Mattei (famiglia)

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Mattei
Stemma della famiglia Mattei.svg
Scaccato d'argento e d'azzurro di otto file alla banda d'oro attraversante sul tutto; col capo dello stesso caricato di un'aquila di nero. (Mattei di Giove)
StatoItalia Italia
Casata di derivazionePapareschi
TitoliCroix pattée.svg Duchi
Croix pattée.svg Marchesi
Croix pattée.svg Conti
Croix pattée.svg Signori
FondatoreMatteo Mattei
Ultimo sovranoFilippo Mattei
Data di fondazioneXIII secolo
Data di estinzione1801
Confluita inCanonici
EtniaItaliana
Rami cadettiRamo dei duchi di Giove

La famiglia Mattei è stata una famiglia nobile italiana, appartenente alla nobiltà romana.

Appartenente al più antico nucleo del patriziato romano e già imparentata con i Conti di Tuscolo e gli Stefaneschi, si ritiene che discenda dai Papareschi[1], che estendevano le loro radici con un Johannes de Papa prima del X secolo e il cui vasto gruppo parentale comprendeva le famiglie trasteverine dei De Cardinale, dei Romani e dei Venturini e probabilmente anche quella dei Normanni[2]. Vantano nella famiglia di origine i cardinali Cinzio, Gregorio, Guido e Pietro Papareschi; e con il cognome Mattei ben otto cardinali, oltre al cardinale Gregorio che divenne papa Innocenzo II. Altri tuttavia ne farebbero derivare la discendenza dalla famiglia di papa Gregorio IX, che è quella dei Conti di Segni, derivante a sua volta da quella dei Conti di Tuscolo[3].

Usava portare uno stemma scaccato d'argento e d'azzurro alla banda d'oro attraversante. L'aquila al capo fu aggiunta nel ramo di Giove in seguito al matrimonio di Asdrubale Mattei con Costanza Gonzaga, avvenuto nel 1595[4].

La famiglia, che per mezzo dei Papareschi aveva posseduto feudi nei dintorni di Cerveteri, oltre alle signorie di Civita Castellana e Montalto nel XII secolo[5], continuò a possederne di propri dal XVI secolo, oltre ad ampie estensioni lungo la via Portuense suburbana, e ancora, sul finire del XVIII secolo, secondo il Catasto annonario dell'Agro romano, possedeva la tenuta della Casetta per un'estensione di 650 rubbi, pari a circa 1 170 ha, e quella di Campo Salino o Ponte Galera di 284 rubbi, pari a circa 511 ha[A 1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi Mattei, forse discendenti da un Matteo Papareschi, costruirono il loro palazzetto, ancora visibile con il loro stemma con lo scudo scaccato con la banda, prospiciente la Piazza in Piscinula, nei pressi degli argini del Tevere, in prossimità del Ponte Cestio sull'Isola Tiberina. Il luogo in passato era noto anche come Capocroce dei Mattei: inoltre nella vicina chiesa di San Benedetto in Piscinula è conservata la più antica sepoltura della famiglia. Il palazzetto aveva una funzione di controllo, perché la gens Mattheia detenne sin dal 1271 e fino alla sua estinzione, la carica di "Guardiano perpetuo dei ponti e delle ripe dell'alma città di Roma in Sede Apostolica vacante", che imponeva, ogniqualvolta moriva un papa, di reclutare cento uomini dai loro possedimenti, vestirli di uniforme rossa (da qui i soldati rossi) e armarli al fine di custodire la Porta Portese, che dava accesso diretto sul lato del Vaticano, e il porto fluviale (ripa) di Ripa Grande, oltre a tenere sotto controllo il transito su tutti i ponti di Roma anche esigendone un pedaggio[senza fonte].

Palazzetto Mattei su Piazza in Piscinula in Trastevere

Sin dagli anni del papato di Bonifacio IX, la famiglia, con il testamento di Jacobello Mattei, figlio di Renzo, era documentata proprietaria dei feudi di Oricona, Pantanello e Polverella e di metà di quelli di Castiglione e San Giorgio. Successivamente il ramo della famiglia che rimase a Trastevere si estinse negli Annibaldi della Molara che dettero il nome alla ora scomparsa piazzetta antistante la loro residenza prospiciente l'attuale Piazza in Piscinula[6].

