Falso filatelico

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Francobollo falso (sotto) eseguito in Inghilterra per propaganda politica

Il falso filatelico è la falsificazione a scopo di frode di un francobollo o di un documento di storia postale. La frode può essere diretta all'amministrazione postale emittente ("Falso Postale") oppure ai collezionisti ("Falso Filatelico" propriamente detto). Le falsificazioni possono avvenire tramite la stampa ex novo degli esemplari eseguita attraverso la creazione dei calchi e l'utilizzazione di carta ed inchiostri confacenti i valori da riprodurre oppure alterando alcune caratteristiche ad oggetti originali. Quest'ultima pratica, detta anche "ritocco", può essere perseguita per aumentare il valore nominale di un francobollo e quindi frodare le amministrazioni postali oppure per creare artificialmente delle rarità filateliche e dunque frodare i filatelisti. In alcuni casi i falsi creati furono di qualità talmente elevata da meritare il termine di falsi d'arte filatelica. Uno dei maestri in questo genere di falsificazione fu Jean de Sperati, in realtà nome d'arte dell'italiano Giovanni Desperati. Un tipo comune di falso filatelico è quello di utilizzare valori nuovi per creare false affrancature, nel caso che i valori nuovi siano di valore molto inferiore a quelli delle buste viaggiate. Un francobollo italiano frequentemente oggetto di realizzazione di falsi filatelici è il Gronchi rosa.

Il falso per posta[modifica | modifica sorgente]

Falso per propaganda politica del 1946

Quando il falso viene costruito nel tentativo di frodare un'amministrazione postale, l'oggetto spedito adoperando il francobollo falso prende il nome di "falso per posta".[1] I falsi postali si differenziano in tre sottotipi:

  • Falsi di propaganda (politica; bellica; commerciale, etc.).
  • Falsi per frodare l'amministrazione postale di francobolli realmente esistenti.
  • Falsi per frodare l'amministrazione postale di francobolli inesistenti.

1 - Tra questi falsi rientrano anche quelli creati per cause belliche ("Falsi di propaganda") ai fini di consentire l'affrancatura gratuita e svolgere opera di propaganda verso l'avversario. Generalmente, questi falsi di francobolli realmente esistenti, anche se passati per posta, non possiedono un valore di catalogo notevolmente maggiore rispetto agl'omologhi emessi dal Poligrafico statale, in quanto i collezionisti li considerano delle vere e proprie "varietà" rare, ma d'interesse storico, piuttosto che commerciale, di francobolli emessi. Essi sono, inoltre, regolarmente quotati sui cataloghi specializzati del settore.

2 - I veri e propri falsi postali. Essi apparvero quasi contemporaneamente all'emissione dei primi francobolli, ed assai prima che si diffondesse la passione di collezionare francobolli. Il falsario può adulterare l'intero valore bollato oppure la sola soprastampa, nel caso il francobollo fosse soprastampato. L'Amministrazione Postale assimila quindi il reato di falsificazione della soprastampa a quello della falsificazione dell'intero valore bollato. Reato quest'ultimo più grave in quanto provoca un danno economico allo stato emittente.

3 - I falsi postali di francobolli inesistenti (generalmente frutto di goliardate) non sono quotati sui cataloghi, né ricercati dai collezionisti, per cui non possiedono mercato e non valgono alcunché.

Notizie storiche sui falsi per posta[modifica | modifica sorgente]

