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Muti (famiglia)

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Muti
Non uritur
Blasonatura: 2 mazze d'armi di nero poste in croce di Sant'Andrea terminanti in 2 anelli legati da un nastro di rosso annodato in croce di Sant'Andrea con le teste esagone di azzurro ciascun angolo ornato di un pallino dello stesso tutto su oro.
StatoStato Pontificio
Titoli
  • Principe di Rocca Sinibalda
  • Duca di Rignano
  • Marchese (poi duca) di Canemorto
  • Marchese di Settimo e Gassino
  • Marchese di Belmonte e San Giovanni in Fiore
  • Conte di Poggio Aquilone
FondatoreBobone
Ultimo sovranoOlimpia
Data di fondazioneXII secolo
Data di estinzioneXX secolo
Etniaitaliana

I Muti (poi Muti Bussi) erano un'antica famiglia nobile romana, compresa tra le sessanta ascritte al rango di patrizio romano coscritto dalla Bolla Urbem Romam (1746).

La famiglia faceva risalire le proprie origini mitiche a Muzio Scevola, da cui sembrerebbero derivare le due mazze in stemma e l'impresa della famiglia caratterizzata da una mano sul fuoco, come nell'episodio del celebre eroe romano. Il primo dato certo su questa famiglia risale tuttavia al 1139, quando viene indicato un certo Bobone.

A partire dal XIV secolo, la famiglia contrasse matrimoni con esponenti di famiglie del patriziato romano, tra cui i Capranica, i Cesarini, i Capizucchi, i Colonna e i Costaguti.

Attorno al 1560 Orazio Muti fece costruire il palazzo, noto come Palazzo Muti Bussi, ancora oggi presente in piazza d'Aracoeli. Carlo, successivamente, fu il primo a ricevere da Sisto V il titolo ducale sul feudo di Canemorto, scambiato poi da Michelangelo con il feudo di Rignano, in seguito a permuta concordata con i Borghese. Giovanni Battista, cavaliere mauriziano al servizio di Casa Savoia come ambasciatore presso la Santa Sede, venne infeudato anche del marchesato di Settimo e Gassino da Carlo Emanuele I. Durante il pontificato di Paolo V, Tiberio venne nominato cardinale e vescovo di Viterbo[1].

Nel XVII secolo, Isabella Muti fu madre di papa Innocenzo XIII. Nel secolo successivo, Carlo Francesco, deceduto nel 1710, fu vescovo di Città della Pieve, mentre Innocenzo ottenne nel 1739 il principato di Rocca Sinibalda ed il marchesato di Belmonte e S. Giovanni in Fiore[1].

Il cognome dei Bussi, famiglia originaria di Viterbo, venne aggiunto in forza di un fedecommesso del 1650. Il primo ad assumere il cognome Muti Bussi fu Innocenzo, 1º duca di Rocca Sinibalda (1694-1781), in quanto la bisnonna Cecilia Muti aveva sposato Giulio Bussi, conte di Poggio Aquilone. Il nome tale rimase sino all'estinzione della famiglia con la morte della duchessa Olimpia (1972); alcuni discendenti della stessa hanno aggiunto il cognome Muti Bussi al proprio[1].

I discendenti di Clemente Muti Bussi e Marianna Costaguti adottarono il cognome Muti Gabrielli, per volontà di Matilde Gabrielli, figlia di Angelo Gabrielli, 1º principe di Prossedi e di Caterina Trotti Mosti Estense, e sposa del marchese Ascanio Costaguti[2]. A questo ramo appartenne monsignor Ascanio Muti Gabrielli, ultimo segretario della Congregazione delle Acque (1842–1847)[3].

Gabriele d'Annunzio attribuì il cognome di questa famiglia a Elena Muti, co-protagonista del romanzo Il Piacere.

L'altra famiglia nobile romana dei Muti Papazzurri sembra non aver avuto legami di parentela con questa.

Duchi di Canemorto poi di Rignano

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  • Carlo (1546-1593), I duca di Canemorto
  • Giacomo (1571-1623), II duca di Canemorto
  • Michelangelo (1623-1646), III duca di Canemorto, I duca di Rignano
  • Giacomo (1638-1707), II duca di Rignano
  • Teresa (1675-1711), III duchessa di Rignano, sposò in prime nozze Taddeo Barberini (1666–1702) e poi si risposò con Federico Cesi, duca di Acquasparta
  • Innocenzo Muti Bussi (1694-1781), I duca di Rocca Sinibalda
  • Giovanni Battista (1601-1672), I marchese di Settimo e Gassino
  • Achille (1866- ), marchese di Settimo e Gassino
  • Giulio (1895-1931), marchese di Settimo e Gassino
  • Olimpia (1898-1972), marchesa di Settimo e Gassino (sorella del precedente)
  • Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-541-0162-1.
  1. 1 2 3 Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche - Muti Bussi, su siusa-archivi.cultura.gov.it. URL consultato il 30 ottobre 2025.
  2. Maria Gemma Paviolo. I Testamenti dei Cardinali: Giulio Gabrielli (1748-1822). Roma, Novembre 2015
  3. Philippe Bountry. Souverain et pontife. Recherches proposographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1816). Collections de l'École française de Rome. Rome, 2002