Lea Vergine

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Lea Vergine, all'anagrafe Lea Buoncristiano (Napoli, 5 marzo 1936Milano, 20 ottobre 2020), è stata una critica d'arte, saggista e curatrice d'arte italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Napoli: Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Lea Buoncristiano nacque a Napoli il 5 marzo 1936 dove fu cresciuta dai nonni che la sottrassero alla madre, da loro considerata di origini troppo umili[1]. Qui frequentò il Liceo Umberto I, dove intrecciò una stretta relazione di stima con la sua professoressa di italiano[2]. Si iscrisse alla Facoltà di Filosofia, che lasciò all'età di 19 anni per iniziare a scrivere su testate locali[3]. Lea Buoncristiano si sposò giovanissima, all'età di 19 anni, con Adamo Vergine, di cui mantenne il cognome anche dopo la separazione[2], iniziando quindi la carriera di critico d'arte. Entrò spesso in conflitto con un'impostazione ancora profondamente maschilista della società e del mondo dell'arte. Durante una conferenza all'Accademia di belle arti di Napoli un giornalista de L’Unità scriveva che "la gente è venuta per vederle le gambe non per ascoltare la giovane critica d’arte", mentre per la mostra napoletana di Lucio Fontana del 1963[3] per cui Lea Vergine ventitreenne scrisse il testo, Luigi Compagnone la accusò in un articolo su Il Tempo di perversione sessuale per aver parlato di "buchi" riferendosi all'opera dell'artista[1][4]. In entrambi i casi Lea Vergine portò in tribunale i giornalisti, vincendo poi la causa[1].

Nel 1964 Lea Vergine venne invitata da Giulio Carlo Argan alla progettazione della rivista d'avanguardia Linea Struttura, in cui era coinvolto anche Enzo Mari[5]. Tra i due nacque una relazione: Lea Vergine, separatasi da Adamo, iniziò con Mari una convivenza che avrebbe poi attirato su di loro accuse di concubinaggio[6]. In questo periodo Lea Vergine si occupò soprattutto delle avanguardie dell'arte programmata e dell'arte cinetica, in un percorso che la vedeva vicina ai suoi maestri Giulio Carlo Argan ed Eugenio Battisti[1].

Nel 1968 Vergine e Mari decisero di lasciare Napoli per trasferirsi a Milano[6][1].

Milano: Lea Vergine e la performance art[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni milanesi approfondisce, tra gli altri, il tema della performance art che la porterà nel 1974 alla pubblicazione di Il corpo come linguaggio. Body art e storie simili (Prearo editore)[7].

Collaborò ad alcuni dei principali quotidiani italiani, tra cui Il manifesto e Il Corriere della Sera.

Pubblicò vari saggi sull'arte contemporanea, occupandosi in particolare della body art, e organizzò numerose mostre.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno del 2020 i coniugi Mari contrassero il COVID-19 e morirono entrambi per le complicazioni dovute al virus: Enzo Mari si spense il 19 ottobre, Lea Vergine il giorno dopo.[8] La coppia lasciò una figlia, Meta.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • L’altra metà dell’Avanguardia (Milano, Roma, Stoccolma, 1980-1981)
  • Arte programmata e cinetica (1953-1963)
  • L'ultima avanguardia. (Milano, 1983-1984)
  • Gina Pane. Partitions. Opere multimedia 1984-85 (Milano, 1985-86)
  • Omaggio a Carol Rama (Milano 1985)
  • Geometrie dionisiache (Milano, 1988)
  • Quando i rifiuti diventano arte. Trash rubbish mongo (Trento e Rovereto 1997-1998)
  • Il Bello e le bestie (Trento e Rovereto, 2004-2005)
  • D’Ombra, (Siena, Nuoro, 2006-2007)
  • Un altro tempo. Dal Decadentismo al Modern style (Trento e Rovereto 2012-2013)

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il corpo come linguaggio. Body art e storie simili, Prearo editore, 1974
  • Attraverso l'Arte. Pratica politica. Pagare il '68., Arcana, 1976
  • Dall'Informale alla Body Art. Dieci voci dell'Arte Contemporanea: 1960/1970, Gruppo Editoriale Forma, 1976
  • L'altra metà dell'avanguardia. 1910-1940, Mazzotta editore, 1980
  • L'Arte ritrovata, Rizzoli, 1982
  • Capri. Frammenti postumi con Emanuela Fermani e Sergio Lambiase, Feltrinelli, 1983
  • Arte programmata e cinetica 1953-1963. L'ultima avanguardia , Gabriele Mazzotta Editore, 1983
  • L'Arte in gioco, Garzanti, 1988
  • Gli ultimi eccentrici, Rizzoli, 1990
  • L'arte in trincea. Lessico delle tendenze artistiche 1960-1990, Skira, 1996
  • Body art e storie simili. Il corpo come linguaggio, Skira, 2000
  • Ininterrotti transiti, Rizzoli, 2001
  • Schegge. Ester Coen intervista Lea Vergine sull'arte e la critica contemporanea, Skira, 2001
  • Annette Messager. Pudique, publique, con Storr Robert, Gli Ori, 2002
  • L'altra metà dell'avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, Il Saggiatore, 2005
  • Hallenbad book. Ediz. italiana e inglese, con Letizia Cariello, Charta, 2006
  • Parole sull'arte. 1965-2007, il Saggiatore, 2008
  • La vita, forse l'arte, Archinto, 2014
  • L’arte non è faccenda di persone perbene. Conversazione con Chiara Gatti, Rizzoli, 2016

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Marco Belpoliti, Lea Vergine, bellezza inquieta, su doppiozero.com, 21 ottobre 2020.
  2. ^ a b Januaria Piromallo, Lea Vergine, una donna dal carattere rigoroso ma che rimase sempre fuori dagli schemi, su ilfattoquotidiano.it, 21 ottobre 2020.
  3. ^ a b Lea Vergine, su artdirectory-marussi.it, 20 ottobre 2020.
  4. ^ Filmato audio Lea vergine - 12 - Lucio Fontana a Napoli, su Youtube, 8 Luglio 2019, a 0 min 00 s. URL consultato il 23 ottobre 2021.
  5. ^ Angela Puchetti, Lea Vergine ed Enzo Mari. Lotta continua con l'amore, su milano.repubblica.it, 23 Agosto 2012.
  6. ^ a b Santa Nastro, È morta la curatrice e critica d’arte Lea Vergine, su artribune.com, 20 ottobre 2020.
  7. ^ Maria Antonietta Trasforini, 2006.
  8. ^ Covid, morta Lea Vergine un giorno dopo il marito Enzo Mari, su adnkronos.com, 20 ottobre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Antonietta Trasforini (a cura di), Donne d'arte: storie e generazioni, Meltemi editore, 2006.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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