Mario Revelli di Beaumont

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Mario Revelli di Beaumont (Roma, 25 giugno 1907Grugliasco, 29 maggio 1985) è stato un designer e pilota motociclistico italiano.

Notizie biografiche[modifica | modifica sorgente]

Originario di una famiglia di antica nobiltà piemontese, Mario Revelli ereditò l'interesse per la meccanica dal padre Abiel, ufficiale dell'esercito e progettista di armi automatiche.

Nel 1922 cominciò a frequentare il Real Collegio Militare della Nunziatella di Napoli e, contemporaneamente, dedicarsi all'attività di progettazione di telai motociclistici, spinto dal fratello maggiore Gino che nel capoluogo piemontese gestiva un'avviato concessionaria di motociclette, con lui cimentandosi in gare di velocità. I due fratelli realizzarono la GR 500, una moto da competizione con la quale Mario, nel 1925, vinse il Gran Premio delle Nazioni a Monza, conquistando il titolo di Campione d'Europa.[1]
Terminati gli studi a Napoli, cominciò a prestare collaborazione a Torino presso gli Stabilimenti Farina, dove diede un contributo rilevante alla realizzazione di carrozzerie per auto di lusso, come le Isotta Fraschini e le Fiat 525.
La sua collaborazione si estese ben presto anche ad altri nomi illustri dell'epoca, come per esempio Ghia, Montescani e Casaro. A partire dal 1929 entra alla Fiat, presso la Sezione Carrozzerie Speciali. Anche qui si dedicò prevalentemente al disegno di modelli di lusso e sportivi, ma non mancarono numerosi contributi a parecchi altri modelli di serie e di fascia sensibilmente inferiore. Addirittura collaborò anche con la Fiat Aeronautica, dove si dedicò anche al disegno di interni di velivoli Fiat. Durante la sua collaborazione alla Fiat cominciò a lavorare ad alcuni progetti particolari, come il concetto di vettura monovolume, all'epoca praticamente inesistente. Tali progetti sarebbero rimasti sepolti alla Fiat per diversi anni, per poi concretizzarsi circa un ventennio dopo.
Nel 1930 venne fondata la carrozzeria Pininfarina e, contemporaneamente alla sua attività presso la Fiat, Mario Revelli collaborò anche presso il neonato atelier fondato da "Pinin".
Nel 1935 firmò la linea, innovativa per l'epoca, della Fiat 6C 1500. Ciò avvenne anche grazie allo stretto rapporto di fiducia instauratosi con il patron Giovanni Agnelli. Sempre a metà anni trenta disegnò la carrozzeria di alcune sportive.
Durante la seconda metà degli anni '30 collaborò in particolar modo con Pininfarina, Viotti e Bertone. In questo periodo gli orientamenti stilistici in tutta Europa erano verso le linee sinuose e particolarmente aerodinamiche, con particolare sfoggio di carenature. Tale stile, conosciuto con il termine francese flamboyant, ebbe in Italia il suo maggior esponente proprio in Mario Revelli di Beaumont. Di particolare interesse tecnico fu la realizzazione di un autobus con funzione di stazione radio mobile, costruito dalla carrozzeria Viberti su telaio Alfa Romeo per conto dell'EIAR nel 1938. Nel 1940 realizzò un progetto per un Taxi monovolume e l'anno successivo quello per una vettura urbana a 3 ruote (Elettropattino), entrambi a propulsione elettrica. In questo periodo il suo stile ebbe una grande influenza nella produzione degli Stabilimenti Farina, in particolare su tre disegnatori che di lì a poco si sarebbero messi in luce: Giovanni Michelotti, Felice Bianco e Franco Martinengo.[2]

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la sua attività si convertì a scopi inerenti all'evento in corso, progettando la conversione dei modelli civili in automezzi militari. Particolarmente importante fu la collaborazione con la carrozzeria torinese Viotti per il progetto di trasformazione del modello Fiat 1100 in autoambulanza, oltre ad autocarri militari e per radiocomunicazioni. Al termine del conflitto mondiale fu incarcerato dagli occupanti tedeschi in quanto sospettato, quale appartenente alla nobiltà, di essere fedele alla monarchia. Fu poi liberato dai partigiani.

Mario Revelli riprese la collaborazione con la Pininfarina, la Fiat, la Siata e la Viotti. È con quest'ultima che, rispolverando le precedenti soluzioni per le autoambulanze, ideò la celeberrima "carrozzeria funzionale", subito realizzata con il modello Fiat 1100 Viotti Giardinetta del 1946, vettura che segnò la nascita della moderna station wagon.

Nel 1952 si reca negli Stati Uniti dove collaborerà con il gruppo General Motors per dei progetti di citycars, un progetto molto orientato al futuro, specie per un mercato come quello statunitense.
Nel 1954 rientrò in Italia, dove cominciò a collaborare con la Simca, casa francese di origini italiane, presso la quale disegnò alcune carrozzerie particolari per la Simca 8 e per la Aronde, ma soprattutto diede un apporto più che notevole alla definizione della linea della Simca 1000, nata tra l'altro su base Fiat, dopodiché contribuì alla linea della Simca 1300.
Nota anche la collaborazione con la casa motociclistica Aermacchi per il progetto dell'avveniristico e sfortunato modello "Chimera", presentato ala Salone di Milano del 1956.
Nel 1963 torna a collaborare con Pininfarina, ma nello stesso tempo stringe ulteriormente i contatti e fornisce consulenza ancora con imprese d'oltreoceano.
Più avanti, Mario Revelli di Beaumont, oramai anziano, collabora nel settore didattico, fornendo consulenza alla Scuola d'Arte e Design di Torino, nonché all'Art Center College of Design di Pasadena (California). Nell'arco della sua carriera ha depositato 35 brevetti industriali fra i quali vanno vanno ricordati il deflettore, la chiusura centralizzata, la maniglia ad incasso, il paraurti elastico ed il volante antivibrazioni.[3]

Mario Revelli di Beaumont muore il 29 maggio 1985.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Augusto Farneti, Campione pure in moto, La Manovella, febbraio 2008
  2. ^ Angelo Tito Anselmi, Carrozzeria italiana, cultura e progetto, ed.Alfieri, 1978
  3. ^ Franco A. Fava, Mario Revelli di Beaumont: l'arte industriale, Suppl. al periodico InGrugliasco, 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]