Antonio Marras

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Antonio Marras

Antonio Marras (Alghero, 21 gennaio 1961) è uno stilista, costumista e artista italiano.

I costumi creati per il musical Orfeo ed Euridice

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Marras nasce ad Alghero, dove vive e lavora. Nel 1987 disegna la sua prima collezione. Nel 1991 viene selezionato per sfilare durante l’Alta Moda a Roma. L’anno dopo a Parigi presenta la collezione Le nuvole.

Dal 1996 al 1998 sfila a Roma con l’Alta Moda e dal 1998 disegna Sans Titre, etichetta che presenta solo camicie bianche.

Fin dalle prime esperienze nella moda Marras si distingue per le sue sperimentazioni, per la sua capacità di “sentire” le realtà differenti intorno a lui, le commistioni con l’arte, con la musica, con la danza, con teatro, con il cinema: la moda, per lui, è il legame con gli altri linguaggi, un nuovo alfabeto che può comunicare con gli altri.

La prima collezione di prêt-à-porter donna con il suo nome sfila a Milano nel 1999 seguita da quella uomo nel 2002[1].

Nello stesso anno, in occasione della presentazione della monografia di Cristina Morozzi dedicato al suo lavoro, con fotografie di Berengo Gardin, progetta, nello spazio Cappellini di Milano, una installazione composta da vecchi letti di ferro, frac e giacche nere vintage, camicie bianche profumate di lavanda. È del 2002 il progetto, per la galleria romana AMM, condotto insieme al fotografo Salvatore Ligios, Circolo Marras. Un gruppo di abitanti di Lodine, piccolo paese sardo, posa indossando abiti del designer.

Nel 2003 viene nominato direttore artistico di Kenzo e nell’anno successivo viene presentata a Parigi la prima collezione Kenzo firmata Antonio Marras (la collaborazione finisce nel 2011).

Lo stilista è il primo fashion designer a essere ospitato all’interno della prestigiosa fondazione di arte contemporanea.

Nel 2009 realizza i costumi per lo spettacolo di Luca Ronconi Sogno di una notte di mezza estate[2].

Nel 2012 inaugura il concept store Nonostante Marras[3] con una mostra di Claudia Losi[4].

Nel 2015 in occasione della 65ª edizione del Festival di Sanremo Marras realizza per Bianca Atzei, in gara quell'anno, quattro diversi abiti, uno per ogni serata[5]. Il sodalizio artistico tra i due continua, tant'è che la Atzei è solita indossare i suoi abiti in più occasioni. Nel 2017, durante la 67ª edizione del Festival, viene replicato l'esperimento, coon quattro nuovi abiti realizzati per l'occasione[6].

Marras attraversa tutte le declinazioni della cultura visiva, dalle decorazioni ai dettagli provenienti da epoche e mondi apparentemente inconciliabili. Le sue icone sono figure anarchiche e irregolari, impossibili da classificare, sceglie infatti personaggi di grande carattere come ispirazione per le sue collezione: Eleonora d’Arborea, Adelasia di Torres, Annamarie Schwarzenbach, Rina de Liguoro, Tina Modotti, Amelie Posse Bràzdova.

È conosciuto per la sua curiosità intellettuale e per la sua ricerca sempre lontana dagli stereotipi della moda. Nella sua visione, anno dopo anno, le sue creazioni parlano dell’identità, di esiliati e rifugiati, del multiculturalismo, del mondo e del destino.

La sua ribellione contro gli estremismi e la “purezza” è un tratto distintivo della sua ricerca che spazia dalla moda, all’arte, al teatro, all’architettura e al design.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003 allestisce lI Racconto della Forma, la sua prima mostra, presso l’ex saponificio Masedu di Sassari si tiene la mostra, in cui la sua poetica è raccontata attraverso abiti, disegni, fotografie, video e installazioni. Successivamente inizia ad Alghero il progetto Trama Doppia: una serie di mostre con cadenza annuale che vedono il designer confrontarsi ogni volta con un artista; la prima edizione Llencols de aigua prevede la collaborazione di Maria Lai[7]. La seconda, nel 2004, dal titolo Uno più uno meno, è con Claudia Losi[8]. La terza, Minyonies, del 2005, nata da una riflessione sull’infanzia, coinvolge un gruppo di artisti[9]. La quarta ed l’ultima edizione, Noi facciamo. Loro guardano, del 2006, vede la partecipazione di Carol Rama[10].