Nel maggio del 1434 Giovanni Mattei di Sant'Angelo fu uno dei sette nobili detti da Stefano Infessura "i sette signori per la libertà" che destituirono papa Eugenio IV per instaurare su istigazione dei Colonna, dei quali ne furono tradizionali alleati, la "repubblica romana"[7].

Tra XIV e il XV secolo altri rami della famiglia con Giacomo di Matteo e suo figlio Ludovico, grazie ad un'intensa attività mercantile e creditizia[A 2], si erano trasferiti nel rione Sant'Angelo su un ampio comprensorio che prese il nome di Insula Mattheorum[3], compreso dalla loro piazza omonima con la famosa fontana delle Tartarughe, via Paganica, via delle Botteghe Oscure, via Michelangelo Caetani e via dei Funari[8]: tutti gli immobili compresi in questi luoghi appartenevano ai vari rami della casata. L'attività edilizia della famiglia è altresì testimoniata dalla costruzione del palazzo costruito verso la fine del XVI secolo su una preesistente vigna di loro proprietà, all'angolo delle Quattro Fontane, dopo che papa Sisto V fece passare di lì l'attuale via omonima all'incrocio con via del Quirinale, ora noto come Palazzo Del Drago.

Noti per le violente lotte intestine alla famiglia[9] e da sempre aderenti al papato, raggiunsero la massima potenza e ricchezza agli inizi del XVI secolo, dimostrate sia dall'elevato numero dei membri della famiglia nel censo della città di Roma, fatto poco prima del sacco dei Lanzichenecchi del 1527[A 3], che dalle numerose volte (forse il maggior numero rispetto alle altre famiglie romane) in cui i suoi membri esercitarono il Conservatorato della città. Esponente di spicco della famiglia in questo periodo era il noto collezionista d'arte Ciriaco Mattei, che fece costruire la Villa Celimontana. La famiglia aveva cappelle gentilizie nelle chiese di San Francesco a Ripa, Santa Maria della Consolazione e Santa Maria in Aracoeli.

Tra i feudi che possedettero, oltre a quello di Paganica, acquistato con Onna e Tempera dai De Torres all'inizio del Seicento, su cui successivamente conseguirono il titolo di duca[A 4], ebbero Rocca Sinibalda acquistata nel 1600 da Giuliano Cesarini dai fratelli Asdrubale e Ciriaco Mattei[A 5], e Giove, acquistato dagli stessi da Mario Farnese nel 1597 per 65 000 scudi e che passò poi per eredità alla famiglia Antici. Il ramo dei duchi di Giove della famiglia, che nel 1719 nella persona di Alessandro Mattei, ebbe da papa Clemente XI il riconoscimento della dignità di "principe di primo rango"[10][11], abitarono l'omonimo palazzo, eretto su disegno di Carlo Maderno all'angolo tra via Caetani e via dei Funari; nel XIX secolo vi abitò Giacomo Leopardi come nipote della principessa Antici Mattei, mentre gli edifici più antichi sono quelli prospicienti la piazza omonima.

Negli ultimi anni dell'Ottocento la famiglia subì notevoli tracolli immobiliari nei vari rami per via della dedizione al gioco d'azzardo, tant'è che in città si diffuse l'adagio «un quattro un cinque un sei perdé il palazzo il duca Mattei»[senza fonte].

La famiglia si estinse nel 1801 con Filippo Mattei, ultimo duca di Giove, che trasmise i titoli e i beni alla figlia Caterina, andata in sposa a Giovanni Battista Canonici.

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportata una genealogia parziale della famiglia Mattei:[senza fonte]

 Matteo
*? †?
 
 
 Giovanni Giacomo
*? †?
sp. Isabella dell'Anguillara
 
  
 Ludovico
*? †?
sp. (1) Giovanna Capodiferro
(2) Girolama Margani
Battista
*? †?
sp. Lorenza Fabi
 
  
 Saba
†1497
sp. Caterina Tuttavilla
Pietro Antonio
*? †?
sp. Antonia Capodiferro
 
 
 Ciriaco
*? †?
sp. Giulia Matuzzi
 
    
 Alessandro
*? †?
sp. Emilia Mazzatosta
Orazia
*? †?
sp. Pamphilio Pamphili
Attilia
†1592
sp. Angelo Massimo
Ortensia
†1592
sp. Giacomo Santacroce
 
