Jogaila

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Ladislao II Jagellone
Jagajła. Ягайла (M. Godlewski, 1863).jpg
Ritratto del Granduca di Lituania, Jagellone (Michał Godlewski, 1863)
Granduca di Lituania
Stemma
In carica maggio 1377-agosto 1381
agosto 1382 – 1 giugno 1434
Predecessore Algirdas
Successore Kęstutis (agosto 1381)
Skirgaila (reggente di Jogaila, 13861392)
Vitoldo (reggente di Jogaila, 13921430)
Re di Polonia
In carica 4 marzo 1386 –
1 giugno 1434
Incoronazione 4 marzo 1386
Predecessore Edvige
Successore Ladislao III Jagellone
Nascita Vilnius, 1352/1362
Morte Horodok, 1º giugno 1434
Luogo di sepoltura Cattedrale del Wawel
Dinastia Jagelloni (branca dei Gediminidi)
Padre Algirdas
Madre Uliana di Tver'
Coniugi Edvige
Anna di Cilli
Elisabetta di Pilica
Sofia di Halshany
Figli Elzbieta-Bonifacja
Edvige
Casimiro
Ladislao III
Casimiro IV
Religione paganesimo, cattolicesimo

Jogaila, più tardi noto come Ladislao II Jagellone (in polacco Władysław II Jagiełło) (Vilnius, 1352 o 1362Horodok, 1º giugno 1434), fu granduca di Lituania (1377-1434) e più tardi re di Polonia nel 1386 dopo essersi convertito al cristianesimo, aver cambiato il suo nome da Jogaila a Władysław Jagiełło e aver sposato Edvige (Jadwiga),[1] seconda dei sovrani angioini della Polonia.

Nato in Lituania dal granduca Algirdas e da Uliana di Tver', fu allevato secondo il credo tradizionale lituano fino a quando lo abbandonò in occasione del suo primo matrimonio: quest'evento segnò il tassello finale per la Lituania, ultimo paese nel continente europeo ancora fedele alle religioni ataviche, nel lungo processo di cristianizzazione. Il suo regno in Polonia iniziò invece nel 1399, alla morte della regina Edvige, e durò trentacinque anni, tempo sufficiente a gettare le basi per la secolare unione polacco-lituana. Fu lui infatti il capostipite della dinastia degli Jagelloni in Polonia, una famiglia precedentemente nota come dinastia gediminide nel Granducato di Lituania. La sua casata governò entrambi gli stati fino al 1572,[nota 1] divenendo una delle più influenti nell'Europa del tardo Medioevo e della prima età moderna.[2] Nel corso del suo regno, lo stato polacco-lituano arrivò ad essere uno tra i più estesi stati del mondo cristiano.[3]

Dopo Jogaila, nessun sovrano lituano abbracciò nuovamente il paganesimo.[nota 2] Quando acquisì la carica re di Polonia, a seguito dell'Unione di Krewo, la collaborazione polacco-lituana di recente formazione dovette affrontare il crescente nemico comune costituito dallo Stato monastico dei cavalieri teutonici. La vittoria degli alleati nella battaglia di Grunwald nel 1410, seguita dal trattato di Toruń (1411), assicurò i confini polacchi e lituani e segnò l'emergere dell'alleanza tra le due compagini come potenza significativa nell'Europa orientale. Il regno di Ladislao II Jagellone estese le frontiere polacche ed è spesso considerato come l'inizio del secolo d'oro polacco. Nonostante sia celebrato in maniera univoca nella storiografia polacca, Jogaila non dimenticò le sue radici, tanto che, pur essendosi trasferito relativamente giovane a ovest, si esprimeva in lingua lituana con Vitoldo e con i sudditi del Granducato.[4][5]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Sigillo reale di Jogaila[nota 3] (copia dell'originale conservato nell'Archiwum Uniwersytetu Jagiellońskiego)

Jogaila apparteneva alla dinastia gediminide di duchi e granduchi di Lituania: suo padre era Algirdas (Olgierd in testi polacchi, che regno dal 1345 al 1377), sovrano della Lituania, figlio a sua volta di Gediminas, mentre sua madre era Uliana di Tver'.[6] Poco si sa della sua infanzia e persino il suo anno di nascita è incerto. Precedentemente gli storici pensavano che fosse nato nel 1352, ma alcune ricerche recenti suggeriscono una data successiva, circa 1362.[7]

Il Granducato di Lituania era un'entità politica composta da due gruppi etnici molto diversi e da due sistemi politici: la Lituania nel nord-ovest da una parte e i vasti territori ruteni dell'ex Rus' di Kiev, comprendente le terre dell'odierna Ucraina, Bielorussia e parti della Russia occidentale.[8] All'inizio, Jogaila - come suo padre - amministrò i territori meridionali e orientali della Lituania, mentre suo zio, Kęstutis, continuò a governare la regione nord-occidentale (il Ducato di Trakai).[nota 4] L'ascesa di Jogaila, tuttavia, mise presto a dura prova un simile sistema che tanto bene aveva fatto nei decenni appena precedenti.[9]

