Eos (divinità)

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Eos
William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) - Dawn (1881).jpg
Eos, L'Aurora (1881), di William-Adolphe Bouguereau
Nome orig.Ἠώς
SpecieDivinità dell'aurora
SessoFemmina

Eos (in greco antico: Ἠώς, Eos) è un personaggio della mitologia greca, figlia dei titani Iperione e Teia e sorella di Helios (il Sole) e di Selene (la Luna)[1].

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Fu la sposa di Astreo, con il quale generò i quattro venti Zefiro, Borea, Austro ed Apeliote[1].
Esiodo aggiunge anche il figlio Phosphoros[2].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Al termine di ogni notte Eos giunge da est a bordo di una biga trainata da due cavalli (Faetonte e Lampo)[1].

Tra i primi amanti di Eos si nomina lo stesso Zeus, da cui ebbe una figlia di nome Ersa (o Erse), dea della rugiada, altrove ritenuta figlia del padre degli dei e di Selene, sorella di Eos.

Più tardi fu amata da Ares, il dio della guerra, con cui condivise più volte il suo talamo (termine utilizzato in epoca arcaica per designare vari ambienti della casa, che andò ad indicare più comunemente la camera da letto e quindi lo stesso letto nuziale), sdegnata per il tradimento del suo amante, Afrodite punì la dea sua rivale, condannandola ad innamorarsi di continuo di comuni mortali[1].

La maledizione di Afrodite ebbe il suo effetto, quando Eos intravide, durante una sua passeggiata presso la città di Troia, un fanciullo di straordinaria bellezza e di sangue reale, di nome Titone, figlio del re Laomedonte.
Così un giorno, la dea lo rapì e lo condusse con sé rivolgendosi poi a Zeus affinché gli concedesse l'immortalità. Dalla loro unione nacquero due figli, Emazione e Memnone, che fu ucciso da Achille nella Guerra di Troia.
Da quel giorno, ogni mattina Eos piange inconsolabilmente il proprio figlio e le sue lacrime formano la rugiada[1].

Un altro suo amante mortale fu Cefalo, marito di Procri.
Secondo Esiodo i due avrebbero generato Fetonte, altrove ritenuto figlio di Helios e Climene[3][4][5].

Omero la chiama "la dea dalle rosee dita" per l'effetto che si vede nel cielo all'alba.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Ferrari, Dizionario di mitologia classica, Torino, UTET, 1990, p. 120
  • Arthur Cotterell, Dizionario di mitologia, Milano, Arnoldo Mondadori, 1991, pp. 252-3

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