Generalmente il falso per posta è un oggetto ricercati dai collezionisti in quanto considerato alterazione utile al confronto con un documento autentico. Il primato in termini di comparsa temporale dei francobolli falsi spetta all'Italia[2]: il Regno Lombardo-Veneto emise la prima serie di francobolli nel 1850, che venne ben presto falsificata in alcuni suoi esemplari. In questo Stato furono realizzati due tipi di falsi, quelli di Verona e quelli di Milano. I falsi di Verona riguardavano i valori da 15 e 30 centesimi della prima emissione del Lombardo Veneto e vennero eseguiti nel 1853 da un certo Gaetano Alberti, un tipografo che venne scoperto e processato per questo reato ed il 10 luglio 1854 condannato a due anni di carcere. Prima di essere scoperto, Alberti riuscì a smerciare almeno 3.700 esemplari del taglio da 15 centesimi e altrettanti da 30 centesimi sia in Veneto che in Lombardia. I falsi di Milano furono realizzati da uno o più autori mai scoperti (furono falsificati i valori da 15, 30 e 45 centesimi, in tempi diversi, dando origine a diversi tipi), tra il 1857 ed il 1859.

I primi francobolli falsi comparsi per frodare le poste del neonato Regno d'Italia risalgono al 1863 e comparvero a Napoli (due tipi) e L'Aquila (un solo tipo). I falsari presero di mira un francobollo che recava l'effigie di Re Vittorio Emanuele II di Savoia. Curiosamente, il francobollo falsificato è pure il primo valore bollato a riportare la dicitura "Italia" delle emissioni nazionali. I falsari vennero scoperti e processati tra il dicembre 1863 e la primavera del 1864.

Un falso non con scopo di frode, bensì d'ammonimento, fu un'imitazione realizzata da Giuseppe Re nel 1863, Segretario del Ministero dei lavori Pubblici e tipografo di professione, per allertare la Direzione delle Poste del pericolo delle contraffazioni dei valori allora in corso stampati dalla tipografia britannica "De La Rue". Ne esistono soltanto tre esemplari due dei quali affrancavano una lettera regolarmente recapitata al Ministro delle Finanze Quintino Sella.

Anche durante e dopo la Prima Guerra Mondiale si verificò un'impennata di falsificazioni a danno dei valori bollati della serie ordinaria del Regno d'Italia. Nel solo 1918 - 1919 a Palermo prima ed a Milano, qualche mese dopo, si falsificarono l'esemplare da 10 cent. della cosiddetta "Serie Leoni" (a Milano venne contraffatto pure il valore da 15 centesimi), mentre a Livorno nel 1923 si falsificò il valore da 50 centesimi della "Serie Michetti" (la serie raffigurava l'effigie di re vittorio Emanuele III generalmente volta a sinistra), ed anche a Roma, negl'ultimi mesi del 1925 si provvide all'uopo contraffacendo il valore da 60 centesimi.

Il periodo della Repubblica Sociale Italiana tra l'ottobre 1943 e l'aprile 1945 fu uno dei più attivi da parte dei falsari, in quanto circolavano soprattutto francobolli del precedente periodo del Regno d'Italia soprastampati e la falsificazione di una soprastampa è più semplice rispetto a quella di un intero francobollo.

Un caso peculiare, fu quello dei cosiddetti "Falsi di Buenos Aires", stampati allo scopo di alleggerire le tariffe sulle rimesse degli emigrati. Autore della frode fu Francesco Percivalle, nativo di Amantea (Cosenza), che iniziò le falsificazioni nel 1945 appena conclusa la seconda guerra mondiale. Per risparmiare i soldi sull'importo maggiorato dei nuovi valori bollati in corso, nel maggio dello stesso anno Percivalle acquistò un ingente quantitativo di francobolli della serie "Monumenti distrutti" appartenente alle emissioni della Repubblica Sociale Italiana. Attraverso una modifica della soprastampa aumento il valore al francobollo da 20 centesimi portandolo ad 1,20 lire. Allo stesso modo quello da 25 centesimi fu portato a 2 Lire. In questo caso quindi la frode a carico dell'amministrazione postale non era nel francobollo di per sé ma architettata attraverso la soprastampa, che imitava quella realmente allestita da parte dell'ente emittente. Francesco Percivalle commerciò poi questi falsi francobolli intascando la differenza d'importo tra il valore originale e quello sovrastampato in sèguito.

