Bacchino malato

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Bacchino malato
Bacchino malato
Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1593-1594
Tecnica olio su tela
Dimensioni 67 cm × 53 cm 
Ubicazione Galleria Borghese, Roma

Il Bacchino malato è il soggetto di un dipinto a olio su tela, realizzato tra il 1593 ed il 1594 dal pittore italiano Caravaggio e conservato presso la Galleria Borghese di Roma.

Storia del dipinto[modifica | modifica wikitesto]

Il Bacchino malato è stato quasi sicuramente realizzato da Caravaggio presso la bottega di Giuseppe Cesari, meglio conosciuto come il Cavalier d'Arpino, pittore di grande successo in quel periodo. Infatti, questo dipinto - assieme al Fanciullo con canestro di frutta - rimarrà nella bottega di Cavalier d'Arpino fino a quando, nel 1607, per motivi fiscali, entrambi i dipinti furono requisiti dagli emissari di Papa Paolo V e consegnati al nipote del papa stesso Scipione Caffarelli-Borghese, noto collezionista dell'epoca, divenendo parte della collezione dell'odierna Galleria Borghese. Il titolo del dipinto è dovuto al colorito della pelle del soggetto che, secondo alcuni studiosi, sarebbe proprio un autoritratto dello stesso Caravaggio, eseguito durante la sua convalescenza in seguito al ricovero presso l'ospedale della Consolazione (l'ospedale dei poveri), avvenuto - sembra - per una ferita alla gamba causatagli dal calcio di un cavallo.[1]

Analisi del dipinto[modifica | modifica wikitesto]

In questo dipinto, Caravaggio sembra porre l'accento sulla malattia di Bacco, sottolineando il pallore del volto e il colore bluastro delle labbra e non attenuando per nulla le imperfezioni del corpo umano. È evidente che, per autoritrarsi, Merisi abbia fatto uso di uno specchio e, dall'inventario delle "robbe" del pittore, datato 1605, si evince che il Merisi fosse effettivamente in possesso di vari specchi.[2] Tuttavia, lo studioso Maurizio Marini sostiene che il quadro non raffiguri affatto la convalescenza del pittore e che la tonalità verdastra dell'immagine sarebbe dovuta piuttosto a una sbagliata procedura di restauro avvenuta in passato.[senza fonte]

Maurizio Calvesi ha individuato nel Bacco una prefigurazione di Cristo, poiché - iconologicamente - l'uva è uno dei simboli della Passione.[3] Anche in questo dipinto, come pure in altri suoi dipinti (quali, ad esempio, la Deposizione, il San Giovanni Battista dei Musei Capitolini e la Vocazione di San Matteo), Caravaggio cita una posa michelangiolesca: in questo caso, quella della gamba piegata e sollevata o divaricata, che assume il significato di rinascita, ma anche di vittoria e trionfo.[4] È evidente che il trionfo in questione sarebbe quello del pittore sulla malattia e la morte; si tratterebbe dunque di una sorta di "resurrezione" del pittore stesso, la cui malattia aveva fatto temere il peggio. Sempre a proposito della posizione di taglio del modello e della gamba sollevata, Ferdinando Bologna ha notato delle palesi analogie con alcuni motivi peterzaneschi, frutto della formazione di Caravaggio a Milano. In particolare, lo studioso ha posto la posa del Bacchino in rapporto con quella della Sibilla Persica, raffigurata in uno dei pennacchi ai lati dell'Adorazione dei Pastori, e affrescata da Simone Peterzano nel Presbiterio della Certosa di Garegnano.[5] Sulla base di quanto proposto da Ferdinando Bologna, quindi, più che di una imago Christi e del relativo simbolismo cristologico della resurrezione, il Bacchino malato sarebbe più semplicemente una raffigurazione di Bacco, caratterizzata da un marcato naturalismo dato dalla condizione di convalescenza del pittore in seguito al ricovero presso l'Ospedale della Consolazione. Si tratterebbe, dunque, di una sorta di resurrezione profana, in cui il riaffacciarsi al piacere della vita da parte del pittore è vissuto con incredulità, stupore e malinconia.[senza fonte] È degno di nota anche il contrasto naturalistico (prima ancora che simbolico) fra l'edera che corona il capo del giovane (simbolo diosnisiaco e cristiano di eternità) e gli acini marciti che, in margine, appaiono nel grappolo di uva gialla, stretta nella mano destra (simbolo della costante caducità dell'esistenza e della presenza incombente della morte).[6]

