Arte cinetica

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Biblioteca di O'Fallon, Illinois

La definizione di arte cinetica e programmata non è per nulla univoca, al contrario al suo interno si registrano differenze concettuali, metodologiche e formali come ad esempio l'uso della tecnologia (tipico dell'arte programmata) o invece la persistenza del linguaggio della pittura, sebbene sottoposto ad una finalità cinetica, il mutamento dei pattern visivi o il loro movimento, a sua volta prodotto dall'attivazione manuale o meccanica.

L'arte cinetica è l'arte che introduce nel quadro e nella scultura il movimento, che può essere tanto reale (i Mobiles di Alexander Calder, i macchinari di Jean Tinguely, le Macchine inutili di Bruno Munari), quanto virtuale, ottenuto cioè dallo spostamento del punto di vista dell'osservatore (Vasarely) e affonda in alcune esperienze delle avanguardie storiche ( tra cui i Rotoreliefs di Marcel Duchamp, il Modulatore di Luce-Spazio di Moholy-Nagy, la Costruzione spaziale cinetica di Naum Gabo).

Il Cinetismo è consacrato come movimento dalla mostra internazionale "Le Mouvement" tenutasi nel 1955 a Parigi alla Galleria Denise René, con opere di Yaacov Agam, Paul Bury, Calder, Marcel Duchamp, Robert Jacobsen, Rafael Soto, Jean Tinguely, Victor Vasarely, che in quell'occasione redige, con Pontus Hulten il "Manifesto giallo", in cui si delinea l'idea di un'opera plastica concepita in modo tale "che le sue metamorfosi si effettuano in seguito allo spostamento reale dell'osservatore".

Per Arte programmata si intende un'opera realizzata in base a un programma di calcolo che consenta la variazione formale e cromatica delle sequenze figurali, secondo un certo ordine temporale, tra ripetizione, variazione, accadimenti casuali e combinazione dei pattern visivi.

La prima e fondativa mostra di Arte programmata (definizione inventata da Bruno Munari) si tenne nel 1962 al negozio della Olivetti a Milano. Voluta da Giorgio Soavi e Bruno Munari, fu presentata in catalogo da Umberto Eco. Gli artisti presenti alla prima mostra di arte programmata erano Bruno Munari, Enzo, Mari, Gruppo T (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco) e Gruppo N (Alberto Biasi, Toni Costa, Ennio Chiggio, Edoardo Landi, Manfredo Massironi). Nelle successive edizioni della mostra, italiane, europee e americane, si registreranno nuove presenze, tra cui Getulio Alviani e il gruppo francese GRAV.

La storia dell'arte programmata e dell'arte cinetica corre parallela e al contempo si intreccia. I diversi gruppi e i diversi artisti aderiranno alle "Nuove Tendenze" (1961-1968), raggruppamento internazionale con sede a Zagabria. Negli anni Sessanta l'avanguardia cinetica e programmata trova importanti riconoscimenti, tra i quali: la III Biennale di San Marino "Oltre l'Informale" tributa il primo premio ex-aequo al Gruppo N e al Gruppo Zero; la XXXIII Biennale di Venezia dedica sale personali al Gruppo T e al Gruppo N, e ospita, tra gli altri, Soto, Bury e Alviani; nello stesso anno la "Documenta3" di Kassel registra la presenza del GRAV, nel 1966 Julio Le Parc vincerà il Gran Premio di Pittura alla Biennale di Venezia, così come Gianni Colombo nella Biennale del 1968.

Artisti:

Tra gli artisti più noti dell'arte cinetica internazionale vi sono

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Eco, La forma del disordine, in Almanacco Letterario Bompiani 1962. Le applicazioni dei calcolatori elettronici alle scienze morali e alla letteratura, Milano, Bompiani, 1961.
  • Umberto Eco, L’opera aperta nelle arti visive, in Opera aperta. Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee, Milano, Bompiani, 1962.
  • Bruno Munari e Giorgio Soavi (a cura di), Arte programmata : arte cinetica, opere moltiplicate, opera aperta, catalogo della mostra Milano, Venezia, Roma; presentazione di Umberto Eco, 1962.
  • Nuova tendenza 2, catalogo della mostra Palazzo Querini Stampalia di Venezia, Venezia, Lombroso, 1963.
  • Arte cinetica, catalogo della mostra Palazzo Costanzi di Trieste, Trieste, 1965.
  • L’arte programmata, in Il Verri, n. 22, ottobre 1966.
  • Udo Kultermann, Nuove dimensioni della scultura, trad. it., Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Achille Bonito Oliva (a cura di), Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/1970, catalogo della mostra Palazzo delle Esposizioni di Roma, Firenze, Centro Di, 1970.
  • Gillo Dorfles, Arte neoconcreta, cinetica e programmata, Op Art, in Ultime tendenze nell’arte d’oggi. Dall’Informale al Concettuale, 2ª ed., Milano, Feltrinelli, 1973.
  • Italo Mussa, Il Gruppo enne: la situazione dei gruppi in Europa negli anni 60, Roma, Bulzoni, 1976.
  • Lea Vergine (a cura di), Arte programmata e cinetica. L’ultima avanguardia 1953/1963, catalogo della mostra Palazzo Reale di Milano, Milano, Mazzotta, 1983.
  • Marco Meneguzzo (a cura di), Arte programmata e cinetica in Italia 1958-1968, catalogo della mostra Galleria d’arte Niccoli di Parma, Verona, Grafiche Aurora, 2000.
  • Lucilla Meloni, Gli Ambienti del Gruppo T. Arte immersiva e interattiva, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2000

Mariastella Margozzi, Lucilla Meloni e Federico Lardera (a cura di), Gli ambienti del Gruppo T. Le origini dell’arte interattiva, catalogo della mostra Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2006.

Lucilla Meloni, Gruppo N. Oltre la pittura, oltre la scultura l'arte programmata, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009

  • Mariastella Margozzi e Giovanni Granzotto (a cura di), Arte programmata e cinetica, da Munari a Biasi a Colombo e…, catalogo della mostra Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Roma, Il Cigno GG Edizioni, 2012.

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