Chiesa di San Francesco a Ripa

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Chiesa di San Francesco a Ripa
San Francesco a Ripa.jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Ordine Ordine dei Frati Minori
Diocesi Diocesi di Roma
Consacrazione 2 ottobre 1701
Architetto Onorio Longhi, Mattia de Rossi
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XIII secolo
Completamento 1701
Sito web

Coordinate: 41°53′06.46″N 12°28′23.47″E / 41.885127°N 12.473186°E41.885127; 12.473186

La chiesa di San Francesco a Ripa è un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma, situato nel rione Trastevere in piazza di San Francesco d'Assisi; è sede di parrocchia retta dall'Ordine dei Frati Minori.[1]

La chiesa deve la sua denominazione alla vicinanza con il soppresso porto di Ripa Grande, affacciato sul Tevere fino al XIX secolo;[2] su di essa insiste l'omonimo titolo cardinalizio, istituito nel 1960.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale complesso sorge nel medesimo luogo di un antico ospedale e ospizio per la cura e l'accoglienza dei poveri dedicato a san Biagio ed edificato nel X secolo; esso dipendeva dal vicino monastero benedettino cluniacense dei Santi Cosma e Damiano e, grazie all'interessamento di Giacoma de Settesoli, vi trovò alloggio anche Francesco d'Assisi durante le sue visite al papa tra il 1209 e il 1223. La stessa Giacoma, insieme a Pandolfo II degli Anguillara, fu la promotrice di un restauro dell'intero complesso donato all'Ordine dei Frati Minori nel 1229, che presto divenne il fulcro della devozione francescana nella città di Roma.[4]

Nel secondo quarto del XVI secolo venne ipotizzato un rifacimento della chiesa, e il progetto (non realizzato probabilmente perché troppo fastoso) affidato a Baldassarre Peruzzi; soltanto nel 1603 iniziarono i lavori di rifacimento della chiesa medioevale nell'area del coro, su progetto di Onorio Longhi; lo stesso architetto avrebbe ristrutturato anche il transetto e le navate. A partire dal 1681, grazie anche ai finanziamenti del cardinale Lazzaro Pallavicino morto nel 1680 e sepolto nella chiesa stessa, l'edificio fu oggetto di un radicale intervento di restauro che comportò la demolizione e ricostruzione dell'aula, su progetto di Mattia de Rossi; i lavori si conclusero nel 1701 e il 2 ottobre dello stesso anno la chiesa venne consacrata dal cardinale Sperello Sperelli; per tutto il XVIII secolo vennero eseguiti interventi minori.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, opera di Mattia de Rossi, dà su una piazza al centro della quale si trova un monumento di modeste dimensioni eretto nel 1847 da papa Pio IX e costituito da una colonna ionica scanalata sormontata da una croce in ferro battuto.[6] Il prospetto settecentesco è a salienti e ha un maggiore sviluppo orizzontale rispetto a quello dell'aula; la parete è movimentata da due ordini di lesene e da alti cornicioni ed è caratterizzata dalle due volute poste a coronamento delle navate laterali e dal timpano semicircolare di quella maggiore. Non è più presente il campanile medioevale, sostituito da uno a vela a un fornice, edificato nel 1734 da Giuseppe Sardi e posto al di sopra del transetto di destra.[7]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

Internamente, la chiesa presenta una struttura a croce latina con transetto non sporgente, profondo coro con terminazione piatta ed aula suddivisa da arcate a tutto sesto in tre navate di tre campate ciascuna, coperte con volta a crociera, lungo le quali si aprono numerose cappelle laterali; al di sopra della crociera vi è una semplice cupola priva di tamburo e lanterna, non visibile dall'esterno.[8] Al di sotto dell'arco absidale trova luogo l'altare maggiore barocco in marmi policromi, consacrato nel 1764, al centro della cui ancona è situata una statua lignea policroma di San Francesco anteriore al 1588 e attribuibile a fra Diego da Careri.[9] Lungo le pareti laterali del coro, si trova in due corpi l'organo a canne, costruito dalla ditta organaria tedesca Walcker nel 1926 e originariamente situato in controfacciata; lo strumento venne restaurato e ricollocato nell'attuale posizione nel 1956 dalla ditta Mascioni. Dispone di 23 registri su due manuali e pedale, ed è a trasmissione elettrica.[10]

