Michelangelo Caetani

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Michelangelo Caetani di Sermoneta
Michelangelo Caetani.JPG

Presidente della Giunta di Governo di Roma
Durata mandato 23 settembre 1870 –
30 settembre 1870
Successore Guido Orazio Di Carpegna Falconieri (commissario regio)

Deputato del Regno d'Italia
Durata mandato 5 dicembre 1870 –
20 settembre 1874
Legislature XI
Collegio Roma V (Trastevere)

Dati generali
Partito politico Ind.
Michelangelo Caetani, XIII duca di Sermoneta
Duca di Sermoneta
Stemma
In carica 1850 –
1882
Predecessore Enrico Caetani, XII duca di Sermoneta
Successore Onorato Caetani, XIV duca di Sermoneta
Altri titoli Signore di Bassiano, Ninfa, Norma, Cisterna e San Donato
Nascita Roma, 20 marzo 1804
Morte Roma, 12 dicembre 1882
Dinastia Caetani
Padre Enrico Caetani, XII duca di Sermoneta
Madre Teresa de' Rossi
Consorte Calixta Rzewuska
Margareth Knight
Harriet Ellis
Figli Onorato Caetani
Ersilia Caetani Lovatelli
Religione Cattolicesimo

Michelangelo Caetani, XIII duca di Sermoneta (Roma, 20 marzo 1804Roma, 12 dicembre 1882), è stato un politico e letterato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Roma nel 1804 da Enrico e Teresa de' Rossi, divenendo membro della prestigiosa famiglia dei Caetani. Dapprima principe di Teano, ricevette il titolo di duca di Sermoneta alla morte del padre nel 1850. Come consuetudine i suoi studi si svolsero tramite insegnanti privati, anche se la spiccata curiosità lo portò ad appassionarsi negli studi degli artisti Bertel Thorvaldsen, Pietro Tenerani e Tommaso Minardi. Con questi studi affinò il suo gusto artistico, realizzando tra gli altri una serie di gioielli, imitazione dei reperti etruschi rinvenuti all'epoca, in collaborazione con l'orafo Fortunato Pio Castellani e i suoi due figli, Augusto e Alessandro; alcuni di essi sono esposti presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.[1] Nel corso degli anni successivi ampliò i suoi interessi e impegni culturali, diventando appassionato di letteratura (Dante in primis), storia e archeologia.

Nel 1833 fu nominato comandante del corpo dei vigili del fuoco, carica che ricoprì per i successivi trent'anni. Oltre a questo incarico Caetani si occupò, oltre che di nutrire i propri interessi culturali, della ricostruzione del dissestato patrimonio familiare gravato, oltre che da una pessima amministrazione finanziaria, da diverse ipoteche. Con un'oculata e attenta gestione delle finanze riuscì nel suo intento.

Il suo salotto letterario, particolarmente noto in Europa e America settentrionale, fu frequentato da diversi ospiti illustri, tra cui: François-René de Chateaubriand, Stendhal, Henry Wadsworth Longfellow, Franz Liszt, Honoré de Balzac, Ernest Renan, Hippolyte Taine, Federico Ozanam, André-Marie Ampère, Ferdinand Gregorovius. Intrattenne anche un rapporto epistolare con Carlo Troya e Michele Amari, con i quali condivideva un comune interesse storico e letterario.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Con l'ascesa al soglio pontificio di Pio IX Caetani, come molti altri nobili romani laici, andò a ricoprire un'importante carica amministrativa, diventando nel febbraio 1848 Ministro della polizia nel governo del cardinal segretario di Stato Giuseppe Bofondi. Durante questo mandato si occupò attivamente dell'emancipazione ebraica. La sua attività politica si concluse rapidamente per sua stessa scelta.

Fu particolare stimatore di Pellegrino Rossi, da lui considerato il modello politico ideale e avversò particolarmente la Repubblica Romana del 1849. Pur non aderendo ad alcun partito, rimase in contatto con il Comitato nazionale romano, confermando il suo orientamento verso un liberalismo moderato.

Dopo la presa di Roma fu considerato come il più adeguato per guidare la temporanea giunta di governo della città, ricevendo successivamente il compito di riferire a Vittorio Emanuele II i risultati del plebiscito con cui i romani sancirono l'annessione della città al Regno d'Italia.

