Via delle Botteghe Oscure

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Via delle Botteghe Oscure
Botteghe Oscure.JPG
Roma, targa stradale di via delle Botteghe oscure
Nomi precedenti Ad Apothecas Obscuras
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Roma
Circoscrizione centro
Collegamenti
Inizio via d'Aracoeli
Fine piazza Calcari
Intersezioni via Caetani
Mappa

Coordinate: 41°53′41.9″N 12°28′43.6″E / 41.894971°N 12.478777°E41.894971; 12.478777

La via delle Botteghe Oscure e la Crypta Balbi
Edificio di Via delle botteghe oscure 4, Roma, sede (2016) del Consorzio Bancomat e già sede del Partito Comunista Italiano

Via delle Botteghe Oscure è una via del centro di Roma, che separa i rioni di Sant'Angelo e Pigna. Essa unisce via d'Aracoeli con piazza Calcari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Deve il suo nome alle numerose attività commerciali e artigiane prive di finestre, quindi oscure (latino: Ad Apothecas Obscuras), che durante il Medioevo avevano sede tra le rovine del Teatro di Balbo. Le indicazioni stradali indicano che la via deve il suo nome «agli archi un tempo semisepolti del teatro e della crypta di Balbo».

Nel secondo dopoguerra diventa nota per la sede del Partito Comunista Italiano (il cosiddetto Bottegone) al civico 5. L'edificio venne edificato su suolo di risulta dopo le demolizioni del 1938 già occupato da edifici appartenuti alla famiglia Margani[1].

Al civico 31 della via è sito l'ingresso al pubblico della sede museale della Crypta Balbi.

Di rimpetto, al numero civico 32, vi è l'ingresso di Palazzo Caetani della prima metà del XVI secolo fatto edificare da Alessandro della famiglia Mattei, dal 1963 sede della Fondazione Camillo Caetani. Il palazzo, dal 1948 al 1960, è stato sede della redazione della rivista letteraria cosmopolita Botteghe Oscure, diretta da Marguerite Caetani e curata da Giorgio Bassani.

Una delle traverse di Via delle Botteghe Oscure è Via Caetani, dove fu trovato il cadavere di Aldo Moro.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Percorrendo la strada da via d'Aracoeli, si trovano questi monumenti di interesse storico-artistico:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il precedente proprietario era stato Leone Caetani (cfr. Giorgio Levi Della Vida, "La soffitta delle Botteghe Oscure", in: Fantasmi ritrovati, Venezia, Neri Pozza, 1966, rist. Napoli, Liguori, 2004); Claudio Rendina, La grande bellezza di Roma, v. Casa dei Margani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Santangeli Valenzani, Rinvenimenti archeologici in via delle Botteghe Oscure in Gli anni del Governatorato (1926-1944), pp. 89–91, Collana Quaderni dei monumenti, Roma, Edizioni Kappa, 1995. ISBN 88-7890-181-4.

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