San Francesco in estasi (Caravaggio)

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San Francesco in estasi
San Francesco in estasi
Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1594-1595
Tecnica olio su tela
Dimensioni 92,5 cm × 128,4 cm 
Ubicazione Wadsworth Atheneum, Hartford (Connecticut)

San Francesco in estasi è il soggetto di un dipinto realizzato dal pittore italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio tra il 1594 e il 1595. Esso è conservato nel Wadsworth Atheneum di Hartford (Connecticut) e fa parte del Sumner Collection Fund.

Storia del dipinto[modifica | modifica sorgente]

La committenza[modifica | modifica sorgente]

Il dipinto, il primo di soggetto sacro eseguito da Merisi, era parte della collezione del cardinale Francesco Maria del Monte, devoto di san Francesco. Per ragioni stilistiche, l’opera è databile attorno al 1595-1596 e secondo Frommel, il volto di S. Francesco sarebbe quello dello stesso cardinal del Monte, ma la questione è ancora oggetto di dibattito.[1] L’opera è dunque riconducibile al periodo di permanenza del pittore presso il palazzo del cardinale. Nell'inventario del 18 maggio 1627 si legge che nella "Galleria piccola, che va nella Loggia" di Palazzo del Monte a Ripetta, vi era "Una S. Caterina della ruota opera di Michel Agnolo da Caravaggio con cornice d'oro rabescata di palmi sette. Un S. Francesco in estasi di Michel Angelo da Caravaggio con cornici negre di palmi quattro". È Possibile che entrambi i dipinti raffigurassero i due santi a cui il cardinale era devoto e che si trovassero anche nella medesima stanza del Palazzo. Del San Francesco, tuttavia, non si sa nulla. Esso è noto solamente attraverso delle copie (5 secondo Ferdinando Bologna).[2]

L’originale e le copie[modifica | modifica sorgente]

È possibile che l'originale sia andato perduto, ma se conoscono almeno tre copie attribuibili al pittore stesso.[Qual è la terza? Qui ne vengono citate solo due.] Una copia, autografa, è sicuramente quella di Hartford, un tempo appartenuta ad un collezionista maltese, poi ceduta al triestino Guido Grioni e da questi all'antiquario americano Seligman, per poi pervenire alla collezione attuale nel 1943; un’altra copia è conservata nel Museo Civico di Udine e proviene dalla chiesa di S. Giacomo in Fagagna alla quale era stata donata nel 1894 dal conte Francesco Festulario, ultimo erede della famiglia Tritonio che lo possedeva dal Seicento (è infatti citato negli inventari di questa famiglia almeno dall'ottobre del 1607), da quando cioè il banchiere Ottavio Costa (che possedeva anche altri dipinti di Merisi) lo donò all'abate Ruggiero Tritonio. Questo dipinto fu donato da Ottavio Costa a Ruggiero Tritonio in seguito ad una grave malattia, dalla quale tuttavia si riprese e per non scontentare l’abate a cui aveva promesso un importante lascito, gli fece dono di una copia del dipinto di Caravaggio. Pertanto, l'originale dipinto da Caravaggio sarebbe quello ora a Hartford.[3]


Analisi del dipinto[modifica | modifica sorgente]

