Giove, Nettuno e Plutone

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Giove, Nettuno e Plutone
Giove, Nettuno e Plutone
Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data ca. 1597
Tecnica olio su soffitto intonacato
Dimensioni 300×180 cm
Ubicazione Villa Ludovisi, Roma

Giove, Nettuno e Plutone è un dipinto eseguito dal pittore italiano Caravaggio intorno al 1597, e conservato nel casino di Villa Ludovisi, a Roma. È l'unica pittura murale eseguita dall'artista, dato che i materiali da lui più utilizzati sono l'olio su tela, e talvolta su tavola.

Storia del dipinto[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto venne realizzato su commissione del protettore di Caravaggio, Francesco Maria del Monte, sul soffitto della villa del cardinale presso porta Pinciana, acquistata dapprima nel 1596, poi ceduta al cardinale Pietro Aldobrandini e in seguito di nuovo riacquistata nell'aprile del 1599.[1] In questo camerino, il cardinale si dilettava nell'alchimia e, per tale ragione, Caravaggio vi dipinse un'allegoria della triade alchemica di Paracelso - Giove, personificazioni rispettivamente dello zolfo e dell'aria, Nettuno del mercurio e dell'acqua, e Plutone del cloruro e della terra.[2] La notizia è nota soltanto grazie a Giovan Pietro Bellori che, nel 1672, scriveva: "Tiensi ancora in Roma esser di sua mano Giove, Nettuno e Plutone nel giardino Ludovisi a Porta Pinciana [...]". La formula "tiensi ancora in Roma" fa pensare che il Bellori si servisse di una informazione basata su di una tradizione forse orale; l'opera, singolare per il Caravaggio che aveva sempre dipinto ad olio su tela ed aveva - a detta di Bellori - poca pratica nella tecnica della pittura murale, consisteva in un dipinto a olio su muro: "Dicesi che il Caravaggio sentendosi biasimare di non intender né piani né prospettiva, tanto si aiutò collocando li corpi in veduta dal sotto in su che volli contrastare gli scorti più difficili. È ben vero che questi dei non ritengono le loro proprie forme e sono coloriti a olio nella volta, non avendo Michele mai pennello a fresco, come li suoi seguaci insieme ricorrono sempre alla commodità del colore ad olio per ritrarre il modello".[3]

