Virus del Nilo occidentale

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Virus del Nilo occidentale
NIAID-west-Nile.jpg
Cellula infettata dal
virus del Nilo occidentale
Classificazione dei virus
Dominio Acytota
Gruppo virus a ssRNA+
Famiglia Flaviviridae
Sottofamiglia Orthoretrovirinae
Genere Flavivirus
Specie Virus del Nilo occidentale

Il virus del Nilo occidentale (noto anche con la denominazione inglese West Nile Virus) è un flaviviridae del genere Flavivirus (di cui fanno parte anche il virus della febbre gialla, il virus dell'encefalite di Saint-Louis e il virus dell'encefalite giapponese). Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. In seguito è stato trovato negli uomini, negli uccelli e nei moscerini in Egitto negli anni cinquanta, diffondendosi infine anche in altri Paesi.

La malattia ha un andamento endemico-epidemico ed è diffusa soprattutto in Africa (specie in Egitto), Medio Oriente, India, Europa e, più recentemente, negli Stati Uniti, dove la prima epidemia è stata dichiarata a New York nel 1999. Colpendo sia i cavalli, sia le persone, all’apice del focolaio epidemico del 2002, sono stati registrati 15.000 casi solo nei cavalli. Allo stato attuale, il virus della West Nile costituisce una minaccia annuale per i cavalli e per le persone negli Stati Uniti, dove la malattia è diventata endemica. L'impatto sui cavalli e nell'industria americana dell'allevamento equino è stato devastante, con un tasso di mortalità circa del 40%. Nel 2008 un focolaio endemico in Italia ha determinato casi nelle persone così come nei cavalli. Sono stati riportati casi di infezione in 77 cavalli e due persone, come del resto era accaduto negli Stati Uniti.

Trasmissione del virus[modifica | modifica sorgente]

Le zanzare, ed in particolare il genere Culex, sono i principali vettori del virus, e tutti i fattori che favoriscono la proliferazione delle zanzare come le piogge abbondanti, irrigazioni o temperature alte fanno quindi aumentare il numero dei casi di contagio.

Gli uccelli, siano essi stanziali, migratori o domestici, giocano un ruolo cruciale nella disseminazione del virus: gli uccelli migratori permettono lo spostamento del virus dall'Africa alle zone temperate; le zanzare che pungono gli uccelli migratori asportano così sangue infetto, infettando sé stesse e ogni altro animale, uomo compreso, di cui assumono il sangue successivamente.

È in vigore dal 27 novembre l’ordinanza 5 novembre 2008 del Settore Salute del Ministero del Welfare che dà il via ad un piano di sorveglianza Straordinaria della West Nile Disease, il virus del Nilo dichiarato endemico nel nostro Paese dalle autorità sanitarie. L’Ordinanza, che ha validità fino al 31 dicembre 2010, prevede anche il coinvolgimento dei medici veterinari liberi professionisti. Con il piano di sorveglianza straordinaria si intensificano le misure straordinarie di sorveglianza “finalizzate alla cognizione dell'espansione del fenomeno”. La segnalazione dei casi sospetti nei cavalli è da mesi incoraggiata dalla Società Italiana dei Veterinari per Equini (SIVE), secondo le linee guida fornite dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo. I medici veterinari liberi professionisti continueranno nella sorveglianza sindromica nei cavalli. L'attività prevede la messa a punto e distribuzione di un questionario ai medici veterinari con la finalità di individuare cavalli in cui, nel periodo di attività dei vettori, si sono manifestate sindromi neurologiche riferibili alla malattia[1].

