Giovanni Michelotti (designer)

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Giovanni Michelotti (Torino, 6 ottobre 1921Torino, 23 gennaio 1980) è stato un imprenditore e designer italiano attivo nell'industria automobilistica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La berlinetta Panhard Dyna X86, disegnata nel 1950, il cui frontale prefigura la successiva Alpine A106

All'età di 14 anni Giovanni Michelotti iniziò a lavorare agli Stabilimenti Farina come garzone. Nonostante espletasse compiti umili, come stendere i fogli sul tecnigrafo o temperate le matite, ebbe la possibilità di osservare l'opera di importanti designer e, dopo il normale orario di lavoro, terminate le pulizie, abbozzava alcuni schizzi che gli consentirono di farsi apprezzare. Tanto che quando lasciò l'azienda il disegnatore al quale egli faceva da garzone, gli fu proposto, da Attilio Farina figlio del titolare, di sostituirlo. La fiducia mostrò di essere ben riposta pochi giorni dopo, quando il giovane Michelotti, ancora con i calzoni corti, realizzò un disegno in scala 1:1 per l'autotelaio di una Alfa Romeo 6C 2500, ricevendo l'ammirato plauso da Mario Revelli di Beaumont, all'epoca già apprezzato designer automobilistico.

L'Alpine A108 Cabriolet, disegnata nel 1958

Durante gli anni alla "Farina", Michelotti aveva intuito l'importanza e la futura autonomia operativa che il ruolo del designer era destinato ad assumere nelle produzione industriale, specie in quella automobilistica. Fino ad allora il disegnatore di carrozzerie era un dipendente o un collaboratore artistico delle varie industrie automobilistiche, ma ancora non esisteva una figura professionale che operasse nel campo su richiesta di varia clientela. Nel 1946 Michelotti decise di "mettersi in proprio" e aprì uno studio in Corso Francia a Torino; è il primo studio professionale specificamente dedicato al disegno di carrozzerie automobilistiche di cui si abbia notizia.

La strada imboccata da Michelotti, ben presto seguita da molti colleghi, si dimostrò azzeccata e le richieste furono numerose fin dall'inizio, così da costringerlo a prendere in affitto un'officina in via Levanna, sempre a Torino, allo scopo di poter comodamente lavorare sulle ingombranti maquette o sugli autotelai da "vestire". Molti incarichi provenivano dai principali carrozzieri torinesi, come Vignale, Bertone, Allemano o Ghia. Con quest'ultima carrozzeria Michelotti instaurò un particolare rapporto di collaborazione che gli consentì di ottimizzare il lavoro, riuscendo a passare dal figurino al prototipo funzionante in soli tre mesi.

Tale innovativo metodo gli consentì i contatti con le grandi industrie europee e rese possibile gli approcci a grandi industrie come BMW e Triumph, poi trasformatisi in lunga e prolifica collaborazione. Per la Casa di Monaco di Baviera disegnerà tutti i modelli del rilancio: la 700 del 1958, la 1500 del 1961, la 1602 del 1966, la 2500/2800 del 1968 e la 2800 CS del 1969. Anche l'attività per la Casa di inglese fu proficua, includendo tutti i modelli di maggior successo della Triumph, come la Herald del 1959, la TR4/TR5 del 1961, la Spitfire del 1963, 2000/2500 del 1963, la GT6 del 1966 e tutta la generazione di berline medie 1300/1500, Toledo e Dolomite degli sessanta e settanta.

La prima versione della fortunata Triumph Spitfire

Nel 1967, a causa dell'aumento della mole di lavoro, spostò la sede dell'azienda ad Orbassano. Nello stesso periodo disegnò autovetture per Fiat, Daf e Matra. Nel 1978 effettua una collaborazione con la rivista Quattroruote mentre l'ultimo lavoro dello stilista torinese è l'impostazione della Reliant Scimitar SS1 alla fine degli anni settanta.

Michelotti fu uno dei designer più eclettici e prolifici di sempre. Non aveva stilemi fissi da riproporre all'infinito ed era in grado d'adattarsi facilmente all'immagine della Casa che gli commissionava il disegno ed alle esigenze produttive.

La berlina BMW 1500, disegnata nel 1962, prima di una lunga serie di vetture derivate

Tuttavia rifiutò sempre le molte proposte fattegli per assumere la direzione dei centro stile interni di varie case automobilistiche, mal sopportando indebite ingerenze nel proprio campo e mantenendosi in condizione tale da poter respingere suggerimenti o imposizioni che riteneva inaccettabili.

Sul tema dell'autonomia artistica del designer, nei confronti del sistema industriale, amava sintetizzare il suo pensiero con la celebre "metafora del cammello".

« Il cammello è un cavallo progettato dal designer dopo una riunione di direttori. »
(Giovanni Michelotti)

Alla data della sua prematura scomparsa, si stima avesse disegnate circa 1200 autovetture. È tuttavia impossibile fare un computo preciso in quanto, anche a causa del suo carattere schivo, Michelotti non imponeva alle Case a cui consegnava i disegni di comunicare il suo nome, né di mettere marchi vari sulle carrozzerie.

È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

Principali modelli disegnati[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito un elenco dei principali modelli (di serie) disegnati da Giovanni Michelotti.

Principali dream car disegnate[modifica | modifica wikitesto]

Principali concept car disegnate[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Negli anni cinquanta, Luigi Chinetti incaricò Michelotti di progettare un esemplare unico di Ferrari 250 MM, poi carrozzata da Vignale, commissionatagli dal titolare della "Lily Ann Corporation", una grande catena statunitense di negozi d'abbigliamento femminile. La principale esigenza del cliente americano, consisteva nell'ottenere una vettura dotata di una carrozzeria originale e stilisticamente adeguata a promuovere gli affari dell'azienda. A qualche mese di distanza dall'approvazione del figurino, la Ferrari fu consegnata, insieme ad alcuni disegni realizzati da Michelotti che ambientavano la vettura in accostamento ad una elegante figura femminile, con abito in tinta ai colori della carrozzeria. Tali disegni avevano la funzione di essere riprodotti in copia ed esposti nei negozi della catena di vendita per sottolineare l'esclusività dei prodotti. Ebbero un tale successo che la "Lily Ann Corporation" replicò dal vero il modello di tailleur disegnato da Michelotti, realizzandolo in 5.000 esemplari, oltre a numerose serie di varianti derivate. Invece che una spesa consistente, l'acquisto di quella Ferrari si trasformò in un enorme guadagno.
  • Schivo e riservato, Michelotti era in Patria quasi sconosciuto al grande pubblico, mentre nei Paesi del Commonwealth godeva di grande popolarità, tanto che la British Leyland, per pubblicizzare i propri modelli Austin Apache e Victoria, adottò lo slogan: «From the magic pen of Michelotti.»

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