Podolia

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Podolia
Поділля
Podolia – Stemma Podolia – Bandiera
Стара фортеця.jpg
Fortezza medievale a Kam"janec'-Podil's'kyj
Stati Ucraina Ucraina (Flag of Ternopil Oblast.svgOblast' di Ternopil'
Flag of Khmelnytskyi Oblast.svgOblast' di Chmel'nyc'kyj
Flag of Vinnytsia Oblast.svgOblast' di Vinnycja
Flag of Odesa Oblast.svgOblast' di Odessa
Flag of Cherkasy Oblast.svgOblast' di Čerkasy)

Moldavia Moldavia
Territorio Ucraina sud-occidentale, Moldavia nord-orientale
Capoluogo
COA Kamjantec-Podilsky.svg
Kam"janec'-Podil's'kyj
Superficie 40 000 km²
Abitanti 3 543 700 (1906)
Lingue ucraino, moldavo
Localizzazione della Podolia nella moderna Ucraina, a ridosso della Moldavia

La Podolia[1][2] (in ucraino: Поділля, Podillja; in russo: Подо́лье, Podol'e; in yiddish פּאָדאָליע, Podolie) è una regione storico-geografica situata nella zona centro-occidentale e sud-occidentale dell'attuale Ucraina e la Moldavia nord-orientale. Il nome Podolia appare in fonti storiche per la prima volta nel XIV secolo, quando i polacchi iniziarono a spostarsi nella regione.[2]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

I confini della Podolia sono identificabili:

Ha una superficie di circa 40 000 km², si estende per 320 km da nord-ovest a sud-est sulla riva sinistra del Nistro.[4] Nella stessa direzione corrono due sistemi collinari relativamente bassi, separati dal Bug Meridionale,[4] che sono una ramificazione delle alture di Avratynsk.[5]

La regione è percorsa da due grandi fiumi, affiancati da numerosi tributari: il sopraccitato Nistro, che fa da confine con la Moldavia ed è navigabile per tutta la sua lunghezza ed il Bug meridionale, che scorre quasi parallelo al Nistro, interrotto a valle da parecchie zone di rapide.[4] Il Nistro forma un canale di navigazione precipuo per il commercio delle zone di Mohyliv-Podil's'kyj, Kaluš, Žvanec, Porog ed altri porti fluviali della Podolia. Le rive del corso d'acqua sono altamente antropizzate: campi coltivati, industrie, gasdotti e oleodotti, ferrovie e autostrade sono infatti tutti molto vicini.[6] Le alluvioni che hanno colpito talvolta queste aree hanno altresì causato danni all intera economia ucraina oltre che agli abitanti del posto (i danni maggiori riportati nel XX secolo risalgono alle piogge del 1911, 1927, 1941, 1955, 1969, 1974 e 1980).[6]

Il suolo della Podolia è prevalentemente composto dalla "terra nera" (cosiddetta černozëm), che la rende una tra le zone agricole più fertili del mondo per via della notevole concentrazione di humus (8-10%).[7][8] Le paludi ormai sono presenti soltanto sulle rive del Bug meridionale. Parte della regione è composta da pianure che costituiscono la sezione più occidentale della steppa eurasiatica.[9]

Il clima temperato predomina sulla regione, con le temperature medie a Kam"janec' di 9°C (-4 °C in gennaio, 20 °C in luglio).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La regione risulta abitata sin dal del periodo medio-tardo del Neolitico, di cui si ricorda la cultura di Cucuteni-Trypillian.[10] Erodoto parla della Podolia come della terra di origine degli Alazoni e, probabilmente, dei Neuri. Successivamente, vi giunsero i daci.[11] I romani hanno lasciato loro tracce con il vallo di Traiano, che si estendeva attraverso gli attuali distretti di Kam"janec', Nova Ušycja e Proskurov.