Sintomi nell'uomo[modifica | modifica sorgente]

Culex quinquefasciatus,
uno dei trasmettitori del virus

I sintomi dell'infezione moderata da virus del Nilo occidentale sono rappresentati da febbre moderata dopo pochi giorni di incubazione, che dura da tre a sei giorni, accompagnata da malessere generalizzato, anoressia, nausea, mal di testa, dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari), tosse, eruzioni cutanee, diarrea, linfadenopatia e difficoltà a respirare. In meno del 15% dei casi, negli anziani e nei soggetti più deboli, possono aggiungersi gravi complicazioni neurologiche quali meningite o encefalite. I sintomi più comunemente riportati da pazienti ospedalizzati con la forma più severa dell'infezione erano: febbre elevata, forte mal di testa, debolezza e paralisi flaccida, sintomi gastrointestinali, modificazione dello stato mentale con disorientamento, tremori, convulsioni e coma. Più rari casi di eruzione maculopapulare o morbilliforme sul tronco, collo, braccia o gambe; atassia, segni extrapiramidali come anormalità dei nervi cranici, mielite, neurite ottica, poliraciculite, attacchi epilettiformi.

Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere anche mortale in individui anziani e immunodepressi.

Sintomi nel cavallo[modifica | modifica sorgente]

Nel cavallo il periodo di incubazione varia da 3 a 15 giorni. Oltre alla manifestazione di febbre, perdita dell’appetito e depressione generalizzata, i sintomi clinici che presentano i cavalli affettidal virus della West Nile sono quasi esclusivamente di tipo neurologico:debolezza agli arti posteriori, che può andare dalla mancata coordinazione fino alla paralisi, indebolimento della vista, atassia, movimento compulsivo di spinta della testa contro le pareti del box, movimenti senza meta, crisi convulsive, disfagia, movimenti circolari, ipereccitabilità, coma.

Il 10% dei cavalli affetti da West Nile Virus sviluppa disordini a carattere neurologico legati all’encefalite. Il tasso di mortalità tra i cavalli che presentano i sintomi clinici della malattia oscilla dal 20 al 57%.

Una diagnosi certa, fondata su esami sierologici o del liquido cerebrospinale, è necessaria per escludere altre malattie in cui sono manifesti segni neurologici similari: rabbia, botulismo, mieloencefalite protozoaria equina (EPM) e altre forme di encefalite.[2][3][4]

Cura[modifica | modifica sorgente]

Contro il virus non esistono trattamenti specifici. È possibile solamente attenuare i sintomi della malattia.

Dal 2009 è disponibile in Italia un vaccino per gli equini, somministrabile dal medico veterinario. Tutti i proprietari italiani di cavalli possono ridurre il rischio di un'epidemia come quella che ha messo in ginocchio il settore americano.

Zone a rischio[modifica | modifica sorgente]

Un quinto dei virus del Nilo registrati in Italia, nel quinquennio 2002 – 2006, è stato diagnosticato in Veneto. Un dato che, a livello nazionale, colloca questa regione al secondo posto di questa speciale classifica, dopo la Lombardia (30% del totale). Si tratta di una malattia infettiva in aumento tra i cittadini di origine straniera. È quanto emerge dal rapporto “Sorveglianze speciali delle malattie infettive. Dati 2010”. Nelle zone temperate i casi di encefalite dovuti a questo virus si verificano generalmente tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Nelle altre regioni più calde il virus può trasmettersi per tutto l'anno.

In Francia, ad esempio, la prima epidemia ha avuto luogo nel 1962 con ben cinquanta casi di encefalite, di cui dieci gravi, e, tra il 1975 e il 1980, nuovi casi umani sono stati osservati in Camargue e in Corsica.

In Italia, le zone colpite hanno riguardato soprattutto Emilia-Romagna e Veneto, ma nel 2008 si sono verificati casi di contagio anche in Lombardia. Le zona adiacenti a fiumi o bacini lacustri, in genere, sono più esposte al contagio, data la naturale proliferazione di zanzare in tali zone. Nel 2011 sono state riscontrate diverse morti tra gli equini per il virus anche in Sardegna[5]. Nello stesso anno in Sardegna il virus ha causato la morte di due uomini, di 70 e 34 anni rispettivamente [6][7][8].