All'inizio del suo regno, Jogaila si preoccupò dei disordini interni: tra il 1377 e il 1378, Andrei di Polock, primogenito di Algirdas, sfidò l'autorità di Jogaila e cercò di diventare granduca. Nel 1380, Andrei e un altro fratello, Demetrio, si schierarono con il principe Demetrio di Russia contro l'alleanza formata da Jogaila e il condottiero e khan Mamaj.[10] Jogaila non riuscì a supportare il tartaro, indugiando nelle vicinanze del luogo dei combattimenti, evento che rese le operazioni facili per Demetrio in uno scontro passato alla storia come battaglia di Kulikovo. La vittoria dei moscoviti sul Khanato dell'Orda d'Oro comportò l'inizio della lenta scalata al potere da parte della Moscovia, diventata nel giro di un secolo il rivale più concreto e minaccioso per l'integrità della Lituania (lo scontro è stato definito dallo storico Mark Galeotti come quello che rese grande la Russia).[11] Tuttavia, nel 1380, il Granducato di Mosca risultò notevolmente indebolito dalle enormi perdite subite durante la battaglia e così, nello stesso anno, Jogaila poté scatenare una lotta per la supremazia con Kęstutis senza doversi preoccupare di minacce esterne.[12]

Nel nord-ovest, la Lituania affrontò continue incursioni armate dai cavalieri teutonici nell'ambito della lunghissima crociata in cui sottomisero diverso tempo prima popolazioni autoctone quali i Pruzzi, i Nadruviani e gli Jatvingi. Nel 1380, Jogaila preferì schierarsi con il nemico e concluse così il trattato segreto di Dovydiškės, in funzione anti-Kęstutis:[9] quando quest'ultimo scoprì il piano, scoppiò una guerra civile che durò dal 1381 al 1384.[13] Espugnata Vilnius, l'anziano zio rovesciò Jogaila e lo rimpiazzò nel ruolo di granduca. Nel 1382, Jogaila sollevò un esercito dai vassalli di suo padre e affrontò il suo rivale vicino a Trakai. Quando Kęstutis e suo figlio Vitoldo entrarono nell'accampamento del figlio di Algirdas per trattare ed evitare spargimenti di sangue, i due furono ingannati e imprigionati nel castello di Kreva. A più di ottanta anni di età, lì si spense Kęstutis, forse assassinato, una settimana dopo.[14] Vitoldo fuggì invece alla fortezza teutonica di Marienburg e fu lì battezzato con il nome di Wigand.[13]

Jogaila stipulò il trattato di Dubysa, col quale ricompensava l'ordine per il loro aiuto nella campagna contro Kęstutis e Vitoldo promettendo la cristianizzazione e concedendo loro la Samogizia, una regione geografica preziosa dal punto di vista strategico ad ovest del fiume Dubysa. Tuttavia, quando Jogaila si rifiutò sistematicamente di ratificare il trattato per via delle condizioni sfavorevoli, i tedeschi invasero la Lituania nell'estate del 1383. Nel 1384, Jogaila si riconciliò con Vitoldo promettendo di restituire il suo patrimonio a Trakai e, in virtù di una simile rinnovata fiducia, quest'ultimo si rivoltò contro i cavalieri, attaccando e saccheggiando numerosi castelli prussiani.[15]

Battesimo e matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Investitura di Ladislao, dettaglio del Trittico di Nostra Signora dei Dolori nella Cattedrale di Wawel

La madre di Jogaila, la russa Uliana di Tver', lo esortò a sposare Sofia, figlia del principe Demetrio, che gli chiese prima di convertirsi all'ortodossia.[nota 5] Poiché accondiscendendo a questa opzione la Lituania sarebbe finita per diventare un feudo in mano alla Moscovia, Jogaila preferì rifiutare: inoltre, i cavalieri teutonici, i quali consideravano i cristiani ortodossi come scismatici e poco più che pagani,[9][13] non avrebbero smesso di eseguire incursioni. Per questi motivi, il lituano guardò alla Polonia, stato da cui proveniva la proposta di accettare il battesimo secondo il rito cattolico e sposare l'allora undicenne regina Edvige (Jadwiga) in cambio della corona.[nota 6] I nobili della Piccola Polonia fecero una simile offerta a Jogaila per svariate ragioni: innanzitutto, volevano neutralizzare i pericoli composti dalla stessa Lituania e proteggere i fertili territori della Galizia-Volinia.[16] In secundis, i nobili polacchi immaginarono ponendosi come portavoce di accrescere i propri privilegi[17] ed evitare l'influenza austriaca, dovuta al fatto che la mano di Edvige era stata prima promessa a Guglielmo I d'Asburgo.[18]

Il 14 agosto 1385 nel castello di Kreva, Jogaila suggellò i suoi voti prematrimoniali nell'Unione di Krewo. In particolare, riconfermava di abbracciare il cristianesimo, restituire le terre "rubate" alla Polonia dai suoi vicini, e terras suas Lithuaniae et Russiae Coronae Regni Poloniae perpetuo applicare, una clausola nebulosa non bene intesa dagli storici, ritenuta considerabile alla stregua di un'unione personale tra Lituania e Polonia o al pari una completa incorporazione della Lituania in Polonia.[19][20] L'accordo a Kreva è stato descritto sia come lungimirante che come un azzardo disperato.[nota 7]

Jogaila fu battezzato nella cattedrale di Wawel a Cracovia il 15 febbraio 1386 e da allora viene riportato negli atti come Władysław II Jagiełło o nella versione latina (Wladislaus II) di Polonia.[21][nota 8] Le nozze ebbero luogo tre giorni dopo, e il 4 marzo 1386 Jogaila fu incoronato re Władysław dall'arcivescovo Bodzanta.[22] Fu inoltre adottato legalmente dalla madre di Edvige, Elisabetta di Bosnia, in modo da mantenere il trono in caso di morte di Edvige.[13] Il battesimo reale innescò il cambio di fede della maggior parte della corte e dei nobili, così come i battesimi di massa nei fiumi lituani.[23] Sebbene la nobiltà lituana si fosse convertita al cattolicesimo, sia il paganesimo che il rito ortodosso rimasero forti tra i contadini, in particolar modo in Samogizia, dove si dovette attendere il 1410 per la realizzazione della prima diocesi locale: la conversione del re e le sue implicazioni politiche ebbero, comunque sia, ripercussioni durature sulla storia della Lituania e della Polonia.[23]

