Savelli

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Savelli
comune
Savelli – Stemma Savelli – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Crotone-Stemma.png Crotone
Amministrazione
Sindaco Francesco Salvatore Spina[1] (PD) dal 27/05/2013
Data di istituzione 1638
Territorio
Coordinate 39°19′N 16°47′E / 39.316667°N 16.783333°E39.316667; 16.783333 (Savelli)Coordinate: 39°19′N 16°47′E / 39.316667°N 16.783333°E39.316667; 16.783333 (Savelli)
Altitudine 1,014 m s.l.m.
Superficie 48,92 km²
Abitanti 1 321[2] (30-04-2012)
Densità 27 ab./km²
Frazioni Mezzocampo, Villaggio Pino Grande
Comuni confinanti Bocchigliero (CS), Campana (CS), Castelsilano, San Giovanni in Fiore (CS), Verzino
Altre informazioni
Cod. postale 88825
Prefisso 0984
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 101023
Cod. catastale I468
Targa KR
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 909 GG[3]
Nome abitanti savellesi
Patrono santi Pietro e Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Savelli
Savelli
Posizione del comune di Savelli nella provincia di Crotone
Posizione del comune di Savelli nella provincia di Crotone
Sito istituzionale

Savelli (IPA: [saˈvɛlli][4]) è un comune italiano di 1.321[2] abitanti della provincia di Crotone, in Calabria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese venne fondato da un gruppo di profughi, vittime del terremoto del 27 marzo 1638 (con epicentro Belsito) che ricevettero in locazione dalla principessa Carlotta Savelli della famiglia nobile romana dei Savelli, la località Scalzaporri. I terremotati della domenica delle Palme provenivano soprattutto dal paese di Scigliano e dalla sua frazione Carpanzano. I nuovi arrivati si unirono ai pastori del principe di Cerenzia fondando una comunità che venne chiamata Savelli, in onore della benefattrice. Le famiglie dei profughi furono identificate con i cognomi Arcuri, Astorino, Caligiuri, Cristiano, Fabiano, (Di) Fazio, Gentile, Grande, Greco, Gualtieri, Mancuso, Mascaro, Manfredi, Mauro,Pontieri, Rocca, Sacco, Scalise, Scarpino, Tallarico, Torcasso. I residenti (chiamati Marzi) riportavano i cognomi di Ananina, Capalbo, Chiarello, Drogo, Giodano, Lucente, Marasco, Molinaro, Pugliese, Rotundo, Spina, Vecchio[5][6]. Successivamente i due gruppi si fusero con i matrimoni. I primi coloni, vista la ricchezza di sorgenti d'acqua, terrazzarono con muretti a secco tutti i terreni vicini alle sorgenti e vi impiantoro frutteti, oliveti, vigne, orti. Seminarono i terreni più pianeggianti. Vicino il fiume Lese impiantarono i primi mulini e le filande. In collina costruirono palmenti e frantoi, forni e fornaci. Moltissimi vivevano nei pagliai di canne e legna, altri costruirono le prime casette (di 30/40 mq.) munite di caminetto, che servivano da cucina e camera da letto per tutti i componenti del nucleo familiare. Allevarono numerosi ovini e caprini, per i latte e i formaggi. Per la carne utilizzarono i suini. Successivamente furono raggiunti da artigiani: muratori, cestai, barilari, calderai, conciatori, fabbri, falegnani, sarti. In maggioranza erano braccianti agricoli. Le donne, fin dalla tenera età coadiuvavano i famigliari in tutte le attività. La comunità dipese dall'Università di Verzino fino al 1812, quando Gioacchino Murat ne riconobbe l'autonomia. Dopo gli Spinelli il territorio passò in feudo ai Cortese e successivamente, nel 1762, in gestione ai Barberio Toscano di San Giovanni in Fiore, che lo acquistarono nel 1804. L'amministrazione francese tassò eccessivamente la popolazione, già succube delle precedenti tirannie feudali. I baroni riscuotevano i tributi, i fitti, i terratici e si appropriarono di quasi tutti i diritti concessi dagli Spinelli. I savellesi cercarono sempre di acquistare i terreni coltivati. Sperarono inutilmente nelle leggi eversive della feudalità francesi. I Borboni, come le precedenti dinastie aragonesi e angioine, avevano la deprimente abitudine economica di vendere i feudi al miglior offerente per cui in Calabria, nel meridione in generale, si alternarono casate che si preoccuparono di spremere le popolazioni spendendo la ricchezza nella capitale, Napoli, dove risiedevano. Nel periodo napoleonico, dal 1796 al 1812, nella lotta tra i partigiani francesi e quelli borbonici ben 90 savellesi persero la vita[5]. Altri rimasero briganti ricercati. Il Brigantaggio si acuì anche con la venuta dei Savoia, che con leggi del 1867-1868, vendettero le terre ecclesiastiche e quelle demaniali ai baroni. Vane le promesse di Garibaldi, che aveva arruolato combattenti e destato simpatie nelle popolazioni con promesse di future concessioni di terreni. Dal 1860 al 1876 si scatenò una lotta di brigantaggio in tutta la Sila, dove cessò proprio con il contributo delle guardie nazionali savellesi. Nel 1796 un sacerdote, Don Vincenzo Arcuri, pagò con la morte la segnalazione al sovrano borbonico delle vessazioni subite dai compaesani da parte del feudatario Nicola Barberio Toscano[6]. Nel 1861 un altro sacerdote, Don Giuseppe Rotundo, guidò una manifestazione di 300 braccianti che a San Giovanni in Fiore si riunì ad altri contadini per marciare su Crotone e per occupare le terre baronali. Caduta nel frattempo la dinastia borbonica, pagò con il carcere per questa manifestazione[5].