«Roma, con le sue provincie, esultante di riconoscenza verso la Maestà Vostra gloriosissima per averla liberata dalla oppressione straniera di armi mercenarie col valore dell’esercito italiano, ha con generale plebiscito acclamato per suo Re la Maestà Vostra e la sua reale discendenza. Tale provvidenziale avvenimento, dopo sì lunga ed amorosa aspirazione di tutti i popoli d’Italia, compie con questa nuovissima gioia la storica Corona che rifulge sul capo della Maestà Vostra.»

(Corriere della Sera del 9 ottobre 1870[2])

Nel dicembre 1870 fu eletto nel collegio Roma V alla Camera dei deputati, rimanendo in carica per l'intera XI legislatura.[3] Fu nominato cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata e iniziato alla Massoneria nella loggia Universo.[4]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposò Calixta Rzewuska, il cui padre era Wenceslas Seweryn Rzewuski, noto orientalista polacco; dalla moglie ebbe i figli Onorato, Ministro degli affari esteri del Regno d'Italia, ed Ersilia, archeologa e prima donna ad essere stata ammessa all'Accademia Nazionale dei Lincei.

Rimasto vedovo, sposò nel 1854 Margareth Knight e poi, alla morte di questa, Harriet Ellis, figlia di lord Howard, nel 1875[5].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Scritti danteschi[modifica | modifica wikitesto]

  • La materia della Divina Commedia di Dante Allighieri: dichiarata in VI tavole da Michelangelo Caetani, Roma, Menicanti, 1855
  • Della dottrina che si asconde nell'ottavo e nono canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Allighieri: esposizione nuova di Michelangelo Caetani, Roma, Menicanti, 1852
  • Di una più precisa dichiarazione intorno ad un passo della Divina Comedia di Dante Alighieri nel XVIII Canto del Paradiso : proposta agli amici di questi studj da Michelangelo Caetani, Roma, Menicanti, 1852!
  • Tre chiose di Michelangelo Caetani, duca di Sermoneta, nella Divina Commedia di Dante Alighieri, Roma, coi tipi del Salvucci, 1876

Epistolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Witte, Alessandro Torri ed altri insigni dantofili (a cura di), Carteggio dantesco del duca di Sermoneta con Giambattista Giuliani; con ricordo biografico di Angelo De Gubernatis, Milano, Hoepli, 1883
  • G. L. Passerini (a cura di), Lettere del duca Michelangelo Caetani di Sermoneta al conte Carlo Troya, Firenze, Tipi di L. Franceschini e C., 1900
  • G. L. Passerini (a cura di), Epistolario: corrispondenza dantesca di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta, Città di Castello, Lapi, 1903
  • Fiorella Bartoccini (a cura di), Lettere di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta: cultura e politica nella Roma di Pio IX, Roma, Istituto di studi romani, 1974

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Michelangelo Caetani, X duca di Sermoneta Gaetano Francesco Caetani, IX duca di Sermoneta  
 
Costanza Barberini  
Francesco Caetani, XI duca di Sermoneta  
Carlotta Zongo Ondedei  
 
Teresa Cima  
Enrico Caetani, XII duca di Sermoneta  
 
 
 
Anna Maria Meucci  
 
 
 
Michelangelo Caetani, XIII duca di Sermoneta  
Giovanni Francesco Blengini de Rossi  
 
 
Giovanni Gherardo de Rossi  
Maddalena Gelpi  
 
 
Teresa de Rossi  
 
 
 
Clementina Ingami  
 
 
 
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Coen, Il recupero del Rinascimento. Arte, politica e mercato nei primi anni di Roma capitale (1870-1911), p. 28 s., Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2020, pp. p. 26 ss..
  2. ^ La notizia sul Corriere della Sera
  3. ^ Michelangelo Caetani di Sermoneta, su storia.camera.it. URL consultato il 28 agosto 2020.
  4. ^ " Il duca Michelangelo Caetani (la cui famiglia aveva dato papi alla Chiesa) recò al re l'esito della votazione e fu creato cavaliere della SS. Annunziata e senatore. Poi venne iniziato massone nella loggia "Universo"." Aldo A. Mola Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018, Giunti/Bompiani, Firenze-Milano, p. 153-154.
  5. ^ cfr Introduzione a: E. Caetani, "Alcuni ricordi ....", nell'edizione L'Erma di Bretschneider, 2005, ISBN 978-88-8265-328-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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