Enrico di Castiglia (1230-1303)

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Enrico, detto il Senatore (Enrique in spagnolo e in asturiano, Enric in catalano, Henrique in portoghese, in galiziano e in aragonese e Henrike in basco, Henricus in latino; Burgos, 10 marzo 1230Roa, 8 agosto 1303), è stato un politico e mercenario spagnolo. Fu reggente di Castiglia dal 1295 al 1302.

Ritratto di papa Clemente IV, sostenitore di Carlo d'Angiò
Scena della Battaglia di Tagliacozzo, in cui Enrico di Castiglia fu catturato da Carlo I d'Angiò.
Blasone di Enrico di Castiglia

Origine[1][2][3][modifica | modifica wikitesto]

Figlio sestogenito (quarto maschio) del re di Castiglia e León, Ferdinando III il Santo e di Elisabetta Hohenstaufen (detta Beatrice di Svevia alla corte di Castiglia) figlia del duca di Svevia e re di Germania, Filippo di Svevia (1179-1208, figlio del Barbarossa) e di Irene Angelo (1181-1208, figlia dell'imperatore di Costantinopoli, Isacco II Angelo) e, rimasta orfana, educata alla corte del cugino, il re di Sicilia e imperatore, Federico II.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome compare in un documento del maggio del 1230, di una donazione dei reali di Castiglia (Ferrandus…Rex Castelle et Toleti…cum uxore mea Regina Beatrice et filiis meis Alfonso, Frederico, Ferrando, Henrico) alla chiesa di Valladolid.

Signore di Écija, Medellín, Dueñas, Atienza, Berlanga, Calataãzor e San Esteban de Gormaz, dal 1244[1]. In seguito fu signore anche di Morón, Cote e Silibar in Andalusia[1], nel 1248. Infine, nel 1255, ampliò i suoi domini conquistando Arcos e Lebrija[1].

Avendo l'ambizione di conquistarsi un regno proprio si recò in Tunisia ed entrò al servizio del Sultano hafside Muhammad I al-Mustansir[1]. A Tunisi, adottò i costumi e gli abiti della corte tunisina, causando grande shock nella comunità cristiana locale. Usò i soldi guadagnati al servizio dell'emiro per finanziare le imprese commerciali della colonia di commercianti genovesi a Tunisi[4].
Finanziò la causa di Carlo I d'Angiò[1] per la conquista del regno di Sicilia con un prestito di 40.000 once d'oro in cambio della restituzione del denaro e della concessione di una signoria personale. Carlo d'Angiò, tuttavia, dopo aver conquistato il regno di Sicilia non tenne fede alle promesse e, nel 1267, quando il principe Enrico arrivò in Sicilia lo accolse con tutti gli onori, ma in segreto cercò in tutti i modi di far fallire i suoi progetti. Nel maggio di quello stesso anno Enrico e Carlo andarono a Viterbo per incontrare papa Clemente IV, paladino della causa angioina, per arrivare ad un accordo che soddisfacesse il principe castigliano, ma non si arrivò a nulla di concreto. Il papa rifiutò a Enrico anche la nomina e l'investitura a re di Sardegna, con il pretesto che il comune di Pisa era troppo potente nell'isola. In realtà il papa non voleva danneggiare Pisa proprio nel momento in cui questa si stava lentamente riavvicinando al papato. Nel frattempo il comune di Roma, retto da un regime di "popolo", elesse Enrico senatore di Roma: i Romani cercavano un nuovo senatore che fosse in grado di difendere la città dagli assalti dell'aristocrazia romana in esilio e il principe castigliano aveva un seguito di 200 cavalieri spagnoli. Quando le trattative col papa e con Carlo d'Angiò si arenarono, il principe Enrico decise di estendere l'influenza del comune di Roma[1] agli altri centri del Patrimonium Petri, anche a scapito dello stesso potere papale: in breve tempo Enrico passò dalla parte dei ghibellini[1], di cui divenne capitano generale in Toscana, dopo aver siglato un'alleanza con i comuni di Pisa e Siena.
Dopo la discesa in Italia di Corradino, Enrico sposò la causa del giovane re e a Tagliacozzo si schierò, coi suoi cavalier castigliani, al fianco di Corradino ma, pur combattendo valorosamente i castigliani vennero sconfitti e, dopo la Battaglia di Tagliacozzo, Enrico fu fatto prigioniero. Secondo la cronaca di Alberti Milioli Notarii Regini Liber de Temporibus Enrico (dominus Henricus frater regis Castelle tunc senator urbis Rome) fu catturato nel 1268, e portato a Napoli, il 28 agosto 1268[1].
Enrico fu poi rinchiuso in una fortezza, in Puglia, per oltre vent'anni, da dove fu liberato, solo nel 1291[1],