Nonostante alcuni programmi di lavori pubblici, per i 5.000 savelli, residenti nel 1881, non rimase come alternativa che l'emigrazione. Dal 1881 ad oggi 10.000 savellesi si sono spostati nell'America Latina, negli Stati Uniti, in Australia, in Germania, in Francia, in Belgio, in Svizzera e in Italia in Lombardia, in Piemonte, in Liguria, in Toscana e nel Lazio.


Il Villaggio Pino Grande sorge a 4 km dal paese ed è composto da circa 250 villette, costruite da privati su terreno comunale a partire dal 21 maggio 1966 quando fu inagurato dal ministro dei lavori pubblici del governo Moro III, il cosentino Giacomo Mancini[7], regolarmente lottizzato, provenienti prevalentemente dalla Puglia e da Crotone. Tale frazione ora è completamente compreso nel Parco nazionale della Sila. Mezzocampo è una seconda frazione sita nel cuore della Sila, nata intorno ad una segheria industriale per la lavorazione del legname di pino, successivamente utilizzata come vivaio dal Corpo Forestale. È utilizzata per le escursioni turistiche. Si raggiunge dalla ex Strada statale 108 bis Silana di Cariati o dalla strada provinciale Savelli-Bocchiero.

I santi patroni del comune sono i santi Pietro e Paolo, festeggiati il 29 giugno. Dedicata agli emigrati la Festa di Santa Maria delle Grazie, ricorrenza votiva di Ferragosto, con processione e manifestazioni musicali: la chiesa di riferimento è quella di Santa Maria delle Grazie (Jesulella). Festa religiosa molto sentita è la domenica delle Palme: in ricordo della tragedia del terremoto del 1638, i fedeli portano le palme benedette al cimitero.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese presenti sul territorio comunale savellese sono la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie (detta Jesulella), la Chiesa del Divino Amore nel Villaggio Pino Grande e la Chiesetta di Mezzocampo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

I monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Monumento alla solidarietà in Piazza Santa Teresa di Calcutta e il monumento ai caduti in Piazza Precone.

Le fontane[modifica | modifica wikitesto]

Ben ventisette fontane, tra le più caratteristiche: la "Fontana Vecchia", la '"Fontana Nuova'", la "Fonte Pitinella" e la "Fonte Pedagese", il "Vallone Grande", la "Fontana degli Elfi" in località Ortica, Le "Fontane Rosse", la "Fontana del Villaggio", lo "Zampillo", la "Fontana del Boschetto", il "Pozzo delle Anime", il "Lavatoio", ornano le vie e i vicoli del paese.

L'acquedotto savellese[modifica | modifica wikitesto]

Fino agli anni '60 Savelli possedeva un acquedotto comunale della portata di soli 2 litri al secondo, bastevole però per i consumi di allora, quando la rete idrica e fognante serviva solo una piccola parte dell' abitato, mentre gli altri cittadini si fornivano di acqua attingendo alle fontane che il Comune aveva costruito nei vari rioni.

