Gerard van Honthorst

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Ritratto di Gerard van Honthorst in Het Gulden Cabinet di Cornelis de Bie
Adorazione dei pastori, 1622, Wallraf-Richartz Museum di Colonia
Adorazione dei pastori, Nantes, Museo delle belle arti
Dubbio di san Tommaso, Madrid, Museo del Prado
Figliol prodigo, Alte Pinakothek di Monaco
Fiammiferaio, Utrecht, Centraal Museum
Allegro suonatore, Amsterdam, Rijksmuseum

Gerrit (o Gerard) van Honthorst, noto anche come Gherardo delle Notti (Utrecht, 4 novembre 1592Utrecht, 27 aprile 1656), è stato un pittore olandese. All'inizio della sua carriera visitò Roma, dove venne a conoscenza delle opere dei maestri italiani e da cui fu influenzato, specialmente da Caravaggio. È proprio da quest'ultimo che trasse ispirazione per la caratteristica illuminazione usata in parte dei suoi dipinti. Ritornato in Olanda, divenne uno dei pittori di spicco del suo periodo, dipingendo sia quadri che ritratti. Morì, sempre ad Utrecht dov'era anche nato, all'età di 65 anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione e viaggio in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Svolse la sua formazione inizialmente presso il padre, un pittore decorativo, per poi diventare allievo di Abraham Bloemaert[1]. Una volta concluso l'apprendistato si recò a Roma, come ormai era consueto per ogni pittore che aspirasse ad una formazione completa, dove studiò i grandi maestri e l'arte antica. Non vi sono notizie certe relative all'anno del suo arrivo, anno da collocare probabilmente attorno al 1610. In ogni caso, il primo dato cronologico certo del suo soggiorno romano è il 1616[2], ma è da escludere che Honthorst giunga nella città in quell'anno (come era stato ipotizzato in passato), anche perché alla fine del secondo decennio è già un pittore pienamente formato e maturo. Non era il solo pittore a provenire da Utrecht: assieme a lui, nello stesso periodo, visitarono Roma anche Dirk van Baburen, Hendrick ter Brugghen e Jan Van Bijlert[3].

A Roma alloggiò presso il palazzo di Vincenzo Giustiniani[4], dove dipinse il Cristo dinanzi al sommo sacerdote (ora alla National Gallery di Londra[5]). Il suo patrono romano aveva un'importante collezione di opere d'arte dipinte da vari artisti come Caravaggio, Bartolomeo Manfredi e i fratelli Carracci, e di cui Honthorst in questo modo poté fare conoscenza. Principalmente fu colpito proprio dalla pittura di Michelangelo Merisi da Caravaggio, alla quale ispirò gran parte delle opere successive fino ad essere indicato come pittore caravaggista. Si specializzò nella pittura a "lume di notte", con straordinari effetti di luce artificiale, fatto che gli valse l'epiteto di Gherardo delle Notti[6].

Ma in Italia Honthorst non ebbe come patrono il solo Giustiniani[7]: il cardinale Scipione Borghese gli assicurò delle commissioni a San Silvestro Della Mariro, a Montecompatri e per Santa Maria della Vittoria in Roma. Lavorò inoltre anche per Cosimo II de' Medici, granduca di Toscana.

Il ritorno ad Utrecht[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato dall'Italia nel 1620 fondò ad Utrecht una scuola di pittura e nel 1623, anno del suo matrimonio, divenne capo della propria gilda, quella di San Luca[8]. Divenne velocemente un pittore così di moda che sir Dudley Carleton, allora inviato inglese presso L'Aia e futuro Lord Dorchester, ne rimase colpito e raccomandò i suoi lavori anche al Conte di Arundel. Nel 1626 Honthorst ospitò una cena in onore di Rubens, e lo dipinse come soggetto per l'uomo onesto cercato e infine trovato da Diogene.

Sotto il patronato dei reali[modifica | modifica wikitesto]

Mentre era in esilio in Olanda, la regina ed elettrice palatina Elisabetta di Boemia, sorella del re d'Inghilterra Carlo I Stuart, assunse Honthorst come pittore e come insegnante di disegno per i suoi figli. Attraverso di lei il fratello Carlo conobbe l'artista, e nel 1628 lo invitò in Inghilterra a Londra. Lì dipinse vari ritratti ed una vasta allegoria (ora ad Hampton Court): in quest'ultima, Carlo e la sua regina nei panni di Apollo e Diana tra le nuvole ricevono il Duca di Buckingham nelle vesti di Mercurio e guardiano dei figli del Re di Boemia. Dipinse anche un ritratto di gruppo più intimo, I quattro figli maggiori del Re di Boemia (sempre ad Hampton Court), nel quale i due maggiori sono anch'essi raffigurati come Diana ed Apollo.

