Adam Elsheimer

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Adam Elsheimer

Adam Elsheimer (Francoforte sul Meno, 1578Roma, 11 dicembre 1610) è stato un pittore e disegnatore tedesco, attivo per la maggior parte della sua vita a Roma.

Con i suoi paesaggi l'artista pone delle costanti che saranno parte di molta pittura paesaggistica successiva come lo stretto rapporto della figura umana con il paesaggio, l'uso delle chiome degli alberi tondeggianti che si riflettono nelle forme delle nubi, il ruolo dell'acqua con i suoi riflessi, e l'uso della luce come elemento unificante e con un valore psicologico preciso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Paesaggio, Praga, Národni Galerie
Fuga in Egitto, Monaco, Alte Pinakothek
Filemone e Bauci, Dresda, Gemäldegalerie

Figlio di un sarto, compì la sua prima formazione tra il 1593 e il 1598 nella bottega di Philip Uffenbach a Francoforte influenzata anche dalla pittura di Gillis van Coninxloo e Lucas van Valckenborch.

Dopo aver lasciato la sua città natale arrivò, via Monaco di Baviera, a Venezia, dove lavorò con Hans Rottenhammer, riprendendo da lui il gusto per i dipinti su rame, che mettevano in risalto i valori di trasparenza e levigatezza del colore trattato come uno smalto; uno dei primi è il quadretto con la Sacra Famiglia e angeli del 1599, ora conservato a Berlino, dove si può vedere nella gamma cromatica accesa e a tre colori: azzurro-giallo-rosso, l'influsso delle opere dei Veneti: Tiziano, Tintoretto e Paolo Veronese.

Nel 1600 si stabilì a Roma, convertendosi al cattolicesimo nel 1606 e restandovi fino alla morte, di questo periodo dovrebbe essere l'Educazione di Bacco (attribuzione incerta), ora conservato a Francoforte, un paesaggio con figure mitologiche, ancora legato alla concezione manierista del paesaggio olandese, derivata da Paul Brill, da lui conosciuto in città. Il suo primo notturno, nonché una delle sue opere di dimensioni maggiori, è la "Fuga di Enea da Troia" oggi a Monaco, del 1600-1602, ove le figure acquistano una maggiore monumentalità, e si nota quell'attenzione straordinaria per gli episodi minuti e secondari posti in secondo piano e nello sfondo, che resterà una delle sue qualità costanti.

In quegli stessi anni si interessò ai contrasti luministici delle opere del Caravaggio e ai paesaggi di ispirazione classica di Annibale Carracci, e del Domenichino, in modo da indirizzare la sua pittura verso composizioni di ampiezza monumentale, come nel paesaggio con l'Aurora, ora a Braunschweig nell'Herzog-Anton-Ulrich Museum, dove a una realtà idilliaca si mescolano motivi che si potrebbero definire romantici.

Scrive Marco Chiarini: «Nella sua pittura avvertiamo infatti che l'elemento essenziale e caratterizzante è quello della comunione natura-uomo che ha sempre contraddistinto la pittura nordica». Si può oggi aggiungere che un'altra caratteristica è la ricerca del tema dotto, interpretabile solo da committenti e conoscitori di grande cultura, che si ritrova in opere come "il Contento", del 1606-1607, oggi conservato nella National Gallery di Edimburgo, tratto da un romanzo picaresco allora appena tradotto in Italia; e soprattutto nel cosiddetto "Tabernacolo di Francoforte", una sorta di piccolo polittico, formato da sette scomparti di varie grandezze, che raffigura "il Ritrovamento e la Venerazione della Vera Croce". Tale opera, oggi ricostruita nello Staedel Museum di Francoforte nella forma che aveva quando era nella collezione dei Medici a Firenze a inizio Seicento, si riallaccia al tema del ritrovamento delle reliquie dei Martiri tanto sentito nella Roma del Cardinal Sfondrato a inizio secolo; purtroppo non ne conosciamo il primo committente.

Del 1609 è il paesaggio notturno con la Fuga in Egitto ora conservato all'Alte Pinakothek di Monaco, considerato il suo capolavoro, ove si ha la prima rappresentazione pittorica conosciuta della Via Lattea; un fatto che ha fatto ipotizzare a molti critici che Elsheimer potesse essere venuto a conoscenza "in contemporanea" delle prime osservazioni di Galileo, forse anche per il tramite dell'Accademia dei Lincei.

Nel notturno con Filemone e Bauci, ora conservato a Dresda, uno dei primi quadri d'interno nel senso moderno del termine, il tema tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, viene trattato con un tono intimistico che dà vita a un mondo favoloso, dove gli Dei appaiono come un'apparizione concreta del divino.

Secondo i biografi, Elsheimer, che lavorava molto lentamente e che lasciò pochissime opere (oggi se ne contano una trentina), morì perciò quasi in povertà. Una famosa lettera, piena di dolore, di Rubens a Johann Faber che lo informava da Roma della scomparsa dell'amico, è forse il miglior tributo fatto a questo immenso artista delle "cose piccole".

Oggi i suoi meravigliosi dipinti si trovano in vari musei del mondo: specialmente in Germania e in Inghilterra, ove fu avidamente collezionato sin dal Seicento. In Italia resta solo un malinconico "Autoritratto" su tela, alla Galleria degli Uffizi.

In Germania furono suoi seguaci Johann König e Thomas von Hagelstein, mentre a Roma fece parte della sua cerchia Rubens. Rembrandt conobbe la sua opera attraverso Hendrik Goudt e il suo maestro Pieter Lastman. Per quanto riguarda la pittura di paesaggio fu lui a preparare la strada sia di Claude Lorrain sia dei paesaggisti venuti dall'Olanda, tra cui Cornelis van Poelenburgh, Bartholomeus Breenbergh, Jan e Jacob Pynas.

Opere (oltre a quelle già citate)[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Ottani Cavina, On the Theme of Landscape: Elsheimer and Galileo in "The Burlington Magazine" 118 1976, pagg. 139-144
  • Keith Andrews, Adam Elsheimer, Londra 1977
  • Rudiger Klessmann et alii, Adam Elsheimer 1578-1610, catalogo della mostra di Francoforte-Londra-Edimburgo, Paul Holberton Publishing, Londra 2006 [con catalogo completo dei dipinti e dei disegni].

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