Good Bye, Lenin!

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Good Bye, Lenin!
Good bye lenin.png
Alex, Christiane e Ariane in una scena del film.
Titolo originale Good Bye, Lenin!
Paese di produzione Germania
Anno 2003
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia, drammatico
Regia Wolfgang Becker
Soggetto Wolfgang Becker, Bernd Lichtenberg
Sceneggiatura Wolfgang Becker, Bernd Lichtenberg
Casa di produzione X-Filme Creative Pool
Fotografia Martin Kukula
Montaggio Peter R. Adam
Effetti speciali Andreas Schellenberg
Musiche Yann Tiersen, Antonello Marafioti
Scenografia Lothar Holler
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« In Berlin, the crazed city where West confronts East, a son will do anything to protect his mother. »
(Tagline in lingua inglese del film[1])

Good Bye, Lenin! è un film del 2003 di Wolfgang Becker, interpretato da Daniel Brühl e Katrin Sass.

La pellicola, divenuta uno dei maggiori successi di sempre del cinema tedesco,[2] è ispirata al fenomeno post-riunificazione dell'Ostalgie.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Berlino Est, 1978. Dopo essere stata interrogata da alcuni agenti della Stasi a proposito del marito scappato all'Ovest, Christiane – una tranquilla madre di famiglia, rimasta sempre lontana dalla politica – cade in depressione, lasciando i suoi due bambini Alex e Ariane nello sconforto. Dopo qualche mese in ospedale, la donna si riprende e, per uscire da questa difficile situazione, inizia a dedicarsi anima e corpo alla causa e agli ideali della Repubblica Democratica Tedesca, diventandone una fervente sostenitrice.

Undici anni dopo, 7 ottobre 1989, Christiane è tra gli invitati a un ricevimento ufficiale in occasione dei festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della DDR. La stessa sera, centinaia di persone – tra cui anche suo figlio Alex – scendono in strada durante una delle sempre più frequenti manifestazioni di protesta del popolo, oramai insofferente verso il logoro regime socialista che tiene le redini del Paese. Durante i tumulti che seguono, la donna scorge proprio Alex pestato e arrestato dalla polizia: a quella vista, Christiane viene colpita da un infarto ed entra in coma.

« – Che strano, non è cambiato niente.
– Perché, doveva cambiare qualcosa? »
(Dialogo tra Christiane e suo figlio Alex)
Le celebrazioni per il quarantennale della DDR nel 1989 a Karl-Marx-Allee. Alex e la sua famiglia vivono in un appartamento nei plattenbau sullo sfondo, dove si svolgono una buona parte delle vicende del film.

La donna si risveglia dopo otto mesi, non immaginando che in questo breve lasso di tempo il mondo attorno a lei è profondamente cambiato: il Muro è caduto spazzando via quarant'anni di socialismo, e le due Germanie si stanno avviando a passo spedito verso la riunificazione. I suoi figli si sono subito adattati alla nuova realtà: Alex, dopo la chiusura della cooperativa di riparatori TV dove lavorava, è rimasto nel settore diventando installatore di parabole satellitari, iniziando al contempo una relazione con Lara, una bella infermiera russa conosciuta per caso la sera del suo pestaggio, che ha poi reincontrato in ospedale mentre assisteva sua madre; invece Ariane, giovane ragazza madre, ha lasciato l'università per andare a lavorare in un fast food, dove ha conosciuto il collega occidentale Rainer che presto è diventato il suo compagno, dandole un nuovo figlio.

Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, Alex – confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo, e aiutato dalla riluttante sorella e da Denis, nuovo amico trovato all'Ovest e aspirante regista– "preserva" la normalità della DDR all'interno di una stanza del proprio appartamento: recupera cimeli, prodotti e giornali della Germania Est, realizza improbabili ma credibili telegiornali della televisione orientale per tenere aggiornata la madre, fino a coinvolgere sempre più amici e vicini nella lunga pantomima, sperando che la donna non scopra mai la verità.

Tutto sembra precipitare quando un giorno Christiane, non controllata dai figli, si alza dal letto ed esce di casa. Percorrendo pochi metri, vede intorno a sé un mondo completamente diverso da come l'aveva lasciato: vestiti alla moda, arredamenti creativi, automobili di lusso, immagini sante e simboli neonazisti, pubblicità occidentali e non ultimo un elicottero che sta portando via una grande statua di Lenin. Ancora una volta Alex riesce a cavarsela con uno stratagemma, inventando una fuga di cittadini da Berlino Ovest alla zona Est, dettata dalla crisi del capitalismo occidentale, e sembra convincere la madre che nulla è cambiato.

« Devo ammetterlo, ormai il gioco mi aveva preso la mano. La Repubblica Democratica che stavo creando per mia madre, assomigliava sempre più a quella che avrei potuto desiderare io. »
(Alex)
Nell'ucronia idealizzata da Alex e Denis, il 7 ottobre 1990 l'ex cosmonauta ed eroe nazionale della DDR Sigmund Jähn succede a Erich Honecker come Segretario Generale della SED, aprendo le frontiere della Germania Est per accogliere i "profughi" provenienti dall'Ovest.

