Trattato di Melno

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Trattato di Melno
Treaty of Melno.jpg
Il documento originale stipulato nel 1422
ContestoGuerra di Gollub
Firma27 settembre 1422
LuogoLac Mełno, pressi di Grudziądz
PartiKingdom of Poland-flag.svgRegno di Lituania
Grand Duchy of Lithuania banner.svg Granducato di Lituania
Flag of the Teutonic Order.svgCavalieri teutonici
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Il trattato di Melno, (in lituano Melno taika; in polacco Pokój melneński) o del lago Melno (in tedesco Friede von Melnosee), è stato il trattato di pace che pose fine alla guerra di Gollub. Fu firmato il 27 settembre 1422, tra i Cavalieri teutonici e un'alleanza del Regno di Polonia e il Granducato di Lituania al lago Melno (in tedesco Melnosee, Meldensee; in polacco Jezioro Mełno), ad est di Graudenz (Grudziądz). Il trattato risolse la disputa territoriale, che si protraeva dal 1382, tra i Cavalieri e la Lituania circa la Samogizia, e determinò il confine prusso–lituano, che in seguito rimase invariato per circa 500 anni. Una porzione del confine originale sopravvive tutt'oggi come parte del confine tra la Lituania e l'oblast' di Kaliningrad, in Russia; per questo è uno dei confini più stabili in Europa.[1]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Gollub.
Mappa dello Stato dell'Ordine teutonico tra il 1260 e il 1410

Il primo trattato di Toruń del 1411 non ha risolto l'annosa contesa territoriale tra i Cavalieri teutonici e l'unione polacco-lituana. Il trattato trasferì la Samogizia al Granducato di Lituania, ma solo mentre il re polacco Jogaila e il granduca lituano Vitoldo erano in vita. Al tempo entrambi i sovrani erano anziani. Presto crebbe il malcontento riguardante i confini samogiziani: Vitoldo affermò che l'intera riva settentrionale del fiume Nemunas, compreso il porto di Memel (Klaipėda), era territorio della Samogizia.[2] La contesa fu mediata al Concilio di Costanza da Sigismondo di Lussemburgo. Quando Sigismondo pronunciò un verdetto sfavorevole ai lituani, Jogaila e Vitoldo invasero lo stato monastico dei Cavalieri Teutonici nel luglio 1422, dando il via alla guerra di Gollub.[3] I Cavalieri Teutonici, guidati dal Gran Maestro Paul von Rusdorf, non riuscirono ad organizzare una difesa adatta. Tuttavia, la Polonia-Lituania decise di terminare il conflitto prima che potessero arrivare i rinforzi del Sacro Romano Impero dalla Pomerania Orientale.[4] Il 17 settembre 1422 fu firmato l'armistizio. Ciascuno schieramento nominò otto rappresentanti,[nb 1] diede loro piena autorità per negoziare e li mandò nel campo dell'esercito polacco vicino al lago Melno.[5] Il trattato di Melno fu concluso dieci giorni dopo, il 27 settembre.[6]

Termini[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i termini del trattato, i Cavalieri teutonici rinunciarono per la prima volta alle rivendicazioni territoriali, politiche e missionarie nei confronti del Granducato di Lituania.[3] Samogizia fu permanentemente ceduta alla Lituania. Il confine prusso–lituano correva da lande scarsamente popolare in Suvalkija, attraverso il triangolo a nord del fiume Nemunas, fino a Nemirseta sul mar Baltico. Perciò i Cavalieri controllavano ancora la porzione inferiore del Nemunas e Memel (Klaipėda), un importante centro portuale e commerciale. La Lituania mantenne l'accesso al mar Baltico tra le città di Palanga (Polangen)[nb 2] e di Šventoji (Heiligen Aa) – una distanza di circa 15 chilometri (9,3 mi).[7] Tuttavia, Lituania non riuscì a sviluppare porti a Palanga o a Šventoji dato che c'era una competizione tesa con i vicini consolidati porti di Memel e di Libau (Liepāja)[8] e poiché le condizioni naturali erano sfavorevoli.[9] Per questo motivo non poteva essere considerato un vero e proprio accesso al mare.[10] Per i Cavalieri questa striscia costiera fu un grande sacrificio perché separano i Cavalieri in Prussia dal loro ramo in Livonia. Il trattato è spesso descritto come un mutuo compromesso tra i prussiani e i lituani.[3] Il Regno di Polonia ricevette Nieszawa e metà del canale della Vistola dalla foce del fiume Drwęca; in cambio la Polonia rinunciò alle rivendicazioni della Pomerelia, della Terra di Chełmno, e della Terra di Michałów.[7] Questi risultati sono stati descritti come "deludenti" per la Polonia.[10]