Sovrano di Lituania e Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Ladislao II e la regina Edvige regnarono come co-monarchi e la seconda, sebbene avesse forse meno peso specifico, partecipò attivamente alla vita politica e culturale della Polonia. Nel 1387, la donna guidò due riuscite spedizioni militari nella Rutenia Rossa, recuperò le terre che suo padre Luigi I d'Ungheria aveva trasferito dalla Polonia in Ungheria e ottenne l'omaggio di Petru I,[24] Voivoda di Moldavia. Nel 1390, avviò inoltre in prima persona dei negoziati con l'ordine teutonico. La maggior parte delle responsabilità politiche, tuttavia, ricadde su Ladislao II, con Edvige che si occupava delle attività culturali e caritatevoli per le quali è ancora venerata come santa.[24]

Poco dopo l'ascesa al trono polacco, Ladislao II concesse a Vilnius uno statuto cittadino sulla scia di quello di Cracovia, il quale ricalcava la legge di Magdeburgo: Vitoldo concesse un privilegio alla comunità ebraica di Trakai quasi alle stesse condizioni dei privilegi concessi agli ebrei polacchi durante il regno di Boleslao il Pio e di Casimiro il Grande.[25] La politica di unificazione dei due sistemi giuridici risultò all'inizio parziale e non uniforme, ma ottenne un'influenza duratura.[24] Al tempo dell'Unione di Lublino nel 1569, non si riscontrerà infatti vasta differenza tra i sistemi amministrativi e giudiziari in vigore in Lituania e in Polonia.[26]

Tra le conseguenze della conversione del nuovo re, si può annoverare l'aumento dei fedeli cattolici in Lituania a scapito degli elementi ortodossi; nel 1387 e nel 1413, per esempio, ai boiardi cattolici lituani si concessero privilegi giudiziari e politici speciali negati agli omologhi ortodossi.[27] Quando tale processo superò il punto di non ritorno, il dualismo e la separazione tra Russia e Lituania che caratterizzeranno tutto il XV secolo risultarono ancora più netti pure in ambito religioso.[28]

Avversità gestionali[modifica | modifica wikitesto]

Il battesimo di Ladislao non arrestò le scorrerie dei cavalieri teutonici, i quali sostenevano che la sua conversione non fosse sincera e proseguirono nelle loro campagne contro la popolazione lituana, a loro giudizio ancora pagana.[13][29] Ladislao, dal canto suo, spronò la creazione della diocesi di Vilnius sotto il vescovo Andrzej Wasilko, in passato confessore di Elisabetta d'Ungheria. Da quel momento in poi, tuttavia, l'ordine riscontrò maggiori avversità nel sostenere la necessità di proseguire la crociata e dovette convivere con la crescente minaccia costituita dal Regno di Polonia e dal Granducato di Lituania.[30][31] Il vescovato, che includeva la Samogizia, allora largamente controllata dall'ordine teutonico, fu subordinato alla sede di Gniezno e non a quella della tedesca Königsberg.[13] La decisione potrebbe non aver migliorato i rapporti di Ladislao con l'ordine, ma consentì legami più affini tra Lituania e Polonia, in quanto consentì alla chiesa polacca di assistere senza restrizioni la sua controparte lituana nelle sue attività in caso di bisogno.[23]

Nel 1389, il governo di Ladislao in Lituania dovette affrontare una nuova offensiva scagliata da Vitoldo, il quale era risentito perché, nonostante il potere fosse stato ceduto a Skirgaila, a finanziarlo doveva essere lui.[15] Vitoldo scatenò dunque un secondo conflitto civile, allo scopo di diventare il granduca. Il 4 settembre 1390, le forze congiunte di Vitoldo e dell'Hochmeister Konrad von Wallenrode dell'ordine teutonico assediarono Vilnius, sorvegliata dal reggente Skirgaila con truppe polacche, lituane e rutene combinate.[2] Sebbene i cavalieri revocarono l'assedio del castello dopo un mese, gran parte della città esterna ne uscì distrutta. Un simile sanguinoso conflitto fu infine interrotto in maniera temporanea nel 1392 con il trattato di Astrava, con il quale Ladislao cedette il governo della Lituania a suo cugino in cambio della pace: Vitoldo avrebbe governato la Lituania come granduca (magnus dux) fino alla sua morte, rispondendo delle sue attività al Duca Supremo (dux supremus), ovvero il monarca polacco.[32] Skirgaila passò invece dal Ducato di Trakai a diventare principe di Kiev.[33] Vitoldo, in principio, accettò tale intesa, ma presto cominciò a perseguire strade politiche che evitassero la subordinazione della Lituania alla Polonia.[24][34]

Il lungo periodo di guerra tra lituani e cavalieri teutonici si concluse il 12 ottobre 1398 con il trattato di Salynas, dal nome dell'isolotto del fiume Neman dove fu siglato. La Lituania accettò di cedere la Samogizia e di assistere l'ordine teutonico in una campagna finalizzata a conquistare Pskov, mentre i tedeschi accettarono dal canto loro di assistere la Lituania in una campagna per sottomettere Novgorod.[24] Di lì a poco, Vitoldo fu incoronato re dai nobili locali; tuttavia, l'anno successivo le sue forze e quelle del suo alleato, il khan Toktamish dell'Orda Bianca riportarono una disastrosa sconfitta per mano dei Timuridi nella battaglia del fiume Vorskla, ponendo fine alle sue ambizioni imperiali a est e obbligandolo a sottomettersi ancora una volta alla protezione di Ladislao.[2][34]

