Castel Mareccio

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Castel Mareccio
Schloss Maretsch
Schloss Maretsch.PNG
Castel Mareccio da sud-ovest
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
CittàBolzano
Coordinate46°30′12.55″N 11°21′01.53″E / 46.503486°N 11.350425°E46.503486; 11.350425Coordinate: 46°30′12.55″N 11°21′01.53″E / 46.503486°N 11.350425°E46.503486; 11.350425
Mappa di localizzazione: Trentino-Alto Adige
Castel Mareccio
Informazioni generali
TipoCastello
Inizio costruzione1275
Primo proprietariosignori di Maretsch
Proprietario attualeazienda di soggiorno e turismo di Bolzano
Sito webhttp://www.maretsch.info
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Castel Mareccio (Schloss Maretsch in tedesco) è un castello situato nel comune di Bolzano, in pieno centro storico, in una posizione che ne fa una residenza, piuttosto che una costruzione di difesa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Castel Mareccio dal Lungotalvera

La prima menzione del toponimo „Moretes“ risale agli anni 1180/90.[1] Il nucleo più antico del castello, non fu fatto costruire nel 1194, come la bibliografia più datata ha acriticamente sostenuto, da un certo Berthold von Bozen (Bertholdus de Bauzano), il quale non starebbe invece in alcuna relazione causale con la fortificazione.[1] Il casato di Maretsch che diede il nome al castello, appare solamente nel 1275 con Enricus de Marets, un ministeriale del conte Mainardo II di Tirolo-Gorizia.[1] Infatti, il torrione principale è databile solamente nel Duecento mentre è dal Trecento in poi che si susseguirono diverse fasi di ampliamento, di cui fanno parte anche il muro di cortina e i merli. Nel 1431 il castello è documentato quale „Maretsch bey Botzen“ e nel 1438 quale „Maretsch ober Botzen“.[2]

Il ramo bolzanino dei Mareccio si estinse nel 1835, passando al ramo di Naturno e di qui, per matrimonio, alla famiglia Reifer. Quando era di proprietà di Christofer Reifer, questi disobbedì al duca Sigismondo il Danaroso e fu per questo imprigionato e costretto a pagare una multa che comprendeva la cessione al duca del castello e delle sue adiacenze. Sigismondo lo vendette ai signori Metzner (1476), che a loro volta lo vendettero ai Römer.

L'ampliamento più sostanziale fu voluto proprio dalla famiglia Römer verso la metà del XVI secolo: le altre quattro torri e gli affreschi nella sala dei cavalieri, nelle torri e nella cappella risalgono a quel periodo, così come il fossato di cinta col ponte. Gli autori dei numerosi affreschi sono ignoti, ma sono senz'altro riferibili alla corte dell'arciduca Sigismondo. I temi degli affreschi sono biblici, ma anche araldici. Anche come riconoscimento per questi lavori, ai Römer fu concesso il titolo di baroni dall'arciduca Ferdinando II d'Austria.

Passato per matrimonio agli Hendl, il castello nel XVII secolo passò prima al convento di Stams, poi a Guidobaldo di Thun, arcivescovo di Salisburgo.

I Thun lo possedettero fino al 1851, acquistato da Anna von Sarnthein. Questa lo affittò all'erario austriaco e Castel Mareccio divenne per oltre mezzo secolo deposito d'armi.

Dopo l'annessione all'Italia divenne sede dell'Archivio di Stato, ma lo stato della costruzione era tale che si rese necessaria una profonda ristrutturazione (1930/31). Negli anni ottanta l'Archivio fu spostato altrove. Lo acquisì allora l'azienda di soggiorno e turismo di Bolzano e ne fece sede, dopo un attento e impegnativo restauro sia delle strutture che degli affreschi, di convegni, mostre ed eventi.

Su una parete della torre di Castel Mareccio è presente il Sator, la parola palindroma che contiene il Padre Nostro e l'alfa e l'omega.

Varie copie del Sator riprodotte senza la traccia sono segnalate in altri castelli:

Castel Mareccio oggi è un centro convegni ma previa prenotazione può anche essere visitato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Martin Bitschnau, Burg und Adel in Tirol zwischen 1050 und 1300. Grundlagen zu ihrer Erforschung (= Österreichische Akademie der Wissenschaften. Philosophisch-Historische Klasse. Sitzungsberichte. Bd. 403 = Mitteilungen der Kommission für Burgenforschung und Mittelalterarchäologie. Sonderbd. 1), Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, Vienna, 1983. ISBN 3-7001-0520-7, pp. 342-343, n. 395.
  2. ^ Hannes Obermair, Bozen Süd – Bolzano Nord. Schriftlichkeit und urkundliche Überlieferung der Stadt Bozen bis 1500, vol. 2, Bolzano, Città di Bolzano, 2008, pp. 73ss., nn. 982 e 1002, ISBN 978-88-901870-1-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Ulrich Großmann, Anja Grebe, Monika Slomski, Bolzano - Castel Mareccio, Schnell & Steiner, Regensburg, 2005, ISBN 3-7954-1738-4 (Burgen, Schlösser und Wehrbauten in Mitteleuropa, 22).
  • (DE) Armin Torggler: Zum mittelalterlichen Baubestand von Schloß Maretsch, in Arx, 30, 2008, pp. 14-18.
  • (DE) Anton von Lutterotti, Ein Beitrag zur Baugeschichte von Schloß Maretsch, in Der Schlern, 59, 1985, pp. 170-173.
  • I castelli del Trentino e Alto Adige, Trento, Kina Italia, ISBN 8881800322.
  • Antonio Zieger, Castel Mareccio: cenni storico-artistici, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1933, SBN IT\ICCU\CUB\0682341.

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