Durante le invasioni barbariche, molte popolazioni che attraversarono questo territorio si insediarono per un certo tempo e hanno lasciato numerose tracce di resti archeologici (epoca in cui giunse in Italia la razza bovina detta podolica).[12] È poi probabile che anche gli Avari avessero già popolato questa regione dall'VII secolo.[13] Diversi secoli dopo, nel ricostruire il passato della regione, Nestor di Pečerska (1056-1114) nella sua Cronaca degli anni passati accenna a quattro etnie appartenenti all'etnia slava: i Bužani (più tardi chiamati Volyniani) e i dulebi lungo il Bug Meridionale, i tiverzi e gli ulici lungo il Nistro.[14]

Rus' di Kiev e dominio polacco[modifica | modifica wikitesto]

Il principe Oleg di Kiev estese la propria egemonia su questo territorio conosciuto come ponizie ("pianure"). Queste successivamente divennero parte della Rutenia e suddivise fra le province della Volinia, Kiev e Galizia.[15] Nel XIII secolo, i mongoli saccheggiarono la Ponizie; cento anni dopo Algirdas (Olgierd), principe del Granducato della Lituania, conquistò la regione, annettendola ai propri territori e conferendole il nome di Podolia, termine che era un corrispondente omonimo di Ponizie in lituano antico.[15] La colonizzazione polacca cominciò nel XIV secolo.[15]

Fortezza medievale di Letyčiv

Dopo la morte del principe lituano Vitoldo nel 1430, la Podolia divenne parte del regno polacco, eccezion fatta che per la parte orientale. La provincia di Bratslav rimase infatti sottomessa alla Lituania fino a quando questa non si unì alla Polonia con l'Unione di Lublino nel 1569.[16] Tranne che l'intervallo dell'occupazione ottomana (quando divenne un Eyalet dal 1672 sino al 1699, quando fu stipulata la Pace di Carlowitz),[17][18] la Confederazione polacco-lituana ha mantenuto il predominio sulla Podolia fino alla spartizione della Polonia del 1772 e del 1793, quando la monarchia degli Asburgo d'Austria e la Russia imperiale annessero rispettivamente le parti occidentali ed orientali.[19][20]

Impero russo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1793 al 1917, una parte della regione formò il Governatorato di Podolia (in russo Подольская губерния, Podol'skaja gubernija; in ucraino Подільська губернія, Podil's'ka hubernija) nella Russia confinante con l'Impero austriaco presso il fiume Zbruč e con la Bessarabia (con cui la Podolia condivide eventi storici comuni in varie epoche)[21] presso il Dnestr. La sua superficie ammontava a circa 36.910 km quadrati.[22][23]

Nella prima spartizione della Polonia del 1772, la Casa d'Asburgo aveva preso il controllo di una piccola parte della Podolia a ovest del fiume Zbruč (talvolta chiamata anche "Podolia meridionale") attorno a Borščiv, attuale Oblast' di Ternopil'.[24] In quel periodo, l'imperatore Giuseppe II visitò la zona, rimanendo colpito dalla fertilità del suolo: ciò lo rese ottimista circa le prospettive future a cui quella terra poteva aspirare.[23] La Polonia scomparve come stato dopo la terza spartizione (1795), ma la nobiltà polacca continuò a mantenere il controllo locale della Podolia orientale e occidentale su una popolazione contadina che era principalmente di etnia ucraina. Le somiglianze a livello culturale con gli altri slavi orientali già facenti capo alla monarchia asburgica (essenzialmente cecoslovacchi), furono messe in mostra in un libro del 1772 di Adam F. Kollár e adoperato come tesi a favore dell'annessione operata da Vienna.[25] Ternopil' (Tarnopol) e i suoi dintorni nella Podolia occidentale furono brevemente presi dalla Russia nel 1809. Nel 1815 infatti tornarono ad appartenere agli austriaci.[26] Nella suddivisione amministrativa dell'Impero asburgico, la Podolia occidentale era stata raggruppata assieme al Regno di Galizia e Lodomeria (nel 1776 la regione misurava 83.000 km 2 e contava 2.797.000 abitanti);[27] nel 1867, a seguito della proclamazione dell'Austria-Ungheria, la regione in questione divenne un'unità autonoma, creata burocraticamente su base etnica ed amministrata da polacchi per conto della corona austriaca.[27]

Alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX secolo, la Podolia austriaca fu testimone di una forte emigrazione della sua popolazione contadina verso il Canada occidentale.[28]

Tra Polonia e Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Podolia dell'inizio del Novecento

