Giuseppe Capogrossi

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Giuseppe Capogrossi fotografato tra i suoi dipinti da Paolo Monti, 1955

Giuseppe Capogrossi (Roma, 7 marzo 1900Roma, 9 ottobre 1972) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di nobile origine, fece gli studi classici e si laureò in Giurisprudenza alla Sapienza.

Nel 1923-24 studiò pittura con Felice Carena e nel 1927 si recò a Parigi con Fausto Pirandello. Questo fu il primo viaggio in quello che allora era il centro culturale europeo, al quale ne seguirono parecchi altri negli anni successivi.

Nel 1930 partecipò alla XXVII Biennale di Venezia e, a partire dalla III Sindacale Romana (1932), prese parte regolarmente alle Sindacali, alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano, talvolta presentando parecchie opere.

Giuseppe Capogrossi fotografato nel suo studio da Paolo Monti, 1972 (Fondo Paolo Monti, BEIC)

Insieme con Corrado Cagli, Emanuele Cavalli ed Eloisa Michelucci, nel 1932, alla Galleria Roma e l'anno successivo alla Galleria il Milione di Milano e alla Galleria Jacques Bojean di Parigi (con Cagli, Cavalli, e Sclavi) espose alcune delle sue opere. Il critico Waldemar George conierà il termine "Ecole de Rome", diventato famoso come "Scuola romana".

Nel 1933 firmò con Melli e Cavalli il "Manifesto del Primordialismo Plastico" e nel 1935, a San Francisco, partecipò alla collettiva itinerante "Exhibition of Contemporary Italian Painting".

Le prime mostre del dopoguerra (1947) alla Galleria il Cortile di Roma corrispondono ad un rinnovamento del linguaggio, che approda alla Pittura Astratta.

Esponente della Scuola romana, quindi, Capogrossi fu una figura di notevole rilievo nel panorama dell'informale italiano insieme con Lucio Fontana e Alberto Burri.

Partecipò al Premio Bergamo nel 1939, 1940 e 1942 e più volte alla mostra Documenta di Kassel e alla Biennale di San Paolo del Brasile.

Nel 1950 partecipa alla fondazione del Gruppo Origine, insieme a Mario Ballocco, Alberto Burri ed Ettore Colla.

Nel 1958 una sua opera "Superficie 210" del 1957 viene acquisita dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York.

Nel 1960 espose, inoltre, alla II Biennale Internazionale di Tokyo.

Nel 1963-64 espose alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica[1].

Nel 2012-2013 si svolge una retrospettiva di Capogrossi alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972, in seguito alla scomparsa di Giuseppe Capogrossi, i suoi eredi hanno iniziato a raccogliere il materiale documentario[2] e librario riguardante l'attività dell'artista al fine di valorizzare e tutelare la sua figura e la sua opera. Con l'istituzione della Fondazione Archivio Capogrossi[3] il fondo archivistico e il materiale librario hanno trovato una loro sede dedicata, aperta a studiosi e ricercatori. La Fondazione, oltre che promuovere, sviluppare e coordinare le attività culturali volte ad approfondire gli studi sull'attività artistica di Giuseppe Capogrossi, continua ad aggiornare e integrare il fondo archivistico e librario, rendendolo progressivamente consultabile. Il fondo è costituito da corrispondenza, fotografie, manifesti, documentazione sulle opere del periodo figurativo e astratto, cataloghi di mostre e di aste e da una biblioteca di circa 350 volumi.

Un altro fondo di Capogrossi[4] con documentazione dal 1943 al 1986) è costituito da un totale di 157 documenti e 39 fascicoli,ed è conservato presso: Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma. Il fondo è costituito da una raccolta di saggi e scritti di e su Giuseppe Capogrossi, corrispondenza, documentazione diversa (pieghevoli, programmi, inviti e dépliant) riguardante mostre ed eventi e documenti personali, tra i quali attestati e premi. Il fondo contiene anche una raccolta di rassegna stampa dal 1950 al 1986 e alcune riproduzioni fotografiche di opere non solo dell'artista. Al nucleo documentario è aggregato un fondo librario costituito da volumi e periodici, per un totale di 279 pezzi[4].

Opere di Giuseppe Capogrossi nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peintures italiennes d'aujourd'hui, su www.quadriennalediroma.org. URL consultato il 28 febbraio 2016.
  2. ^ Fondo Capogrossi Giuseppe, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 12 settembre 2018.
  3. ^ Fondazione Archivio Capogrossi, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 12 settembre 2018.
  4. ^ a b Fondo Capogrossi Giuseppe, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 12 settembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Mantura, Fino al 1948, Roma, 1986
  • Scuola Romana, artisti tra le due guerre. Catalogo Mostra al Palazzo Reale di Milano 1988, Mazzotta Ed., Milano

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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