Al tempo del trattato, gli schieramenti non avevano i loro sigilli ufficiali e quindi non fu immediatamente ratificato.[5] Il Gran Maestro Rusdorf tentò di sfruttare la sospensione per rinegoziare il trattato perché i suoi sottoposti non erano soddisfatti con i termini. Sperava di intraprendere una guerra con l'assistenza del Sacro Romano Imperatore. Tuttavia, Sigismondo e Jogaila si incontrarono a Käsmark (Kežmarok) e si concordarono per un'alleanza: Sigismondo avrebbe finito il suo sostegno ai Cavalieri e la Polonia–Lituania avrebbe cessato di assistere gli hussiti nella crociata Hussita.[5] Ciò significava che Vitoldo dovette abbandonare il suo intervento in Boemia.[11] L'accordo fu firmato il 30 marzo 1423.[7] Il trattato di Melno fu successivamente ratificato dal 9 al 18 maggio a Veliuona e fu approvato dal Papa Martino V il 10 luglio 1423.[12] La Polonia–Lituania affisse circa 120 sigilli ufficiali sul trattato.[13] I primi firmatari lituani furono il voivoda di Vilnius Albertas Manvydas, lo starosta di Vilnius Kristinas Astikas, il voivoda di Trakai Jonas Jaunius, e lo starosta di Samogizia, Mykolas Skirgaila.[14]

Esito[modifica | modifica wikitesto]

Monumento commemorativo del trattato nel villaggio di Melno, in Polonia

Il trattato concluse di fatto la guerra tra i Cavalieri teutonici e il Granducato di Lituania, che continuava con brevi interruzioni dal XIII secolo. Gli ultimi crociati volontari arrivarono nell'ottobre 1422; dopodiché i Cavalieri dovettero fare affidamento ai loro uomini o a mercenari.[15] Fu uno sviluppo gradito per la Lituania, dato che il trattato le permetteva di direzionare la sua attenzione verso i suoi territori orientali e verso riforme interne.[3] Le regioni al confine in Samogitia e Suvalkija, devastate dalla guerra, cominciarono a riprendersi. Tuttavia, le contese polacco–teutoniche non furono risolte. In un episodio a proposito, poco dopo la firma del trattato, i Cavalieri e i polacchi si contesero un mulino ad acqua a Lubicz, una postazione strategica trasformata in una fortezza.[16] Vitoldo si arrabbiò per questa contesa e minacciò di concedere Palanga ai Cavalieri se la Polonia non avesse rinunciato alle sue rivendicazioni di Lubicz. I Cavalieri vinsero questa contesa.[16]

Il trattato pose fine alla cooperazione polacco–lituana contro i Cavalieri.[17] I Cavalieri teutonici tentarono di farsi amici i lituani, offrendo una corona reale a Vitoldo nella speranza di rompere l'unione polacco–lituano. Durante la guerra civile lituana (1431-1435), Il duca lituano Švitrigaila riuscì a sfruttare i contrasti polacco–teutonici per il suo vantaggio – i Cavalieri invasero la Polonia, dando inizio alla guerra polacco-teutonica. I due stati si diedero battaglia nuovamente durante la guerra dei tredici anni (1454–66), una guerra civile che divise la Prussia a metà.