Con la dissoluzione dell'Austria-Ungheria dopo la prima guerra mondiale nel novembre 1918, la Podolia occidentale fu inclusa nella Repubblica Nazionale dell'Ucraina Occidentale, ma passò sotto il controllo polacco nel 1919;[29] tale modificazione territoriale fu confermata nell'accordo-alleanza raggiunto tra Polonia e Repubblica Popolare Ucraina nell'aprile 1920.[30] La Podolia fu brevemente occupata nel 1920 dai sovietici nel corso della guerra polacco-sovietica. Nella stessa guerra, la Polonia occupò brevemente la Podolia orientale nel 1919 e di nuovo nel 1920. Dopo la pace di Riga, l'URSS rinunciò a qualunque pretesa territoriale sulla Podolia occidentale, riconoscendo il controllo polacco e mantenendo il predominio su quella orientale. Non mancarono casi di pogrom durante questa fase travagliata tra pace e conflitto.[31][32]

Sotto il dominio polacco dal 1921 al 1939, la Podolia occidentale fu annessa al Voivodato di Ternopil'. La Podolia orientale rientrò nella RSS Ucraina. Tra il 1922 e il 1940, nella parte sud-occidentale, fu creata la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Moldava.[23]

Nel 1927 vi fu una massiccia rivolta di contadini e operai di fabbriche situate a Mohyliv-Podilskyi, Kam"janec'-Podil's'kyj, Tiraspol e in altre città della RSS Ucraina meridionale contro le autorità sovietiche.[33] Le truppe di Mosca furono inviate nella regione e repressero i disordini, causando circa 4000 morti, secondo i corrispondenti statunitensi inviati per riferire sull'insurrezione, che all'epoca fu completamente negata dalla stampa ufficiale del Cremlino.[34]

Nel 1939, dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop tra la Germania nazista e l'Unione Sovietica a cui seguì l'invasione russa della Polonia il 17 settembre 1939, la regione divenne parte dell'Ucraina sovietica. Molti abitanti locali furono deportati nei campi di concentramento. In seguito all'invasione tedesca dell'Unione Sovietica nel 1941, la maggior parte del Podolia fu occupata dalla Germania nazista e incorporata al Reichskommissariat Ukraine. La fetta di Podolia tra il Bug Meridionale (a sud di Vinnycja e sopra il Dnestr) fu occupata dal Regno di Romania, potenza dell'Asse, e divenne parte della Transnistria.[23]

A partire dal luglio 1941, i cittadini ebrei divennero testimoni di stermini di massa che venivano perpetrati nella campagna tedesca condotta da quattro Einsatzgruppen ("gruppi operativi") preposti allo scopo. Stime affidabili basate su documenti tedeschi, sovietici e fonti locali indicano che a morire furono tra 1,6 e 2 milioni di ebrei.[35] La maggior parte di essi fu sepolta in fosse comuni, ma non mancarono casi di comunità costrette a recarsi in massa in edifici o sinagoghe che furono poi bruciati: in alternativa, si procedeva a radunare le persone in miniere locali successivamente dinamizzate. La Podolia aveva ospitato una nutrita comunità di etnia ebraica dalla fine del 17º secolo. La scomparsa di qualsiasi traccia semita avvenne nel giro di circa tre anni.[17]

Nel 1944, i sovietici si riappropriarono della Podolia e, nel 1945, il confine orientale della Polonia fu formalmente riallineato lungo la linea Curzon. Conseguentemente, l'intera Podolia rimase nell'orbita della ricostituita RSS Ucraina Repubblica. La maggior parte dei polacchi e degli ebrei sopravvissuti fuggirono o furono espulsi nella Repubblica Popolare di Polonia.[23]

La Podolia oggi[modifica | modifica wikitesto]

Quando l'Ucraina ha riacquisito la propria indipendenza nel 1991, la maggior parte della Podolia è rimasta nei confini gialloblù. Le altre parti sono ora controllate dal governo moldavo (e della non riconosciuta Transnistria) oltre che da quello polacco.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera storica della Podolia

La Podolia sotto il dominio russo nel 1906 contava una popolazione di 3,5 milioni di abitanti[senza fonte] costituita principalmente da ucraini, sebbene nessuna città della regione nel XIX secolo superava da sola 500.000 cittadini.[36][37] Minoranze significative erano costituite da polacchi, ebrei, moldavi[36] nonché rumeni.[38] Vi erano poi alcuni tedeschi[39] ed un piccola comunità di armeni.[40]