In seguito, Christiane sente per la prima volta il bisogno di raccontare ai due figli la verità riguardo al papà, che riparò anni prima al di là del Muro: lei aveva sempre raccontato loro che il genitore era fuggito con un'altra donna; in realtà la coppia avevano progettato di comune accordo la fuga dal sistema socialista, che stava sempre più opprimendo lui, ma all'ultimo lei non se l'era sentita di raggiungerlo per la paura di perdere i figli.

Appresa la verità, Alex corre a rintracciare il padre, anche perché la madre, dopo la confessione, ha avuto un nuovo infarto e le resta ormai poco da vivere: il suo ultimo desiderio è quello di rivedere il marito. Mentre Alex è in cerca dell'uomo (che nel frattempo si è ricostruito una nuova famiglia), Lara ne approfitta per raccontare a Christiane la verità sulla nuova situazione del Paese, ma lei finge di continuare a credere al gioco del figlio; anche quando, poco prima di morire, lui ritrova il padre (che può così rivedere l'ex moglie un'ultima volta) preparando poi una decorosa uscita di scena della Germania Est: mettendo fine alla sua "creatura", il giovane riscrive la caduta del Muro consegnando la vittoria a un socialismo cui pure le popolazioni dell'Occidente cercherebbero ardentemente di approdare. La madre di Alex sopravvive così di poco alla sua amata DDR, spegnendosi serena il 5 ottobre 1990, due giorni dopo la nascita della nuova Germania unita.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Good Bye, Lenin! è nato da un'idea di Bernd Lichtenberg, all'epoca giovane autore di Colonia, il quale aveva scritto il soggetto della pellicola – un mix di generi diversi, tra tragedia e commedia – e lo aveva fatto recapitare al regista Wolfgang Becker, poiché lo considerava la persona più adatta a dirigerlo.[3]

Location[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola è stata girata interamente nella zona di Berlino, principalmente tra Karl-Marx-Allee e i plattenbau vicino ad Alexanderplatz. La produzione del film ha dovuto far ricorso alla grafica computerizzata per "ritoccare" molto della capitale tedesca degli anni duemila, in modo da farla così somigliare alla vecchia Berlino Est della Repubblica Democratica Tedesca; molti manifesti pubblicitari e insegne sono stati cancellati virtualmente, mentre i colori sono stati digitalmente smorzati per ricreare l'atmosfera del tempo.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora del film è del compositore francese Yann Tiersen, già autore delle musiche de Il favoloso mondo di Amélie; tra i brani di maggiore spicco figurano Summer '78 e Mother's Journey.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Costato 4 800 000 euro, in Germania il film riscuote un buon successo di pubblico, incassando la cifra di 41 451 777 dollari. La pellicola verrà poi distribuita in altri paesi, raggiungendo il totale di 75 320 680 dollari (di cui circa 4 000 000 negli Stati Uniti) e diventando così uno dei più grandi incassi nella storia del cinema tedesco.[2]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio monumento a Lenin (chiamato Lenindenkmal) che sorgeva a Leninplatz fino ai primi anni novanta; sullo sfondo il Turmhochhaus, esempio di architettura socialista della DDR.
  • Nella scena iniziale in cui Christiane è ricoverata in ospedale per il suo stato depressivo, la figlia Ariane è seduta a suonare un canto funebre con un flauto di plastica, mentre la madre è accanto a lei; la melodia suonata da Ariane è una variazione di Song for the Unification of Europe di Zbigniew Preisner: l'intera sequenza è un omaggio a una scena d'ospedale simile presente in Tre colori - Film Blu (1993) di Krzysztof Kieślowski.
  • Vari sono gli omaggi alla filmografia di Stanley Kubrick presenti nel film: il cortometraggio matrimoniale di Denis, e il momento in cui Alex urla sul tetto imitando una scimmia, riprendono palesemente 2001: odissea nello spazio (1968), mentre la scena in cui Alex e Denis riordinano la stanza della madre ricalca, per tipo di riprese e colonna sonora, la sequenza in cui Alex DeLarge, protagonista di Arancia meccanica (1971), fa sesso di gruppo con due ragazze nella sua stanza. Gli stessi nomi dei protagonisti di Good Bye, Lenin! fanno riferimento a Kubrick: il nome di Alexander Kerner viene proprio dal protagonista di Arancia meccanica, mentre quello di sua madre Christiane è lo stesso di Christiane Kubrick, ultima moglie del famoso regista.
  • Quando Christiane lascia il suo appartamento per la prima volta dopo il coma, il modo in cui la porta dell'ascensore si apre e lascia filtrare la luce ricorda l'escamotage utilizzato in Angel Heart - Ascensore per l'inferno (1987) di Alan Parker, in cui l'ascensore simboleggia la discesa agli inferi.
  • Altro palese riferimento alla filmografia passata si ha nella scena cult del film, ovvero quella in cui Christiane scende per la prima volta in strada dopo la caduta del Muro e rimane esterrefatta nel vedere una grande statua di Lenin che viene trasportata via da un elicottero: il riferimento è alla sequenza d'apertura de La dolce vita (1960) di Federico Fellini, dove un elicottero trasporta una statua di un Cristo a braccia aperte sorvolando un quartiere in costruzione di Roma, e a una scena simile presente in La doppia vita di Veronica (1991) di Kieślowski, dove anche qui è protagonista una statua di Lenin. Questa stessa scena è a sua volta ispirata a un vero fatto della storia berlinese post-Muro, ovvero la rimozione della grande statua di Lenin dall'allora Leninplatz (oggi Platz der Vereinten Nationen) avvenuta nel 1992.
  • I ciclici riferimenti nel film circa l'approdo della Coca-Cola a Berlino Est rimandano alla pellicola Uno, due, tre! (1961) di Billy Wilder, girata nella capitale tedesca proprio nell'anno della costruzione del Muro.