Nel 1947, il falsario si trasferì in Argentina, riprendendo l'attività di falsario nella numerosa comunità di emigranti italiani. Tra il 1945 ed il 1949 era possibile spedire somme di denaro in Italia con un cambio valutario preferenziale. Nell'agosto 1949 il governo argentino sospese le rimesse a cambio preferenziale e molti italiani non riuscirono più a far pervenire aiuti economici alle famiglie. Per le spedizioni in Italia, gli emigrati, potevano utilizzare francobolli italiani, ma il costo per una spedizione di 5 g. era proibitivo in quanto equivaleva al salario di una giornata di lavoro. Fino al 22 settembre 1949 la tariffa era pari a 150 L.it.; successivamente venne incrementata a 175 L.it. Francesco Percivalle nel biennio 1950 - 1952 falsificò il valore da 100 L.it della serie italiana comunemente nota come "Democratica" ed utilizzata dagli italiani emigrati che la scambiavano con le lettere affrancate dai falsi francobolli giunti a destinazione. Percivalle rivendeva poi ai collezionisti tali lettere il cui francobollo fu poi noto come "Falso di Buenos Aires". Nel 1951 Percivalle iniziò a falsificare anche i francobolli dell'Argentina ma scoperto verso la fine del 1952 venne processato e condannato a due mesi di carcere, scontato il quale fu espulso dal paese sudamericano in qualità di "persona non gradita" e rimpatriato.

Nel 1953 Percivalle fece ritorno in Italia e continuò a falsificare francobolli fuori corso postale allo scopo di truffare i collezionisti. Nel 1968, il falsario venne giudicato in tribunale per truffa ai collezionisti, ma fu assolto perché all'epoca la falsificazione di francobolli fuori corso non costituiva reato.

Ad ottobre del 1946 a Milano fu rinvenuto un francobollo falso corrispondente al valore da 10 L.it. della Serie Democratica: stampato in un discreto quantitativo fu distribuito a molte tabaccherie della città meneghina all'insaputa dei titolari. A differenza del "Falso di Buenos Aires" che era stato stampato in un minor numero d'esemplari e non posto in vendita direttamente, questa contraffazione che prese il nome di "Falso di Milano" venne subito individuata dalle Forze dell'Ordine. Il 1º gennaio 1947 la Direzione Generale delle Poste (Sezione IV, Divisione I, Sezione I) diramò una circolare (numero 690897 V.4) a firma del Direttore Generale Giovanni Musumeci diretta a tutti gli Uffici Postali ed alle Direzioni Provinciali per allertare il personale sulla presenza dei francobolli falsi. Nel contempo, il valore falsificato venne messo fuori corso legale e sostituito da un altro francobollo di differente disegno ma egual valore (il nuovo francobollo da 10 lire venne emesso in colore arancio il 20 ottobre 1947, mentre il valore precedente perse la validità a partire dal 30 aprile 1948).

Fu predisposto il ritiro del francobollo oggetto della truffa e la sostituzione col nuovo francobollo appena emesso senza che fosse stato diramato un bollettino ufficiale ed in questo modo fu possibile arrestare le persone coinvolte. Il falsario risultò essere Carmelo Vicari, abitante a S. Giovanni Gemini e che aveva venduto un lotto imprecisato di falsi ad un complice di nome Arnoldo Ruffoni. Il più assiduo acquirente di Ruffoni era Alfredo Ferrari, un fattorino della Società Anonima "La Stampa Commerciale" di Milano, editrice de "Il Sole". Il fattorino infedele comprava a nome della propria ditta i francobolli falsi al prezzo di quelli autentici e divideva il ricavato con l'intermediario. Il 4 giugno 1948 il Ferrari commise il passo falso di recarsi all'ufficio postale con raccomandate della ditta per cui lavorava affrancate con francobolli falsi riproducenti il valore andato fuori corso legale e venne denunciato alla Pubblica Sicurezza dall'impiegata che ricevette la corrispondenza.

