Cenci (famiglia)

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Cenci
StatoRoma
TitoliPatrizi di Roma
FondatoreStefano, Prefetto dell'Urbe
Data di fondazioneXI secolo
Etniaitaliana
Rami cadettiCenci de Labinie
Cenci di Trastevere
Cenci d’Arenula[1]
Cenci Bulganini
Cenci Pantalei[2]
Cenci-Bolognetti
Stati Cenci.

I Cenci (poi Cenci Bolognetti) sono una famiglia nobile del Lazio e patrizia di Roma.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

I Cenci, che si dicevano discendere della famiglia romana dei Cincia, si ritenevano cugini della famiglia dei Crescenzi (nobile famiglia romana che governò Roma per oltre un secolo). Tuttavia l'uso molto comune del nome Cencio, nell'area romana, rende ancora incerta la discendenza di tale famiglia dai Crescenzi.

In realtà con questo cognome si ritrovano numerose famiglie a Roma nel basso medioevo ancora difficilmente riconducibili ad un medesimo capostipite.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Cenci con alla sinistra e di fronte i palazzi appartenuti ai Cenci. Foto di Paolo Monti, 1979
Nuova Topografia di G.B. Nolli: sulla destra in parte visibile l'area del Monte de' Cenci

Si ritiene che il capostipe della famiglia fu Stefano, Prefetto dell'Urbe[1] e padre del Cencio che, nella notte di Natale del 1075, rapì il Papa Gregorio VII; altri li fanno discendere dal senatore di Roma Grisotto di Cencio vissuto nel 1148[3].

Nel'XI secolo, due membri di questa famiglia (Paolo e Bernardino) parteciparono alla Prima crociata (1096-1099) con Boemondo I d'Antiochia.

La famiglia possedeva una torre ed un balneum almeno dal XIII secolo; da essi prese nome il Monte dei Cenci[4][5] sorto, come si riteneva secondo una teoria ormai senza fondamento, sulle rovine, del teatro di Cornelio Balbo[6]. Nel 1554 ottennero il patronato sulla chiesa di S. Tommaso, costruita nel medesimo complesso.

Già nel Rinascimento la famiglia annoverava circa duecento componenti, divisi in quattro rami[7].

Ramo di Arenula[modifica | modifica wikitesto]

Tra i vari rami il più noto è quello detto di Arenula dal rione dove ebbero le loro abitazioni: non risiedendo lontano dal Tevere e dall'Isola Tiberina, essi diedero poi nome ad un tratto di Lungotevere.

I Cenci di Arenula, sin dal secolo XIII, ebbero membri che ricoprirono cariche cittadine come facenti parte della nobiltà municipale.
A questo ramo appartenne nel secolo XIV Giovanni di Giacomo, Cancellarius Urbis prima (1367) e Senatore di Roma poi (1380), nominato Romani populi generalem capitaneum, ordinatorem et reformatorem ad partes et loca districtus Urbis in Tuscia, Colinea et Sabinea constituta[8], fu costui a presiedere alla cerimonia di sepoltura di S. Caterina da Siena a Roma[9]; così come altri membri della famiglia ricoprirono ancora la carica senatoriale e ripetutamente la carica di Conservatore[10].

Nel 1432 il nobile Giacomo di Lello di Alessio Cenci acquistava il casale di Falcognana ed altre tenute confinanti da Prospero e Odoardo Colonna per 5.652 fiorini[11].

L'intensa attività mercantile esercitata durante il secolo XVI soprattutto da Cristoforo, già canonico di San Pietro[12] che divenne Tesoriere generale della Camera Apostolica (1550-1560)[13], gli consentì di accumulare notevoli ricchezze oltre a quelle già possedute grazie al commercio sul grano.

La famiglia divenne così tra le maggiori proprietarie di casali ed estese tenute nella campagna romana[14], come Falcognana, Castel Campanile, Testa di Lepre, Capo di Bove o Mausoleo di Cecilia Metella e Torrenova. Quest'ultima, dalla famiglia Cenci, prese nome di Rocca Cencia, così come Tor de' Cenci; i suoi componenti erano anche feudatari di alcuni castelli in Abruzzo come Assergi, Filetto, Camarda e Aragno, che dovranno cedere ai Caffarelli dopo le vicende dell'assassinio di Francesco padre di Beatrice. La famiglia fu illustrata dai cardinali Tiberio, Baldassarre, Serafino e Baldassarre juniore.

Dal ramo dei Cenci di Arenula discendono gli attuali eredi Cenci Bolognetti dei principi di Vicovaro, che diedero nome al palazzo in piazza del Gesù.