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

A livello individuale sono efficaci i mezzi di prevenzione tradizionali contro le zanzare: insetticida o spray anti-zanzare. È utile poi portare vestiti che coprano braccia e gambe. Gli insetticidi costituiscono un metodo semplice ed efficace per ridurre la popolazione di zanzare. Tuttavia, essi agiscono solo contro le zanzare adulte. La vaccinazione può notevolmente ridurre il rischio per i cavalli di subire le complicazioni del virus della West Nile. Tale efficacia è stata dimostrata con successo negli Stati Uniti, dove il numero di casi equini riportati è diminuito di anno in anno dal picco del focolaio endemico nel 2002. Per proteggere i cavalli dal virus della West Nile, l’animale deve essere vaccinato prima della stagione degli sciami di zanzare, quindi prima di essere esposto al rischio di punture. La prima vaccinazione è seguita da un richiamo dopo 3-5 settimane, dopo il quale si dovrebbe fare un richiamo annuale. L'insorgenza dell'immunità inizia 3 settimane dopo la seconda vaccinazione. Se il vostro cavallo non è stato vaccinato contro il virus della West Nile, allora sarà necessario somministragli un ciclo di base di due dosi. La protezione si ottiene dopo 3 settimane da questo ciclo base.

È raccomandabile evitare il contatto diretto con animali morti e stare lontano da luoghi a rischio come stagni e superfici umide (sottovasi).

Le ultime novità nello studio della malattia sono del 2009:

  • Una ricerca fatta negli Stati Uniti sul sangue di 6,2 milioni di donatori ha permesso di trovare 1000 donatori positivi e due probabili casi di trasmissione di encefalite, legata al virus, per trasfusione sanguigna.
  • Durante uno studio analogo nel dipartimento francese di Var, in un test, che ha coinvolto 200 donatori, è risultato che l'1% di questi era positivo.
  • La Svizzera ha adottato delle misure preventive: chi si è recato in luoghi a rischio (tra cui gli USA) non può donare sangue per 6 mesi.
  • In Italia nell'agosto 2008 si è registrata la presenza del virus West Nile in alcune province dell'Emilia-Romagna, del Veneto e della Lombardia, tutte in prossimità del fiume Po e del suo delta. Il primo caso di WNV, nel corso del 2009, è stato confermato in un cavallo il 29 luglio 2009, a nord di Correggio, una cittadina che dista 60 km da Ferrara, luogo dove ha avuto inizio l'epidemia del 2008, che ha colpito complessivamente una settantina di cavalli e sei esseri umani. Dopo questa epidemia il WNV è stato dichiarato endemico in Italia. All'inizio di questo anno la Fort Dodge Animal Health ha lanciato sul mercato il primo vaccino per equini contro il WNV autorizzato in Europa, vaccino che è attualmente disponibile in Italia.

Tabella epidemiologica[modifica | modifica sorgente]

1999 USA 149 casi 18 decessi
1999 Canada 1 decesso
2000 Israele 120 casi 10 decessi
2001 Canada 10 casi
2002 USA 4156 casi 284 decessi
2002 Canada 416 casi
2003 USA 9858 casi 264 decessi
2003 Canada 1000 casi 7 decessi
Agosto 2003 Francia 7 casi
Agosto 2006 Canada 1 caso
Ottobre 2008 Italia 70 casi 6 decessi
Settembre 2009 Italia 16 casi 4 decessi
Settembre 2012 Tunisia 50 casi 5 decessi
Agosto-Settembre 2013 Serbia 137 casi 12 decessi

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ordinanza 5 novembre 2008, West Nile Disease - Notifica alla Commissione europea e all'OIE - Piano di sorveglianza straordinaria. (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.277 del 26-11-2008). URL consultato il 14 luglio 2013.
  2. ^ Castillo-Olivares J. et al., West Nile virus infection of horses in Vet Res 35 467-483.
  3. ^ Dauphin G et al., West Nile virus: Recent trends in diagnosis and vaccine development in Vaccine 25 5563-5576.
  4. ^ Farina R., Scatozza F.,, Trattato di malattie infettive degli animali, UTET ed, 1998.
  5. ^ Febbre del Nilo decine di cavalli morti - Regione - La Nuova Sardegna
  6. ^ Febbre del Nilo casi in Sardegna
  7. ^ 3 Morti per febbre del nilo in Sardegna
  8. ^ Salgono a tre i casi di morte per la cosiddetta Febbre del Nilo

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