italiani
  12. ^ Antiquitates Italicae Medi Aevi, tom.2, diss.29, col.860, F. Nerini, De templo et coenobio sanctorum Bonifacii et Alexii historica monumenta, Roma 1752, p. 261