Dopo il suo ritorno ad Utrecht, Honthorst mantenne il patronato del monarca inglese, dipingendo per lui nel 1631 un grande quadro raffigurante il Re e la Regina di Boemia assieme a tutti i loro figli. Intorno allo stesso periodo dipinse anche delle illustrazioni dell'Odissea per Lord Dorchester, e alcuni episodi di storia danese per Cristiano IV di Danimarca. Dipinse anche un ritratto della figlia di Cristiano, la contessa Leonora Cristina, mentre quest'ultima si trovava in esilio all'Aia.

Popolarità e influenza[modifica | modifica wikitesto]

La sua popolarità nei Paesi Bassi fu tale che aprì, oltre allo studio di Utrecht, un altro presso L'Aia, dove dipinse ritratti dei membri della corte e insegnò disegno[9]. Nelle sue botteghe, dove una delle attività era produrre repliche dei ritratti aristocratici del maestro, era impiegato un gran numero di discepoli ed assistenti[10]: secondo la testimonianza di Joachim von Sandrart, suo apprendista, sulla propria vita durante la metà degli anni '20 del '600, Honthorst avrebbe avuto ogni volta circa 24 studenti contemporaneamente, ognuno di loro pagante una retta di 100 guilders l'anno per la propria educazione[11].

Allievo alla sua scuola di pittura fu, tra gli altri, Matthias Stomer, che lavorò a lungo in Italia tra Roma, Napoli e la Sicilia.

Il fratello Willem e l'erronea attribuzione delle sue opere[12][modifica | modifica wikitesto]

Anche suo fratello minore Willem van Honthorst (1594-1666) fu un pittore di ritratti. Molte delle opere di Willem furono attribuite al fratello Gerrit a causa della somiglianza fra le loro due firme. Anche Willem fu un discepolo di Abraham Bloemaert, ma fu anche allievo di suo fratello maggiore. Nel 1646 Willem si recò a Berlino, dove divenne pittore di corte per conto di Luisa Enrichetta, moglie dell'elettore Federico Guglielmo I. Ritornò ad Utrecht nel 1664.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Honthorst fu un artista prolifico. Le sue opere più suggestive sono quelle in cui coltiva lo stile caravaggesco, spesso scene di taverna con musicisti, giocatori d'azzardo e persone che mangiano. Fu molto abile nell'uso della tecnica del chiaroscuro, spesso dipingendo scene illuminate da una sola candela.

Ricordiamo alcuni ritratti notevoli: del Duca di Buckingham con la sua famiglia (Hampton Court); del Re e della Regina di Boemia (Hanover and Combe Abbey); di Maria de' Medici (Amsterdam Stadthuis); degli stadtholder con le loro mogli (Amsterdam and The Hague); di Carlo Luigi e Rupert, i nipoti di Carlo I (Musée du Louvre, St Petersburg, Combe Abbey and Willin); del barone Craven (National Portrait Gallery, London).

Il suo stile giovanile può essere apprezzato nel Suonatore di liuto (1614), nel Martirio di S. Giovanni in Santa Maria della Scala a Roma, o nella Liberazione di Pietro del Museo di Berlino.

Un esemplare della sua opera Adorazione dei pastori, ospitata dagli Uffizi, nel 1993 è stata distrutta nella Strage di via dei Georgofili[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brown (1997), p.62
  2. ^ Brown (1997), p.62
  3. ^ Brown (1997), p.32
  4. ^ Brown (1997), p.62
  5. ^ Brown (1997), p.62
  6. ^ Brown (2001), p.380
  7. ^ Brown (2001), p.380
  8. ^ Brown (1997), p.62
  9. ^ Brown (1997), p.62
  10. ^ Brown (1997), p.62
  11. ^ Brown (1997), p.46
  12. ^ "James Graham, 1st Marquess of Montrose, 1612 - 1650. Royalist". National Gallery of Scotland. Ultima visita 29 agosto 2013.
  13. ^ Delavaux, Celine (2012), The Impossible Museum: The Best Art You'll Never See, Prestel, pp. 86–9. ISBN 9783791347158

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Baldinucci, Biografie degli artisti, 1610–1670, p. 198 (su Google Books).
  • Brown, Christopher (1997), Utrecht Painters of the Dutch Golden Age, London: National Gallery. ISBN 1-85709-214-7
  • Brown, Beverley Louise, ed. (2001), Gerrit Hermnsz. van Honthorst. The Genius of Rome 1592-1693, London: Royal Academy of Arts.
  • Chisholm, Hugh, ed. (1911), Encyclopædia Britannica (11th ed.), Cambridge University Press.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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