Conservatore di Roma

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Palazzo dei Conservatori

I Conservatori di Roma o della Camera Capitolina erano i tre magistrati che, insieme al Priore dei Caporioni, costituivano il Magistrato Romano nel periodo compreso tra il XIII secolo e il 1870, anno della fine del potere temporale dei Papi. Talvolta, essi erano anche detti Conservatores Camerae Alme Urbis[1] o Conservatori del popolo romano. Tale magistratura cittadina, che rappresentava il potere esecutivo, si ispirava nelle sue funzioni ai consoli romani dell'antichità.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La presenza dei Conservatori è nota fin dal 1223 inizialmente nelle vesti di supplenza dei Senatori di Roma (Conservatores Camere Alme Urbis loco Senatoris[2]) e si protrasse ininterrottamente fino al 1866. Tale carica fu istituita successivamente all'uso di nominare Senatori, i quali erano di solito nobili di provenienza forestiera e ignari delle leggi e delle consuetudini della Città. I Conservatori, pertanto, vegliavano sull'osservanza e sul mantenimento degli Statuta[3] principalmente da parte dei senatori stessi, in particolare sulle condizioni e manutenzione delle mura dei ponti e delle strade della città, sulla conservazione dei monumenti pubblici, con l'onere di reperirne i relativi fondi, oltre a numerose altre prerogative. Essi rappresentavano il vertice dell'amministrazione cittadina di Roma (detta Camera Capitolina); per le loro funzioni, essi erano considerati gli eredi degli antichi edili romani.

L'autonomia dei Conservatori, che era andata progressivamente aumentando durante la Cattività avignonese, venne sensibilmente ridimensionata al ritorno a Roma del Papa Martino V Colonna che, nella sua opera di risanamento delle istituzioni ecclesiastiche e civili, ne aumentò la loro dipendenza dalla Curia romana; non era infatti rara la diretta nomina pontificia a Conservatore.

La loro residenza era il Palazzo omonimo nella piazza del Campidoglio con gli uffici e archivi del Senato romano. Essi ricevevano nelle proprie mani il giuramento del nuovo Senatore di Roma.

Basilica dell'Ara Coeli

Essi venivano estratti sulla base di liste redatte per ciascuno dei 14 rioni dai relativi capo-rioni, noti come banderesi dal 1262, che, insieme agli imbussolatori, formavano l'elenco degli eleggibili che venivano messi nel bussolo ed estratti alla presenza dei principali rappresentanti della municipalità e della Curia nella basilica dell'Ara Coeli in Campidoglio, ogni tre mesi (dopo il 1731 ogni sei mesi, ma ci furono casi in cui si arrivò persino a superare i due anni) tra le principali famiglie romane e poi dalle 180 nobili descritte nella Bolla Urbem Romam del 1746[4].

Piazza del Campidoglio

Eleggibilità[modifica | modifica wikitesto]

Stampa settecentesca del Campidoglio e Ara Coeli (a sinistra)

L'elezione all'ufficio era molto ambita, sia per il cospicuo compenso, sia perché l'elezione attribuiva automaticamente alla famiglia dell'eletto il rango della nobiltà municipale o civica romana (patriziato). All'elezione seguiva una protocollo molto complesso, per cui una volta avvenuta non poteva ripetersi se non dopo una sospensione di almeno due mandati. Le famiglie che, tuttavia, si fregiarono di tale dignità più frequentemente furono, comunque, soprattutto quelle di più antico radicamento nel patriziato romano, tra cui spiccavano su tutte i Mattei nei loro diversi rami che, solo tra 1500 e 1564, ricoprirono il Conservatorato per ben 23 volte, seguiti dagli Altieri, i Caffarelli, i Capranica, i Cenci, i Crescenzi, i Del Bufalo, i Mancini, i Santacroce, seguite, a loro volta, da diverse altre (Alberini, Albertoni, Arcioni, Astalli, Boccabella, Boccamazza, Boccapaduli, Capizucchi, Capocci, Capodiferro-Maddaleni, Castellani, Cesarini, Fabi, Leni, Maccarani, Margani, Massimo, Mellini, Muti, Naro, Paluzzi, Paoli, Papazzurri, Planca Coronati, Ponziani, Porcari, Sanguigni, Tedallini ecc.)[5]: questo, nonostante che il ceto nobiliare romano fosse necessariamente "aperto", grazie al continuo afflusso nella città di nuove famiglie al seguito dei papi.

