Febbre da zecca del Colorado

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Febbre da zecca del Colorado
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 066.1
Sinonimi
Febbre delle Montagne Rocciose

Per Febbre da zecca del Colorado in campo medico si intende una malattia infettiva, di forma rara, che colpisce gli umani e anche gli animali.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda le zone endemiche compare nelle montagne rocciose (da qui l'altro nome della manifestazione febbrile: "febbre delle montagne rocciose"), in Canada, nel Messico e negli USA. Si evidenzia soprattutto nelle stagioni primaverili, ma sono stati riscontrati casi non soltanto nei residenti del luogo ma anche in visitatori occasionali.[1]

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

La malattia si diffonde grazie ad un arbovirus, della famiglia Reoviridae del genere Coltivirus. La sua diffusione nell'uomo e nell'animale avviene tramite gli acari Dermacentor andersoni.[2]

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Fra i sintomi e i segni clinici ritroviamo dopo un periodo di incubazione variabile dai 3 ai 6 giorni, si mostra principalmente febbre alta una forte mialgia e cefalea che sono considerati le tre manifestazioni base della malattia,[3] inoltre possono mostrarsi astenia, rash cutaneo, nausea, vomito, altre alterazioni delle temperatura (vi possono essere brividi ma anche sudore). Inoltre si evidenziano leucopenia, neutropenia e piastrinopenia

Esami[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda una corretta diagnosi (identificazione) della malattia si effettuano prove sierologiche e sulla coltura del virus.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Occorre eliminare gli acari responsabili della malattia, per quanto riguarda il sintomo più caratteristico si utilizza il paracetamolo per contrastarlo.

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

La prognosi è sempre ottimale, la malattia regredisce spontaneamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Midoneck SR, Richard J, Murray HW., Colorado tick fever in a resident of New York City. in Arch Fam Med., vol. 3, 1994, pp. 731-732..
  2. ^ Nevio Cimolai, Chandar M. Anand, George J. Gish, Charles H. Calisher, Daniel B. Fishbein, Human Colorado tick fever in southern Alberta in CMAJ,, 1988.
  3. ^ Klasco R., Colorado tick fever. in Med Clin North Am., vol. 86, marzo 2002, pp. 435-40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Mauro Moroni, esposito Roberto, De Lalla Fausto, Malattie infettive, 7ª edizione, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2980-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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