Luciana Castellina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
on. Luciana Castellina
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luciana Castellina
Luogo nascita Roma
Data nascita 9 agosto 1929
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione giornalista
Partito Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, Democrazia Proletaria
Legislatura VII, VIII, IX e XI
Gruppo Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, Democrazia Proletaria, Rifondazione Comunista
Collegio Como (VII e VIII), Milano (IX), Perugia (XI)
Pagina istituzionale

Luciana Castellina (Roma, 9 agosto 1929) è una politica, giornalista e scrittrice italiana, parlamentare comunista, più volte eurodeputata, autrice di numerose pubblicazioni, presidente onoraria dell'ARCI dal 2014.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia unica del rappresentante milanese di commercio Gino Castellina e di Lisetta Liebman, un'ebrea triestina[1], frequenta il Liceo Tasso di Roma[2] per poi laurearsi in legge alla Sapienza[3]. Nel 1947 partecipa al primo Festival della Gioventù a Praga e in quello stesso anno si iscrive al PCI. Appena laureata diventa funzionaria della FGCI[4], del cui settimanale Nuova Generazione sarà direttrice fino al 1962. Brevemente giornalista presso il quotidiano Il Paese, nel 1963 va a lavorare presso la sezione femminile del PCI diretta da Nilde Iotti. Allontanata da Botteghe Oscure dopo l'emarginazione subita dalla corrente "ingraiana" all'XI congresso del PCI è stata impegnata nell'UDI[5] della cui presidenza è stata anche membro.

È stata arrestata diverse volte nel contesto di manifestazioni di protesta: il 14 luglio del 1948 in occasione delle manifestazioni di protesta contro l'attentato a Palmiro Togliatti; e poi nel 1950 e nel 1956 in analoghe circostanze. Nel 1963 in occasione di una protesta degli edili romani (poi risultata una provocazione di Gladio, la rete segreta della Cia) è rimasta a Regina Coeli per quasi due mesi[6]. È stata anche arrestata ad Atene e espulsa dalla Grecia in occasione del colpo di stato dei colonnelli nel 1967[7].

Radiata dal PCI nel 1970 assieme al nucleo fondatore della rivista (poi quotidiano e anche Movimento Politico Organizzato) Il manifesto, di cui è stata redattrice e poi sempre collaboratrice. Il Manifesto nel 1974 si unifica all'ala sinistra del PSIUP diretta da Vittorio Foa, dando vita al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Eletta nella lista Democrazia Proletaria (cartello elettorale fra varie organizzazioni della nuova sinistra) al Consiglio regionale del Lazio nel 1975, al consiglio comunale di Roma e quindi alla Camera dei Deputati nel 1976, in cui è stata anche capogruppo[8].

Nel 1979 viene nuovamente eletta, ma ora nelle liste del PDUP che non fa più parte della coalizione DP, sia alla Camera dei Deputati, che al Parlamento Europeo per il quale opta dopo pochi mesi[9]. Nel 1983 viene nuovamente eletta alla Camera (dove resterà un solo anno), e nel 1984 al Parlamento Europeo.

Nel 1984 il PDUP decide in un congresso straordinario di sciogliersi e di entrare (per alcuni di rientrare) nel PCI. Castellina diventa membro della Direzione del Partito[10]. Rieletta nel Parlamento Europeo nel 1989, diventa vicepresidente della Delegazione permanente per l'America centrale e del Sud[11].

Quando viene proposto lo scioglimento del PCI Luciana Castellina è tra i primi firmatari della mozione 2 (presentata da Ingrao e firmata tra gli altri da Natta e Magri) che vi si oppone[12]. Nel 1992 entra nel partito di Rifondazione Comunista che si è formato nel frattempo, dove diventa direttrice del settimanale Liberazione (quotidiano). Il 5 aprile 1992 è rieletta deputato alla Camera in Umbria con Rifondazione comunista, ma si dimette il 6 maggio successivo[13].

Nel 1994 è eletta nuovamente al Parlamento Europeo (incarico che manterrà fino al 1999), diventando presidente della Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione (1994-1997) e della Commissione per le relazioni economiche esterne (1997-1998).

Nel 1996 lascia RIfondazione Comunista insieme ad un folto gruppo per dissensi con la linea del segretario Fausto Bertinotti.