Quasi tutti gli altri paesi della zona, invece, ne erano completamente privi, da sempre. L'Italia del "Boom Economico" decise finalmente di porvi rimedio, dandone incarico alla Cassa del Mezzogiorno. Il primo acquedotto convogliò le acque di alcune sorgenti del fiume Lese, con una portata media di soli 30 litri al secondo per cui risultò da subito insufficiente per soddisfare i bisogni di una vasta e arida zona comprendente numerosi paesi del Crotonese e del Cosentino. Fu deciso allora di utilizzare l' acqua del fiume, dove questo aveva una portata maggiore, costruendo un diga e scavando una galleria sotto la montagna di Savelli, per collegare i nuovi tubi a quelli del primo acquedotto, previa costruzione di un depuratore. Nello scavare la galleria, lunga vari kilometri, venne rinvenuta parecchia acqua, tanto da indurre i tecnici della "Cassa del Mezzogiorno" a sospendere il progetto relativo all' invaso e al depuratore, convogliando solo l' acqua trovata nella galleria. Ma, questa acqua andò dimuendo di portata, mentre le richieste di più acqua aumentavano sempre di più. Perciò i lavori ripresero e venne incanalata l'acqua del fiume e costruito il depuratore, il quale si trova a un livello di centinaia di metri sotto quello del paese. In conseguenza, il primo acquedotto del Lese, proveniente dalle sorgenti alte, venne destinato solo per Bocchigliero e Savelli, nonché per il villaggio Pino Grande, la cui rete idrica era già stata costruita dalla Cassa del Mezzogiorno.

La stessa "Cassa" aveva inoltre promesso di risolvere il problema della condotta forzata tra il ripartitore di Scopettella (territorio distante 4 km dal paese dove è stato costruito il ripartitore per portare l' acqua al comune di Savelli) e il serbatoio del Villaggio, il quale si trova ad un' altitudine superiore a quella del predetto ripartitore.

Dopo mezzo secolo, ancora questo problema non è stato risolto, per cui spesso ad agosto il Villaggio e le case di Savelli costruite sopra il serbatoio del paese rimangono a secco, mentre l'acqua della montagna di Savelli dissetta e soddisfa i bisogni di decine e decine di paesi del Crotonese e del Cosentino.

Il museo etnografico[modifica | modifica wikitesto]

Le vecchie carceri mandamentali e l'ex pretura, restaurate, sono sede del caratteristio museo della montagna silana. Ricco di reperti artigianali, illustra le modeste ma laboriosissime condizioni di vita dei savellesi.

Altre strutture[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Osservatorio Astronomico Lilio, situato a due km dal centro abitato e dal Villaggio Pino Grande.
  • Il centro congressi, situato nel villaggio Pino Grande, attende un restauro conservativo ed una nuova gestione.
  • Il Centro sportivo ricreativo, adiacente al centro congressi, è in attesa di restauro e di una nuova gestione.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Persone legate a Savelli[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1960 1970 Giacomo Filippo Spina DC Sindaco [6]
1970 1976 Vincenzo Manfredi Sindaco
1976 Salvatore Frontera Assessore anziano
1976 1977 Rosario Chiarello Sindaco
1980 1988 Giuseppe Mancuso Sindaco
1988 Vittorio Saladino Commissario prefettizio
1988 1991 Antonio Tallarico PCI Sindaco
1991 Alfredo Santo Commissario prefettizio
1991 1992 Francesco Antonio Cristiano Sindaco
1992 1993 Franco Scalise Sindaco
1993 1995 Francesco Giuseppe Greco Sindaco
1995 1996 Vittorio Saladino Commissario prefettizio
1996 1998 Angela Caligiuri PDS Sindaco
1998 Sabrina Agreste Commissario prefettizio
1998 2008 Angela Caligiuri PD Sindaco
2008 in carica Francesco Salvatore Spina PD Sindaco [9]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Amministrative 2013 a Savelli, i voti dei candidati lista per lista, ilcirotano.it. URL consultato il 03 ottobre 2014.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2012.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, dipionline.it. URL consultato il 20 marzo 2014.
  5. ^ a b c Pericle Maone, Savelli nella tradizione e nella Storia, Laurenzana, Napoli, 1966
  6. ^ a b Gian Battista Maone, Tradizioni popolari della Sila, Rubettino Editore, Soveria Mannelli, 1979
  7. ^ Il Gazzettino dello Jonio, 21 maggio 1966. pag. 2, Inaugurato il villaggio Pino Grande a Savelli. Con la partecipazione del ministro Mancini
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Amministrative 2013 a Savelli, i voti dei candidati lista per lista, ilcirotano.it. URL consultato il 03 ottobre 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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