Blasonatura[modifica | modifica wikitesto]

Trinciato palizzato di rosso e d'argento di sei pezzi e due mezzi, a 6 crescenti volti, ordinati in banda, tre e tre dell'uno nell'altro.

Beatrice Cenci[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Beatrice Cenci e Francesco Cenci.

Al ramo di Arenula appartennero Francesco e la figlia Beatrice, protagonisti di un clamoroso caso giudiziario alla fine del Cinquecento.

Principi di Vicovaro[modifica | modifica wikitesto]

I Cenci ereditarono il principato di Vicovaro per eredità Bolognetti grazie al matrimonio tra Virginio Cenci e Anna Maria Bolognetti, sorella di Giacomo Bolognetti, III principe di Vicovaro. Da questa unione ebbe origine la casata dei Cenci-Bolognetti principi di Vicovaro:

  • Girolamo (m. 1803), IV principe di Vicovaro
  • Virginio (1765-1837), V principe di Vicovaro
  • Alessandro (1801-1872), VI principe di Vicovaro
  • Virginio (1840-1909), VII principe di Vicovaro

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Altra famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Una famiglia di Toscana portava anch'essi il cognome di Cenci (oppure Centi o Conci). Questi erano i Cenci di Firenze[19].

Stemmi dei Cenci di Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Coa fam ITA cenci2.jpg Coa fam ITA cenci3.jpg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Genealogia dei Cenci, Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea
  2. ^ Cenci (su Treccani.it) dal'Enciclopedia Italiana (1931)
  3. ^ Il Senato romano nelle sette epoche di svariato governo da Romolo fino a noi... di Luigi Pompili Olivieri, Gaetano Moroni, Josè Maria Fonseca de Evora, Roma 1840, p.186.
  4. ^ Nella Pianta di Giovanni Battista Nolli l'area del Monte dei Cenci è contraddistinto dai numeri 749-752 al confine con il Ghetto. Pier Luigi Tucci, L'entrata di un magazzino romano sotto la chiesa di San Tommaso ai Cenci, 1996
  5. ^ Mario Bevilacqua, Il monte dei Cenci. Una famiglia romana e il suo insediamento urbano tra Medioevo e barocco, Roma 1988
  6. ^ Guglielmo Gatti, Il teatro e la crypta di Balbo in Roma, 1978
  7. ^ "Agli inizi del Cinquecento i quattro rami in cui si suddivideva costituivano uno dei clan piú numerosi fra i gruppi di potere non legati alla Curia, ma alle superstiti e declinanti autonomie comunali. Uno stuolo di servitori, clienti e famigli ne curava le proprietà agricole, il bestiame e i macelli, e gravitava intorno alle attività commerciali che esercitavano con successo": Mazzacane Aldo, Diritti e miti: il caso di Beatrice Cenci, Studi storici: rivista trimestrale dell'Istituto Gramsci (Carocci): 51, 4, 2010, p. 938.
  8. ^ trad. Capitano generale del popolo romano, ordinatore e riformatore dei luoghi del distretto dell'Urbe in Tuscia, Collina e Sabina. Vittorio Formentin, Un nuovo testo per la storia del romanesco medievale, in Vicende storiche della lingua di Roma; 2012
  9. ^ E. Martinori, Annali della Zecca di Roma, 1917, p.29
  10. ^ Claudio De Dominicis, Membri del Senato della Roma pontificia, Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d’oro delle famiglie dirigenti, (secc. X-XIX)
  11. ^ Arch. Stato Roma, Arch. Cenci Bolognetti
  12. ^ Brunelli Giampiero, Un falso storiografico: la Congregazione del Terrore degli Ufficiali di Roma di Paolo IV, Società e storia : 151, 1, 2016 (Milano : Franco Angeli).
  13. ^ Massimo Carlo Giannini, Note sui tesorieri generali della Camera Apostolica e sulle loro carriere tra XVI e XVII secolo, 2005
  14. ^ J. Coste, I casali della campagna di Roma nella seconda metà del Cinquecento, in Archivio Società Romana di Storia Patria, a.1971
  15. ^ Palazzo Cenci - La Roma Segreta
  16. ^ Castello di Vicovaro, su Principi di Vicovaro
  17. ^ Storia dei Orsini, Bolognetti e Cenci-Bolognetti, su Comune di Vicovaro, su comunedivicovaro.it. URL consultato il 29 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2014).
  18. ^ Castello di Torrenova, su giardinettis.altervista.org.
  19. ^ Famiglia Cenci, blasoni delle famiglie toscani.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. RUGGERI, Le terre dei Cenci nell'Agro Romano: dalla via Aurelia alla via Ardeatina, in I Cenci. Nobiltà di sangue, Fondazione Marco Besso, Roma, Colombo, 2002