I principali centri abitati della Podolia sono Kam"janec'-Podil's'kyj, la capitale storica, Balta, Bratslav, Hajsyn, Letyčiv, Lityn, Mohyliv-Podil's'kyj, Nova Ušycja, Olhopil', Chmel'nyc'kyj, Vinnycja e Jampil'.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il tradizionale stile pittorico di icone podoliche è ben noto in Ucraina. Questo si esprime attraverso iconostasi domestiche dipinte su tela tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Su di esse sono realizzati raffigurazioni religiose dei santi più venerati. I colori rosso, verde e giallo prevalgono, i volti dei santi sono sottili e gli occhi sono a mandorla. Le collezioni delle iconostasi popolari della Podolia sono visibili al Museo d'arte di Vinnycja e al Museo delle icone domestiche ucraine nel castello di Radomyšl'.[41]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Podolia, treccani.it, link verificato il 22 novembre 2019.
  2. ^ a b (EN) Podolia, britannica.com, link verificato il 22 novembre 2019.
  3. ^ Leonard Chodzko, Relazione storica, politica, geografica, legislativa, scientifica, letteraria, Tip. G.P. Pozzolini e C., 1831, digitalizzato dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea il 19 ottobre 2015, pp. 2-3.
  4. ^ a b c (EN) George P. Majeska, Russian Travelers to Constantinople in the Fourteenth and Fifteenth Centuries, Dumbarton Oaks, 1984, ISBN 978-08-84-02101-8, p. 178.
  5. ^ (EN) Podolia, theodora.com, link verificato il 4 dicembre 2019.
  6. ^ a b (EN) J. Marsalek; W. Ed Watt; Evzen Zeman; Friedhelm Sieker, Flood Issues in Contemporary Water Management, Springer Science & Business Media, 2012, ISBN 978-94-01-14140-6, p. 97.
  7. ^ (EN) Dipartimento del commercio degli Stati Uniti d'America, OTS. (Edizioni 66-51119), 1967, digitalizzato dall'Università del Michigan il 30 ottobre 2007, p. 12.
  8. ^ (EN) Marc Penfield, Horoscopes of Europe, American Federation of Astr, 2006, ISBN 978-08-66-90567-1, p. 175.
  9. ^ (EN) Kazimierz Zarzycki; Elias Landolt; Jan J. Wójcicki, Contributions to the Knowledge of Flora and Vegetation of Poland, Geobotanisches Institut der ETH, Stiftung Rürel, 1991, p. 73.
  10. ^ (EN) Paul R. Magocsi, A History of Ukraine: The Land and Its Peoples, University of Toronto Press, 2010, ISBN 978-14-42-61021-7, p. 27.
  11. ^ Conoscete il bue boscarin?, qbquantobasta.it, 2 agosto 2018, link verificato il 4 dicembre 2019.
  12. ^ Vita e pensiero (vol. 90 - ed. 1-3), digitalizzato dall'Università della California l'8 maggio 2018.
  13. ^ (EN) Edward Gibbon, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Cambridge University Press, 2013, ISBN 978-11-08-05075-3, p. 517.
  14. ^ Nestor di Pečerska, Cronaca degli anni passati: VII. Elencazione dei popoli abitanti la Rus’ (PDF), p. 7.
  15. ^ a b c (EN) NWEB, The new Werner twentieth century edition of the Encyclopaedia Britannica (vol. 19), The Werner Company, 1907, digitalizzato dall'Università della Virginia il 28 giugno 2007, p. 266.
  16. ^ (EN) Robert I. Frost, The Oxford History of Poland-Lithuania (vol. 1), Oxford University Press, 2018, ISBN 978-01-92-56814-4, p. 166.
  17. ^ a b (EN) David M. Bickman, Patriarch: The Abe Bickman Family History, FriesenPress, 2019, ISBN 978-15-25-52677-0, pp. 11-12.
  18. ^ (EN) Enciclopedia Britannica, Britannica Concise Encyclopedia, EB, Inc., 2008, ISBN 978-15-93-39492-9, p. 337.
