Canestra di frutta

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Canestra di frutta
Canestra di frutta
Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1599
Tecnica olio su tela
Dimensioni 31 cm × 47 cm 
Ubicazione Pinacoteca Ambrosiana, Milano

Canestra di frutta (nota anche con il nome antico di "Fiscella") è un dipinto a olio su tela di 31x47 cm realizzato nel 1599 dal pittore italiano Caravaggio (1571-1610) e oggi conservato nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera venne commissionata dal cardinale Del Monte forse al fine di farne dono al Borromeo, infatti il dipinto è presente nella collezione del cardinale Federico Borromeo già nel 1607, probabilmente donatogli, durante il soggiorno romano, dal cardinal Del Monte, protettore del Caravaggio negli anni romani [2]: è in questo periodo che Borromeo potrebbe aver conosciuto personalmente il Caravaggio, ospite del cardinal Francesco Maria Del Monte.

Nel 1618 Borromeo, cardinale arcivescovo di Milano (residente a Roma fino alla fine del Cinquecento)[3], decise di far costruire un edificio destinato alla futura Pinacoteca Ambrosiana, accanto alla preesistente struttura della Biblioteca Ambrosiana, attiva dal 1609. La Canestra venne donata alla Pinacoteca Ambrosiana dal Borromeo a lavori ultimati, unitamente a tutte le opere della sua collezione privata.

Recenti indagini hanno confermato che il dipinto è stato realizzato su una tela di recupero, secondo una consuetudine del periodo romano, quando il Caravaggio dipingeva direttamente su precedenti stesure pittoriche, fattore che testimonia la povertà di mezzi che caratterizza la giovinezza del pittore (prima del protettorato presso il cardinale).

Lo stesso Borromeo desiderava avere un pendant della Canestra, ma non ne trovò alcuna. Egli stesso scrisse: "poiché nessuna raggiungeva la bellezza di questa e la sua incomparabile eccellenza, è rimasta solitaria" [4].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La Canestra di frutta è stata anche raffigurata sulla banconota da 100.000 lire emessa in Italia dal 1994 al 1998

L'opera mostra un canestro definito con precisione analitica e quasi fiamminga negli incastri del vimini, all'interno del quale sono frutti e foglie di ogni genere. La natura morta è assunta a soggetto protagonista, tanto quanto lo sarebbe stato un eroe della mitologia in un quadro di storia. Il canestro sporge impercettibilmente in avanti nel suo tangibile realismo tridimensionale (che si contrappone allo sfondo bidimensionale), come fosse in una situazione precaria, creando un colpo d'occhio che attrae lo spettatore moderno nell'immediato [5]: questa tendenza, così come la presentazione di frutti bacati o intaccati dalle malattie, simboleggia la "vanitas" dell'esistenza umana, ovvero il richiamo alla caducità della vita, un bene effimero destinato a svanire nel tempo [6]. Si tratta in realtà di un sipario decontestualizzato, quasi sottratto dal suo reale contesto naturale; anche il realismo è soltanto apparente, poiché sono rappresentati insieme frutti di stagioni diverse.

Il cesto di vimini è rappresentato come se si trovasse in alto rispetto allo sguardo di un ipotetico spettatore, come se fosse posto su di una mensola da cui dà l'impressione di sporgere lievemente. La scelta di questo taglio permette alla composizione di far emergere la natura morta attraverso l'uso di uno sfondo chiaro, uniforme e luminoso; la luce sembra provenire da una fonte naturale e svela le gradazioni di colore che differenziano gli acini verdi in primo piano e quelli già molto maturi nel grappolo posto dietro la mela bacata (che simboleggia la precarietà delle cose e il trascorrere del tempo), creando un effetto illusionistico di tridimensionalità dell'immagine. La frutta diventa la protagonista del quadro e acquista un significato ambiguo: all'apparenza fresca e fragrante ma, facendo attenzione, comincia in realtà a marcire, a rinsecchirsi. L'artista paragona così la brevità della giovinezza e dell'esistenza umana alla maturazione della frutta e dei fiori [7].

I frutti sono tutti legati alla simbologia cristologica, a presagire la passione di Cristo. Le nature morte erano originariamente due: una legata al culto mariano ed una legata a Cristo. Tuttavia la figura del cesto trova nel Cantico dei Cantici il suo modello ispiratore ed è simbolo della sposa, ossia della Chiesa: il suo sporgere in avanti verso lo spettatore è un segno di offerta di sé nei confronti dell'umanità. Bisogna ricordare che il committente era il cardinale Federico Borromeo il quale coglieva questo riferimento biblico celato ai più all'epoca.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Era impossibile, all'epoca, vedere un soggetto simile ed in questo Caravaggio è veramente iniziatore ed innovatore del concetto di natura morta, preso nella sua unicità e naturalezza ed elevato al rango di una qualunque pittura di storia (motivo che sta alla base di molte critiche che vennero mosse al pittore): ecco infatti che quando il modello del Bacco degli Uffizi se ne va, a lavoro ultimato, sul tavolo permangono i residui della messa in scena, dai bicchieri, alla frutta, alla mosca che salta sulla pera tagliata [8].

Fu proprio il marchese Vincenzo Giustiniani, che aveva redatto una lista dei generi pittorici suddivisa in dodici livelli (ponendo la natura morta solo al quinto posto), a ricordare in una lettera al Borromeo come "il Caravaggio disse che tanta manifattura gli era fare un quadro buono di fiori come di figure"[9]. La Canestra riesce ad eliminare la distinzione rinascimentale che vedeva agli opposti margini l'elevatezza della natura umana e l'"inferior natura" che veniva dipinta per svago e personale sollozzo [10].

Altre nature morte in Caravaggio[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ De Vecchi, Cerchiari, Arte nel tempo, volume 2, tomo II, Bompiani, p. 590
  2. ^ Roberto Longhi (a cura di Giovanni Previtali), Caravaggio, Editori Riuniti, Roma, 2009, p. 36
  3. ^ Stefano Zuffi, Simboli e segreti-Caravaggio, Rizzoli, Milano, 2010, p. 92
  4. ^ da una lettera del cardinale Federico Borromeo
  5. ^ Voce su Caravaggio dell'Encyclopedia Britannica
  6. ^ Stefano Zuffi, Simboli e segreti-Caravaggio, Rizzoli, Milano, 2010, p.92-93
  7. ^ Cricco, Di Teodoro, Itinerari nell'arte, volume 2, Zanichelli, p. 482
  8. ^ Roberto Longhi (a cura di Giovanni Previtali), Caravaggio, Editori Riuniti, Roma, 2009, p. 43
  9. ^ estratto da una lettera del marchese Vincenzo Giustinani a Federico Borromeo
  10. ^ Roberto Longhi (a cura di Giovanni Previtali), Caravaggio, Editori Riuniti, Roma, 2009, p. 44

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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