Re di Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Primi passi[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 giugno 1399, Edvige diede alla luce una bambina, battezzata Elisabetta Bonifacia, la quale però morì entro il giro di un mese così come la madre. Molti ritennero che egli avesse dunque perso il diritto alla corona con la morte di Edvige, ma non vi erano altri eredi noti degli antichi monarchi polacchi - tutti i potenziali concorrenti, prima in gran numero, non erano che lontani parenti nella Piccola Polonia e, sebbene Jogaila avesse dovuto affrontarli di tanto in tanto opposizioni, il suo status di re fu più o meno sempre accettato de iure e de facto anche dalla nuova aristocrazia che stava emergendo, quella della Grande Polonia. Nel 1402, cercò di rafforzare la sua posizione e i suoi diritti risposandosi con la slovena Anna di Cilli, nipote di Casimiro III di Polonia,[35] la cui madre Anna, contessa di Cilli, figlia di re Casimiro, cercò di imporre la propria influenza sul genero.

L'Unione di Vilnius e Radom del 1401 confermò il ruolo di Vitoldo come granduca sotto la signoria di Ladislao, assicurando il titolo di sovrano della Lituania agli eredi di Ladislao piuttosto che a quelli di Vitoldo: se Ladislao fosse morto senza eredi, i boiardi lituani avrebbero dovuto eleggere un nuovo monarca.[36][37] Poiché nessuno dei due cugini aveva ancora figli, le implicazioni del patto erano imprevedibili: ciononostante, si vennero a creare delle sinergie tra la nobiltà lituana e la polacca (szlachta) e un'alleanza difensiva permanente tra i due stati, rafforzando dunque la posizione della Lituania in un'ulteriore guerra scoppiata contro l'ordine teutonico, a cui ufficialmente la Polonia non partecipò.[30][34] Mentre il documento lasciava intatte le libertà della szlachta, concedeva un maggiore peso specifico ai boiardi della Lituania, i cui granduchi erano stati fino ad allora scevri da controlli ed equilibri come accadeva a ovest. L'Unione di Vilnius e Radom permise quindi a Jogaila (ancora conosciuto così da quelle parti) di guadagnarsi nuovi simpatizzanti in Lituania.[24]

Verso la fine del 1401, la nuova guerra contro l'ordine investì le risorse dei lituani, che si trovarono a combattere su due fronti dopo le insurrezioni nelle province orientali e in Samogizia. Un altro dei fratelli di Ladislao, lo scontento Švitrigaila (egli aspirava infatti al trono in virtù di una presunta promessa fatta dal padre Algirdas), sfruttò quel momento per fomentare lotte intestine e dichiararsi granduca[38] Il 31 gennaio 1402 si presentò a Marienburg in gran segreto, dove ottenne l'appoggio dei cavalieri con concessioni simili a quelle fatte da Jogaila e Vitoldo.[39]

Contro l'ordine teutonico[modifica | modifica wikitesto]

I confini della Polonia-Lituania durante il regno di Ladislao II Jagellone

La guerra cessò con la pace di Raciąż il 22 maggio 1404. Ladislao acconsentì alla cessione formale della Samogizia (vitale per raggiungere in confini con la Terra Mariana gestita dai cavalieri di Livonia) e giurò di sostenere i progetti dell'ordine su Pskov; in cambio, Konrad von Jungingen si impegnò a cedere alla Polonia la contesa Terra di Dobrzyń e la città di Złotoryja, in passato impegnata all'ordine da Ladislao I di Opole, e ad appoggiare Vitoldo in un ulteriore campagna in direzione Novgorod.[39] Entrambe le fazioni avevano ragioni pratiche per firmare il trattato in siffatta maniera e in quella finestra temporale: l'ordine necessitava di tempo per fortificare le sue terre appena acquisite, i polacchi e i lituani per affrontare le sfide territoriali contro la Moscovia e in Slesia.

Sempre nel 1404, Ladislao intrattenne dei colloqui a Vratislav con Venceslao IV di Boemia, dimostratosi disponibile a restituire la Slesia alla Polonia se il re lo avesse sostenuto nella sua lotta per il potere all'interno del Sacro Romano Impero.[40] Ladislao rifiutò l'accordo con l'accordo dei nobili polacchi e della Slesia, non volendo sobbarcarsi nuovi impegni militari in occidente.[41]

Guerra polacco-lituano-teutonica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra polacco-lituano-teutonica.

Nel dicembre del 1408, Ladislao e Vitoldo si incontrarono per discutere nel castello di Navahrudak, dove decisero di fomentare una rivolta in Samogizia contro il dominio teutonico per attirare le forze tedesche lontano dalla Pomerelia. Ladislao promise di ricompensare il cugino per il suo sostegno restituendo la Samogizia alla Lituania nel primo trattato di pace utile firmato in futuro.[42] La rivolta, iniziata nel maggio del 1409, provocò dapprima una scarsa reazione da parte dei Cavalieri, ancora non consolidatisi per bene in Samogizia; tuttavia, a giugno i propri diplomatici erano impegnati a fare pressioni alla corte di Ladislao a Oborniki, avvertendo i suoi nobili del coinvolgimento polacco in una guerra tra Lituania e l'ordine.[43] Ladislao, ad ogni modo, scavalcò i suoi nobili e informò il nuovo Gran maestro Ulrich von Jungingen che se i cavalieri avessero agito usando la forza la Samogizia, la Polonia sarebbe intervenuta. Questo spinse l'ordine a rilasciare una dichiarazione di guerra contro la Polonia il 6 agosto, ricevuta da Ladislao il 14 agosto a Nowy Korczyn.[44]

