Neo-Dada

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Il Neo Dada è un movimento artistico degli anni '60 che riprende i temi e gli stili dadaisti (anni '20). In entrambi i movimenti l'arte diventa mezzo di ribellione contro le convenzioni e i canoni estetici, che l'artista scardina per lanciare un messaggio di unicità e di nichilismo, dell'opera d'arte senza un'utilità ma fine a se stessa. Tra gli esponenti più famosi del primo dadaismo di inizio secolo troviamo Marcel Duchamp, pittore e scultore statunitense. Il dadaismo influenza diverse correnti artistiche tra cui la cosìdetta arte cinetica, che fa del suo fulcro la sperimentazione del movimento, da quello meccanico agli effetti luminosi. [1]

Il neo Dada, nasce in America negli anni 60 (new dada) ed è caratterizzato dall'uso di materiali moderni, da soggetti dell'immaginario popolare e da contrasti assurdi. Inoltre nega apertamente i concetti tradizionali dell'estetica. Il termine venne reso popolare da Barbara Rose negli anni sessanta e si riferisce principalmente, anche se non esclusivamente, ad un gruppo di opere create in quegli anni o nel decennio precedente.

In anni recenti il termine Neo-Dadaista è stato legato ad un gruppo internazionale di artisti conosciuti come Fondazione Kroesos condotto da Mark Divo. Nell'inverno del 2002 hanno occupato il Cabaret Voltaire a Zurigo fino a quando la polizia non li ha costretti ad uscire, il 2 marzo 2002.

Gli artisti connessi a questo genere includono Jasper Johns, Yves Klein, Robert Rauschenberg, Claes Oldenburg e Jim Dine.

Il Neo Dada ha contribuito ad ispirare Happening, Fluxus e Pop Art.

Neo-Dada in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Seconda guerra mondiale, in Italia, si scoprì un certo interesse verso la poetica dell'oggetto, anche all'interno di quell'arte informale denigrata dagli artisti pop. Basti pensare ai sacchi di cui Alberto Burri faceva uso nelle sue pitture, ai frammenti di pietre e vetro di Fontana, ai pezzi di ferro rielaborati nelle creazioni di Ettore Colla ed anche ai collage e agli assemblage di Enrico Baj e di Brajo Fuso.

Tuttavia, soltanto grazie agli artisti Pino Pascali e Piero Manzoni si può parlare di un effettivo affermarsi del neodadaismo italiano. A differenza degli artisti statunitensi, però, in loro è concentrata tutta l'ironia del dadaismo storico, insieme al gusto per il gioco. A sostegno di ciò si pongono le scatole di Merda d'artista (1961) di Piero Manzoni, con cui egli si riferisce alla trasformazione dell'opera artistica in bene di consumo, pronto per essere posto sugli scaffali di un supermercato e venduto.

L'arte è immediata ed esauribile, come le uova sode che Manzoni firma nel 1959 con un'impronta del suo pollice (Consacrazione dell'arte dell'uovo sodo), o le modelle che diventano sculture viventi, o le linee avvolte dentro cilindri di cartone e vendute a un tanto al metro.

Se Manzoni pensa con un tono divertito alla commercializzazione dell'arte e sul ruolo del singolo artista, Pascali, al contrario, è convinto che tra l'arte e il gioco vi sia una reciproca complementarità. Realizza come modellini rettili e dinosauri di tela, bachi di seta attraverso scope in materiale plastico (Bachi da setola, 1968), tarantole di acrilico e armi con rottami metallici. Persino i suoi dipinti, come Primo piano labbra (1964), subiscono un processo di oggettualizzazione, facendoli somigliare a dei grandi e misteriosi giocattoli.

Influenze sull'arte contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Le influenze del movimento artistico Neo Dada arrivano fino ai giorni nostri. Il movimento infatti ha fortemente influenzato la pop art e il ritorno in auge dell'arte povera, ancora oggi sono molte le mostre organizzate per apprezzare e lasciarsi ispirare da questa corrente anti artistica. Ad esempio l'arte del collage e del decollage, o l'utilizzo dei manifesti pubblicitari vede proprio in questa corrente le sue prime applicazioni, che saranno poi rielaborate dagli artisti del Nouveau realisme.

Lista di neo dadaisti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paola Campanella, Dada e New Dada | Arte Contemporanea | FotoArteArchitettura.it, su FotoArteArchitettura. URL consultato l'11 agosto 2020.