Teorema del rango
In matematica, in particolare in algebra lineare, il teorema del rango, anche detto teorema di nullità più rango o teorema della dimensione, afferma che la somma della dimensione dell'immagine più la dimensione del nucleo di una trasformazione lineare è pari alla dimensione del dominio. In modo equivalente, la somma del rango e della nullità di una matrice è pari al numero di colonne della matrice.
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[modifica] Enunciato
Il teorema vale nel contesto delle trasformazioni lineari fra spazi vettoriali, con l'ipotesi che lo spazio vettoriale di partenza abbia dimensione finita. Data una applicazione lineare fra spazi vettoriali:
il teorema stabilisce che vale la relazione:[1]
dove
e
sono rispettivamente l'immagine e il nucleo di
e
è la dimensione di
.
In modo equivalente, se
è una matrice
allora:
L'equivalenza degli enunciati deriva dal fatto che ogni applicazione lineare
può essere scritta nel seguente modo:[2]
dove A è la matrice di trasformazione associata ad
rispetto ad una data base.
Il nucleo di f è lo spazio delle soluzioni del sistema di equazioni lineari omogeneo associato alla matrice A, mentre l'immagine è lo spazio generato dalle sue colonne
.[3]
[modifica] Dimostrazione
Poiché
ha dimensione finita, il sottospazio vettoriale
ha anch'esso dimensione finita. Il nucleo ha quindi una base:
Per il teorema della base incompleta esistono
tali che:
sia una base di
. Per concludere è sufficiente mostrare che i vettori:
formano una base di
. L'immagine è generata dai vettori:
I primi
vettori sono però nulli, quindi l'immagine è generata dagli ultimi
vettori:
Resta quindi da verificare che questi vettori siano linearmente indipendenti. Si suppone quindi data una combinazione lineare nulla:
Per linearità si ottiene:
Quindi:
Poiché questo vettore sta nel nucleo, è esprimibile come combinazione lineare dei vettori
:
In altre parole:
Poiché
è una base di
, tutti i coefficienti qui presenti sono nulli. In particolare,
per ogni
. Quindi i vettori
sono effettivamente indipendenti. L'immagine ha quindi dimensione
. Pertanto:
[modifica] Dimostrazione con il teorema di isomorfismo
Il teorema del rango può essere visto come corollario al primo teorema di isomorfismo:
,
dove
è un omomorfismo di gruppi (in particolare, di spazî vettoriali) che agisce su V. Si ha infatti:

,
che è l'asserto del teorema.
[modifica] Caso di dimensione infinita
Supponiamo il caso particolare in cui l'applicazione lineare è un endomorfismo, cioè una applicazione lineare dallo spazio V in sé stesso
La relazione appena dimostrata
dice che l'iniettività e la suriettività dell'applicazione si implicano a vicenda.
Nel caso infinito questo cessa di essere vero. Ad esempio considerando
come spazio vettoriale su
e l'applicazione
che agisce "spostando" in avanti le coordinate e mettendo lo zero in prima posizione, cioè
è immediato mostrare che tale applicazione è lineare e iniettiva, ma banalmente non suriettiva.
[modifica] Riformulazioni e generalizzazioni
In linguaggio più moderno, il teorema può essere espresso nel seguente modo: se
è una successione esatta corta di spazi vettoriali, allora
Qui R gioca il ruolo di im T e U è ker T.
Nel caso finito-dimensionale questa formulazione è suscettibile di generalizzazione: se
è una successione esatta di spazi vettoriali a dimensioni finite, allora
Il teorema del rango per gli spazi vettoriali a dimensioni finite può anche essere formulato in termini degli indici di una mappa lineare. L'indice di una mappa lineare T : V → W, dove V e W sono a dimensioni finite, è definito da
- indice T = dim(ker T) - dim(coker T).
Intuitivamente, dim(ker T) è il numero di soluzioni indipendenti x dell'equazione Tx = 0, e dim(coker T) è il numero di restrizioni indipendenti che devono essere poste su y per rendere Tx = y risolvibile. Il teorema del rango per gli spazi vettoriali a dimensioni finite è equivalente all'espressione
- index T = dim(V) - dim(W).
Si vede che possiamo facilmente leggere l'indice della mappa lineare T dagli spazi coinvolti, senza la necessità di esaminare T in dettaglio. Questo effetto si trova anche in un risultato molto più profondo: il teorema dell'indice di Atiyah-Singer afferma che l'indice di determinati operatori differenziali può essere letto dalla geometria degli spazi coinvolti.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Serge Lang, Algebra lineare, Torino, Bollati Boringhieri, 1992. ISBN 88-339-5035-2
- Philippe Ellia, Appunti di Geometria I, Bologna, Pitagora Editrice, 1997, ISBN 88-3710958-X
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