I castelli a guardia del confine settentrionale erano in pessime condizioni, tanto che i cavalieri riuscirono facilmente a conquistare Złotoryja, Dobrzyń e Bobrowniki, centro principale della Terra di Dobrzyń, mentre i coloni tedeschi invitarono i guerrieri a giungere a Bydgoszcz (in tedesco Bromberg). Ladislao giunse sul posto alla fine di settembre, riconquistò Bydgoszcz nel giro di una settimana, e fece i conti con l'ordine l'8 ottobre. Durante l'inverno, i due eserciti si prepararono per un grande scontro: il re installò un deposito di approvvigionamento strategico a Płock in Masovia e costruì un ponte mobile per trasportare i rifornimenti lungo il fiume Vistola.[43]

Nel frattempo, entrambe le parti scatenarono un complesso gioco diplomatico. I cavalieri inviarono lettere ai monarchi d'Europa, predicando la loro solita crociata contro i pagani;[45] Ladislao, nelle sue missive, tacciava l'ordine di manie di grandezza e che se questo avesse potuto, avrebbe progettato di conquistare il mondo intero.[46] Tali appelli riuscirono a reclutare molti cavalieri stranieri in entrambi gli schieramenti. Venceslao IV di Boemia firmò un trattato difensivo con i polacchi contro l'ordine teutonico; suo fratello, Sigismondo di Lussemburgo, si alleò con i tedeschi e dichiarò guerra alla Polonia il 12 luglio, sebbene i suoi vassalli ungheresi disertarono la sua chiamata alle armi.[47]

Battaglia di Grunwald[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Grunwald.
Il castello dell'ordine teutonico presso Marienburg

Quando la guerra riprese nel giugno del 1410, Ladislao avanzò nel cuore teutonico alla testa di un esercito di circa 20.000 nobili a cavallo, 15.000 cittadini comuni armati e 2.000 cavalieri professionisti assunti principalmente dalla Boemia. Dopo aver attraversato la Vistola sul ponte di barche a Czerwińsk, le sue truppe incontrarono quelle di Vitoldo, ovvero gli 11.000 cavalieri leggeri lituani, ruteni e tartari. L'esercito teutonico contava quasi 18.000 cavalieri, per lo più tedeschi, e 5.000 fanti. Il 15 luglio, nella battaglia di Grunwald, uno degli scontri più decisivi e determinanti del Basso Medioevo,[48][49] gli alleati ottennero una vittoria così travolgente che le forze dell'ordine teutonico furono praticamente annientate, con la maggior parte dei suoi comandanti chiave uccisi in combattimento, tra cui l'Hochmeister Ulrich von Jungingen e il Landmarschall Friedrich von Wallenrode. Secondo quanto riferito dalle testimonianze coeve, gli uomini defunti nella carneficina superavano ampiamente le migliaia in entrambi i contingenti.[50]

La strada per la capitale teutonica Marienburg era a quel punto spianata; per ragioni che le fonti non chiariscono, Ladislao esitò a proseguire.[49] Il 17 luglio, il suo esercito iniziò una faticosa avanzata, giungendo a Marienburg solo il 25 dello stesso mese, quando il nuovo Gran maestro, Heinrich von Plauen, aveva già riorganizzato la difesa della fortezza.[51][52] L'apparente indifferenza dell'assedio che ne seguì, annullato da Ladislao il 19 settembre, è stata attribuita in vario modo all'inespugnabilità delle fortificazioni,[51] alle alte cifre delle vittime tra i lituani, alla riluttanza del re a rischiare ulteriori perdite, o al suo desiderio di mantenere l'ordine indebolito ma imbattuto per non sconvolgere gli equilibri di potere tra la Polonia (alla quale molto probabilmente sarebbe spettata la maggior parte dei possedimenti dell'ordine se fosse stato totalmente sconfitto) e la Lituania. Ad ogni modo, la penuria di fonti preclude qualsiasi spiegazione esaustiva.[53]

Malumori interni[modifica | modifica wikitesto]

Conflitto polacco e lituano con la Prussia teutonica, 1377-1434

La guerra finì nel 1411 con il primo trattato di Toruń,[54] in cui né la Polonia né la Lituania riuscirono a sfruttare la notevole posizione di vantaggio assunta a scapito dei vinti, con grande dispiacere dei nobili polacchi. La Polonia riconquistò la Terra di Dobrzyń, la Lituania riprese la Samogizia, mentre alla Masovia andò un piccolo territorio oltre il fiume Wkra. La maggior parte del territorio dell'ordine teutonico, tuttavia, comprese le città che si erano arrese, rimase estraneo alle disposizioni del trattato. Ladislao procedette in seguito a rilasciare molti cavalieri e funzionari teutonici di alto rango per riscatti pagati a cifre tutto sommato modeste. La spesa totale per i riscatti, comunque sia, si rivelò un grave scossone al già fragile bilancio dello Stato monastico.[55] L'opposizione della szlachta non tardò a farsi sentire dopo il 1411, ulteriormente alimentata dalla concessione della Podolia, da sempre contesa tra Polonia e Lituania, a Vitoldo, e dall'assenza del re che per due anni si recò in Lituania.[56]

