Harvey Weinstein

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Harvey Weinstein
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior film 1999

Harvey Weinstein (New York, 19 marzo 1952) è un produttore cinematografico statunitense.

Assieme al fratello Bob ha fondato Miramax, che ha prodotto negli anni molti film indipendenti di successo tra cui Pulp Fiction, Clerks - Commessi, Sesso, bugie e videotape.[1] Weinstein ha vinto un Oscar per aver prodotto Shakespeare in love e sette Tony per diverse commedie e musical, come Billy Elliot the Musical, The Producers e Agosto, foto di famiglia.[2]

Harvey e suo fratello Bob sono stati presidenti di The Weinstein Company dal 2005 al 2017. Nell'ottobre del 2017, in seguito a numerose accuse di molestie sessuali, Harvey Weinsten è stato licenziato dal consiglio di amministrazione della sua compagnia[3] ed espulso dalla Academy Motion Picture Arts and Sciences.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Weinstein è nato a Flushing, New York, in una famiglia ebraica, da Max, un tagliatore di diamanti, e Miriam. È cresciuto col fratello in una casa popolare.

Si è laureato alla John Bowne High School e alla Università di Buffalo[5], e, nel 2000, ha ricevuto una laurea honoris causa in lettere dalla SUNY.[6] Negli anni '70 organizza a Buffalo concerti rock indipendenti con la Harvey & Corky Productions.[7]

Carriera cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Anni '70: Primi lavori e Miramax[modifica | modifica wikitesto]

Entrambi i fratelli Weinstein crescono con una passione per il cinema e nutrono il desiderio di entrare nell'industria cinematografica. Verso la fine degli anni '70, usando i ricavi ottenuti dalla loro attività di promozione di concerti, i fratelli creano una piccola compagnia di distribuzione di film indipendenti chiamata Miramax, dai nomi dei genitori Miriam e Max.[8] I primi lavori sono principalmente film dedicati al mondo della musica come Rockshow di Paul McCartney.[9]

Anni '80: Il successo con i film d'essai e gli indipendenti[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni '80, Miramax acquista i diritti di due film britannici di spettacoli benefici filmati per Amnesty International. Collaborando con Martin Lewis, il produttore dei film originali, i fratelli Weinstein montano i due film per crearne uno solo, dedicato al mercato statunitense, intitolato The Secret Policeman's Other Ball, che diventa il primo successo della Miramax. Il denaro ricavato aiuta Amnesty International ad aumentare la sua popolarità negli Stati Uniti.[7]

I Weinstein accrescono lentamente la loro popolarità durante tutti gli anni '80 con film d'autore che ricevono l'attenzione della critica e un modesto successo commerciale. Nel 1989, il lancio del film di Steven Soderbergh Sesso, bugie e videotape rende Miramax lo studio indipendente di maggior successo in America.[10]

Anni '90-'00: Ulteriore successo e la cessione a Disney[modifica | modifica wikitesto]

La Miramax ha continuato ad accrescere il numero di film e registi fino a che, nel 1993, dopo il successo di La moglie del soldato, la Disney offre ai Weinstein 80 milioni di dollari per la proprietà di Miramax. I fratelli accettano l'accordo che avrebbe cementato la loro posizione a Hollywood e gli avrebbe garantito la direzione della loro compagnia, e l'anno successivo Miramax rilascia il suo primo blockbuster, Pulp Fiction di Quentin Tarantino, e distribuito il film indipendente di successo, Clerks - Commessi.

La Miramax vince il suo primo Academy Award per il miglior film nel 1997 con la vittoria di Il paziente inglese.[11] Questo dà il via a una serie di successi della critica come Will Hunting e Shakespeare in Love, entrambi vincitori di diversi premi tra cui numerose candidature al premio Oscar.[12][13]

2005-2017: La Weinstein Company[modifica | modifica wikitesto]

I fratelli Weinstein lasciano Miramax il 30 settembre 2005 per fondare la loro compagnia di produzione, The Weinstein Company. Nel febbraio 2002, il regista Michael Moore intraprende azioni legali contro i fratelli Weinstein, reclamando 2,7 milioni di dollari per il suo documentario Fahrenheit 9/11 che, a suo dire, gli sono stati negati con "trucchetti contabili di Hollywood".[14] Nel febbraio dell'anno successivo, Moore ritira l'accusa dopo un accordo privato con lo stesso Weinstein.[15]

Stile manageriale e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Pur riconoscendone i meriti per aver aperto il mercato ai film indipendenti, Harvey Weinstein viene spesso accusato per le tecniche usate nella sua attività.

