Louise Nevelson

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Atmosfera e Ambiente X, campus dell'Università di Princeton

Louise Nevelson (Kiev, 23 settembre 1899New York, 17 aprile 1988) è stata una scultrice ucraina naturalizzata statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Leah Berliawsky, vero nome di Louise Nevelson, nasce a Pereyaslav nei pressi di Kiev nel 1899; quando entrano in rigore le norme antisemite, nel 1905, lei e la sua famiglia (di origine ebrea) sono costrette a emigrare negli Stati Uniti d'America. Trasferiti a Rockville, piccola cittadina nel Maine, inizialmente incontrano un periodo di difficoltà economica. A soli 17 anni sposa Charles Nevelson, che accetta il suo progetto di diventare un'artista; così ottiene la cittadinanza americana e la stabilità economica.[1] Nel 1920 Louise si trasferisce a New York con il marito. Qui Louise entra in contatto per la prima volta con l'arte moderna americana, che all'epoca guardava ancora all'avanguardia europea.[2] Nel 1935 Louise inizia ad insegnare pittura e a esporre nelle gallerie del Greenwich Village, partecipa poi all'esibizione annuale della Society of Indipendent Artists, curata dal Rockfeller Center. Per la prima volta la critica parla di Louise e inizia la sua ascesa.

Nel 1941 Louise divorzia da suo marito, a causa di alcune avventure extraconiugali ma soprattutto per rispondere all'esigenza di libertà in ogni ambito della sua vita. Riesce così a dedicarsi completamente alla sua arte e ai suoi progetti, ciò nonostante non proclama appartenenza ad alcuna corrente artistica. Nell'agosto dello stesso anno inizia a lavorare alla sua prima mostra personale che si svolgerà nella prestigiosa galleria di Karl Nierendorf e che verrà ben accolta dalla critica.

Nonostante inizi ad essere un'artista nota, la Nevelson raggiungerà la maturità artistica solo intorno ai 50 anni, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale quando New York diventa un centro nevralgico del mondo dell'arte.[3] Negli anni '50 diventa membro della Federation of Modern Painters and Sculptors. Nel 1952 invece viene inserita nella National Association of Women Artists. Alla fine della decade una sua opera viene acquistata dal Museum of Modern Art di New York, altre opere vengono acquistate e rientrano nella collezione del Whitney Museum e del Brooklyn Museum di New York, dell'Alabama's Birmingham Museum, del Museum of Fine Arts di Huston e del Fansworth Museum di Rockland.

Rapporto con l'arte ed estetica della scultrice[modifica | modifica wikitesto]

Fin da giovanissima Louise sapeva che avrebbe dedicato tutta la sua vita all'arte, in particolare alla scultura. La Nevelson ha lavorato con diversi materiali, dai metalli (alluminio e acciaio) al plexiglas, in una continua sperimentazione della materia. Famoso è stato l'utilizzo di rifiuti di legno da costruzione, assemblati con sapienza e rigore compositivo. Nella sua opera troviamo ispirazioni eterogenee, ma sempre con un suo tratto distintivo prettamente marcato: risulta quasi sempre un'opera di aggiunte. Le opere dei Louise sono state spesso definite dei quadri scolpiti perché mantengono la bidimensionalità tipica delle arti figurative, una sorta di scultura che non si sviluppa mai a tutto tondo. Uno dei temi ricorrenti è la memoria, che viene rappresentata grazie all'utilizzo di scatole, cassetti e scrigni per dare l'idea di qualcosa in cui si conserva qualcos'altro. [2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ InStoria - Louise Nevelson, su www.instoria.it. URL consultato il 31 ottobre 2020.
  2. ^ a b Louise Nevelson, su News-Art. URL consultato il 31 ottobre 2020.
  3. ^ Redazione, Louise Nevelson (1899-1988), pittura, scultura e mobili per la nuova donna titanica, su Stile Arte, 26 dicembre 2017. URL consultato il 31 ottobre 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Scheda su Treccani.it, su treccani.it. URL consultato il 10 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2016).
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