Nel tentativo di aggirare le critiche, Ladislao promosse il portavoce dei suoi oppositori, il vescovo Mikołaj Trąba, all'arcivescovado di Gniezno nell'autunno del 1411 e lo rimpiazzò a Cracovia con Wojciech Jastrzębiec, un sostenitore di Vitoldo.[56] Inoltre, cercò di attrarre a sé più alleati in Lituania: su questo spirito, fu firmata l'Unione di Horodło il 2 ottobre 1413, la quale decretò che il Granducato di Lituania fosse "legato in maniera permanente e irreversibile al nostro Regno di Polonia" e concesse ai nobili cattolici della Lituania privilegi pari a quelli della nobiltà polacca. L'atto includeva una clausola che vietava alla szlachta di eleggere un monarca senza il consenso dei nobili lituani, e a questi ultimi di nominare un granduca senza il consenso del monarca polacco.[37][57]

Ultimi conflitti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1414 scoppiò un nuovo conflitto a intermittenza, passato alla storia come "guerra della fame": si trattò di uno scontro in cui trovò larga applicazione la tattica della terra bruciata di campi e mulini; ad ogni modo, sia i cavalieri che i lituani erano troppo esausti dalla guerra precedente per rischiare una grande battaglia, e i combattimenti cessarono in autunno.[56] Le ostilità non scoppiarono più fino al 1419, durante il Concilio di Costanza, quando furono fermate su insistenza del legato pontificio.[56]

Il concilio si rivelò un punto di svolta nelle crociate teutoniche, come per altri conflitti europei. Vitoldo inviò una delegazione nel 1415, tra cui il metropolita di Kiev e dei testimoni samogiti; questi giunsero a Costanza alla fine di quell'anno, affermando di preferire "un battesimo con l'acqua piuttosto che con il sangue".[58][59] Gli inviati polacchi, tra cui Mikołaj Trąba, Zawisza Czarny e Paweł Włodkowic, esercitarono pressioni per porre fine alla conversione forzata dei pagani e alle incursioni dell'ordine in Europa orientale.[60] A seguito dell'intervento della delegazione polacco-lituana, il consiglio, sebbene scosso dal sermone di Włodkowic in cui interrogava la platea sulla legittimità dello Stato monastico, negò la richiesta dell'ordine di un'ulteriore crociata e affidò invece la conversione dei samogiti al clero del Granducato.[61]

Il contesto socio-politico in cui avvenne l'incontro a Costanza verté inoltre la rivolta degli hussiti boemi, i quali consideravano la Polonia un alleato nelle loro guerre contro Sigismondo, l'imperatore eletto e nuovo re di Boemia. Nel 1421, la dieta boema dichiarò deposto Sigismondo e offrì formalmente la corona a Ladislao a condizione che accettasse i principi religiosi dei Quattro Articoli di Praga, cosa che non era disposto a fare. Dopo il suo rifiuto, Vitoldo fu postulato (ovvero eletto in contumacia) re boemo, ma assicurò a Giovanni XXIII la sua non adesione al credo eretico. Tra il 1422 e il 1428, il nipote di Ladislao, Zygmund Korybut, tentò di insediarsi nella Boemia, dilaniata dalla guerra, senza riportare successo.[62][63] Vitoldo accettò l'offerta di Sigismondo di una corona reale nel 1429, in apparenza con la tacita approvazione di Ladislao, ma le forze polacche intercettarono il trasporto e l'incoronazione fu annullata.[37] Si trattò del primo tentativo di ripristinare la monarchia in Lituania dai tempi di Mindaugas.

Nel 1422, Ladislao si impegnò in un altro conflitto, la cosiddetta guerra di Gollub, contro l'ordine teutonico, sconfiggendolo in meno di due mesi prima che i rinforzi imperiali dei cavalieri potessero giungere. Il trattato di Melno che ne risultò pose fine una volta per tutte alle rivendicazioni dei cavalieri sulla Samogizia e definì un confine permanente tra la Prussia e la Lituania, oltre a siglare l'irreversibile crisi a cui andò pian piano incontro lo Stato monastico.[55] Alla Lituania fu assegnata la provincia di Samogizia, incluso il porto di Palanga, ma la città di Klaipėda fu lasciata ai tedeschi.[37] Tale confine rimase in gran parte invariato per circa 500 anni, fino al 1920. I termini di quest'accorro, tuttavia, vennero percepiti più come una sconfitta che come una vittoria, soprattutto a seguito della rinuncia di Ladislao alle rivendicazioni polacche sulla Pomerania, sulla Pomerelia e sulla Terra di Chełmno, ricevendo invece in cambio la sola città di Nieszawa.[64] Il trattato di Melno chiuse il capitolo delle lotte dei cavalieri con la Lituania, ma non compì passi decisivi per risolvere a lungo termine le contese con la Polonia. Ulteriori disordini sporadici scoppiarono tra la Polonia e i cavalieri tra il 1431 e il 1435.