Il dipinto, perfettamente allineato al clima tridentino, rappresenta il testo di san Bonaventura, secondo cui san Francesco fu folgorato da una visione sul monte della Verna, accompagnato da frate Leone e da alcuni pastori che si riscaldavano intorno a un fuoco. [4]. La scena è ambientata in un paesaggio crepuscolare: il pittore descrive infatti il momento in cui le tenebre inghiottono la luce lasciando delicate striature nel buio del cielo. Il Santo, rapito dall'estasi, è illuminato dalla luce divina, sorretto alle spalle da un angelo che lo assiste e lo conforta. A far da cornice al cielo buio e nuvoloso al centro ci sono due alberi: uno con le foglie e rappresentante la vita, l'altro secco, rappresentante la morte. Il Santo si ritrova così sospeso tra due dimensioni. Il dipinto mostra il primo notturno di Caravaggio con richiami alla pittura del Savoldo e con una anticipazione sui grandi notturni successivi di Gherardo delle Notti e di Adam Elsheimer. Infine, la minuta descrizione della vegetazione su cui il santo si distende languidamente riecheggia le esecuzioni di natura morta di Caravaggio nello stesso periodo. Nel dipinto di Hartford il Santo mostra la ferita sul costato, ma le mani non hanno le stimmate, in quanto al pittore interessava rappresentare l'esperienza interiore del dolore.[Chi afferma questo? Non ci sono fonti a supporto di tale lettura.] Era poi fondamentale, da un punto di vista dell'iconologia francescana controriformistica, proporre il santo come nuovo Cristo[Dove si afferma ciò? È necessario almeno un riferimento bibliografico], o meglio, come un uomo che rinasce in Cristo, attraverso la Passione di Cristo, cioè le Stimmate.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Christoph Liutpold Frommel, Mario Minniti e il Cardinal Francesco Maria del Monte, 1996, p.26-28. Si veda anche Francesca Salvemini, Non è Caravaggio: scritti di storia dell'arte, 1995, p.11.
  2. ^ Ferdinando Bologna, L'incredulità del Caravaggio e l'esperienza delle "cose naturali", 1992, p.238. Sull'inventario del cardinal del Monte, si veda Christoph Liutpold Frommel, Caravaggios Frühwerk und der Kardinal Francesco Maria del Monte , 1971, p.39-49. Sul cardinale e Caravaggio, si veda anche Christoph Liutpold Frommel, Mario Minniti e il Cardinal Francesco Maria del Monte, 1996, p.48-91.
  3. ^ Sulla copia al Wadsworth Atheneum, si veda Ferdinando Bologna, Alla ricerca del vero 'San Francesco in estasi' di Michel Agnolo da Caravaggio per il cardinale Francesco Maria del Monte, 1987, p.159-177, ma anche Maria Cristina Terzaghi, Caravaggio, Annibale Carraci, Guido Reni tra le ricevute del Banco Herrera & Costa, 2007, p.273-274. Maria Cristina Terzaghi ha fatto luce sui rapporti fra Caravaggio e Ottavio Costa che, al pari di Vincenzo Giustiniani, altro banchiere, era un protettore di giovani artisti in cerca di promozione nell'ambiente mercantile-finanziario romano, ed era naturalmente interessato al mercato e al collezionismo delle opere d'arte. Maria Cristina Terzaghi, Caravaggio, Annibale Carraci, Guido Reni tra le ricevute del Banco Herrera & Costa, 2007, p. 574 nota 5.
  4. ^ Francesca Salvemini, Un san Francesco di Caravaggio, 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ferdinando Bologna, "Alla ricerca del vero 'San Francesco in estasi' di Michel Agnolo da Caravaggio per il cardinale Francesco Maria del Monte", Artibus et Historiae, VIII, 16 (1987), p.159-177.
  • Ferdinando Bologna, L'incredulità del Caravaggio e l'esperienza delle "cose naturali", Nuova cultura (29), Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
  • Christoph Liutpold Frommel, "Caravaggios Frühwerk und der Kardinal Francesco Maria del Monte ", Storia dell'Arte, 9/10 (1971), p.5-52.
  • Christoph Liutpold Frommel, "Mario Minniti e il Cardinal Francesco Maria del Monte", Michelangelo Merisi da Caravaggio: la vita e le opere attraverso i documenti, a cura di S. Macioce, Roma: Logart press, 1996, p.18-41.
  • Francesca Salvemini, Non è Caravaggio: scritti di storia dell'arte, Roma: Carte segrete, 1995.
  • Francesca Salvemini, "Un san Francesco di Caravaggio", Archeomatica, I, 2 (2010), p.42-44.
  • Maria Cristina Terzaghi, Caravaggio, Annibale Carraci, Guido Reni tra le ricevute del Banco Herrera & Costa, LermArte (1), Roma: L'Erma di Bretschneider, 2007.



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