Legami con la realtà[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi all'uscita del film, gli organi d'informazione hanno dato notizia di due fatti che ricordano molto da vicino quelli narrati nel film (che viene ovviamente citato):

  • nel giugno del 2007 un cittadino polacco rimasto in coma per 19 anni si è risvegliato, non rendendosi ovviamente conto che in Polonia vi era stata la transizione dal comunismo al capitalismo;[4]
  • nel film, Lara porta Alex in una casa abbandonata dove trovano diversi oggetti risalenti al regime passato, ormai introvabili nei negozi dopo la caduta del Muro, che di tanto in tanto consegnano a Christiane per farle credere di vivere ancora in un paese socialista. Nel gennaio del 2009, a Lipsia, venne scoperto davvero un piccolo appartamento abbandonato prima della riunificazione, e che era rimasto per vent'anni esattamente così com'era ai tempi della DDR.[5]

Inesattezze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Ariane lavora al Burger King: la storia, come detto, si svolge tra il 1989 e il 1990, tuttavia il logo dell'azienda mostrato nel film venne adottato solo nel 1994.
  • Quando Denis mostra ad Alex il suo cortometraggio amatoriale, indossa una maglietta con il motivo caratteristico del film Matrix; la circostanza – apparentemente ingiustificabile data l'eccessiva esposizione – trova una parziale spiegazione in una scena eliminata: in essa, Denis afferma di aver avuto la stessa idea per una pellicola che avrebbero realizzato i fratelli Wachowsky quasi un decennio dopo (la maglietta sarebbe quindi presumibilmente stata realizzata da lui stesso).
  • Durante il film Denis e Alex sono intenti a montare un'antenna parabolica a casa di una coppia che sta guardando una partita della Germania Ovest ai Mondiali del 1990; l'uomo indossa però la casacca che la Germania (ormai riunificata) avrebbe sfoggiato solo due anni più tardi, durante Euro '92.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Grazie all'interpretazione di Alex Kerner, il giovane attore Daniel Brühl è stato premiato nel 2003 agli European Film Awards, alla Berlinale e ai Deutscher Filmpreis, dando il la alla sua carriera internazionale.
  • 2003 - Deutscher Filmpreis
    • Outstanding Feature Film
    • Outstanding Individual Achievement: Actor a Daniel Brühl (ex aequo per Elefantenherz)
    • Outstanding Individual Achievement: Direction a Wolfgang Becker
    • Outstanding Individual Achievement: Editing a Peter R. Adam
    • Outstanding Individual Achievement: Music a Yann Tiersen
    • Outstanding Individual Achievement: Production Design a Lothar Holler
    • Outstanding Individual Achievement: Supporting Actor a Florian Lukas
    • Audience Award: German Film of the Year
    • Nomination Outstanding Individual Achievement: Actress a Katrin Sass
    • Nomination Outstanding Individual Achievement: Supporting Actress a Maria Simon (ex aequo for Lichter)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) "Good Bye, Lenin!" cover, movieposterdb.com. URL consultato il 6 febbraio 2014.
  2. ^ a b (EN) Good Bye, Lenin!, boxofficemojo.com. URL consultato il 6 febbraio 2014.
  3. ^ Chiara Ugolini, 'Goodbye, Lenin!', quando il muro venne giù in repubblica.it, 7 dicembre 2003. URL consultato il 6 febbraio 2014.
  4. ^ Polonia, esce dal coma dopo 19 anni e trova, a sorpresa, la democrazia in repubblica.it, 2 giugno 2007. URL consultato il 6 febbraio 2014.
  5. ^ Benedetta Perilli, Qui Crottendorfer Strasse, Lipsia, la casa dove il tempo si è fermato in repubblica.it, 27 gennaio 2009. URL consultato il 6 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Geremia Carrara, Immagini di un'immagine. La rappresentazione della Repubblica Democratica tedesca dallo stereotipo all'utopia nel cinema dell'Ostalgie in Eva Banchelli (a cura di), Taste the East: linguaggi e forme dell'Ostalgie, Bergamo, Sestante Edizioni, 2006, pp. 113-130, ISBN 88-87445-92-3.

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