Le incrinature nella cooperazione tra Polonia e Lituania dopo la morte di Vitoldo il Grande nel 1430 offrirono ai cavalieri una rinnovata opportunità di ingerenza in Polonia. Ladislao sostenne suo fratello Švitrigaila come granduca di Lituania,[21] ma quando quest'ultimo, forte del sostegno dell'ordine teutonico e dei nobili insoddisfatti della vecchia Rus',[28] si ribellò alla supremazia di Cracovia in Lituania, i polacchi, sotto la guida del vescovo Zbigniew Oleśnicki, occuparono la Podolia, assegnata da Ladislao alla Lituania nel 1411, e la Volinia.[37] Nel 1432, la frangia filo-polacca della nobiltà lituana nominò come granduca Sigismund, fratello di Vitoldo,[21] evento che portò a una lotta armata per la successione lituana perdurata anni dopo la morte di Ladislao.[28][37]

Successione e morte[modifica | modifica wikitesto]

Sarcofago di Ladislao II Jagellone nella Cattedrale di Wawel

Su richiesta della morente Edvige, la quale non diede un erede a Ladislao, il re sposò una nobildonna stiriana, Anna di Celje.[35] Questa si spense nel 1416, lasciando una figlia, Edvige. Nel 1417, Ladislao sposò Elisabetta Granowska, defunta nel 1420 senza dargli un figlio, e due anni dopo, Sofia di Halshany (nipote di Uliana Olshanska, la seconda moglie di Vitoldo), da cui nacquero due figli. La morte nel 1431 della giovane Edvige, l'ultima erede di sangue Piast, concesse a Ladislao il diritto di rendere i figli avuti di Sofia di Halshany suoi eredi, sebbene tale azione gli fu consentita solo quando effettuò ai nobili polacchi nuove facoltà, poiché la monarchia era di natura elettiva.

Durante una battuta di caccia nella Terra di Przemyśl nel 48° anno del suo regno, Ladislao si ammalò (nelle fonti si parla di un raffreddore particolare) dal quale non fu in grado di riprendersi.[65][21] Alla fine, si spense a Grodek nel 1434, lasciando la Polonia in mano a suo figlio maggiore, Ladislao III, e la Lituania al suo minore, Casimiro, entrambi ancora minorenni all'epoca.[66][67] La questione dell'eredità lituana, tuttavia, non poteva essere data per scontata. La morte di Jogaila pose fine all'unione personale tra i due regni e non era chiaro cosa ne sarebbe seguito immediatamente dopo.[68]

Economia e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Al di là degli innumerevoli conflitti che lo tennero impegnato per quasi tutto il corso della sua vita, Ladislao II Jagellone si preoccupò di far fiorire la Lituania e la Polonia a livello commerciale. L'influenza e la posizione dei mercanti tedeschi si fece sentire in maniera molto forte tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400, soprattutto di quelli provenienti dal grande centro di Riga.[69] Le principali rotte percorse dai commercianti portavano da Polock alla Masovia, dalla Galizia alla Prussia, dalla Livonia nell'odierna Bielorussia.[70] Svariate città erano sorte proprio su tali strade, le quali spesso seguivano il corso dei fiumi. Persino i cavalieri teutonici finirono per auspicare che alcuni di questi insediamenti non venissero intaccati dai conflitti (le cosiddette vredeweg, le strade della pace).[70] I proventi derivanti dalla vendita di cibo, cavalli e cera risultarono fondamentali per finanziare le campagne belliche in Lituania.[70]

Attraverso le colonie italiane del Mar Nero, la Polonia entrò in più stretti rapporti commerciali con gli italiani, i quali abbastanza numerosi cominciarono ad affluire in Polonia.[71]

Ladislao ha intessuto nel corso della sua vita relazioni commerciali e non tanto con Genova quanto con Firenze, Milano e Venezia.[71]

Scorcio del collegio novum nell'Università Jagellonica

Per la civiltà polacca ebbe inoltre un'enorme influenza a livello culturale il rinnovamento dell'Università di Cracovia, avviato da Edvige ed effettuato dopo la sua morte (1399) dallo stesso re nel 1400.[71]

Titoli reali[modifica | modifica wikitesto]

  • Titolo reale in latino: Wladislaus Dei gracia rex Polonie necnon terrarum Cracovie, Sandomirie, Syradie, Lancicie, Cuiavie, Lithuanie princeps supremus, Pomoranie Russieque dominus et heres etc.
  • Traduzione in italiano: Ladislao per grazia di Dio re di Polonia e delle terre di Cracovia, Sandomierz, Sieradz, Łęczyca, Cuiavia, supremo principe di Lituania, signore e erede di Pomerania e Rutenia, ecc.

Si può notare che il titolo di Ladislao fu 'supremo duca/principe di Lituania' mentre nello stesso tempo il titolo tradizionale di 'Granduca /principe di Lituania' era riservato a suo cugino Vitoldo.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Famiglia di Jogaila.

Di seguito è riportato l'albero genealogico di Jogaila/Ladislao II Jagellone. Per ogni componente, è indicato, ove nota, data di nascita e di morte. Con OO si indica la data del matrimonio.

Gediminas
1275 circa
1341
Jewna
1280 circa
1344
Alessandro I di Tver'
1301
22 ott 1339
Anastasia di Galizia
         
     
  Algirdas
1296 circa
maggio 1377
Ul'jana Aleksandrovna Trevskaja
1330 circa
1392
     
   
1
Edvige di Polonia
1374
17 luglio 1399
OO   18 feb 1386
2
Anna di Cilli
1380/81
21 maggio 1416
OO   29 gen 1402
Jogaila/Ladislao II Jagellone
1352/1362
1 giu 1434
3
Elisabetta Granowska
1372
12 maggio 1420
OO   2 maggio 1417
4
Sofia di Halshany
1405 circa
21 set 1461
OO   7 feb 1422
                   