Viene, ad esempio, accusato per i tagli apportati a film asiatici come Shaolin Soccer, Hero e Princess Mononoke. Si dice che quando Weinstein fu incaricato di curare la distribuzione statunitense di Princess Mononoke, ricevette una lettera da Hayao Miyazaki con una spada samurai. Sulla spada c'era un messaggio: "Niente tagli". Miyazaki ha commentato a proposito dell'incidente: "In realtà è stato il mio produttore a farlo. Sebbene io sia andato a New York per incontrare quest'uomo, tale Harvey Weinstein, e sono stato aggredito, con tutte quelle richieste per dei tagli. L'ho sconfitto". Weinstein ha sempre insistito che quei tagli servivano per rendere il film il più finanziariamente sostenibile. "Non taglio per divertimento", ha detto Harvey Weinstein in una intervista. "Taglio perché quella merda funzioni. In tutta la mia vita ho servito un solo maestro: il film. Amo i film".[16]

Weinstein si è guadagnato una reputazione per la sua spietatezza e per scatti d'ira.

Attivismo[modifica | modifica wikitesto]

Weinstein è attivo su temi come povertà, AIDS, diabete giovanile, e sclerosi multipla. Siede nel consiglio della Robin Hood Fondation, no-profit che combatte la povertà, e ha co-presieduto una delle sue feste benefiche annuali. È favorevole a un maggiore controllo delle armi e all'assistenza sanitaria negli Stati Uniti.[17]

Weinstein è un sostenitore e finanziatore di lunga data del Partito Democratico e ha sponsorizzato le campagne elettorali di Barack Obama, Hillary Clinton e John Kerry.[18]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 ottobre 2017 un'inchiesta del New York Times[19] l'ha accusato di molestie sessuali ai danni di alcune attrici di Hollywood, tra le quali Ashley Judd e Rose McGowan[20]. In conseguenza dello scandalo, il 9 ottobre 2017 Weinstein è stato licenziato dalla società che aveva co-fondato.[21] Contro di lui si sono aggiunte in seguito le denunce per abusi sessuali e stupro di varie attrici.[22][23][24][25] Quando l'attrice Paz de la Huerta lo accusa di un doppio stupro nel suo appartamento a New York nel 2010, la polizia di New York ne ipotizza il possibile arresto[26]. Weinstein ha ingaggiato degli ex-agenti del Mossad israeliano per rintracciare le donne molestate e far pressione su di loro affinché ritirino le loro accuse contro di lui[27]. In seguito a queste accuse, Weinstein è stato anche espulso dall'Academy Award[28] e il presidente francese Emmanuel Macron ha avviato l'iter per ritirargli la Legion d'onore, che gli era stata conferita dall'ex capo di Stato Nicolas Sarkozy nel 2012.[29]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Weinstein si è sposato due volte. Nel 1987, con la sua assistente Eve Chilton. Hanno divorziato nel 2004.[30] Hanno avuto tre bambini: Remy (1995), Emma (1998) e Ruth (2002).