  19. ^ (EN) Paul R. Magocsi, A History of Ukraine: The Land and Its Peoples, University of Toronto Press, 2010, ISBN 978-14-42-61021-7, p. 411.
  20. ^ Marek Inglot, La Compagnia di Gesù nell'Impero Russo (1772-1820) e la sua parte nella restaurazione generale della Compagnia, Gregorian Biblical BookShop, 1997, ISBN 978-88-76-52722-7, p. 137.
  21. ^ (EN) James A. Kapaló, Inochentism and Orthodox Christianity, Routledge, 2019, ISBN 978-13-17-11625-7, p. 77.
  22. ^ (EN) Gorodok, Ukraine, www.jewishgen.org, link verificato il 4 dicembre 2019.
  23. ^ a b c d e (EN) Podolia, enacademic.com, link verificato il 4 dicembre 2019.
  24. ^ (EN) Ozeryany (colonna 21), www.jewishgen.org, link verificato il 4 dicembre 2019.
  25. ^ (DE) Joachim Bahlcke, Ungarischer Episkopat und österreichische Monarchie: Von einer Partnerschaft zur Konfrontation (1686–1790), 2005.
  26. ^ (EN) Paul R. Magocsi, Galicia: A Historical Survey and Bibliographic Guide, University of Toronto Press, 1983, ISBN 978-08-02-02482-4, p. 98.
  27. ^ a b (EN) Nancy Sinkoff, Out of the Shtetl: Making Jews Modern in the Polish Borderlands, Society of Biblical Lit, 2003, ISBN 978-19-30-67516-2, pp. 205-206.
  28. ^ (EN) Ukrainian Immigrants, 1891-1930, www.bac-lac.gc.ca, link verificato il 4 dicembre 2019.
  29. ^ (EN) Krystian Heffner, The eastern dimension of the United Europe (no. 11, vol. 2: sezione 3), Università di Łódź, Łódź–Opole, 2013, p. 144 (PDF): "25.05.1919: Le truppe polacche prendine il controllo di Stanislaviv e della Podolia intera, fino allo Zbruč e lo Dnestr."
  30. ^ (EN) Stefano Bianchini, Liquid Nationalism and State Partitions in Europe, Edward Elgar Publishing, 2017, ISBN 978-17-86-43661-0.
  31. ^ (EN) Giuseppe Motta, The Great War against Eastern European Jewry, 1914-1920, Cambridge Scholars Publishing, 2018, ISBN 978-15-27-51221-4, p. 187.
  32. ^ (EN) Jonathan Dekel-Chen; David Gaunt; Natan M. Meir; Israel Bartal, Anti-Jewish Violence: Rethinking the Pogrom in East European History, Indiana University Press, 2010, ISBN 978-02-53-00478-9, p. 83.
  33. ^ (EN) David Engel, The Assassination of Symon Petliura and the Trial of Scholem Schwarzbard 1926–1927, Vandenhoeck & Ruprecht, 2016, ISBN 978-36-47-31027-5, p. 92.
  34. ^ (EN) Disorder in the Ukraine, Times, 12 novembre 1927, link verificato il 22 dicembre 2019.
  35. ^ (EN) The Holocaust in Ukraine, ushmm.org, link verificato il 4 dicembre 2019.
  36. ^ a b (EN) James A. Kapaló, Inochentism and Orthodox Christianity, Routledge, 2019, ISBN 978-13-17-11625-7, p. 122.
  37. ^ (EN) W.E.D. Allen, The Ukraine, Cambridge University Press, 2014, ISBN 978-11-07-64186-0, p. 350.
  38. ^ (EN) Paul R. Magocsi, A History of Ukraine: The Land and Its Peoples, University of Toronto Press, 2010, ISBN 978-14-42-61021-7, p. 369: "Più del 90% dei rumeni e dei moldavi che vivevano nel 1897 in Ucraina risiedevano in Podolia o a Cherson."
  39. ^ (EN) Piotr Eberhardt; Jan Owsinski, Ethnic Groups and Population Changes in Twentieth Century Eastern Europe: History, Data and Analysis, Routledge, 2019, ISBN 978-13-17-47095-3.
  40. ^ (EN) Konrad Siekierski; Stefan Troebst, Armenians in Post-Socialist Europe, Böhlau Verlag Köln Weimar, 2016, ISBN 978-34-12-50155-6, p. 109.
  41. ^ (EN) Ryszard Kapuściński, Imperium, Feltrinelli Editore, ISBN 978-88-07-94726-1.

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