Il Bacchino malato è uno di quei dipinti riconducibili alla prima attività pittorica di Caravaggio a Roma, in cui il dato psicologico della figura umana e delle sue azioni non aveva ancora catturato l'interesse di Merisi. In questa prima fase della sua carriera, l'attenzione di Caravaggio si concentrò prevalentemente sulla descrizione naturalistica del soggetto umano (generalmente rappresentato da monelli e ragazzi di strada o addirittura da se stesso, per mezzo di autoritratti) o del soggetto naturale (frutta presa al mercato o rimediata dagli avanzi d'osteria).

Il Bacchino malato non è l'unico dipinto a raffigurare Bacco. Un secondo Bacco agli Uffizi, realizzato dopo l'esperienza di Merisi presso la bottega di Cavalier d'Arpino, cioè attorno al 1596, denota una maggiore consapevolezza della simbologia cristologia a cui entrambi i dipinti sembrerebbero fare riferimento.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rossella Vodret Adamo, Caravaggio. L'opera completa, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2009, p.44. Si vedano anche Scienza e miracoli nell'arte del '600: alle origini della medicina moderna, catalogo della mostra a cura di Sergio Rossi, Roma (Palazzo Venezia), Milano : Electa, 1998, p.327; e Maurizio Marini, Caravaggio. Michelangelo Merisi da Caravaggio "pictor praestantissimus". La tragica esistenza, la raffinata cultura, il mondo sanguigno del primo Seicento, nell'iter pittorico completo di uno dei massimi rivoluzionari dell'arte di tutti i tempi, Quest'Italia (117), Roma: Newton Compton, 1989, p.87.
  2. ^ Sandro Corradini, Caravaggio: materiali per un processo, Monografie romane (10), Roma: Alma Roma, 1993, p.62.
  3. ^ Maurizio Calvesi, Le realtà del Caravaggio, Torino: Einaudi, 1990, p.10-15
  4. ^ Vedi Maurizio Calvesi, Le realtà del Caravaggio, op. cit., p.10-20; ma anche Franco Picchio, Ariosto e Bacco due: apocalisse e nuova religione nel Furioso, Cosenza: Luigi Pellegrini, 2007, p.361.
  5. ^ Ferdinando Bologna, L'incredulità del Caravaggio e l'esperienza delle cose naturali, Torino: Bollati Boringhieri, 2006, p.299.
  6. ^ Franco Picchio, Ariosto e Bacco due: apocalisse e nuova religione nel Furioso, op. cit., p.361.
  7. ^ Marco Bussagli, L'arte italiana: pittura, scultura, architettura dalle origini a oggi, a cura di Gloria Fossi, Firenze: Giunti, 2000, p.224.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ferdinando Bologna, L'incredulità del Caravaggio e l'esperienza delle cose naturali, Torino: Bollati Boringhieri, 2006.
  • Marco Bussagli, L'arte italiana: pittura, scultura, architettura dalle origini a oggi, a cura di Gloria Fossi, Firenze: Giunti, 2000.
  • Maurizio Calvesi, Le realtà del Caravaggio, Torino: Einaudi, 1990.
  • Sandro Corradini, Caravaggio: materiali per un processo, Monografie romane (10), Roma: Alma Roma, 1993.
  • Aldo De Rinaldis, "D'Arpino e Caravaggio", in Bollettino d'Arte, 29 (1936), pp. 577–580.
  • Maurizio Marini, Caravaggio. Michelangelo Merisi da Caravaggio "pictor praestantissimus". La tragica esistenza, la raffinata cultura, il mondo sanguigno del primo Seicento, nell'iter pittorico completo di uno dei massimi rivoluzionari dell'arte di tutti i tempi, Quest'Italia (117), Roma: Newton Compton, 1989.
  • Franco Picchio, Ariosto e Bacco due: apocalisse e nuova religione nel Furioso, Cosenza: Luigi Pellegrini, 2007.
  • Rossella Vodret Adamo, Caravaggio. L'opera completa, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2009.
  • Scienza e miracoli nell'arte del '600: alle origini della medicina moderna, catalogo della mostra a cura di Sergio Rossi, Roma (Palazzo Venezia), Milano: Electa, 1998.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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