Encefalite giapponese

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Encefalite giapponese
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 062.0
ICD-10 (EN) A83.0

L'Encefalite giapponese è un'infezione riscontrata in tutto il Sud Est asiatico (maggiormente nei paesi come Cambogia, Cina, Filippine, India e Indonesia), nonché nell'Estremo Oriente. Si tratta della tipologia più comune di encefalite virale epidemica. Il rischio di sviluppare la malattia include gli individui, nati in luoghi diversi da quelli asiatici, che per un qualunque motivo scelgono di trasferirsi in quelle zone.

I maiali domestici ed alcuni uccelli selvatici (in particolare gli aironi ) sono serbatoi del virus. La trasmissione agli esseri umani può provocare gravi sintomi. Tra i vettori più importanti di questa malattia ci sono le zanzare Culex tritaeniorhynchus e Culex vishnui.

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

La causa di tale diffusione è un virus appartenente alla famiglia dei flavivirus endemico che viene trasmesso all'uomo con la puntura di zanzare del genere Culex.

Il periodo di incubazione, ovvero il tempo trascorso tra la puntura infettante e la comparsa dei sintomi clinici, può variare da 5 a 15 giorni.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

L'encefalite giapponese (JE) è la principale causa di encefalite virale in Asia. Sono stimati circa 30.000-50.000 casi ogni anno. Il tasso di mortalità varia da meno dell'1% ad oltre il 60% e varia a seconda della popolazione e dell'età. I residenti delle zone rurali in aree endemiche sono i soggetti a più alto rischio. Raramente casi di encefalite giapponese si verificano in aree urbane.

I paesi che in passato hanno registrato grandi epidemie, controllate prevalentemente con campagne di vaccinazione, sono: Cina, Taiwan, Corea, Giappone e Thailandia. Altri paesi che hanno ancora epidemie periodiche comprendono Vietnam, Cambogia, Myanmar, India, Nepal e Malaysia. Casi rari e sporadici si sono verificati anche nel nord Australia,[1] nelle isole dello stretto di Torres,[2] ed in alcuni paesi del Pacifico occidentale.[3] La diffusione del virus in Australia è fonte di particolare preoccupazione per i funzionari della sanità australiani a causa della introduzione nella regione di Culex gelidus, un potenziale vettore del virus, dal continente asiatico.
La malattia è diffusa soprattutto nelle zone rurali e suburbane dove la coltura del riso e l'allevamento di suini coesistono. Gli esseri umani, i bovini e i cavalli sono ospiti finali della malattia che si manifesta come una fatale encefalite. Il maiale funge da serbatoio che amplifica la malattia e ha un ruolo molto importante nell'epidemiologia. L'infezione nei suini è asintomatica, tranne che nelle scrofe gravide. In queste ultime infatti l'aborto e anomalie fetali sono conseguenze piuttosto comuni.

Prevenzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vaccino antiencefalite giapponese.

A partire dal 2009 in Italia e nell'Unione Europea è disponibile un vaccino che si basa su un ceppo SA14-14-2 coltivato su linee cellulari Vero.[4] Nei soggetti adulti la vaccinazione primaria prevede la somministrazione di due dosi separate da 0,5 ml ciascuna, la prima dose il giorno 0 e la seconda dose il giorno 28. Si consiglia una terza dose di richiamo a 12 mesi, e comunque entro i 2 anni dall’immunizzazione primaria, prima di esporsi nuovamente a possibile contagio da JE virus in zona endemica. A causa di mancanza di studi adeguati sulla sicurezza ed efficacia il vaccino non viene raccomandato per l'uso in età pediatrica. Se ne consiglia la somministrazione per via intramuscolare, nel muscolo deltoide, poiché la somministrazione sottocutanea comporta una risposta non ottimale al vaccino.[5]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ JN. Hanna, SA. Ritchie; DA. Phillips; JM. Lee; SL. Hills; AF. van den Hurk; AT. Pyke; CA. Johansen; JS. Mackenzie, Japanese encephalitis in north Queensland, Australia, 1998. in Med J Aust, vol. 170, nº 11, Jun 1999, pp. 533-6, PMID 10397044.
  2. ^ JN. Hanna, SA. Ritchie; DA. Phillips; J. Shield; MC. Bailey; JS. Mackenzie; M. Poidinger; BJ. McCall; PJ. Mills, An outbreak of Japanese encephalitis in the Torres Strait, Australia, 1995. in Med J Aust, vol. 165, nº 5, Sep 1996, pp. 256-60, PMID 8816682.
  3. ^ WS. Paul, PS. Moore; N. Karabatsos; SP. Flood; S. Yamada; T. Jackson; TF. Tsai, Outbreak of Japanese encephalitis on the island of Saipan, 1990. in J Infect Dis, vol. 167, nº 5, maggio 1993, pp. 1053-8, PMID 8387561.
  4. ^ SB. Halstead, SJ. Thomas, Japanese encephalitis: new options for active immunization. in Clin Infect Dis, vol. 50, nº 8, Apr 2010, pp. 1155-64, DOI:10.1086/651271, PMID 20218889.
  5. ^ Mauro Moroni, esposito Roberto, De Lalla Fausto, Malattie infettive, 7ª edizione p.956, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2980-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.
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