Sopra l'altare della cappella Paluzzi Albertoni (che si apre nella parete di fondo del transetto sinistro), vi è la Beata Ludovica Albertoni, scolpita da Gian Lorenzo Bernini per il cardinale Paluzzi (nipote di papa Clemente X) tra il 1671 e il 1675. La statua, vero esempio di trasporto mistico-carnale e di estasi barocca, è collocata su uno spettacolare drappo in diaspro sopra la mensa dell'altare della cappella; la parete di fondo, sempre secondo i suggerimenti di Gian Lorenzo Bernini, è stata scenograficamente arretrata per permettere alla luce di penetrare nell'ambiente da due finestre laterali nascoste, creando un effetto quasi soprannaturale, proprio come nell'Estasi di Santa Teresa della chiesa di Santa Maria della Vittoria.[11] La pala della cappella, inquadrata da teste di cherubini in stucco che ribadiscono il sentore di apparizione mistica che pervade tutto il sacello, è del Baciccio e raffigura la Madonna col Bambino e Sant'Anna (1675 circa).[12]

Nella parete di fondo del braccio di sinistra del transetto, si apre la cappella dedicata ai santi Pietro d'Alcantara e Pasquale Baylon, patronato della famiglia Pallavicini Rospigliosi, la cui fastosa decorazione in marmi policromi venne realizzata su progetto di Nicola Michetti e Ludovico Rusconi Sassi tra il 1710 e il 1725; del primo (con statue di Giuseppe Mazzuoli) è il monumento funebre di Stefano e Lazzaro Pallavicini (1713, sulla parete di sinistra), come anche quello di Maria Camilla e Giovanbattista Pallavicini (1714-1719, sulla parete di destra), mentre gli stucchi della volta sono attribuiti a Tommaso o Giuseppe Chiari, quest'ultimo autore della pala dell'altare raffigurante i santi titolari della cappella.[13] Sulla parete di sinistra della cappella Mattei (terza di sinistra) vi è il monumento funebre di Laura Frangipani, con busto della defunta opera di Andrea Bolgi (1637). Sopra l'altare della prima cappella di sinistra vi è un dipinto del fiammingo Maarten De Vos raffigurante l'Immacolata Concezione; in un locale annesso a quest'ultima si trovano, dal 1992, le spoglie mortali di Giorgio de Chirico,[14] benefattore dei frati minori cui era particolarmente legato.[15] Nella sacrestia, all'interno di uno scenografico apparato di armadi barocchi, è conservata una tavola con San Francesco attribuita a Margaritone d'Arezzo (1275-1285 circa).[16]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parrocchia San Francesco d'Assisi a Ripa Grande, su vicariatusurbis.org. URL consultato l'8 settembre 2017.
  2. ^ L. Gigli, pp. 64-68.
  3. ^ (EN) Cardinal Title of S. Francesco d'Assisi a Ripa Grande, su gcatholic.org. URL consultato l'8 settembre 2017.
  4. ^ Storia della Chiesa di San Francesco a Ripa, sites.google.com. URL consultato l'8 settembre 2017.
  5. ^ L. Gigli, pp. 132-136.
  6. ^ C. Rendina, p. 107.
  7. ^ L. Gigli, pp. 138-140.
  8. ^ L. Gigli, p. 140.
  9. ^ L. Gigli, pp. 148-150.
  10. ^ G. Fronzuto, p. 116.
  11. ^ AA.VV., p. 150.
  12. ^ L. Gigli, p. 154.
  13. ^ L. Gigli, pp. 144-146.
  14. ^ "Cappella" De Chirico, su sites.google.com/a/sanfrancescoaripa.com. URL consultato l'8 settembre 2017.
  15. ^ Lorenzo Cappelletti, De Chirico e San Francesco, in 30Giorni, nº 12, 2005.
  16. ^ Margarito di Magnano, San Francesco d'Assisi, su catalogo.fondazionezeri.unibo.it. URL consultato l'8 settembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Laura Gigli, Rione XIII - Trastevere - Parte IV, Roma, Fratelli Palombi, 1987, ISBN non esistente.
  • Claudio Rendina, Le chiese di Roma, Roma, Newton & Compton Editori, 2000, ISBN 978-88-541-0931-5.
  • AA.VV., Bernini, Milano, Rizzoli/Skira, 2005, ISBN non esistente.
  • Graziano Fronzuto, Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2007, ISBN 978-88-222-5674-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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