  
 Ciriaco
*1545 †1614
sp. Claudia Mattei
 Asdrubale
*1556 †1638
sp. (1) Eleonora Rossi
(2) Costanza Gonzaga
  
     
Giovanni Battista
†1617
sp. Claudia Santacroce
Ersilia
*? †?
sp. Onofrio Santacroce
Girolamo
*1606 †1676
sp. Eugenia Spada
Eleonora
†1622
sp. (1) Ferrante Bentivoglio
(2) Ascanio Pio
Maria
†1658
sp. (1) Giampaolo Pepoli
(2) Ottavio Ruini
(3) Scipione Gonzaga
 
 
 Alessandro
*1670 †1729
sp. Teresa Naro
 
   
 Costanza
†1758
sp. Baldassarre Caffarelli
Girolamo
†1758
sp. Nuccia Falconieri
Marianna
*1711 †1753
sp. Giovanni Stefano Gavotti
 
     
Giuseppe
*1735 †1809
sp. Giovanna Caterina Corsini
Alessandro
*1744 †1820
cardinale
Lorenzo Girolamo
*1748 †1833
cardinale
Carlo Maria
*? †?
Maria Eugenia
*? †?

Ramificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Duchi di Giove[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la cronologia dei duchi di Giove della famiglia Mattei:

  • Girolamo (1606-1676), 1º duca di Giove;
  • Alessandro (1670-1729), 2º duca di Giove;
  • Girolamo (1702-1753), 3º duca di Giove;
  • Filippo († 1801), 4º duca di Giove;
  • Caterina (1796-1838), 5ª duchessa di Giove.
passaggio del titolo alla famiglia Canonici

Membri principali[modifica | modifica wikitesto]

Asdrubale Mattei in un dipinto della scuola del Caravaggio

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Per gran parte dei secoli XVI e XVII possedettero le tenute di Cortecchia, Vaccarese e Villa San Giorgio, che cedettero alla famiglia Pallavicini, quando furono identificate tutte con il solo toponimo di Maccarese, per un totale di 1 700 rubbi, pari ad oltre 3 000 ha.
  2. ^ Durante la metà del XV secolo la famiglia deteneva il monopolio pressoché assoluto del mercato del bestiame per importi delle transazioni. Si veda Ivana Ait, in Mercanti e allevamento a Roma fra tardo-medioevo e prima età moderna.
  3. ^ Si veda la Descriptio Urbis: the Roman census of 1517: al rione di Sant'Angelo al nucleo familiare di Ciriaco Mattei erano attribuite 199 bocche e a quello dello zio Pietro Antonio 200.
  4. ^ Il ducato di Paganica venne ceduto nel 1788 alla famiglia Di Costanzo da Faustina Mattei.
  5. ^ Rivenduta nel 1678 ai Lante della Rovere con Antuni e Belmonte.
Riferimenti
  1. ^ Marco Vendittelli, Famiglia Papareschi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 81, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015.
  2. ^ Sandro Carocci, Baroni di Roma. Dominazioni signorili e lignaggi aristocratici nel Duecento e nel primo Trecento, Roma, 1993, pp. 30-31.
  3. ^ a b Giuseppe Marchetti Longhi.
  4. ^ Stemma dei Mattei, su bibliotecaestense.beniculturali.it.
  5. ^ Ludovico Antonio Muratori, Antiquitates italicæ medii ævi, vol. 2, coll. 810-814.
  6. ^ Pasquale Adinolfi, Roma nell'età di mezzo. Rione Trastevere, pp. 72-74.
  7. ^ Stefano Infessura, Diaria rerum romanarum, a cura di Orsete Tommasini, Roma, 1890, p. 32.
  8. ^ Insula Mattei.
  9. ^ Camillo Massimo, Memorie storiche della Chiesa di San Benedetto in Piscinula nel Rione Trastevere, Roma, 1864, pp. 103-104.
  10. ^ Giuseppe de Novaes, Elementi della storia de' Sommi Pontefici da S. Pietro sino al felicemente regnante Pio Papa VII ed alla santità sua dedicati per l'uso de' giovani studiosi, vol. 11, p. 267.
  11. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 1, p. 400.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 4, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1875.
  • Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691.
  • Francesco Zazzera, Della nobiltà dell'Italia, Napoli, 1615.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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