Giuditta e Oloferne (Caravaggio)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Giuditta e Oloferne
Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1599
olio su tela, 145 × 195 cm
Roma, Galleria nazionale di arte antica

Giuditta e Oloferne è un dipinto ad olio su tela di cm 145 x 195 realizzato nel 1599 dal pittore italiano Caravaggio.

È conservato alla Galleria nazionale di arte antica di Roma.

In questo quadro Caravaggio rappresenta l'episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebraica Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera.

Giuditta è raffigurata intenta a mozzare la testa di Oloferne con una spada, mentre alla scena assiste una vecchia serva.
Nel ruolo di Giuditta venne raffigurata la cortigiana Fillide Melandroni, amica dell'artista.

Non ci sono molti elementi che contribuiscono a rendere nota l'ambientazione della scena, lo sfondo è scuro, è presente un panneggio rosso in alto a sinistra e una parte minima del letto su cui giace Oloferne. Caravaggio è rimasto fedele al clima dell'episodio biblico, facendo decapitare il re con una daga mediorientale, ma ha anche attualizzato la scena, poiché l'abbigliamento di Giuditta è quello tipico delle donne a lui contemporanee.

Il pittore fissa l'acme emotivo nell'immagine di Oloferne: lo sguardo vitreo farebbe supporre che sia già morto, ma lo spasmo e la tensione dei muscoli indurrebbero a pensare il contrario.

Accanto a Giuditta Caravaggio ha inserito una serva molto vecchia e brutta, come simbolico contraltare alla bellezza e alla giovinezza della vedova. In questo modo l'autore sottolinea (con un artificio artistico legato alla fisiognomica, caro anche a Leonardo) le differenze tra le due figure e fa risaltare maggiormente la prima, che incarna grandi valori morali.

Infatti, la poca credibilità di Giuditta come vedova e la tensione fisica minima con cui ella turbata, inorridita, taglia la testa ad Oloferne, confermano il forte valore simbolico di tale rappresentazione, diversamente, per esempio, dal dipinto di Artemisia Gentileschi, con il medesimo soggetto. Infatti Giuditta, presentata come simbolo di salvezza che Dio offre al popolo ebraico, assurge anche a simbolo della Chiesa stessa e del suo ruolo salvifico, ulteriormente testimoniato dal colore bianco della camicia della donna, che evoca la purezza.

Si dice che Caravaggio abbia dipinto il quadro pensando alla storia di Beatrice Cenci, che, insieme alla madre e al fratello, uccisero il padre padrone, dopo averlo addormentato con l'oppio.

Del dipinto esiste un'ulteriore versione, datata 1607 e conservata a Napoli, ritenuta perlopiù una copia dell'originale.

[modifica] Collegamenti esterni

  • Arte Portale Arte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Arte
Strumenti personali