Tali famiglie patrizie originariamente erano quelle che Paolo Giovio definì come nobiltà della seconda squadra[6] le cui entrate derivavano quasi esclusivamente dall'esercizio del bovattiere ossia dell'allevatore di bestiame o del mercante di campagna, dall'appalto delle gabelle, dalla mercatura e dal prestito di denaro o del lucroso commercio dei tessuti, differenziandosi cioè dalla decina o poco più di famiglie che costituivano il nucleo della aristocrazia feudale, le cui entrate erano costituite in larga parte da rendite feudali, dall'esercizio dei diritti baronali e dalle condotte militari, alle quali le famiglie della nobiltà civica sistematicamente fornivano, schierate nel quadro delle tradizionali alleanze famigliari, appoggio finanziario e militare durante le lotte per il predominio della Città.

Compiti dei Conservatori[modifica | modifica wikitesto]

I Conservatori erano designati dal Papa a rappresentare il senato e il popolo romano per un limitato periodo di tempo. Il Tribunale dei Conservatori aveva il potere di emettere sentenze giudiziarie sulle controversie e di emettere ordinanze su varie materie: esso fu soppresso infine nel 1847. Essi erano responsabili della gestione economica e della sicurezza della città. Tali ministri erano distinti da quello del senatore di Roma (carica solitamente vitalizia, di cui essi esercitavano le funzioni in sua mancanza), sui ricorsi presentati dai consoli delle arti e di altre materie e del Consolato dell'Agricoltura, e con la piena giurisdizione sui feudi del popolo romano: Magliano Sabina, Cori, Barbarano Romano e Vitorchiano con diritto di visita su di essi. Il ruolo dei Conservatori era particolarmente critico nei periodi di Sede Vacante, tra la morte del Pontefice e l'elezione del successore, in cui erano incaricati del mantenimento dell'ordine pubblico.

I Conservatori supervisionavano inoltre la sicurezza delle feste e delle celebrazioni pubbliche, come ad esempio il Carnevale, presenziando ad esse. Essi godevano, tra gli altri privilegi, quello di sostenere le aste del baldacchino del papa durante la cerimonia della sua incoronazione. Nelle cerimonie vestivano dell'abito senatorio (rubbone) di broccato d'oro lungo sino ai piedi con maniche larghe e berrettone nero.

Nella firma dei loro atti in rappresentanza del Senato Romano, si servivano della seguente formula: Senatus Populique Romanus auctoritate qua fungimur + S.P.Q.R.

Pagine correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica..., vol. LVIII pp. 286 e segg. e vol.LXIV, pp.30-64.
  2. ^ v. Claudio De Dominicis, Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d'oro delle famiglie dirigenti (secc. X-XIX) Membri del Senato della Roma pontificia, Roma 2009, p.159.
  3. ^ Sull'argomento v. Gli Statuta Almae Urbis. Il diritto municipale a Roma nella seconda metà del XVI secolo. Tesi di laurea di A.M. Carlino, Trento 2010.
  4. ^ Con tale costituzione si delineò in forma definitiva quello che doveva essere il ceto del patriziato romano, qualità che in precedenza non era mai stata codificata e attribuita secondo le consuetudini, costituito da 180 famiglie nobili discendenti perlopiù dai Conservatori di Roma e dai Priori dei Caporioni, delle quali 60 capi famiglia erano prescelti per antichità delle loro famiglie, definendoli "coscritti".
  5. ^ Alessandro Camerano, Le trasformazioni dell'èlite capitolina fra XV e XVI secolo, in: La nobiltà romana in età moderna, pp.1-29. Ed. Carocci 2001.
  6. ^ v. Paolo Giovio, Le vite di Leon X et d'Adriano VI sommi pontefici et del cardinal Pompeo Colonna..., Venezia 1557, p.147; Anna Esposito, Li nobili huomini di Roma. Strategie famigliari tra città, curia e municipio, Roma 1994; pp.374-375; e Storia economica e ambiente italiano, ca. 1400-1850 a cura di G. Alfani, M. Di Tullio, L. Mocarelli, p.242.
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