Nel 1294, rientrò nel regno di Castiglia, e, in Andalusia, fu responsabile del confine[1].

Dopo la morte del nipote, Sancho IV di Castiglia, fu tutore del nipote, Ferdinando IV, assieme alla madre di quest'ultimo, Maria di Molina, restando in carica sino al 1302; secondo il Chronicon Domini Joannis Emmanuelis, il re Ferdinando IV uscì dalla tutela di Enrico (tutoriam Infans Dns Henricus) nel febbraio del 1302[1].

E dopo che il re aveva raggiunto la maggiore età, sempre secondo il Chronicon Domini Joannis Emmanuelis, ne divenne maggiordomo, dal 2 novembre 1302[1] fino alla morte.

Nel 1300 si era sposato con Giovanna Núñez de Lara (1286-1351), detta "la Palomilla" Signora de Lerma, Villafranca, Dueñas, Fuente-Empudia, Torrelobatón e Herrera, figlia di Giovanni Núñez de Lara “el Gordo” Signore di Lara e Biscaglia e della moglie Teresa Álvarez de Azagra Signora di Albarracín. La Palomilla, rimasta vedova, nel 1308, sposò Ferdinando de la Cerda, figlio dell'erede al trono di Castiglia, Ferdinando de la Cerda[1].

Enrico, sempre secondo il Chronicon Domini Joannis Emmanuelis, morì a Roda (Infans Dns Henricus, in Roda), nell'agosto del 1303 e fu inumato a Valladolid, nel convento di San Francesco[1].

Discendenza[1][2][modifica | modifica wikitesto]

Enrico, da Giovanna non ebbe discendenza, ma ebbe due figli illegittimi da due diverse amanti: da Maria Rodriguez Pecha, amante degli anni giovanili ebbe un figlio:

  • Enrico Enriquez (1246-?), Signore di Puebla de los Infantes, in Andalusia, cameriere maggiore dal 1285, fu ammiraglio di Castiglia dal 1295. Nel 1300, sposò Stefania Rodriguez di Ceballos, che gli diede un figlio:
    • Enrico Enriquez, Signore di Villalba, che sposò urraca Perez Ponce de León;

mentre da una seconda amante, degli anni della maturità, di cui non si conosce né il nome né gli ascendenti, ebbe una figlia:

  • Ines Enriquez (ca. 1292-?), che sposò Giovanni Ponce.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p (EN) Dinastie reali di Castiglia
  2. ^ a b (EN) Casa d'Ivrea-genealogy
  3. ^ (DE) Ferdinando III genealogie mittelalter Archiviato il 26 maggio 2010 in Internet Archive.
  4. ^ Kamp 1993

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C.W. Previté, "L'Italia nella seconda metà del XIII secolo", in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pp. 198–244
  • L. Demontis, Enrico di Castiglia senatore di Roma (1267-1268). Diplomazia, guerra e propaganda tra il comune di "popolo" e la corte papale, Antonianum, Medioevo 28, Roma 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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