Ossido di etilene

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Ossido di etilene
formula di struttura
modello molecolare
Nome IUPAC
ossirano
Nomi alternativi
1,2-epossietano
dimetilene ossido
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C2H4O
Massa molecolare (u) 44,05
Aspetto gas incolore
Numero CAS 75-21-8
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 0,87
Solubilità in acqua completamente solubile
Temperatura di fusione (K) 161 (-112 °C)
Temperatura di ebollizione (K) 284 (11 °C)
Tensione di vapore (Pa) a 293 K 145300
Proprietà termochimiche
ΔfH0 (kJ·mol-1) -52,6
ΔfG0 (kJ·mol-1) -13
S0m(J·K-1mol-1) 242,5
C0p,m(J·K-1mol-1) 47,9
Indicazioni di sicurezza
Flash point (K) 243 (-30 °C)
Limiti di esplosione 2,6 - 99% vol.
Temperatura di autoignizione (K) 713 (440 °C)
Simboli di rischio chimico

Estremamente infiammabile Tossico   


frasi R: R 45-46-12-23-36/37/38
frasi S: S 53-45

L'ossido di etilene (o ossirano) è il più semplice composto eterociclico contenente ossigeno, e più specificatamente è il più semplice degli epossidi (eteri ciclici in cui l'ossigeno è uno degli atomi di un anello a tre termini).

A temperatura e pressione ambiente è un gas incolore dall'odore dolciastro, estremamente infiammabile, esplosivo se mescolato all'aria.

È utilizzato dall'industria chimica per la produzione di numerosi materiali.

Indice

[modifica] Cenni storici

L'ossido di etilene è stato preparato per la prima volta nel 1859 dal chimico francese Charles Wurtz, che lo ottenne per reazione tra il 2-cloroetanolo e una base.[1] Divenne importante dal punto di vista industriale durante gli anni della Prima guerra mondiale, come precursore del glicol etilenico e dell'iprite.

Nel 1931 un altro chimico francese, Theodore Lefort, scoprì il metodo per produrlo direttamente per reazione diretta tra l'etene e l'ossigeno usando l'argento come catalizzatore. Il processo, denominato "ossidazione parziale diretta" (in inglese "direct partial oxydation") fu industrializzato successivamente dalla multinazionale chimica Union Carbide.[2] Dal 1975 tutto l'ossido di etilene prodotto industrialmente si basa su questa reazione.[2]

[modifica] Produzione

Industrialmente viene prodotto per "ossidazione parziale diretta" tra etene e ossigeno su un catalizzatore d'argento (supportato da allumina) a temperature comprese tra 250 °C e 300 °C e pressioni comprese tra 10 e 20 bar.[3]

2 CH2=CH2 + O2 → 2 C2H4O

Accanto a questa reazione si hanno le seguenti due reazioni competitive indesiderate:

2 CH2=CH2 + 3O2 → 2 CO2</sub + 2 H2O
C2H4O + 52 O2 → 2 CO2</sub + 2 H2O
Rappresentazione dell'adsorbimento "a ponte" di una molecola biatomica.[4]

Allo scopo di favorire la reazione di produzione dell'ossido di etilene, si procede all'avvelenamento del catalizzatore con 1,2-dicloroetano, che diminuisce l'attività del catalizzatore ma ne aumenta la selettività, in quanto favorisce l'"adsorbimento lineare" dell'ossigeno rispetto a quello "a ponte". Le reazioni indesiderate di produzione di anidride carbonica avvengono infatti con un meccanismo di reazione che sfrutta l'adsorbimento a ponte.[5]

Come agente ossidante si è utilizzato in passato aria ("impianto ad aria"), mentre quasi tutti i nuovi impianti utilizzano ossigeno ("impianto ad ossigeno"), infatti negli impianti ad aria bisogna effettuare uno spurgo dell'azoto accumulato, e durante lo spurgo si ha una perdita sostanziale di etilene, che invece è ridotta negli impianti ad ossigeno.[3]