L'accordo ha disegnato il confine prusso–lituano in modo grossolano e impreciso, portando a dispute di demarcazioni locali. Il confine fu ridisegnato con maggior dettaglio e precisione nel 1532 e nel 1545.[18] Il confine sopravvisse senza grandi cambiamenti fino alla prima guerra mondiale. Nel 1919, il trattato di Versailles separò la regione di Klaipėda (territorio di Memel) dalla Germania come un mandato della Lega delle Nazioni. La Lituania annesse la regione nel 1923. La porzione meridionale del confine, con piccole modifiche, sopravvive come il confine tra la Lituania e l'oblast di Kaliningrad, in Russia.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (LT) Eglė Rašimaitė, Siena: šimtmečių vingiai, in Kelias, 24 marzo 2010, pp. 60–64, ISSN 1648-7818 (WC · ACNP).
  2. ^ (LT) Zenonas Ivinskis, Lietuvos istorija iki Vytauto Didžiojo mirties, Rome, Lietuvių katalikų mokslo akademija, 1978, p. 345.
  3. ^ a b c d Zigmantas Kiaupa, Jūratė Kiaupienė e Albinas Kunevičius, The History of Lithuania Before 1795, Vilnius, Lithuanian Institute of History, 2000, pp. 144–145, ISBN 9986-810-13-2.
  4. ^ Stephen Turnbull, Tannenberg 1410: Disaster for the Teutonic Knights, Oxford, Osprey, 2003, pp. 83–84, ISBN 1-84176-561-9.
  5. ^ a b c William Urban, Tannenberg and After, Chicago, IL, Lithuanian Research and Studies Center, 2003, pp. 281–283, ISBN 0-929700-25-2.
  6. ^ Stanislaus F. Belch, Paulus Vladimiri and his doctrine concerning international law and politics, vol. 2, Walter de Gruyter, 2017, p. 1074.
  7. ^ a b c (LT) Jonas Zinkus (a cura di), Melno taika, in Tarybų Lietuvos enciklopedija, vol. 3, Vilnius, Lituania, Vyriausioji enciklopedijų redakcij, 1985–1988, p. 46, LCC 86232954.
  8. ^ (LT) Algimantas Semaška, Kelionių vadovas po Lietuvą: 1000 lankytinų vietovių norintiems geriau pažinti gimtąjį kraštą, 4th, Vilnius, Algimantas, 2006, p. 498, ISBN 9986-509-90-4.
  9. ^ Gordon McLachlan, Lithuania: the Bradt travel guide, 5th, Bradt Travel Guides, 2008, p. 209, ISBN 978-1-84162-228-6.
  10. ^ a b Oskar Halecki, F. Reddaway e J. H. Penson, The Cambridge History of Poland to 1696, Cambridge University Press, p. 222, ISBN 978-1-00-128802-4.
  11. ^ Giedrė Mickūnaitė, Making a great ruler: Grand Duke Vytautas of Lithuania, Central European University Press, 2006, p. 50, ISBN 978-963-7326-58-5.
  12. ^ Mečislovas Jučas, The Battle of Grünwald, Vilnius, National Museum Palace of the Grand Dukes of Lithuania, 2009, p. 112, ISBN 978-609-95074-5-3.
  13. ^ (LT) Rimvydas Petrauskas e Jūratė Kiaupienė, Lietuvos istorija. Nauji horizontai: dinastija, visoumenė, valstybė, IV, Baltos lankos, 2009, pp. 416–417, ISBN 978-9955-23-239-1.
  14. ^ (LT) Genutė Kirkienė, LDK politikos elito galingieji: Chodkevičiai XV–XVI amžiuje, Vilniaus universiteto leidykla, 2008, p. 65, ISBN 978-9955-33-359-3.
  15. ^ Eric Christiansen, The Northern Crusades, London, Penguin Books, 1997, p. 242, ISBN 0-14-026653-4.
  16. ^ a b Giedrė Mickūnaitė, Making a great ruler: Grand Duke Vytautas of Lithuania, Central European University Press, 2006, p. 130, ISBN 978-963-7326-58-5.
  17. ^ Jerzy Lukowski e W. H. Zawadzki, A concise history of Poland, 2nd, Cambridge University Press, 2006, p. 48, ISBN 978-0-521-61857-1.
  18. ^ (LT) Tomas Čelkis, Nuo teritorinio ruožo prie linijos: sienų sampratos pokyčiai Lietuvos Didžiojoje Kunigaikštystėje XIV-XVI amžiuje (PDF), in Lietuvos istorijos studijos, vol. 22, 2008, pp. 68, 70, ISSN 1392-0448 (WC · ACNP). URL consultato il 2 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I Cavalieri Teutonici mandarono due ufficiali, il vescovo di Ermland, il vescovo di Pomesania, il marshal livoniano e tre cavalieri secolari.
  2. ^ Secondo la Cronaca Bychowiec, Birutė, madre del Granduca lituano Vitoldo, proveniva da Palanga.
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