   1    2    4    4    4
Elisabetta Bonifacia
 22 giu 1399
 13 lug 1399
 
Edvige Jagellona
 8 apr 1408
 8 dic 1431
 
Ladislao III
 31 ott 1424
 10 nov 1444
 
Casimiro
 16 mag 1426
 2 Mar 1427
 
Casimiro IV
 30 nov 1427
 7 giu 1492
 

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note al testo[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anna Jagellona, ultima discendente della famiglia reale degli Jagelloni, morì nel 1596.
  2. ^ Jogaila non fu il primo sovrano cristiano della Lituania. Si rintracciano infatti due casi nel XIII secolo, Vaišvilkas (figlio del primo sovrano in assoluto del Paese baltico, Mindaugas), e il suo successore Švarnas. Quando il regno di quest'ultimo cessò nel 1269, per circa centoventi anni la Lituania rimase uno stato pagano. Tuttavia, a Jogaila spetta comunque il primato di primo granduca cattolico, mentre i due sopraccitati erano di fede ortodossa.
  3. ^ La scritta latina recita: S[igillum] Wladislaus Dei Gra[tia] Rex Polonie n[ec]no[n] t[er]raru[m] Cracovie Sa[n]domi[ri]e Syradie La[n]ci[ci]e Cuyavie Litwanie p[ri]nceps sup[re]m[us] Pomoranie Russieq[ue] d[omi]n[u]s et h[e]r[e]s e[tc].
  4. ^ Alcuni storici hanno definito una simile amministrazione alla stregua di una diarchia (Sruogienė-Sruoga; Deveike). Tuttavia, Rowell suggerisce che la natura di tale duplice autorità "... riflette esigenze di convenienza politica; certamente sfugge alla tradizione definizione di diarchia, ovvero il "governo di due autorità indipendenti" [...] i due fratelli non avevano lo stesso peso specifico: il granduca attivo a Vilnius era all'apice della gerarchia politica lituana (Rowell (1995), p. 68).
  5. ^ Lo storico John Meyendorff suggerisce che Jogaila fosse già un cristiano ortodosso: "Nel 1377 Olgierd di Lituania morì, lasciando il Gran Principato a suo figlio Jagiello, un cristiano ortodosso ..." (Meyendorff, p. 205). Demetrio, tuttavia, stabilì come condizione del matrimonio che Jogaila "abbracciasse il credo ortodosso e che diffondesse il cristianesimo a tutti i suoi sudditi" (Dvornik, p. 221).
  6. ^ Edvige fu in realtà incoronata re di Polonia (rex poloni), poiché il sistema politico polacco non prevedeva alcunché in relazione alla figura di un'eventuale regina regnante (Stone, p. 8).
  7. ^ Esso "riflette l'eccezionale lungimiranza delle élite politiche che governano entrambi i paesi" (Kłoczowski, p. 55). Fu "una scommessa alla cieca di Jogaila per scongiurare una sottomissione in apparenza inevitabile" (Lukowski e Zawadzki, p. 38).
  8. ^ Nome slavo che si traduce approssimativamente come glorioso signore, Władysław è spesso latinizzato in Wladislaus o Ladislaus. La scelta evocava sia Ladislao I di Polonia, detto il Breve, ovvero il bisnonno della regina Edvige che unificò il regno nel 1320, sia Ladislao I d'Ungheria, un re poi santificato che si schierò con il papa contro l'imperatore Enrico IV di Franconia e la Transilvania cristianizzata: Rowell (1995), pp. 709-712.

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bojtár, p. 182.
  2. ^ a b c Bojtár, pp. 180-186.
  3. ^ (EN) Bartek Pytlas, Radical Right Parties in Central and Eastern Europe, Routledge, 2015, ISBN 978-13-17-49585-7, p. 95.
  4. ^ David Pancerov, "La Bielorussia, ispirata dai racconti della storia revisionata, può invadere la Lituania orientale?", 15min.lt, link verificato il 5 settembre 2020.
  5. ^ Regina Statkuvienė, "Jagelloni. Perché non Gediminidi?", 15min.lt, link verificato il 5 settembre 2020.
  6. ^ Potašenko, p. 30.
  7. ^ Tęgowski, pp. 124–125.
  8. ^ Stone, p. 4.
  9. ^ a b c Bojtár, p. 182.
  10. ^ Plokhy, p. 46.
  11. ^ (EN) Mark Galeotti, Kulikovo 1380: The battle that made Russia, Bloomsbury Publishing, 2019, ISBN 978-14-72-83123-1, p. 1.
  12. ^ Davies, p. 436.
  13. ^ a b c d e f Rowell (1995), pp. 709–712.
  14. ^ Bojtár, p. 181.
  15. ^ a b Kooper, p. 157.
  16. ^ Lukowski e Zawadzki, p. 42.
  17. ^ Dvornik, p. 129.
  18. ^ Lukowski e Zawadzki, p. 37.
  19. ^ Lukowski e Zawadzki, p. 41.
  20. ^ Stone, p. 8.
  21. ^ a b c d Sruogienė-Sruoga.
  22. ^ Davies, p. 477.
  23. ^ a b c Kłoczowski, pp. 54–57.
  24. ^ a b c d e f Jasienica, pp. 80–146.
  25. ^ Jasienika, pp. 74-80.
  26. ^ Dvornik, p. 344.
  27. ^ Magocsi, p. 134.
  28. ^ a b c Plokhy, p. 98.
  29. ^ Housley, p. 354.
  30. ^ a b Sedlar, p. 388.
  31. ^ Turnbull, p. 22.
  32. ^ Rowell (1995), p. 732.
  33. ^ Stone, p. 10.
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  39. ^ a b Jasienica, pp. 103–105.
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  51. ^ a b Stone, p. 17.
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  70. ^ a b c Rowell (2014), p. 295.
  71. ^ a b c "Ladislào II Iagello, granduca di Lituania e poi re di Polonia", treccani.it, link verificato il 5 settembre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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