Malattia

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Nella pratica e nella teoria di medici clinici e patologi, si definisce malattia un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo. Dibattiti etici e morali prendono in considerazione che alcuni stati dell'organismo dovuti alla genetica, come ad esempio la condizione di sterilità, non sia definibile come malattia. Il concetto di malattia deve essere inteso come status e condizione potenzialmente reversibile attraverso l'applicazione di una terapia.

Lo stato di malattia può essere dovuto a molte cause diverse: fondamentalmente esse possono essere interne od esterne all'organismo. Tra le cause esterne, tutte le forme di traumatismo, alcuni organismi viventi unicellulari o pluricellulari, virus, sostanze chimiche, fenomeni fisici.

La Patologia è la disciplina che si occupa dello studio delle malattie e delle lori basi fisiopatologiche ed eziogenetiche. La Clinica è la disciplina che congiunge lo studio della Patologia con la Terapia, allo scopo di risolvere lo stato di Malattia e ripristinare la funzionalità normale dell'organismo.

Indice

[modifica] Definizioni

Quando a parlare di malattia non sono il medico, il malato e le persone intorno al malato, una definizione generica è troppo limitativa, non comprendendosi in essa le dimensioni personali e sociali del fenomeno "malattia". Nella letteratura in lingua inglese da anni si è risolto il problema di questa ambiguità utilizzando il termine disease per la concettualizzazione della malattia da parte del medico, il termine illness per indicare l'esperienza diretta del malato, la dimensione esistenziale/soggettiva, ed il termine sickness per determinare il riconoscimento della persona malata come tale da parte del contesto sociale non medico.
In Italiano questa tripartizione non esiste, anche se alcuni storici della medicina (come Mirko D. Grmek) hanno pena esplicitare le differenze tra queste tre accezioni.

  • Malattia intesa come modello medico: un processo patologico, una deviazione da una norma biologica. Intrinseca in questa definizione vi è una oggettività che permette ai medici di vedere, toccare, misurare il processo patologico. Di solito accompagnata alla malattia come esperienza soggettiva ma non necessariamente.
  • Malattia intesa come il vissuto del malato: la sensazione, l'esperienza totalmente personale e soggettiva della perdita della salute. Spesso accompagnata dalla presenza della malattia "oggettiva" ma non necessariamente.

[modifica] Suddivisione tipologica

A seconda della loro origine (eziologia), le malattie si possono dividere in grandi famiglie, che presentano tratti comuni in fase di diagnosi e/o terapia:

[modifica] I sintomi

Generalmente, una malattia comporta dei sintomi più o meno evidenti e l'insieme della sintomatologia spesso basta per riconoscere la causa della malattia (es. virus, batteri, condizioni climatiche particolarmente calde/fredde, stress, ecc.)... Per semplici malattie, come un raffreddore, si ricorre spesso ai farmaci di automedicazione, riconoscendone gli ovvi segnali. I sintomi portati da alcuni virus, possono inoltre non presentarsi anche per periodi molto lunghi (è, per esempio, il caso dell'AIDS), anche se il contagio (dipendentemente dalla malattia), è sempre possibile.

[modifica] Problemi economici

I malati e i loro familiari incorrono spesso in una serie di problemi economici gravi legati alla disabilità che la malattia può indurre; legati alle spese sanitarie per medicinali, esami, visite specialistiche, ricoveri e assistenza.

Non tutte le prestazioni sono pienamente coperte dai servizi sanitari nazionali. A volte le famiglie devono anticipare ingenti somme, rimborsate solo in un secondo momento; altre volte devono sostenere la spesa per intero.

Ciò accade per un ricovero in strutture private all'estero, per ottenere farmaci di nuova generazione ancora in via sperimentale, per provare esami nuovi i cui macchinari e attrezzature non sono ancora diffusi fuori dal Paese di provenienza.

Per queste spese, il malato non ha accesso a mutui a tassi di interesse agevolati, in cui lo Stato si fa garante.

Il lavoratore, dietro presentazione di un certificato medico, ha diritto a un'indennità di malattia. Per i primi tre giorni è interamente a carico del datore di lavoro e corrisponde a una percentuale della paga giornaliera. Dopo il terzo giorno, l'onere è carico dell'INPS. Con la durata della malattia aumenta l'indennità giornaliera e la percentuale della retribuzione, che viene coperta.

Il lavoratore è tenuto a presentarsi in servizio allo scadere dei giorni prescritti nel certificato medico. Può chiedere un nuovo certificato e prolungare il periodo di mlattia, se necessario.

Viceversa, se il lavoratore rientra in servizio prima dello scadere dei giorni prescritti, ad esempio perché non sussistono più le condizioni di malattia, il datore rischia delle sanzioni. Il datore potrebbe altrimenti beneficiare di giornare di lavoro gratuite e "retribuite" con l'idennità di malattia, eventualmente accordandosi con il dipendente a danno dell'ente pubblico.

[modifica] Legge e diritti del malato

La normativa in materia di sfratti non contempla alcuna sospensione dei provvedimenti nei confronti di persone malate, anche gravi, bisognose di assitenza a domicilio. Analogamente, per i pignoramenti, la legge italiana non prevede alcun blocco delle azioni esecutive (come un pignoramento o uno sfratto).

Il diritto di famiglia non enuncia particolari eccezioni nei confronti dei malati gravi, nei casi di separazione, divorzio, e divisione dei beni. Se i coniugi (o partner) non hanno la proprietà di beni immobili acquisiti in data successiva a quella del matrimonio, al malato non è garantito l'usufrutto di un bene immobile, nel quale poter abitare durante la malattia. Se il malato non dispone di propri beni, e la casa nella quale dimorava è di proprietà dell'ex-coniuge, questi può legittimamente liberarla.

[modifica] Congedi e rischio di licenziamento

La disabilità comporta evidenti problemi per la perdita del posto di lavoro e la difficoltà a trovare una nuova occupazione.

Oltre i tre-quattro mesi di malattia, in base ai contratti collettivi nazionali, i datori possono legittimamente procedere al licenziamento, salvo il riconoscimento di un periodo di congedo.

La Legge Turco (art. 3, commi 2 e 4) introduce il diritto per i lavoratori malati e i loro familiari a un periodo di congedo massimo di due anni, fruibile in modo frazionato o continuativo.

Il datore è obbligato a concederlo per gravi e documentati motivi familiari, come una grave malattia. Tale periodo non è retribuito, ma il lavoratore conserva il diritto alla reintegra nel posto di lavoro al termine dei due anni.

Trattandosi di reintegra, al ritorno nel posto di lavoro, avrà una retribuzione invariata.

Se il lavoratore al termine del congedo si assenta per un periodo superiore ai tre o quattro mesi, ovvero non possiede più l'idoneità psico-fisica per la professione, il datore può risolvere il rapporto di lavoro.


[modifica] Locuzioni e proverbi

  • Fare una malattia per qualcosa o per qualcuno - Desiderare qualcosa o qualcuno con grande intensità.

[modifica] Voci correlate

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