Analisi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto di Caravaggio si trova in un ambiente di transito del piano nobile della Villa Ludovisi: si tratta di un gabinetto alchemico di piccole dimensioni, una "distalleria", come la definiva Bellori.[4]Il dipinto era praticamente dimenticato ed era sfuggito ai critici d'arte fin quando, nel 1969, Giuliana Zandri lo riscoprì dandone un'accurata descrizione e datandolo come opera eseguita tra il 1597-1600.[5] Soltanto dopo un'accurata ripulitura, il dipinto ha mostrato il suo volto evidenziando tre divinità mitologiche, Giove, Plutone, Nettuno intorno ad una sfera celeste costellata dei segni zodiacali, con l'aggiunta di due globi luminosi.[6] Le tre divinità sono associabili a tre elementi: Giove (Aria) Plutone (Terra) Nettuno (Acqua) che compongono i tre strati alchemici della materia (gassoso-solido-liquido). Le tre divinità sono associate a tre animali simbolici che, in genere, le rappresentano: Giove all'aquila, Plutone a Cerbero tricefalo guardiano dell'Ade nelle cavità sotterranee, Nettuno al cavallo marino dalle pinne grigie. Al centro della scena, dipinta sul soffitto della distilleria del Cardinale, la grande sfera luminosa e trasparente che si posiziona sullo sfondo del cielo nuvoloso. Dentro la sfera, ruota una fascia con i segni zodiacali, fra cui si riconoscono i Pesci, l'Ariete, il Toro, i Gemelli. Per raffigurare la complessa scena con le tre divinità Caravaggio si servì di un grande specchio piano sul quale salì lui stesso rappresentandosi nudo[7], cosicché Giove (che è però coperto da un drappo bianco), Plutone (anche lui in parte coperto ai genitali) e Nettuno che invece mostra appieno gli attributi virili sono tre autoritratti dello stesso Caravaggio[8] (e, come segnala la Vodret, anche Cerbero è mostrato con i tre ritratti dello stesso cane che forse Caravaggio aveva ripreso da quello che portava sempre con sé e che si chiamava Cornacchia).[9] Secondo il romanziere Andrew Graham Dixon, il fallo in piena vista potrebbe avere anche un risvolto simbolico in quanto il tema generale del dipinto potrebbe essere il ruolo procreativo dei tre elementi alchemici dalla cui confluenza seminale dipenderebbe l'intero.[10] La raffigurazione caravaggesca è un'allegoria del processo alchemico, i tre dei rappresentano la trasmutazione della materia nei tre stati fondamentali (solido/ liquido/ gassoso), da cui si genera la pietra filosofale " come geroglifico dell'universo e con essa (ad imitazione della Genesi), la luce, rappresentata dal grande globo luminoso dove si uniscono il principio maschile, il Sole e quello femminile, la Luna.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rossella Vodret, Caravaggio a Roma, Roma: 2010, p. 64.
  2. ^ Rossella Vodret, Caravaggio a Roma, cit., p. 64. Si veda anche Maurizio Marini, Michelangelo Merisi da Caravaggio pictor praestissimus, Roma: Newton Compton, 2002, p. 416 e seguenti.
  3. ^ Giovan Pietro Bellori, Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, a cura di Evelina Borea, Torino, Einaudi, 1976 p. 233.
  4. ^ Giovan Pietro Bellori, Le Vite, cit., p. 233.
  5. ^ Giuliana Zandri, "Un probabile dipinto murale del Caravaggio per il Cardinal del Monte, in Storia dell'Arte, (1970) 3, p.338.
  6. ^ Rossella Vodret, Caravaggio, cit., p. 64.
  7. ^ Per l'uso dello specchio, cfr., Roberta Lapucci, "Caravaggio e i 'quadretti nello specchio ritratti'", in Paragone Arte, (XLV) 44-46, pp. 16-170.
  8. ^ Si vedano Vodret, Caravaggio a Roma, cit., p. 65. Marco Bona Castellotti, "Caravaggio senza veli", in Il Sole 24ore, 1º gennaio 2010, Antonino Saggio, Lo strumento del Caravaggio, 28. sett. 2010.
  9. ^ Cfr. Vodret, Caravaggio a Roma, cit., p. 64.
  10. ^ Andrew Graham Dixon, Caravaggio, cit., p. 159
  11. ^ Maurizio Calvesi, "Caravaggio", Art e dossier, 1999, pp. 30-31; e Maurizio Calvesi, La realtà del caravaggio, Torino: Einaudi, 1990, pp. 45-48.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovan Pietro Bellori, Le vite de'pittori, scultori et architetti moderni, a cura di Evelina Borea, Torino: Einaudi, 1976.
  • Maurizio Calvesi, La realtà del Caravaggio, Torino: Einaudi, 1990.
  • Maurizio Calvesi, "Caravaggio", in Art e dossier, 1999, pp. 30-31.
  • Andrew Graham Dixon, Caravaggio, Milano: Mondadori, 2014.
  • Roberta Lapucci, "Caravaggio e i quadretti nello specchi ritratti", in Paragone Arte, (XLV) 44-46, pp. 16-170.
  • Maurizio Marini, Michelangelo Merisi da Caravaggio, pictor praestimus, Roma: Newton Compton, 2005.
  • Rossella Vodret, Caravaggio a Roma, Silvana: Milano, 2010.
  • Giuliana Zandri, "Un probabile dipinto murale di Caravaggio per il Cardinal del Monte", in Storia dell'Arte (1970) 3 , p. 338 Template:Chirire


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