Neutrality Patrol

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Il cacciatorpediniere USS Anderson (DD-411) durante un pattugliamento nell'Atlantico il 29 giugno 1941, con uno schema di colorazione inusuale e senza identificativi.

La Neutrality Patrol fu un servizio di pattugliamento delle acque del nord Atlantico durante la seconda guerra mondiale effettuato dalla United States Navy e dalla United States Coast Guard fino all'entrata in guerra degli Stati Uniti avvenuta l'8 dicembre 1941 con l'attacco di Pearl Harbor, in quella che venne denominata la Battaglia dell'Atlantico.

Presupposti[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 settembre 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, il Chief of Naval Operations (capo di stato maggiore della US Navy) ordinò allo Atlantic Squadron di stabilire un servizio di pattugliamento aeronavale per osservare e riferire i movimenti delle navi di nazioni in guerra all'interno di una linea che si estendeva ad est da Boston a 65° ovest e poi a sud fino al 19º parallelo, ed in mare attorno alle Isole Leeward e Windward.[1] Il concetto di una pattuglia di neutralità navale all'interno della zona venne presentato ad una conferenza dei Ministri degli Esteri degli stati del continente americano riuniti a Panama il 25 settembre 1941. Dopo un considerevole dibattito, la conferenza convenne il 2 ottobre di estendere la zona di neutralità fino a 300 miglia marine dalla costa del Sud America parallelamente all'estensione stabilita per il Nord Atlantico[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il servizio in realtà permetteva di comunicare i movimenti di navi dell'Asse all'Ammiragliato britannico, come avvenne anche durante la caccia alla Bismarck, nella quale il cutter USCGC Modoc della USCG avvistò la corazzata tedesca inseguita dagli incrociatori britannici, rischiando anche di essere colpito da una successiva incursione di aerosiluranti britannici anche loro alla ricerca della Bismarck, mentre era in pattugliamento alla ricerca di naufraghi del convoglio HX-126; il cutter vide la corazzata sbucare da un banco di nebbia; poco dopo comparvero gli aerosiluranti Swordfish provenienti dalla Victorious, guidati dal radar di bordo ASV (Air-to-Surface Vessel)[3] di uno degli aerei pilotato dal Lieutenant-Commander Esmonde, che rilevò la nave alle 23:50 del 24 maggio 1941[4]. Dapprima gli aerosiluranti puntarono sull'incrociatore Norfolk, avendolo scambiato per la Bismarck, ma chiarito l'errore dalla nave con segnalazioni al proiettore si rimisero in rotta di attacco; gli aerei avvistarono poi il cutter statunitense e vi puntarono contro, accorgendosi subito dell'identità della nave ma perdendo così l'effetto sorpresa. Questo mette in evidenza i rischi delle navi di pattuglia in zona di combattimento.

In alcuni casi le navi vennero anche attaccate da U-Boot tedeschi, come avvenne al cacciatorpediniere Kearny della classe Gleaves, silurato mentre scortava il Convoglio SC 48 il 17 ottobre 1941.[5], mentre il Reuben James venne silurato ed affondato il 31 ottobre 1941, mentre scortava il Convoglio HX 156.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cressman, p. 2
  2. ^ Morison, pp.14&15
  3. ^ Grenfell, p. 122.
  4. ^ THE CHASE OF THE BISMARCK, su kbismarck.com. URL consultato l'11 giugno 2013.
  5. ^ Morison, p.93
  6. ^ Morison, p.94

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert J. Cressman, The Official Chronology of the U.S. Navy in World War II, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 2000, ISBN 1-55750-149-1.
  • Samuel Eliot Morison, History of United States Naval Operations in World War II, vol. 1, Little, Brown and Company, 1975.
  • E.B. Potter e Chester Nimitz, Sea Power, Englewood Cliffs, New Jersey, Prentice-Hall, 1960.
  • van der Vat, Dan, The Atlantic Campaign, Harper & Row, 1988, ISBN 0-06-015967-7.
  • Russell Grenfell, La corazzata nella nebbia, a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, traduzione di Antonangelo Pinna, 1ªª ed., Milano, Arnoldo Mondadori Editore, luglio 1967.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]