Nel 2006 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino ospita la mostra fotografica Antonio Marras, dieci anni dopo.

Nel 2009 in occasione del Salone del Mobile cura una mostra dal titolo La Bea per Il Sole 24 Ore.

Partecipa nel 2011 alla Biennale di Venezia con un’installazione nel Padiglione Italia dal titolo Archivio Provvisorio.

A settembre 2012 cura l’allestimento al Mart di Rovereto della mostra di Lea Vergine Un altro tempo. Nel dicembre dello stesso anno è, insieme a Lucia Pescador, protagonista della mostra Vedetti, credetti, a cura di Francesca Alfano Miglietti.

Nel 2014 la mostra The Game, Antonio Marras/Andreas Schulze alla Galleria Case d’Arte di Milano, e la sua presenza alla mostra collettiva IOèTE, Milano-Londra.

A settembre 2015 firma l'allestimento della mostra Sguardo di donna, alla Casa dei Tre Oci di Venezia[11].

Dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017, è stata allestita la mostra Antonio Marras: Nulla dies sine linea, a cura di Francesca Alfano Miglietti, Triennale di Milano[12].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nexta, Antonio Marras, informazioni, info e storia della Casa di moda | Stile.it, su Stile.it. URL consultato il 18 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2017).
  2. ^ Sogno di una notte di mezza estate, su www.lucaronconi.it. URL consultato il 18 novembre 2017.
  3. ^ Nonostantemarras, in l o v e l y ♥ m i l a n o, 25 settembre 2012. URL consultato il 18 novembre 2017.
  4. ^ Claudia Losi - talkingart | talkingart, su www.talkingart.it. URL consultato il 18 novembre 2017.
  5. ^ Bianca Atzei: "A Sanremo vi stupirò con gli abiti di Marras", in Oggi - Moda. URL consultato il 18 novembre 2017.
  6. ^ (EN) Chi è la più chic di Sanremo 2017?, in Gioia!, 11 febbraio 2017. URL consultato il 18 novembre 2017.
  7. ^ Llencos de aigua, la mostra di Antonio Marras e Maria Lai, in Alguer.it. URL consultato il 18 novembre 2017.
  8. ^ Arianna Testino, Antonio Marras, Uno più, uno meno, 2004, installazione di pupazzi di pezza imbottiti © Daniela Zedda | Artribune, su www.artribune.com. URL consultato il 18 novembre 2017.
  9. ^ “Minyonies”, l’infanzia ad Alghero vista dallo stilista Antonio Marras, in Alguer.it. URL consultato il 18 novembre 2017.
  10. ^ http://www.exibart.com, Carol Rama / Antonio Marras - Noi facciamo, loro guardano, su Exibart. URL consultato il 18 novembre 2017.
  11. ^ Irene Lombardo, SGUARDO DI DONNA. URL consultato il 18 novembre 2017.
  12. ^ http://artdirectory-marussi.it/news/antonio-marras-nulla-dies-sine-linea-triennale-di-milano/, su artdirectory-marussi.it. URL consultato il 18 novembre 2017.
  13. ^ Cerimonia oggi a Milano Antonio Marras si aggiudica il Premio Alinovi - La Nuova Sardegna, in Archivio - La Nuova Sardegna. URL consultato il 18 novembre 2017.
  14. ^ Antonio Marras riceve laurea honoris causa: il riconoscimento dall'Accademia di Belle Arti di Brera - Sardiniapost.it, in Sardiniapost.it, 30 maggio 2013. URL consultato il 18 novembre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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