Altro "periodo aureo" delle falsificazioni fu quello a partire dal 1955. Nell'ordine vennero falsificati i valori delle serie:

Il falso per collezionisti[modifica | modifica sorgente]

Quando il falso è costruito per la vendita nel mercato filatelico si parla di truffa ai danni del collezionista. In questo caso si distingue tra "falsi parziali" e "falsi integrali". I falsi integrali non hanno nulla di autentico mentre nei falsi parziali si è in presenza di un oggetto autentico trasformato in un oggetto più raro e dunque costoso.

Falsi integrali[modifica | modifica sorgente]

I falsi integrali sono copie senza valore di francobolli. Spesso tra questi falsi vi sono antichi "tappabuchi" ovvero delle copie usate agli albori della filatelia per riempire gli album da filatelisti che non erano in possesso delle somme necessarie agli acquisti degli originali e si contentavano di una copia.[1] L'aspetto vetusto di questi oggetti li fa apparire come originali ma facilmente riconoscibili da qualsiasi perito filatelico. Molte volte il falso è creato ad arte da un falsario con il solo scopo di frodare un collezionista.

Un particolare tipo di falso integrale è il "francobollo di fantasia"[1] ovvero un francobollo che nella realtà non è mai esistito e viene spacciato per emesso.

Falsi parziali[modifica | modifica sorgente]

I falsi parziali sono quei francobolli che vengano trasformati in valori analoghi ma più rari. Un tipico caso di falso parziale è quello costruito con un francobollo originale a cui viene aggiunta una soprastampa falsa. Altro caso tipico è quello formato dallo scolorimento chimico di un francobollo autentico per raggiungere la tonalità di colore di una varietà più pregiata.

Attraverso un annullo falso vengono resi più pregiati quei francobolli che sono particolarmente rari allo stato di usati ma sono stati riscontrati casi inversi: francobolli usati resi nuovi attraverso scolorimento chimico dell'annullo.[1]

Altro caso di falsificazione è la "rigommatura". Attraverso questa operazione i francobolli linguellati vengono privati della linguella e poi trattati in modo da ricostruire la gomma asportata. Altro caso è quello dell'aggiunta di filigrana ai francobolli che esistono senza filigrana ma sono più rari con la filigrana per via di due diverse tirature di una stessa emissione.

La difesa dalle falsificazioni[modifica | modifica sorgente]

La falsificazione dei francobolli è un reato punito dall' Art. 459 del Codice Penale - Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati. Le disposizioni degli articoli 453, 455 e 457 si applicano anche alla contraffazione o alterazione di valori di bollo e alla introduzione nel territorio dello Stato, o all'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti; ma le pene sono ridotte di un terzo. Agli effetti della legge penale si intendono per "valori di bollo" la carta bollata, le marche da bollo, i francobolli e gli altri valori equiparati a questi da leggi speciali.[3],

Chi è soggetto all'acquisto di un falso ha dunque il diritto di denunciare alle autorità competenti l'accaduto. Tuttavia è opinione concorde che per difendersi da tali illeciti l'acquisto di oggetti filatelici da collezione vada effettuato presso ditte serie che rispondono legalmente del loro operato".[4]

Per ogni esemplare di una certa rilevanza commerciale è possibile consultare un perito filatelico è far rilasciare un apposito certificato di autenticità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Enciclopedia filatelica, pag 664, I falsi in filatelia
  2. ^ Antichi Stati Italiani : la falsificazione dei francobolli non ha età
  3. ^ La legislazione sui francobolli falsi, URL consultato il 21 settembre 2010.
  4. ^ Enciclopedia filatelica, pag 668, I falsi in filatelia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fulvio Apollonio, Nino Barberis, Alberto Diena, Enzo Diena, Carlo Cerrutti, Luigi Raybaudi, altri in Roberto Arcaleni (a cura di), Enciclopedia dei Francobolli (2 volumi), unica edizione, Firenze, Sadea Sansoni [1968], 1968, p. 800, ISBN non esistente.

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