Nel 2007 sposa la stilista e attrice Georgina Chapman.[31] Hanno avuto una figlia, Pearl (2010), e un figlio, Dashiell (2013). La moglie annuncia il divorzio dopo le accuse di molestie.[32]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Produttore esecutivo[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
— Londra, 19 aprile 2004[33]
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
— Parigi, 2 marzo 2012[34]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) William M. Kunz, Culture Conglomerates: Consolidation in the Motion Picture and Television Industries, Rowman & Littlefield, 2007, ISBN 9780742540668. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  2. ^ (EN) Barbara Klinger, Beyond the Multiplex: Cinema, New Technologies, and the Home, University of California Press, 13 marzo 2006, ISBN 9780520939073. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  3. ^ Ronan Farrow, From Aggressive Overtures to Sexual Assault: Harvey Weinstein’s Accusers Tell Their Stories, in The New Yorker, 10 ottobre 2017. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  4. ^ (EN) Jamiles Lartey e Edward Helmore David Batty in London, Stars welcome Academy move to expel Weinstein over sexual assault claims, in The Guardian, 15 ottobre 2017. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  5. ^ (EN) Harvey Weinstein Gets My Criticism of "The Reader" Wrong, in TheWrap, 21 febbraio 2009. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  6. ^ (EN) Miramax establishes diversity film scholarships - UB Reporter, su www.buffalo.edu. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  7. ^ a b When Harvey Met Mickey, su www3.sympatico.ca. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  8. ^ (EN) Bob Weinstein, All Thanks to Max, in The Hive. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  9. ^ (EN) Alisa Perren, Indie, Inc.: Miramax and the Transformation of Hollywood in the 1990s, University of Texas Press, 15 maggio 2012, ISBN 9780292742871. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  10. ^ Greuet, Christophe (2004). Coupez: Ces films que George Clooney, Nicole Kidman, Jean Reno, Kim Basinger aimeraient oublier (in French). Carnot. p. 45. ISBN 2-84855-073-2..
  11. ^ (EN) A Short History of Harvey Weinstein's Oscar Campaigns (Photos), in TheWrap, 08 ottobre 2017. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  12. ^ (EN) From staff e agencies, Shakespeare in Love wins 7 Oscars, in The Guardian, 22 marzo 1999. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  13. ^ (EN) The 70th Academy Awards | 1998, in Oscars.org | Academy of Motion Picture Arts and Sciences. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  14. ^ (EN) Film-maker Moore sues Weinsteins, in BBC News, 09 febbraio 2011. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  15. ^ (EN) Michael Moore, Harvey Weinstein Settle 'Fahrenheit 9/11' Lawsuit, in The Hollywood Reporter. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  16. ^ (EN) Katie Dean, Studio Warns Kung Fu Site, in WIRED. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  17. ^ (EN) Harvey Weinstein: 'Obama's Not Embarrassing — the Country's Embarrassing', in National Review. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  18. ^ (EN) Harvey Weinstein has donated over $1 million to Democrats since 2000 – here are some of the biggest names, in Business Insider. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  19. ^ (EN) Jodi Kantor e Megan Twohey, Harvey Weinstein Paid Off Sexual Harassment Accusers for Decades, in The New York Times, 05 ottobre 2017. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  20. ^ Harvey Weinstein accusato di molestie sessuali. Si scusa con le vittime, in Spettacoli - La Repubblica, 06 ottobre 2017. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  21. ^ Harvey Weinstein, scandalo molestie sessuali: il produttore licenziato dalla sua società, in Corriere della Sera. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  22. ^ Il New Yorker: “Asia Argento accusa Weinstein di stupro”. Contro di lui anche Paltrow e Jolie, in LaStampa.it, 10 ottobre 2017. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  23. ^ Weinstein, la seconda attrice italiana: "Stupro in camera". Argento contro 'Porta a Porta', in La Repubblica.it, 22 ottobre 2017. URL consultato il 22 ottobre 2017.
  24. ^ Scandalo Weinstein, il racconto dell'attrice Natassia Malthe: Mi stuprò in una stanza d'hotel, in La Repubblica.it, 26 ottobre 2017. URL consultato il 26 ottobre 2017.
  25. ^ Julianna Margulies accusa Weinstein e Steven Seagal di molestie, in La Repubblica.it, 04 novembre 2017.
  26. ^ Weinstein, la polizia di New York ipotizza il possibile arresto per stupro, in La Repubblica.it, 2017-11-4. URL consultato il 2017-11-4.
  27. ^ Weinstein e gli agenti del Mossad la rete di spie per rintracciare le donne molestate, in La Repubblica.it, 2017-11-7. URL consultato il 2017-11-7.
  28. ^ Ira Academy, Weinstein espulso dal club degli Oscar, in La Stampa, 14 ottobre 2017.
  29. ^ Weinstein espulso dagli Oscar, Mia Farrow: "È la fine di una terribile epoca", in Spettacoli - La Repubblica, 15 ottobre 2017. URL consultato il 15 ottobre 2017.
  30. ^ How Harvey Weinstein Survived His Midlife Crisis (For Now), su NYMag.com. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  31. ^ (EN) Harvey Weinstein Weds Designer Georgina Chapman, in PEOPLE.com, 16 dicembre 2007. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  32. ^ (EN) Pat Saperstein, Harvey Weinstein’s Wife Georgina Chapman Divorcing Him, in Variety, 10 ottobre 2017. URL consultato il 17 ottobre 2017.
  33. ^ Screendaily
  34. ^ The New York Times

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN161144207 · LCCN: (ENno2001040887 · ISNI: (EN0000 0001 1487 5631 · GND: (DE173929400
Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema