Collage

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Collage - Majid Farahani

Il termine collage (dal francese) indica la tecnica utilizzata per la realizzazione di opere di ogni livello (scolastico, ludico, artigianale, artistico, per esempio di arte povera, etc.) prodotte per mezzo di sovrapposizione di carte, fotografie, oggetti, ritagli di giornale o di rivista. Con il tempo il termine ha iniziato ad indicare non solo la tecnica ma anche le opere stesse per metonimia.

Queste opere o composizioni sono realizzate con l'utilizzo di materiali diversi incollati su un supporto che può essere di vario tipo ma generalmente rigido.

Gli esordi nell'arte[modifica | modifica sorgente]

La tecnica del collage venne adottata agli inizi del Novecento per la creazione di opere d'avanguardia, principalmente da esponenti del Cubismo ed in particolare Braque e Picasso, che lo adottò sin dall'autunno del 1912 con i cosiddetti papiers collés, ma che oltre alla carta utilizzò ben presto anche pacchetti di sigarette, scatole di fiammiferi, carte da gioco. Si concretizzò una sorta di 'polimaterismo' che condusse sia ad una corrente Collage classica sfociante nel Futurismo e nell'Astrattismo di tendenza geometrica, sia ad una corrente collage a tre dimensioni, chiamata più esattamente assemblage che trovò grande spazio nei movimenti Neodada, nella Pop art e nel Nouveau realisme.[1]

Secondo molti il primo in assoluto a trasformare questa tecnica in una forma d'arte e a presentarla al pubblico fu John Heartfield nel 1924 che la usò come terribile arma satirica contro Hitler e il Nazismo, applicandosi prevalentemente su materiale fotografico. George Grosz, ricorda nei suoi scritti: «Quando John Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916, nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità, né della strada spinosa ma piena di successo che ci avrebbe aspettato. Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d'oro senza nemmeno accorgercene»[2].

Tra gli altri precursori ricordiamo Raoul Hausmann, Hanna Höch, Paul Citroen, Michael Mejer e in genere tutti gli artisti di riferimento di movimenti come Bauhaus e Dada e addirittura il Surrealismo: Max Ernst, ad esempio utilizzava per i propri lavori incisioni b/n di inizio secolo.

Il collage viene utilizzato anche dai futuristi italiani e da numerosi artisti lungo il corso del ventesimo secolo, tra questi è giusto ricordare Robert Rauschenberg, uno dei principali maestri di questa tecnica, denominata più precisamente combines e nome di spicco della Pop Art che mette in evidenza oggetti e frammenti della vita quotidiana nello spirito del movimento stesso.

Il collage nella seconda metà del Novecento[modifica | modifica sorgente]

L'artista italiano Mimmo Rotella a partire dagli anni '50 sperimentò una tecnica apparentemente opposta denominata décollage realizzata mediante strappi su poster e materiali pubblicitari. Negli anni '60 un altro italiano, Enrico Accatino, introdusse il termine Carte Costruite, collages realizzati con carte precedentemente preparate a tempera o acrilico. il collage è una delle tecniche più utilizzate, inoltre, dagli artisti appartenenti al movimento artistico della Pop art

Il collage nella pedagogia[modifica | modifica sorgente]

Il collage è entrato a pieno titolo nella prassi educativa e nelle scuole come attività ricreativa e formativa. Anche se viene considerata una pratica moderna e d'avanguardia, risulta essere un'attività ludica antichissima. Risultati significativi sono stati ottenuti nelle scuole viennesi materne ed elementari dal Cizek.[3] Le sue modalità utilizzate sono quella della incollatura di ritagli di forma e misura e colore diversi oppure di ritagli di uguale forma e dimensione.

Collagisti famosi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag.357
  2. ^ George Grosz
  3. ^ Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol.III, pag.483

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Collages, numero monografico di Revue d'esthétique, n. 3-4, Union Générale d'éditions, 1978. ISBN 2-264-00954-3

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