Fra il 1980 e il 1984 ha diretto, assieme a Claudio Napoleoni e Stefano Rodotà il settimanale Pace e Guerra. Negli anni '80 è stata anche vicepresidente della Lega per i diritti dei popoli, di cui era presidente il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel e coordinatore, assieme al presidente della Bertrand Russel Foundation, Ken Coattes, del movimento pacifista europeo (European Nuclear Desarmement). Dal 1999 al 2003 è presidente dell'Agenzia per la promozione del cinema italiano all'estero "Italia cinema". È stata anche nel CdA della Fondazione Basso, e presidente onorario di Cineuropa.org quotidiano online del cinema europeo. Fra il 2007 e il 2010 ha insegnato come professore a contratto, all'Università di Pisa. Nel 2014 è stata eletta presidente onoraria dell'ARCI. Inoltre è stata insignita della decorazione di commendatore della Repubblica Argentina e di quella di ufficiale delle Arti e delle Lettere della Repubblica Francese.

Il suo libro Cinquant'anni d'Europa - una lettura antiretorica (Utet, 2007), è uscito in occasione del cinquantenario della nascita dell'Unione europea.Per ETS nel 2008 ha pubblicato Eurollywood. Il difficile ingresso della cultura nella costruzione dell'Europa.[14]

Nel 2010 ha collaborato al volume collettivo Europa 2.0 Prospettive ed evoluzioni del sogno europeo[15], edito da ombre corte, a cura di Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini con un saggio sul tema dell'identità europea.

Attualmente è membro del Consiglio Nazionale dell'Arci e Presidente Onorario del sito sul cinema europeo Cineuropa.org.

Nel 2011 ha pubblicato La scoperta del mondo (Nottetempo), ovvero il suo diario dai quattordici ai diciotto anni, che racconta la sua adolescenza e la sua iniziazione politica. Il libro è stato finalista al 65simo Premio Strega. Nel 2012, con Siberiana (Nottetempo) ha fornito un "diario di viaggio" che intreccia "memorie di cose viste, lette e pensate durante la sua lunga esperienza politica e culturale", in una terra che, "nel ricordo della prigione di ghiaccio che stringeva le catene dei forzati nelle miniere dello zar e dei dissidenti nei gulag staliniani, si rovescia, per i russi, nel simbolo di un perenne Far West dello spirito".[16]

Il 29 gennaio 2015 Nichi Vendola e il gruppo parlamentare di SEL annunciano che nelle prime tre votazioni per l'elezione del presidente della Repubblica voteranno Luciana Castellina per poi aderire dalla quarta votazione alla candidatura, avanzata dal Partito Democratico, di Sergio Mattarella. Nella prima votazione ottiene 37 voti, risultando così la terza più votata dopo Ferdinando Imposimato e Vittorio Feltri.

Già sposata con il dirigente comunista Alfredo Reichlin, ha avuto da lui due figli, entrambi economisti: Lucrezia (che insegna alla London Business School) e Pietro (che insegna all'università Luiss di Roma).[17]. Il 29 marzo 2015 entra a far parte della presidenza nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, il partito guidato da Nichi Vendola. Il 19 aprile 2015 viene eletta componente del Comitato nazionale de L'Altra Europa con Tsipras, la coalizione della Sinistra Italiana al Parlamento europeo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corriere della Sera.
  2. ^ La Repubblica.
  3. ^ Camera dei Deputati.
  4. ^ Luciana Castellina, Terza via e specificità nel Pci in Critica Marxista, n. 4 - 2004.
  5. ^ Udi Nazionale.
  6. ^ Il Manifesto Bologna.
  7. ^ Carlo Giuliani.
  8. ^ Wikipedia.
  9. ^ Camera dei Deputati.
  10. ^ Ediesse.
  11. ^ Parlamente Europeo.
  12. ^ Wikipedia.
  13. ^ Luciana Castellina: XI Legislatura della Repubblica italiana / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  14. ^ Eurollywood - Luciana Castellina - Ed. ETS
  15. ^ [1]
  16. ^ Luigi La Spina, recensione su La Stampa
  17. ^ Paolo Foschi, I tre Reichlin, dal Partito comunista all'alta finanza in Corriere della Sera, 3 maggio 2009, p. 12. URL consultato il 29 settembre 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Controllo di autorità VIAF: (EN13671842 · LCCN: (ENn82234261 · SBN: IT\ICCU\RAVV\006397 · ISNI: (EN0000 0001 2121 2692 · GND: (DE101353784X · BNF: (FRcb165228677 (data)