Siccome l'ossido di etilene ha un intervallo di esplosività in aria molto ampio (2,6-99% in volume), si aggiunge una certa quantità di inerte gassoso all'interno del reattore, in modo a spostare tali limiti di esplosione. Si utilizza come gas inerte una miscela di metano e argon per l'impianto a ossigeno oppure di azoto per l'impianto ad aria.[3]

La resa tipica di questo processo è compresa tra il 65% e il 75% per il processo ad aria e tra il 70% e l'80% per il processo ad ossigeno; parte dell'etene viene infatti persa per via delle concorrenti reazioni di combustione e formazione di anidride carbonica.[6]

Rappresentazione del processo di produzione dell'ossido di etilene

[modifica] Usi

L'ossido di etilene uccide batteri, muffe e funghi; trova uso come agente sterilizzante come alternativa alla pastorizzazione per quei prodotti termolabili che verrebbero danneggiati dal calore. Viene inoltre usato per la sterilizzazione dei materiali e degli strumenti usati in chirurgia.

La maggior parte dell'ossido di etilene trova impiego come intermedio nella produzione di numerosi altri composti chimici. Il principale di essi è il glicol etilenico (prodotto per "catalisi acida" o per "via termica"), usato nell'industria automobilistica come antigelo e come liquido di raffreddamento. Viene usato anche nella preparazione dei poliesteri, ossietilati (e polietossilati) e etanolammine.[7]

L'ossido di etilene è anche un monomero e può polimerizzare a formare glicol polietilenico, un polimero atossico solubile in acqua.

L'ossido di etilene è il reagente usato per condurre reazioni di etossilazione, ovvero inserimento di un gruppo -CH2-CH2-OH su altre molecole.

Un'importante classe di derivati dell'ossido di etilene è quella degli eteri corona, che sono oligomeri ciclici dell'ossido di etilene.

A partire dall'ossirano vengono prodotti i silorani (impiegati in odontoiatria restaurativa), costituiti da molecole di ossirano, silossano (catene Si-O), riempitivi (per il 76%) ed altri composti chimici in percentuale minore (quali iniziatori, stabilizzatori, pigmenti). Il loro vantaggio rispetto ai classici materiali compositi è la riduzione della contrazione e dello stress da polimerizzazione dovuti al legame tra le catene di metacrilato.

Nello schema seguente sono riportati alcuni tra i più importanti processi chimici industriali che utilizzano l'ossido di etilene come reagente:


 
 
 
 
Ossido di etilene
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(catalisi acida o via termica)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Glicol etilenico
 
Glicoleteri
 
Etanolammine
 
Polietossilati
 
 
 
 
 
 
 
Polietilenglicole


[modifica] Tossicità

L'ossido di etilene è tossico per inalazione; la sua esposizione può provocare mal di testa e confusione, seguiti da convulsioni, fino a colpi apoplettici e coma. È anche un irritante delle vie respiratorie e può provocare in esse versamento di liquidi anche ore dopo l'avvenuta esposizione.

Sulle cavie, la sperimentazione ha dimostrato che l'ossido di etilene provoca cancro al fegato e problemi riproduttivi (aborti spontanei e mutazioni nella progenie). Sugli esseri umani non sono disponibili dati certi, ma è probabile che gli effetti siano analoghi. È accertato invece che una cronica esposizione all'ossido di etilene provochi la cataratta.

[modifica] Note

  1. ^ Weissermel-Arpe, p.145
  2. ^ a b Weissermel-Arpe, p.146
  3. ^ a b c Weissermel-Arpe, p.149
  4. ^ Nell'adsorbimento lineare invece la molecola è posta in maniera ortogonale alla superficie, e solo un atomo della molecola risulta legato alla superficie del solido adsorbente.
  5. ^ Weissermel-Arpe, p.148
  6. ^ Weissermel-Arpe, p.147
  7. ^ Weissermel-Arpe, p.151

[modifica] Bibliografia

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[modifica] Collegamenti esterni

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